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C0Kee%Ki^«it«^ tee tecnica ^e\t\vdU TA ^ ^'^ *^ / ■ \ CAROLINA AUGUSTA DI BAVIERA ecc. ecc. ecc. 1 ^(Pon nntMo, ^ma mUcodo lavoro & A'uUo €U ui/nan& Tneeolmuonc cJèÀ4)aaìa^ a /uà luoì^ aa /uralica nel ùratta/re^ m ìtiÒi Aro^^^i^ano & nell u0ru(^rvc la aloventa è auedto, cn& co Aonao éioito ale a^cu^/u^ do r o^btcc (Mqou^Acu^ oruMeUo M raro rimilo éuaata A/roteàPncù adlù uUlc jóCùenz&M aella/jncna leùtcra/K/ra e aeclo a/rti i/na&nuc. «5^ TìzaJà^mi^ mie e^i^iodt& ióono te j^i't^e, coUò aiiaU ao AotuJx> n>r7nao^ nella Trua Acaala /oalentc i/nadon , e auaU con Tma doiTvma ccnrJuctce^iza , jd^ nonf (/^v tutto, t^v TnoUe AaHc certa/ment& tìu itc^iera/)Hmo / no aumcu ucoao a creaere^ cm mute ora ac /uufuccca raotone contmdiercmno aa ^à^re aìot/ev<>U anc^ auanao d Tnw lauv^'o aavra tacevo Aer 4&jn/ì/ye^ ty(>l?nóno aa aaedto lato ma/nl^yo^^ odo Àkora/ye c/ie la t>4(>. l/! éóia Aer accoalùre auedta (d; '^. *. 3. e Jl. DIVISIONE DI QUESTO PRIMO VOLUME. Jl NTRODUZIONE pag. V Capitolo I. Eccellenza deWarte » i IL Udlità » aa HI. Origine » 40 IV. Progressi » 56 V. Difficoltà » 27S VI. Necessità del disegno . . . . » 3oi Vn. Idea del bello » 3S7 £aber irons et ungaes Cxprimet, ^t molles iniitabitar «re capillos; lafelìx operis •amma» qaia ponere totum Nesciet HoRAT. De arte poetica. INTRODUZIONE. Hisercitato da lungo tempo nell'arte dMncidere in rame, eletto ad insegnarla pubblicamente, non senza felice success so, e prima che nelle arti, educato nelle filosofiche e letterarie discipline, da me non mai abbandonate , ho creduto senza temerità di ben conoscere teoricamente e praticamente la mia professione, e di potere a prò dei giovani artisti manife- stare chiaramente ed ordinatamente le mie opinioni, formandone un trattato sufficien- temente esteso , di cui fijiora manchiamo. Molti invero prima di me scrissero di quest' arte direttamente od indirettamente , dai quali può V incisore e Y amatore di stampe attignere utili cognizioni; di tal VI numero sono Vasari^ Celimi^ Baldinucci ^ Malvasia , Le Comte y Bosse y Cochin figlio^ Manette^ Marollesy Junio^ Rossi y Orlandi y Ger Saint y Christ^ Sandrart j Strutty Yvery D^Argenville y Basan y De Heinecke y De Murty Walpole^ Gandelliniy Tir abo sdii ^ Watelety Levesquey Haher y Milizia y La-- combey Carli^ Lanzi^ Bianconi y Zaniy Fuess- Un y Galeani Napione y Bartsch y De An- gelisy Joubert padre y e recentissimamente A.M.Perrot. Alcuni fra questi ricercarono le più minute ed insignificanti notizie bio- grafiche di varj intagliatori, contesero sul- Fepoca e sui luogo della lor nascita , e sull^ interpretazione delle loro cifre, logo- grifi, monogrammi, ecc., impinguarono con lunga fatica i già voluminosi loro di- zionarj , registrandovi moltissimi nomi ed infinite produzioni già condannate dall' in- sufiìcienza loro ad eterna obblivione, senza considerare, che in ogni ramo delle belle arti la massa dei meschini artefici , stando inproporzione incomparabilmente superio- re a quella dei valenti, anche quella delle vn opere loro ordinariamente più numerose , perchè meno studiate , è di tal (Quantità , che raddoppiando pure, anzi quadrupli- cando i dizionari stessi , non si potrebbero tutte registrare ; altri ali* opposto si limi- tarono al catalogo ragionato delle stampe o d'un solo incisore da varj pittori, o di yarj incisori da un solo pittore , indican- done ]e più belle o le più rare, e ben sovente queste con quelle confondendo, né trascurando di notare ad istruzione dei collettori le seguite variazioni sulla mede- sima stampa , i ritocchi , i rintagli e tutti i segni materiali, per cui indipendentemen- te da ogni pittorica intelligenza sono facil- mente riconoscibili; altri poi meno util- mente e meno fondatamente s'ingolfarono in futìH e rancide quistioni sull'origine del- la stampa calcografica, scambiando stra- namente con questa l'origine dell' intagUo in rame ; arte , che , figlia del disegno e dell' orificeria , risale non già ai tempi di Finiguerra o di Schoen, ma senza dubbio alla più rimota antichità ; arte , senza di vin cui r impressione calcografica non si cono- scerebbe, ma che da sé medesima stette gran tempo, e star potrebbe ancora. £ da osservarsi che, tranne pochi ar- tisti, e fra questi pochissimi incisori di merito, i quah appoggiati aUa pratica del- r arte poterono megUo istruire in questa materia, i più non furono, che letterati estranei alla nostra professione ; parlarono pertanto di calcografia in quella guisa me- desima, che avrebbero parlato di nautica senza conoscere il mare. Giova pure os- servare, che questi pochi incisori, i quali più giustamente degli altri scrissero del- l' arte loro , non hanno gran fatto conva- lidate colle opere le asserzioni, né otten- nero che modica celebrità nella storia calcografica. Abramo Basse ha certamente indicata assai bene la maniera di formare Y acqua- forte d* aceto , di stendere la vernice dura sul rame , d* affumicarla , di farla cuocere né più né meno , la diversa forma delle punte, Tuso di queste per ingrossare a TX talento il taglio ed assottigliarlo gradata^ mente senza Y ajuto del bulino , poiché il buon uomo ere dea toccare V apice dell* ar- te, giungendo a formare colla semplice acquaforte un tratteggio, che a quello del bulino somigliasse. Vana fatica! quasi il bulino sì difficile fosse a maneggiarsi, o si pericoloso, che importasse tentare i più penosi artificj dell' acquaforte per fame senza. Ma il bulino per quanto difficilis- simo sia a trattarsi , come lo trattarono un Edelink, un Drevet figlio , un Masson , un Nanteuil , un Balechou , un Ficquet, uno Schmidt, un "Wille , un Bervic e molt' altri ; pure la mia lunga sperìenza nell* ammae- strare giovani incisori mi ha mostrato non esservi alcuno si grossolano , il quale più presto o più tardi ^ con più o meno di facilità e di sicurezza non giunga a bene adoperarlo ({i^nto alla nitidezza ed alVe- quidistanza del taglio : la maggiore difficol- tà nell'uso di tale stromento non consiste già nella speciale sua qualità, ma bensì neUa giusta applicazione de' suoi tagli ben X calcolati alla diversa natura degli oggetti rappresentabili; consiste nel conservare nerbo di forme, intelligenza, espressione, rilievo , trasparenza, leggerezza , vivacità di tocco ed apparente facilità d'esecuzione in mezzo alla più lunga e nojosa fatica, tendente a rendere il lavoro stentato, me- tallico, pesante; consiste finalmente nello sbalordire in certo qual modo lo spetta- tore con si mirabile aspetto di verità , che lo distolga dal pensare all' immensa fatica dall' artefice sostenuta. A tutto questo il metodo ^Àbramo Basse non può servire in alcun modo , né può tutt' al più considerarsi in lui , che molta destrezza nel maneggiamento della punta. Ma con tale operazione dell'acquaforte s' imita almeno perfettamente il taglio del bulino ? Non già , poiché non v' é né il tuono del bulino, né la fluidezza, né la nitidezza. Si farà almeno più presto? Nep- pure; poiché il bulinista appena bastan- temente esercitato fa lo stesso in minor tempo, ed assai meglio col suo stromento XI a ciò più adattato. Perchè dunque ha pre- ferita l'acquaforte al bulino ne' suoi inta- gli? Perchè non fece precedere ai proprj lavori bastante e continuato esercizio nel maneggiamento di questo ferro , e lo re- putò per lui intrattabile ; perchè prese ad imitare il processo di Gallot, il quale in- cideva sulla vernice dura e con punte consimili, facendo mordere il rame col- r acquaforte d' aceto , e nello stile di Gal- lot questo metodo riusci mirabilmente; perchè finalmente la voglia di rendersi in qualche parte singolare per superata difficoltà, negli artisti ingegnosi nasce frequentemente, ed è ben di rado com- pressa. I suggerimenti di quest' artefice , il quale nel modo suo di pensare pose ogni cura per escludere dall'intaglio in rame l'uso del bulino, non solo riescono del tutto inutili ai giovani incisori, ma sono as- solutamente dannosi; poiché capovolgo- no il sistema gradatamente trovato dai più celebri calcografi , ed ora per intima XII convinzione basata sull' esperienza di più secoli adottato generalmente. Dopo Toso del bulino , col quale i nostri primi padri per lungo tempo intagliarono, altri mezzi ed altri stromenti fìirono ritro- vati^ perchè più facili e più confornu al vero risultassero le operazioni calcogra- fiche , dei quali mezzi parlerò a suo luogo difiìisamente O. Dirò per ora, che 1* inta- glio per mezzo dell* acquaforte ha natu- ralmente certa qual ruvidezza e certo qual moto alquanto serpentino, che bene s' ad- dice alla rappresentazione dei corpi di lor natura ineguali , scabri o frastagliati, come per esempio ai terreni incolti e selvaggi, ai pezzi d' antica rovina , ai rozzi tronchi annosi, alle frondi, agli sterpi, ai peli, alle barbe ed ai capelli irsuti, a tutto in somma ciò che presenta d' irregolare la natura soggetta ali* edacità del tempo. {*) Sarà trattata a lungo questa materia nel volume II , il quale verserà intomo alla pratica delFarte, e sarà cor- redato di molte stampe a migliore iutelligensa dei precetti » che vi si troveranno in gran copia. Nelle quali cose il bulino , per la sua stessa conformazione e per la sua lentezza nel procedere sotto la mano dell' artefice, o non riesce alF intento, o quando pure vi riesca j essendo fatto pei tagli nitidi ed eguali, appare sempre stentato, pesante e faticato. Abramo Bosse nulla ha suggerito per indurre l'incisore a prevalersi del- l'acquaforte pel fine cui veramente è de- stinata , e sforzossi in vece di farla servire stranamente a simulare il bulino con molto piìi grave fatica e con esito assai inferiore. Fortunatamente questo novatore calcogra- fico non ebbe proseliti ; ma dal canto suo egli aveva insegnato col suo esempio e col suo trattato di tagliare gli alberi con un rasojo , e radersi la barba con un' ac- cetta. £ già tanto difficile per sé stessa l'arte nostra, che il cercare nuove difficoltà non richieste dalla migliore indicazione delle cose rappresentate è veramente li- cenza imperdonabile. Che importa saper suonare sul violoncello con indicibile fa- tica e destrezza qualche pezzo di musica XIV in chiave di violino , quando un violinista appena mediocre lo eseguisce assai più facilmente ed assai meglio sul conveniente suo stromento? I circostanti loderanno a cielo la straordinaria abilità di tal sona- ■ tore , ma non saranno per questo meglio solleticate le orecchie loro , né più scosso il loro cuore. Meglio scrisse delFarte nostra Cockin figlio nelle sue aggiunte al trattato di Bas- se. Egli s'estende bastantemente sulla pra- tica della vernice molle , ossia di cera, e; sulla maniera d' usare V acquaforte nitrica ; ne indica per propria sperienza gl'incon- venienti ed i mezzi di scansarli; parla as- sai ragionevolmente di molti fra i migliori calcografi, e della necessità di ben cono- scere il disegno; ma dedicatosi preferi- bilmente all' incisione in pìccolo , ossia di vignette^ del qual genere l'acquaforte è la base principale^ dice poco e non sem- pre giustamente del bulino e delle infinite modificazioni del suo taglio; non parla che di punta scherzevole e spiritosa , né v' ha XV incisore per lui , presa complessivamente tutta la storia calcografica, che agguagli il valore di Stefano Delia Bella suo pri- mario prototipo. Giorgio Verute rispettabile incisore alla maniera nera, alla punta ed anche a bu- lino , formò un catalogo degV incisori nati o stabiliti in Inghilterra dal principio del- r arte fino a' suoi giorni , e ne diede molte e sensate notizie, compilate poi e pubbli- cate in buon ordine da Orazio Walpole. Concorrevano in lui grandi numeri per giovare in alto grado agU artisti calcografi ed agli amatori di stampe, e vi sarebbe riuscito pienamente, se non avesse ristret- to il suo catalogo alla sola sua patria. Pietro Francesco Bacati ^ mercante di stampe in Parigi, di cui abbiamo un dizio- nario bastantemente esteso di tutti gì* inci- sori d* ogni nazione a lui noti , fu riputato uno de* più grandi conoscitori di stampe , ed era egli stesso incisore attivo e labo- rioso, avendo lasciate molte stampe, se non tutte, almeno in gran parte di sua mano, ed alcuni lodevoli rimagli dalle stampe più rare di Rembrandt ; ma quan- tunque riuscisse graditissimo ed anche gio- vevole agli amatori di stampe , noi fii del pari agF incisori Egli stesso ebbe a con- fessare, che troppo presto avea lasciata la professione d' incisore da lui incomin- ciata presso Fessard e Daullé, non avendo per essa la necessaria pazienza , e si diede al commercio. Non potè dunque coli* ap- poggio della propria sperienza entrare in tutti i misteri dell'arte nostra, come avreb- be potuto , se avesse continuato esclusiva- mente nell* intrapreso esercizio. Scrisse giudiziosamente; ma coi principj allora vigenti in Francia, e segnatamente con quelli di Manette, né molto penetrò nella teorica e nella pratica dell'arte. Più copioso, ma non per questo più vantaggioso agli artisti calcografi , è il di- zionario biografico degl' incisori d* ogni tempo e luogo di Giuseppe Strutt inglese, buon incisore nel genere d'acquerello e di punteggiatura. Anch' egh non potea XYII (limitato a qaesti due generi d* intaglio) spingere con fondata e pratica cognizione le sue osservazioni sopra altri generi assai diversi d* incidere ed assai più difficili , co- me sul taglio regolare o libero del bulino e dell* acquaforte. Molto si trattenne sulle stampe antiche e rare, delle quali ha pre- sentato a* suoi leggitori alcuni rintagli non ispregevoli. Mostrossi pago d* aver potuto impinguare il suo catalogo di gran quan- tità di nomi non prima dagli altri storici registrati, e così pure d* altre minute ed insignificanti notizie , eh* era forse meglio pretermettere. In somma dal suo proce- dere emerge meno l'artista, che il sem- plice amatore dell* arte. Molto sensatamente scrisse pure dell* ar- te nostra Adamo Bartsch, ed avea di che farlo; perocché, oltre l'essere ispettore dell* L R. Gabinetto di stampe e disegni in Vienna, era ad un tempo abile dise- gnatore, ed incisore facile e spiritoso in varj generi d* intagho. Ma quanto espon- gono gli scritti suoi può animare bensì da ♦« xym molti lati i giovani incisori a svincolarsi dai legami d* una troppo metodica esecu- zione per cogliere la natura in tutta la sua energia ; non vale però a scortarli grado grado per trionfare delle infinite difficoltà, che la qualità del cammino frappone ai loro passi prima di giungere alla meta. In mezzo poi alle varie maniere d* incidere da lui praticate sembra aver egli data la preferenza ai generi più speditivi, come all'imitazione degli schizzi a matita ed all'acquerello, ed al tratteggio pittoresco dell'acquaforte quasi nello stile di Rem- brandt, nel che diede assai pregevoli sag- gi. Perciò le sue riflessioni, quantunque giudiziose, sono più fatte veramente pel pittore incisore, o a meglio dire dilettante d' intaglio , che per l' incisore di profes- sione. Da pochi anni stampossì in Parigi un' o- pera di tre volumi in 8° intitolata Manuel de V amateur tPestampes : n* è autore il signor foubert padre, il quale, come Ba- san, fu prima incisore , indi si diede al XIX commerciò di stampe. £ questo un nuovo dizionario scelto ( a suo dire ) dei migliori incisori finora conosciuti d* ogm luogo e d^ogni età, di quando in quando corre- dato di molte sagge riflessioni in cui si ravvisa ad un tempo e T artista ed il mer« caute di lunga sperienza. Oltre la rivista in ordine alfabetico dei valenti incisori in copia assai superiore a quella dei maestri da me presi ad esame e qui registrati, r indicazione dell' epoca e del luogo della lor nascita e morte, delle scuole che fre- quentarono, delle stampe che pubblicaro- no, e bene spesso dei prezzi cui salirono in varie vendite pubbliche e private tanto in Francia che fuori , egU entra in ragio- namenti sulle beli* arti in generale e sulla nostra in particolare ; si prova a definire troppo metafisicamente forse , ed al certo troppo sentenzievolmente il vero signi- ficato della parola genio presa nel sen- so del suo idioma; parla a lungo suUa scoperta dell'impressione calcografica, e per quanto finisca col lasciare indecisa la questione, più ingegnosamente che giusta- mente si mostra propenso per attribuirla alla Germania; porta quindi le sue osser- vazioni suUo stato generale dell* incisione in Europa; fa rivivere la questione, se r intagKo preso da un quadro ed eseguito a tratteggio per mezzo dell' acquaforte o del bulino, o dell'una e dell'altro insie- me , debba dirsi copia ovvero traduzione , e conchiude non essere veramente né 1* una , né 1' altra , ma pura imitazione ; non riflettendo , che in tal caso una copia esatta è la più fedele imitazione dell' ori- ginale, e che per conseguenza questo vocabolo imitazione, strettamente parlan- do, non esclude né la copia, né la tradu- zione ; tocca in seguito di volo i vantaggi della calcografia ; riguarda più dannosa che utile la siderografia , ossia l' invenzione di Perkins per moltiplicare non solamente le stampe , ma i tipi medesimi di modica dimensione; istituisce giudizioso paragone tra r incisione propriamente detta e la litografia , e loda finalmente la maccliina XXI di Oàllet per intagliare più facilmente e con più di precisione il ciel sereno , l' ar- chitettura , i fondi uniti, ecc. Tutto questo con bel modo e bel garbo ; ma fedele al titolo dell' opera sua non mai si ferma , se non per incidenza intorno ai precetti teo^ rico-pratici dell'arte nostra e delle arti ad essa necessariamente collegate; per con- seguenza anch* egli ( com' altri molti scrit- tori) riesce utile non poco agli amatori di stampe, pochissimo ai giovani incisori. Non parlerò d' alcun altro scrittore cal- cografo o a me non ben noto, o non meritevole , qual si vorrebbe , d' essere qui ricordato : dirò soltanto che rima- ne più d' un lato nell* arte nostra tuttora dagli scrittori intentato, o per lo me- no non abbastanza discusso e ridotto a solido priixcipio per migUore intelligenza tanto degli artisti, quanto degli amatori, e questa lacuna conviene innanzi tratto riempire rispetto agli artisti nella consi- derazione, che giovando a questi , si vie- ne per necessaria conseguenza a giovare xxn indirettamente anche agli amatori dell'arte, i quali "vie meglio s' istruiscono e s* affe- zionano ad essa leggendone i precetti , e conoscendone le difficoltà superate. Era dunque opportuno, qualunque io mi sia per merito incisorio , che un uomo consumato nell'arte in varj generi, ed av- vezzo per proprio istituto ad istruire al- trui, esponesse candidamente le proprie opinioni, esaminando le già esposte, adot- tandole o riformandole ed aggiungendovi quel più, che non molto prima era sco- nosciuto, e che per nuovi tentativi e nuo- vo uso degli stromenti recò all'arte facilità e perfezione. £ prima di tutto era d' uopo difendere questa mirabile professione dalla bassa opinione, per non dire disprezzo, in cui si sforzano tenerla alcuni sedicenti ama- tori e coltivatori della pittura , onde i gio- vani incisori non si lasciassero scoraggiare dalle frivole e ripetute loro asserzioni, il che ho fatto nel capitolo I, in cui parlo dell'eccellenza di quest'arte. xxin Importava parimente di porre in piena luce la di lei somma utilità per la gene- rale istruzione, per gli artisti . tutti , per profìtto e per decoro della patria , per di- letto degli amatori, per guiderdone de'suoi medesimi coltivatori , onde colla speranza di largo emolumento raddoppiassero di lena a fine di vincerne i più penosi osta- coli, e questo pure ho dimostrato nel capitolo U. Era ben giusto che gì* incisori cono- scessero r antichità (se non T orìgine) del- l' arte loro , e per quanto si può, come e quando seguisse la felice scoperta del- l' impressione calcografica, e chi più pro- babilmente ne fosse Y inventore , e quanto la stampa abbia contribuito a perfezionare r arte d' incidere in rame , e ciò forma brevemente il capitolo III. Si rendeva quindi indispensabile a loro norma e per diretto loro ammaestramento passare cronologicamente dall'uno all' al- tro de' principali maestri ^ dividerne le di- verse epoche, classificarh, esaminare le XXIV migliori loro produzioni , mostrare i pregi ed i difetti di quelli , se non altro , che più contribuirono da qualche lato ai pro- gressi dell'arte fino ai nostri giorni, in- vestigare la cagione di qualche loro aber- ramento , rivendicare Y onore d' alcuno poco valutato dall' Enciclopedia metodica , e susseguentemente con pari trascuranza negletto ne' dizionarj posteriori per l' abi- tudine inveterata degli scrittori di copiarsi r un r altro senza verificare l' esposto , de- trarre al merito di taluno oltre ragione encomiato per aggiungerlo a tal altro trop- po severamente colpito ; e tanto ho espo- sto nel capitolo IV. Ho trovato poi conveniente che gV in- cisori e gli amatori di stampe riconosces- sero le gravi difficoltà , che seco porta r esercizio di quest* arte , perchè i primi nulla ommettessero per superarle col sa- pere , col coraggio e colla pazienza , ed i secondi si rendessero meno esigenti e meno severi ne' loro giudìzj sulle opere calcografiche , condonando di buon grado certe itieiìde più imputabili alla natura dell* arte che ali* artista, più al pittore che air incisore; su di che versa il capitolo V. Goasegnentemente il capitolo VI indica il modo più sicuro di trionfare d*ogni ostacolo, mediante preliminare e conti- nuato esercizio nel disegno, e quale eser- cizio più convenga ali* incisore ; spiega la necessità di conoscere fondatamente le proporzioni e le forme del corpo umano (che é il più difficile a rappresentarsi), r osteologia , la miologìa, le immutabili re- gole del moto e dell* equilibrio , la pro- spettiva lineare ed aerea, i segni esterni delle passioni, il giuoco del chiaroscuro e r armonia generale. Finalmente il capitolo VII spiega 1* im- portanza di ben conoscere non solo il ve- ro , ma il vero scelto ed il bello , il che è la perfezione del disegno medesimo; quanto giovino a questo fine i confronti; quanto 1* esame delle greche sculture; e come poi dagli estremi opposti difetti del vero si possano cavare le pure linee della XXVI bellezza in ogni parte del corpo umano , nelle varie età e nelle varie circostanze. Sembrerà forse ad ogni persona sensata essere si evidente per un incisore la ne- cessità di ben possedere il disegno , che superfluo fosse lo stendere lungo . ragiona- mento per comprovarla; ma sfortunata- mente la mia lunga pratica in tale pro- fessione mi fece comprendere, che non pochi fra gì* incisori ed anche fra i più distinti per meccanica abilità nel trattare gli stromenti o si credono abbastanza forti nel disegno in mezzo alla quasi totale de- ficienza loro^ o giudicano vana fatica e perfino dannosa alla buona riuscita nel- r intaglio Foccuparsene a lungo. Chi mai crederebbe, che un incisore italiano noto per molte sue produzioni dicesse franca- mente ad un mìo allievo , il quale trovan- dosi in Roma disegnava attentamente e diligentemente da un quadro di Raffaello, « se cosi fate , non riuscirete mai buon incisore ? » Da quest' erroneo principio ne viene che gV incisori di tal fatta adottano XXVII uno stile d* intaglio a loro modo , e quello mantengono invariabile per tutta la vita , sicché veduta una stampa, quant* altre ne vedi, tutte le trovi della medesima tempra e rivestite dello stesso monotono ardfìcio, qualunque sia il diverso carattere degli autori eli essi prendono a rappresentare. Perciò, tranne il differente stile di com» porre dei yarj pittori , che a loro malgrado in quelle stampe rimane, quanto ali* ese- cuzione si confondono Correggio con Mi- chelangelo , Raffaello con Rubens , Guido con Ribera , Dolci con Rembrandt. Ogni lor cura è rivolta all' equidistanza del trat- teggio ed aUa disposizione del tratteggio medesimo in guisa da poter incrociare il secondo col primo taglio , e quindi £1 ter- zo col secondo uniformemente ad angolo acuto di 45 gradi , ridotto pertanto il trat- teggio incisorio alla minore sinuosità pos- sibile anche dove il rilievo e la prospettiva delle parti esigerebbero il contrario ; pa- ralizzato ogni principio d' energia , di gu- sto e di vivacità , monotonìa insoffribile , xxvm stento, freddezza, ed in luogo d'arte puro mestiere. La facilità acquistata nel proces-» so immutabile da essi praticato li rende speditivi ne* loro lavori totalmente mec- canici , e producono cosi gran numero di stampe non più che mediocri. Non é mai eh' essi consultino le stampe dei migliori maestri , che anzi le disprezzano , dicen-^ dole mancanti di stile , perchè non vi ri-^ scontrano il loro usato sistema ; né che prima d' incominciare , oppure durante il lavoro stiano meditando sul metodo che più convenga tenere, giacché nel loro alcorano é già stabilità per qualunque in-^ taglio la distanza , la grossezza e la dire- zione del tratteggio, fin dove si debba far mordere l'acquaforte, fin dove debba agi- re la punta secca ed il bulino; né finale mente che disegnino essi stessi dagU ori- ginali che voghono pubblicare , mezzo tanto vantaggioso per ben intenderli in- cidendo ; ma si valgono sempre all' occor- renza di qualche diligente pittore o dise- gnatore, commettendogli perfino il lucido che debbono calcare sulla vernice, e ri' correndo pure a quello per ripassare colla matita o coli* acquerello le prime prove deir intaglio , onde poterlo meglio termi- nare. Per tal modo questi presuntuosi operai giustificano dal canto loro la bassa opinione in cui , come si disse poc* anzi , si sforzano tenere Tarte nostra alcuni pit- tori o sedicenti amatori della pittura o ignari dell* arte medesima , o troppo male prevenuti. Ma di questo non più. Dichiaro essere mia intenzione con que- sto trattato di giovare , se il posso , diret- tamente ai giovani incisori, agli amatori indirettamente. Quindi sarà imputabile a grave mia colpa , se in queste mìe osser- vazioni ed in questi miei precetti teorico- pratici da me per lungo tempo concepiti e maturati sarò caduto in errore, a rischio di trascinarvi T inesperta gioventù affidata alla mia direzione; ma sarò benignamente assolto , se per caso in qualche parte della storia calcografica, e segnatamente nella breve rivista dei più valenti incisori avrò mancato (il che non credo) intorno alle epoche , ai luoghi , alle scuole ed alle va- rie circostanze, sulle quali gli antecedenti scrittori opinano spesso diversamente. £ giova qui sapere, che nella scelta di tali maestri ho seguito il solo mio sentimento, separando, compera dovere, nelle produ- zioni loro il merito pittorico dal merito incisorio , almeno fin dove era possibile, le quali cose sogliono sempre e deggiono anzi confondersi presso gli amatori, cui basta di trovare nelle stampe molte bel- lezze, né loro importa sapere a quale delle arti più appartengano ; ma non pres- so gì* incisori j i quali amano prenderle ad esempio per Tarte loro. Egli è perciò, che poco mi sono fermato sugl'incisori delT età prima tanto graditi non meno a molti pittori che a moltissimi amatori ; po- chissimo poi sopra tanti pittori, i quali in modo più pittorico che incisorio inta- gharono con semplice acquaforte ed a foggia di schizzo varie loro composizioni, stimabilissime da molti lati, ed istruttive XXXI per chi professa la pittura , quasi nulle ( poche eccettuate ) per chi si dedica alla calcografìa. Si troveranno sparse in quest* opera alcune voci non registrate nel codice degli Accademici della Crusca, i quali nello stimabilissimo loro vocabolario, posando sempre sulF autorità de* nostri classici scrit- tori in fatto di lingua , e reputando piena- mente esaurita da questi tutta l'italiana fa» velia ( il che non è , né può essere ), come adottarono molti antichi vocaboli caduti affatto in disuso, cosi ne rigettarono al- cuni altri moderni, principalmente concer- nenti le scienze eie arti liberali, ch'essi pure, se voglion essere intesi, sono co- stretti d'adoperare. L'arte nostra, tanto perfezionata in Francia per cura del fa- moso Golbert sotto gh auspicj di Luigi XIV, ha dovuto necessariamente per nuo- vi stromenti e nuovi artificj introdotti, mentre l' Italia era da questo lato quasi ancora nell' infanzia , accrescere ( come si vede nell' Enciclopedia metodica ) il dizionario di moki vocaboli nuovi, i quali non potevano essere noti ai classici no- stri; ma notissimi sono adesso agli artisti italiani: Vocaboli tecnici, de* quali non an- derà guari, che qualche nuovo dizionario a prò dell'arti nostre dovrà fame raccolta, se è pur vero che le parole siano il sug- gello delle idee. Io quindi in tale aspet- tativa nel raccogliere si fatti vocaboli già ricevuti dagli artisti della nostra penisola, o nel tradurli da straniero idioma, ho procurato di mantenervi il più, che per me si poteva, l'indole dell'italiana favella. i sasBasBBi DELLA CALCOGRAFIA. PARTE TEORICA. ECCELLENZA, DELL'àRTE. P, rendendo a ragionare dell'incisione in rame, alla qnale da ben otto lustri ho dirette le mie cure, e ch'io professo con sempre nuovo diletto in mezzo alle spine ond'è circondata, fu mio primo pensiero lo spogliarmi di quella conna* turale prevenzione che favorevole o contraria suòle fìrapporsi alla verità , alterando e corrom- pendo ogni umano giudizio. Il perchè , comunque in questa bella professione , quale fìi trattata dai principali maestri, io riconosca rarissimi pregi, non ne sarò pertanto panegirista indiscreto, né vanterò il mio santo sovra tutta la gerarchia celeste. E tanto più mi asterrò da si ingiuste vanterie, quanto che alla pittura, alla scultura ed all' architettura non è ancor contrastato il titolo di primarie fra le arti liberali , e qnest' ul- tima segnatamente ( non so se a piena ragione ) fu già da antico scrittore proclamata dell' arti reìna; ond'è che più non mi rimarrebbe, fuorché confessare Y arte mia minore ben anche di cpiegli studj, che al dir di Vitruvio sono già vassalli della sua architettura. Se non che tali quistioni di preminenza, per cui fra l'architettura e la pittura, fra questa e la scultura nacque contesa, ed intorno alle quali uomini di non lieve portata r olio e l'opera loro perderono , sono in fatto si inutili e meschine 5 che l'esclusivo triunvirato sulle arti cui furono quelle innalzate nulla oppose alla grande riputazione, e a vero dire perfino eccedente, in cui l'incisione, mercè di tanti illustri operatori, sali già tempo e si mantenne presso ogni colta nazione* Dissi riputazione ec- cedente, ed ingenuamente il ripeto, moltissimi essendo a' nostri giorni ì quali non si vergognano di preferire le opere del bulino a quelle del pennello : sconsiderati a segno d^ alienare per ogni verso le ereditate o paterne pinacoteche , in senso loro oscure e meste , per sostituire ad ornamento più gajo dell' abitazione le moderne stampe si nazionali che oltramontane, e più volontieri oltramarine: il che non dubito io stesso d' affermare come cosa contraria al buon gusto 3 ed alla ragione, ed alle arti, alla patria, non che a loro medesimi sommamente nocevole. Egli è però con eguale ingenuità ch'io debbo soggiungere, che se gli appassionad amatori deir incisione la prepongono talvolta sciocca- mente alla pittura, similmente (ra i caldi am- miratori e coltivatori di questa molti vi sono non meno sragionevoli, i quali hanno le più belle stampe in non cale, valutandole non più che copie e copie per mancanza di colore im- perfette , e r arte difficilissima , che le produce , dicono subalterna, e quasi ancella della pittura, ed è ben molto se arte si degnano chiamarla , o non piuttosto un tedioso meccanico mestiere; al quale improbo esercìzio sono a loro dire dannati quegli artefici pazienti e manuali, cui la natura madrigna infuse acqua nelle vene, soffocando in essi ogni scintilla d^ immaginazione e del divino estro creatore : né mancò recentemente un Lanzi ( scrittore per altro commendevole , se non per fondato giudizio pittorico, che anzi di questo nelle sue decisioni è frequente penuria, almeno per istorica verità e ben ordinata sposizione) di chiamare il secolo decimottavo secolo di rame pel favore accordato alF incisione ; e ben con più acuto motteggio potea forse intitolarlo secolo di carta ^ se era. sua intenzione F indicare la 4 leggerezza ed il meschino gusto de' collettori dì stampe; ma fortunatamente e Funa e l'altra antonomasia sono in sostanza si ridicole , quanto ridicolo sarebbe l'appellar secolo di tela o di legno il mediceo pel vantaggio che derivonne alla pittura , oppure secolo di marmo quello di Pericle per le infinite mirabili statue che ha prodotte. A siffatti dileggiamenti porse motivo la sco-* raggiante penuria di pittoriche commissioni , per cui non pochi fra i pittori languiscono nella inerzia e nel Insogno , e la mal fondata opinione di questi , che ove le stampe cadessero di stima , tornerebbero le pareti a ricoprirsi dei loro quadri. Perciò i pittori sono d' ordinario poco favorevoli all'incisione: non già quelli che ec- cellenti nell'arte loro abbondano d'incumbenze e ne traggono largo e meritato compenso; ma quelli che delle proprie ristrettezze amano in* colpare la depravazione del gusto, non la loro insufficienza : quelli che arditamente ragionano deU' arte altrui non ben conoscendo la propria : quelli finalmente le cui opere non avranno la sorte mai' d' essere divulgate ed eternate da va- lenti buUni E per verità costoro s'ingannano a partito, quando credono che il commercio delle stampe ponga ostacolo alla prosperità della pittura; che anzi è manifesto, che che si dica 5 in contrario, non mai essere stati portati i bei dipinti si antichi che moderni a si gran prezzo come air età nostra, in cui crebbero T un venti e gV incisori e gli amatori di stampe (*). Altre {*) De* quadri m^d^mi basterà dtame alcani dal principio del •ecolo decimonono Ano a qoesto giorno comperati in Lombardia. Di quattro ripetizioni fatte da DaM ( o per meglio dire fatte n^l suo studio e da esso poi alquanto ripassate) d*nn suo ritratta equestre rappresentante Bonaparte sul monte S. Bernardo, una fa comperata dalla in allora repubblica italiana per dnemik luigi, e non è r opera migliore di quello insigne artista. La copia del Cenacolo di Leonardo da Yinci eseguita dal defunto pittore Ca- valiere J9o5A fu pagata , compreso il cartone , cinqnantaquattromila franchi , e questo parimente non è il capolavoro del pittore. Un quadro d* Errante ordinato a quel pittore siciliano dalTora defunto Conte Sommariva , e rappresentante una radunanza di greci artisti per giudicare della bellezza umana sopra varie femmine ignudo, è etato vainuto dall'autore al commettente cinquantamila franchi, ed a grave stento ne fu ridotto il prezzo in franchi trentacinquA mila; eppure il quadro non è più che mediocre ed è tuttora visibile nella villa Sommariva sul lago di Como. Quanto ai quadri de* tempi aiiteriori è nota la somma esorbitante pagata in Olanda recentemente per un ritratto di semplice busto dipinto da Bubens e conosciuto sotto la denominazione del ccqrpdlo di pa^ia. È nota pure la forte somma pagata in Inghilterra pel quadro di Sebastiano del Piombo esistente ora in quella pubblica regia pi- nacoteca. Che dirò poi dei prezzi eccessivi a cui salirono le piccole tavole di Gerardo Daw, di Paolo Potter, di Melzù , di Terburg, di Teniers, di Yan Ostade e d'altri mold? Che dirò di tant' altri pittori di vario carattere e di varie nazioni? Che degl'Italiani di prim' ordine, alcuni de* quali vengono riputati inapprezzabili? £ pure r incisione in questo frattempo si diffuse e prosperò più che mai. £ dunque prova di £itto che la calcografia ben lungi volte, è vero, 8Ì ricoprivano tutte di quadri le gallerìe dei ricchi , e purché nessun angolo delle vaste sale nudo rimanesse , e serbata vi fosse la voluta simmetria, era indifferentemente accetto il buono, il mediocre, il ppssimo. Allora, mentre erano assai meno compensate le più belle dipin- ture , un prezzo pure si concedeva alle inferiori. dal portar nocamento alla pittura» o per meglio esprimemii , al ben essere dei pittori» ha anzi molto eontribaito a migjiorarae la coadizioae; e la ragione parmi evidente. La calcogrftfia disse- minando in ogni parte per meazo dell* infinita sua riproduzione e moltiplicazione, e quindi a mite costo le opere dell* arte pittorica^ ha potuto indurre più facilmente le persone doviziose drogai nazione ad acquistare alcune sue produzioni : la comodità d* esser- Tare a proprio talento le stampe comperate e la naturale propen- sione per ciò che si possiede fecero si che grado grado quei medesimi, i quali poco o nulla sentivano del vero e del bello nelle arti imitatrici » cominciassero col confronto a distinguerne il pregio ed a gustarlo. Da questo passo il novello amatore dovea necessariamente venire ali* altro » d* anteporre cioè le belle stampe alle mediocri, sebbene le prime gli riuscissero più costose, ed ecco un altro passo in favore della pittura, ed è quello di non avere difficoltà a sborsare qualche non piccola somma in oggetti non di mera necessità o di mero comodo, ma di solo diletto. Siccome poi sotto ogni stampa per lo più sta il nome del pittore prima di quello dell* incisore , cosi questi nascenti amatori comin- ciarono a stimare la jHttura, stesero i loro viaggi per ammirare gU originali di quelle stampe » li gustarono e si trovarono incli- nati a possederne a seconda de* loro mezzi, se loro veniva il destro di poterne acquistare, ovvero in caso diverso ebbero cura in vece d*ordimire nuovi quadri ai pitt<«i viventi. <}iieste non men di quelle tornando all'uopo. Credo ben io, che si stolida usaiaza, quando ri* pullulasse, al maggior numero de^aostri pittori anderebbe a sangue ; ma se i tempi ctoigiarono in meglio ; se raffinatosi il gusto per le arti , la mediocrità pittorica noa trova ' più compratori » e rara d' altronde è V eccelleiiKa , e tanto co- stosa, cheli r attiene dair acquistare ; se ai de*- boU moderni originali vengono preferite a minor costo le belle stampe tratte dalle opere dei gran maestri della pittura, qual colpa ne ha V incisione ? Né è da dire, che meglio si apporrebbero gli amatori, se in vece di procacciarsi stampe , com- mettessero agli artisti copie dipinte di quefle stesse opere insigni, mediante le quali, oltre l'imitazione dei contorni e delle ombre , avrebbero pur quella del colorito ; poiché rarissimi sono anche ì buoni copiatori (e ben lo sanno gl'incisori medesimi, allorché per la distanza de^ luoghi o per ùrgenti loro occupazioni abbisognano dell'altrui mano per aver copie disegnate o dipinte), e quegU stèssi, che più farebbero al caso, sdegnano di oc- cuparsene , o se pure avviene che ne assumano l'incarico, le loro còpie vengono a costare natu- ralménte assai più delle opere del bidino, .la cui moltiplicazione per mezzo della stampa ne facilita il prezzo. Oltre di che non a torto 8 inclinano gli amatori a possedere in un sol pezzo il fiore delle dae arti, Y opera cioè di sommo pittore tradotta da sommo incisore , il che nelle copie dipinte , per belle che siano , non può in- tervenire. E qui toma in acconcio il ben distinguere in fatto di pittura copia da traduzione. Io dico quel- la essere copia la quale viene eseguita coi mezzi dell^arte medesima producitrice dell'originale, e quella dico traduzione dove il lavoro di un' arte si riproduce coi mezzi di un^ altra totalmente di& ferente. Avvi certamente in ambedue queste ri* produzioni molto di comune; ma molto altresì di particolare in ciascheduna. Entrambe danno a presupporre un archetipo, non nella natura, che allora sarebbero originali imitazioni ; ma nell' arte medesima preesistente. Eguale si è lo scopo loro, quello cioè di dare la migliore idea possibile dei sommi esemplari dell' arte a chi non gli ha ve- duti, o di richiamarli vivamente alla memoria di chi veduti avendoli non può rivederli a suo grado. Eguale pure è F obbligo dì mantenere in- violata r invenzione, la composizione, F espres- sione , la proporzione , il chiaroscuro e la pro- spettiva dell' originale. Ma qui la copia soltanto continua ad essere necessariamente servile , né pi^ non attenersi anche aUa varietà ed ^armonia 9 delle tinte, alla spessezza o floidìtà del colore, alla libertà o fusione del tocco, e perfino all' an- damento del pennello, servendosi, per quanto lice scoprire, degli stessi ingredienti ed olj e terre e chimici composti. La traduzione al con- trario trova neWarj mezzi della differente arte sua di che supplire in modo tutto proprio alla mancanza de^mezzi identici In una parola la copia è strettamente legata all' originale e nella sostan- za e nel modo; la traduzione è vincolata alla sostanza , libera nel modo. Tant' egli è vero che se io vedrò più copie d* un originale a me sco- nosciuto, in parte od in tutto fra loro dissimili, dirò con certezza, che o tutte sono infedeli, o fedele non è che una sola; ma se riscontrerò differenza in altrettante traduzioni, non per questo potrò tacciarle d' inesattezza , purché siano equi- valenti quanto al disegno e soltanto diverse nel rispettivo artificio (*). (^) Non è naoTS qaesta opinione riguardo alle opere calcogra- fiche, dì considerarle cioè non copie, ma traduzioni, quando per «Me venga riprodotto nn quadro già esistente. Tra gli altri Gessner, Diderot, Hagedorn e Watelet la sostennero con evidenti ragioni. Recentemente però ho trovato nel discorso preliminare suUa incisione in rame posto in fronte a! tomo HI della grande edizione del Museo francese di Robillard un'opinione del tutto contraria , confermata poi dal signor Joubert ( padre ) nel suo ma- nuale. Poca sorpresa mi fece il pensamento del signor £meric-Da vid , IO Ora se le indicate qualità si riscontrano pie- namente nelle opere dell' incisione in rame, parmi leggiadro tcrittore, ma estraneo alla professione calcografica; molùssima in vece quello del signor Joubert» essendo egli incisore , quanto conoscitore di stampe e perfino de*varj prezzi cui sono in yarj tempi salite. Ma sì V uno che V altro , rispettati scrittori , i qaaM in molte parti coincidono perfettamente colle radicate mie opinioni, in questa non mi seppero col loro raziocinio persuadere. Poiché o bisogna escludere onninamente in fatto d^ arti la parola traduzione 9 o ammettendola bisogna assolutamente applicarla air incbione del gran genere. Escluderla dalle arti e volerla tutta riserbare alla sola parte letteraria è troppo strignere il campo alle amane idee. È vero, che questa voce si applicò dapprima escluai- vamente alle cose letterarie per significare il trasporto degli stesai concetti da una lingua in un* altra , il che' in alcun modo copia non pnò dirsi. £ anche vero per conseguenza che, strettamente parlando, a questa sola operazione conviene 11 titolo di traduzione; ma se ragionando sulle arti ci fosse negato il servirsi di molte voci ■ e di molte espressióni proprie di tutt** altro che dei quadri , delle statae , delle stampe ecc. , di quanti scritti ■ comparvero in questa materia, non ve ne sarebbe alcnno. Si dice comunemente fra gli artisti e gli amatori : quella stampa, è ben vetiuUUa , • e pure questa parola in istretto senso non h applicabile che ai soli drappi. Si dice armonica o disarmonica , e pure il vero senso di questa voce riguarda soltanto T udito. Sì dice morbida o dura^ Usda od aspra, e pure queste voci non riguardano che il latto. •E cosà potrei dire d* infiniti altri vocaboli non direttamente > ma per semplice analogia esprimenti le bellezze od i difetti delle opere d^arte. Due soli vocaboli aggiungerò tratti in vece dalla pittura e per verità molto stranamente applicati alla musica ed alla poesia, il chiaroscuro ed il colorìtoi e non pertanto queste forzate espressioni pel nesso delle idee sono generalmente accolte e bea intese. Ora se dalla pittura si tmggono simili vocaboli per CI dimostrato che le belle stampe » ben Imigi dalT es- sere copie per difetto di colore imperfette, sono I ■ ■ Il meglio esprìmere le quelita di un* aite ben diverte , o deiP iimiui* ginoM letterature » perchè con tanta «ofistidherìa ti vorsà impedirt che altre voci si prendano dalle tcientifiehe e letterarie discipline per rìschiarare le idee concementi la pittore? Non si può dunque cancellare dal linguaggio delle arti del disegno la parola traduzione tenza prima proscriTere da ogni lingua i traslati , le metafore ^ le allegorie. Che se traduzione si può dire nelle arti quando la composizione , V espressione » il chiaroscuro e le forme d^ un quadro Tengono trasportate identiche ( o almeno coli* obbligo e coli* inten- sione di rappresentarle tali) in altra arte diverta e con diverso artificio di mente e di mano, non saranno le buone stampe tratte dai migliori dipinti vere traduzioni? L* autore d** un* opera le^ teraria esprime i suoi concetti per mezzo di parole e di frasi ^ Fautore d*un quadro gli esprìme per mezzo del contorno, del chiaroscuro , del colorito , ed ecco la sua lingua. II traduttore d*nn libro y quanto può meglio, ne cangia le parole e le frasi , sostituen- done altre d^egual significato nella propria lingua ; T incisore d^ un quadro ne conserva il contorno ed il chiaroscuro , e sostituisce al colorito il variato, seducente, mirabile artificio del tratteggio, tutto proprio deirarte sua. Dunque è traduttore. Chi riproduce un libro nella medesima lingua è copista, ed ò copista del pari chi riproduce un quadro coi medesimi mezzi dell* originale , che sono la lingua del pittore. Chi introduce in un proprio scritto qualche paragrafo d^ altro libro anteriore, e lo dà per suo, ò plagiario, e lo è pure quel pittore il quale incastra nel proprio quadro qualche pezzo da lui copiato da un altro originale. Chi scrivendo segue lo stile d^'altro scrittore dicesi imitatore, ed imitatore si dice egualmente di chi dipiagendo segue lo stile d*altro pittore. E a proposito di stile ^ non ò questo un vocabolo tutto lettera- rio , con cui si spiega il modo d* architettare , ornare , comporre , disegnare, dipingere, scolpire, ed incidere de* principali artisti? anzi belle traduzioni di belle opere pittoriche (quando non siano di propria composizione), e sono tanto più stimabili, in quanto che in ciò che concerne all' arte nostra hanno una parte incontrastabile d' originalità. £ siccome nelle tra- duzioni letterarie le frasi e le grazie di lingua sono originali e proprie del traduttore, cosi ori- ginale debb' essere nell'incisione T infinita modi- ficazione del lavoro che il calcografo presceglie, dispone ed applica non indifferentemente al caso. Originale è certamente lo stile di quell'intaglio di cui pronunzio l'artefice prima di leggervi il nome. Originale l' ardua invenzione del calcolato moto dei tagli, che tanto contribuisce da solo indipendentemente dal chiaroscuro ad indicare la forma e l'azione de' muscoli , la sinuosità delle pieghe, il rilievo di tutte le parti. Originale la varia intersecazione, grossezza e distanza del tratteggio , per cui mezzo quest' arte mirabile, modificando in mille guise i solchi del suo stro- mento, produce sul nervo ottico si variate sen- sazioni, che non solamente rappresenta l'opacità E fra tanti vocaboli proprj della letteratura , e 8i felicemente adottati nel linguaggio delle arti, quello solo di tradnttoce sarà negato ali* incisore? Mi sono alquanto diffuso in questa nota, perchè su questo perno s* aggirano in gran parte le seguenti nostre osser- vazioni. i3 o trasparenza, la scabrosità o lucidezza, la du- rezza o morbidezza de* corpi , ma giunge perfino colla sola tinta nera ad emulare le proprietà del colore. Prova di questa specie d'originalità inseparabile da quest'arte traduttrice si è, che vanta anch' essa delle copie tratte da* suoi lavori Tali sono i molti rìntagli che in ogni tempo si fecero e tuttora si fanno dalle stampe migliori, e talvolta esatti a segno da illudere bene spesso i più oculati raccoglitori. Frova si è pure, che dallo studio indefesso della natura , dell' antico e de^ migliori dipinti pud formarsi un buon di** segnatore , un buon pittore ; ma senza aggiunr- gervi l'esame accurato delle migliori produzioni calcografiche ninno potrà mai diventare buon incisore. Prova irrefragabile si è finalmente, che l'incisore trae tutto il suo artificio dal solo suo genio, e tanto più originalmente, quanto che si cercherebbe invano nelle altre arti imitatrici della natura o nella natura medesima. Ma questa tutta mentale concezione ed artifi- ciosa ordinanza di lavoro costituente una si bella proprietà dell'incisione è ella poi conforme al vero, o non piuttosto T effetto d'arbitraria con- venzione ? Certamente la natura non si presenta ai nostri sguardi né coperta di varie falangi di linee, né attraverso d'una rete, né seminata ^4 d' infinita punteggiatura; e sotto questo aspetto sembra che si dovrebbe proscrivere ogni genere d^ incisione, ed appena l'intaglio cosi detto a filmo (che pure è valutato il meno dagF intel- ligenti) sarebbe tollerabile per la finezza quasi impercettibile della sua granitura. Prima però di pronunciare tale sentenza è da osservarsi, che quando non soffra alterazione la naturai forma de'corpi, le arti imitatrici hanno molte bellezze d' esecuzione che non si riscontrano nella natura. Cosi la natura umana sotto i raggi della luce non è mai tutta d' un sol colore , ovvero senza colore , né per questo sono dannabili i dipinti monocro- mati, i disegni, le statue. Cosi pure veggiamo nella natura i peli ed i capelli ove più ed ove meno leggermente ed insensibilmente sfumare nell'aria, né perciò é riprovata la scultura, se non potendo altramente li ravvolge in solide masse nella superficie loro costantemente cir*» coscritte. E quel tratteggio spiritoso, sia di penna, sia di matita , che tanto amiamo ne^ disegni dei gran maestri, e quello stesso tocco ardito e fa- cile giro di pennello , non ultimo pregio de' clas- sici dipinti, si trova egli nella natura? Che dirò poi di tutto ciò che forma l'ornato architetto* nico , il quale si scosta dalla natura non solo nel modo d'eseguire , ma nella forma medesima? Che i5 di qae' triglifi e metope e dentelli ed ovoli e vo- lute e caulicoli ed ippogrifì e candelabri e ripe- tuto esattissimo giro di foglie d^ ulivo o d'acanto ? Qual tipo han questi oggetti nella natura ? Nacque mai senz'opera umana un capitello qualunque o corintio o jonico o dorico o toscano o gotico od arabesco ? Qual è quel tronco d' albero si ben tornito ed esattamente cilindrico o conico, il quale ben rappresenti una proporzionata colon- na e tanto meno Y equidistante dorica o corintia scannellatura? Eppure chi negherà essere F ar- chitettura, se non regina, onore certamente delle arti liberali non meno che delle meccaniche ? Non è dunque ragion sufficiente per tacciare di ' arbitrario l'artificio incisorio il dire che la na- tura non ci si mostra sotto lo stesso artificio. Che importa il non trovarlo nel vero, quando il vero per esso è sì bene rappresentato ? quando vi è si strettamente congiunto , che non è dato all'incisore lo svolgerlo a caso o ad arbitrio^ deviando dalle regole dell' arte impreteribili , sta- bilite da ben quattro secoli sul buon gusto e sulla jagione ? Imperocché , siccome il pittore, volendo esprimere un dato oggetto , non può ser-* virsi a caso di tutte le tinte che trova sulla sua tavolozza , ma quelle gli è forza prescegliere che più sono consentanee alla natura dell'oggetto i6 medesimo; cosi male opererebbe quell' iucisore il qaale avvisasse di potere senza riguardo usare delle varie specie di tratteggio che Y arte gli sonoH- ministra, per applicarle indistintamente a quaL* sivoglia rappresentazione. Non è uomo in fatd si grossolano il quale non conosca quanto sconcio sarebbe T impiegare linee staccate e grosse per incidere la regione delibarla, e serrate e sottili per un terreno di. primo piano , ovvero ruvido e largo segno d'acquaforte per una lucida ar-* matura o cristallo, e liscio ed unito taglio di bulino per una rozza pietra o vecchio tronco d'albero 9 o finalmente un taglio interrotto e se-* migranito pel raso , pel velluto e per le molli chiome, e nitido e fluido per la porosità delle carnagioni Non sarebb'egli un contraffiure alle leggi deir ottica e della natura ? Se altro non dicessi, avrei, credo, già meséo in piena luce il merito delT incisione, e dissipate le controverse opinioni, sulle quaU era prezzo dell'opera il riandare: ancora però rimane una forte opposizione tendente ad umiliarla più che mai, ed è che le si nega quel vanto d'invenzix>ne che tanto pregio aggiunge alla pittura ed alla scultura. Al che per adeguatamente rispondere mi converrebbe qui citare la lunga serie di quegr incisori , i quali alF acquaforte od al bulmo ^7 ìntagliaroiK^ dalle proprie ìnvenziom , e parti* colarmente i più antichi, le cui stampe sono quasi tatte originali e nella esecuzione e nel pensiero. Ma queste cose di mero fatto, che niun conoscitore può mai porre in dubbio, e ognuno che il voglia verifica facilmente, ver- ranno da me in seguito esposte dove parlerò dell'origine dell'arte e de' suoi progressi. Per ora mi basti il domandare qual sia il divieto che impedisca all' incisore di pubblicare soggetti di sua immaginazione, o quale l'obbligo d'at- tenersi alla sola traduzione degli altrui concetti Che da gran tempo anche gì' incisori valenti più si esercitino nell' eseguire che nel comporre, amando meglio di moltiplicare a preferenza delle proprie, le opere dal consenso de' secoli quali- ficate per classiche , non prova già che la natura dell'arte tolga a' suoi seguaci la facoltà di creare, mentre dà loro quella di moltiplicare ; bensì ciò non essendo per loro stessi e per le arti, è gran vantaggio. Per loro stessi , poiché gV intel- ligenti preferendo a giusto titolo le produzioni de' più celebri autori alle moderne, quantunque stimabili, non è maraviglia, se dall'intaglio di nn' opera universalmente nota e celebrata , ben più che da quello tratto da una propria composizione, torna all'incisore incomparabile i8 emolumento. Per le arti poi vie meglio, stante che uno dei più importanti servigi renduti loro dair incisione, quello è certamente di procurare agli artisti d^ogni classe e d'ogni luogo la più agevole e pronta conoscenza di quanto v' ha di più bello ed istruttivo nelle opere deUe arti : il quale vantaggio tosto svanirebbe, se la smania di mostrarsi creatore si comune in oggi anche alla più inesperta gioventù invadesse Y amor pro- prio degr incisori e li rendesse orgogliosetti co- tanto, che le proprie cose ai sommi esemplari anteponendo empiessero di loro stessi esclusiva- mente tutta l'Europa (*). Né questo è tutto. I primi intagliatori in fame vissero ad un tempo in cui i primi luminari della pittura o non esi- stevano, o la fama loro non era, come adesso, universalmente stabilita; per conseguenza pò- tevan essi non offendendo la modestia pubblicare colle stampe loro, siccome fecero, i soli parti del loro genio. Ben diversa la cosa è al presente. La riputazione di Leonardo, di Michelangelo > O ^^gg^*^ il capitolo dove si tratta della necessità del disegno e del gravissimo danno che deriva alle arti dalla moderna smania, d* improvvisare ' in pittura e di perdere in continai abboazi aa tempo prezioso, che dovrebbe meglio impiegarsi neli* esercizio d^un^accurau esecuzione, mancante troppo spesso anche ai più ingegnosi artisti viventi. ^9 di RaflEaello, di Correggio, di Tiziano e di tantf altri è tale ormai da giudicarli inarrivabili , se un lìmite si conoscesse prescritto alla perspi- cacia ddr umano intelletto; non può dunque r incisore senza taccia di presunzione posporli a sé medesimo nella scelta delle opere da illu^ strarsi col suo bulino. Lode sia duncpe ai nostri incisori, se diffidando di non già poter supe- rare , ma neppure emulare le opere lasciateci da qne' grand' uomini 9 limitano gli sforzi loro a tra* durle cpianto meglio per loro si può, ed im- piegando il tempo nel perfezionamento dell'esecu- zione abbandonano quasi ogni tentativo di nuove composiziqnL Eglino però in questa guisa operando , mentre servono mirabilmente all'istruzione degli stessi pittori 9 danno loro argomento di credere mal a proposito che l'incisione dipenda interamente dalla pittura^ e, come già dissi, quasi ancella le sia. Ma l'incisione deriva bensì dal disegno, non già dalla pittura: da quel disegno che è padre di ogni arte liberale , e quindi deUa pittura me- desima. Di là comincia sempre, qualunque sia per essere l'artista, e giunto a segno di ben conoscere per di lui mezzo la forma e la proporzione degli oggetti, o prende il pennello o lo scalpello od il bulino , vince con nuovo esercìzio le difficoltà 20 inerenti al nuovo suo stromento, e quanto è mi- glior disegnatore 9 emerge quasi sempre miglior pittore , scultore , incisore. Di quest* ultima classe moltissimi furono celeberrimi , i quali non sep- pero dipingere ; ma nessuno vi fu , il quale tanto alméno non conoscesse il disegno, quanto nel- r esame delle sue stampe se ne riscontra. Che più? senza la pittura sussisterebbe egualmente r incisione ; ma senza il disegno cesserebbero del pari e l'incisione e la pittura. Riassumendo il fin qui detto , è dunque Y in- cisione una fra le belle arti al pari d' ogni altra dipendente dal solo disegno : non esclude in chi la professa lo sviluppo dell'immaginazione, ma lo dissuade. Quando prende a pubblicare i dipinti più famosi, essa è originale nella sua esectt-* zione: traduce, non copia: giova alla pittura, non serve. È un'arte in somma minor sorella , se vuoisi , della pittura , ma pur sorella : arte le- gata bensì più che le altre a molta e minuziosa parte meccanica, ma per altro da troppo più che semplice mestiere: arte, se tu riguardi alla più stretta somiglianza col vero, inferiore certamente alla pittura, se all'utilità che ne deriva o alla difficoltà dell'artifìcio, superiore. Le quali cose mi verrà fatto agevolmente di comprovare nei susseguenti articoli, ove la ridetta mia professione 21 largo campo mi of&e a tributarle i più meritati encomj. Ragion volle finora eh' io ne fossi più difen- sore che lodatore , sebbene dapprima era mio concetto di trasandare sulle indicate proposizioni tranquillamente, siccome niun altro scrittore, che io mi sappia, si fece carico di confutarle. Ma queste propagandosi ogni ^ più, e presso i meno istrutti vestendo nuova apparenza di ragione, era mio dovere pel vantaggio de' giovani inci- sori il diradare questa nebbia, perchè non ve* nisse loro grado grado scemando quella vìva in-- chnazione a quest^ esercizio , che sola può dar lena a percorrerne con alacrità la faticosa e lunga carriera, e che allora solidamente si conferma, quando viene avvalorata da una giusta opinione suir eccellenza dell' abbracciata professione. 22 I OTILITA. e collocata cosi la calcografia al conveniente suo grado come arte liberale , deggio considerarla come arte utile alla generale società, alla patria ^ a' suoi medesimi coltivatori. Contribuire d'ac* cordo colla tipografia al più rapido incremento delle umane cognizioni; tradurre e moltiplicare le produzioni de' più celebri artisti a più facile istruzione degli studiosi ed a sommo diletto degli amatori delle belle arti ; finalmente rendere pub- bliche ed eternare le fisonomie e le gesta degli uomini insigni ad esempio de' contemporanei e de' posteri, ecco il triplice scopo cui è diretta; scopo utilissimo, immancabile. E primieramente , dacché la tipografia divenne il veicolo per cui più che altrimenti si propagano le umane cogni- zioni, dirò che la calcografia non è solo vantag- giosa, ma ben sovente necessaria agli scrittori più eloquenti. Mentre così ragiono, non è già ch^io non conosca abbastanza il valore delFelo- cpienza, che anzi l'ammiro quant' altri mai, e grande il dico, e direi quasi illimitato; se non che ha un lato debole anch'essa, donde povera si mostra ed insufficiente. Nella parte descrit- tiva e quando si tratti principalmente d'oggetti sottoposti ai sensi , per poco che sìan essi 23 complicati, ed esìgano parziale ed esatta sposi* zione, la più fina arte del dire ]u>n trova modi bastanti, né il più ricco idioma somministra voci tali da ben esprimerne Fidea e suscitarne la giusta imagitie nella mente de' leggitori E quando pure la favella non manchi, vano parimente è lo sforzo: perocché descrizioni di tal natura o sono sem^ plici e brevi, e riescono di leggieri oscure ed anfibologiche, o lunghe, minute e circostanziate, e stancano la fantasia talmente, che anche vo- lendo, non persiste a seguirle. Egli é allora che T incisione supplisce mira- bilmente alla incolpabile mancanza degli scrittori: con poche cifre incise e poche note dimostran essi per dì lei mezzo ben più assai che non potrebbero Con interminabili spiegazioni; nel che ( cosa invero singolare ) tanto a prò comune la calcografia e la tipografia si recano ajuto vicen*- devole, che quel medesimo il quale scrivendo non avrebbe potato mai dimostrare quanto T in- cisione gli rappresenta, appoggiato alle linee di quest'arte si trova tosto in grado di rettificare e chiarire facilmente ciò, che o la natura del lavoro, o T imperizia dell^ artefice può lasciare imperfetto. Cosi compagna e coadjutrice della ti- pografìa, mentre Tabbella e rinfiora, aggiun- ge agli storici e scientifici ragionamenti quel 24 possibile grado d'evidenza che la sola rappre^ sentazione visibile delle cose può somministrare. Lungo perciò e superfluo sarebbe il dimostrare come l'astronomia 9 la geografia, T ottica, la mec- canica, la storia naturale, la botanica, T ana- tomia, Fidraulica, la geometria, la prospettiva, e tant' altre scienze ed arti alla di lei opera ri- corrono, e come poi tutte .le parti dell'umano sapere cid può giovare il disegno da lei ricono- scono agevolata ogni via d'istruzione. , E questo mio stesso ragionamento, allorché verserà suUa pratica dell'arte, non potrà sicuramente essere inteso, come io bramo, se non giovandomi io stesso dell'arte per illustrare l'arte medesima. Ma questi grandi vantaggi che l'associazione della calcografia colla tipografia porta alle scienze ed alle arti d' ogni genere , come che dalla mag- giore o minore abilità ed esattezza dell'artefice riconoscano maggiore o minor aumento ; pure più dalla natura dell'arte dipendono, che dal di lei perfezionamento ; poiché a simili lavori sogliono d' ordinario attendere con buon successo quegli artefici eziandio, cui manca la necessaria atti- tudine per ben riuscire in cose di maggiore im- portanza: ed ognun vede, che per ben incidere un pezzo topografico, una foglia esotica, una preparazione anatomica , non è mestieri che a5 rincisore 8Ìa geografo, botanico^ anatomico ; basta solo che alla necessaiia diligenza egli unisca il facile uso degli stromenti, né si rìcliiede in lui la mano ed il sapere di un Edelinck, d'un Drevet» d^un Yisscher, d*un Bartolozzi, d'un Servio e d'un Morghen. Ben altro vuoisi in chi a pubblico comodo e diletto incide le opere de* sommi pittori : per imitarne lo stile , per mantenere la purezza de' contomi in mezzo all^ artificiosa loro indeci* sione, per conservare la morbidezza delle car* nagionì, la leggerezza de' capelli, la varietà delle vesti , la generale armonia del chiaroscuro , e soprattutto la fierezza o dolcezza de' volti, e la moltiforme loro espressione, fa d'uopo che l'in- cisore conosca prima egli stesso l' ossatura , l' uffi- cio de' muscoli, le proporzioni e le forme dei corpi, i segni esterni delle passioni, il giuoco della prospettiva e delle ombre: bisogna senza più, ch'egli sia valente disegnatore e scevro di ciò che chiamasi maniera propria d'operare; Con questi preludj T incisione, dopo d'aver giovato indirettamente alle scienze ed alle arti meccaniche, porta diretto giovamento alle arti liberali di lei sorelle. Tutti s'accordano in dire che la calcografia è per le arti hberali ciò che la tipografia è per le lettere e per le scienze ; quindi eguale sembra il relativo vantaggio derivato 26 a tali studj dalla scoperta d^ entrambe; ma io porto ferma opinione, che non tanto profitto ritraessero le lettere e le scienze dall'invenzione tipografica, quanto dalla calcografica le arti del disegno, maggiore essendo senza paragone la difficoltà di copiare esattamente un bel quadro, che di trascrivere esattamente un buon codice. Ed in fatti prima che la stampa de' caratteri si conoscesse, costoso bensì e non del tutto co- mune era il possedere una sufficiente raccolta delle opere de' principali maestri nel dire e nel pensare : tale però era la folla degli amanuensi , e tale pure la rapidità della penna loro in questo solo esercitata , che moltissimi privati erarj , non che pubblici, poteano agevolmente provveder- sene. Vero è che in molti luoghi trovavasi non di rado o negligentemente mutUato, od ignoran- temente alterato il testo originale : sconcerto non lieve, donde anche a' nostri giorni si fomentano le già proclivi letterarie discrepanze, libero apren- dosi il campo alla sempre vaga interpretazione ; ma pure l' ordine e lo stile dell' autore non po- tea si di leggieri da que' mercenarj essere scon- volto. Non era così intorno agli esemplari dell' ar- te , se come all' età nostra d' egual merito ed in egual numero fossero stati allora. Sebbene, non dirò già ai tempi di Schoen e di Finiguerra ; ma ye ne furono d* innumerevoli e ben superiori ai nostri ne' floridi tempi della Grecia, e non pochi di essi vennero dall'aquile romane trasportati nella nostra Italia ; ma tranne quelle reliquie di scultura che tuttora ammiriamo, ed a moltipli- care le quali a pubblica istruzione di minor uopo era Y arte del bulino , supplendovi bastantemente quella de' gessajuoli , ci limitiamo ora a leggere le descrizioni enfatiche di que* celebratissimi di- pinti sulle storie greche e romane ; e per essere stata a que' tempi ignota la calcografia , non ci è dato di verificarne le portentose asserzioni , ed Apelle, Protogene, Zeusi, Parrasio, Eufira- nore, Timante ed altri molti non sono che im nome. E non come Omero, Pindaro, Platone, Socrate, Demostene e simìh, di mano in mano trovarono infiniti copisti , e per tal modo fino al secolo della tipografìa pervennero ; ma o pochis- simi disegnarono que' dipinti, o que' disegni non fiirono di sì facile riproduzione che non rima- nessero egualmente vittima dell'edacità del tempo. Perocché alia meccanica abilità d'un leggibile amanuense ogni men che mediocre ingegno suole per lungo uso pervenire : dove l' artista , quan- tunque copiatore , forz' è che dalla natura abbia sortita nascendo tale disposizione, che all'esat- tezza delle proporzioni ed al senso dell'armonia 3o agrìntelligeud, non porteranno alle arti notabi- lissimo giovamento? Né a Prìncipi soli è con- cesso r unire simili raccolte; né importa per formarle F intraprendere lunghi e faticosi viaggi; ma il può qualunque agiato cittadino senza gra- ve dispendio, e senza muovere un passo dalle sue mura. E per quanto alcune stampe , o pel finissimo lavoro con cui sono eseguite, o per ìstraordinaria universale ricerca per cui rare divennero le buone prove , o pel basso rigiro de' mercatanti , e talvolta ( il dirò pure ) degli artefici stessi, siano salite ad un prezzo ecce- dente il loro merito, non é men vero però che un quadro appena più che mediocre suol essere più costoso d'ogni bellissima atampa. L'appas- sionato amatore della pittura, sia pure, quanto esser voglia, opulento e potente, sarà bene spesso costretto a firenare le sue brame sull' acqui- sto di un quadro che gF incanta lo sguardo e gli rapisce il cuore ; poiché , ove si tratti di cosa inapprezzabile ed unica, pari alla brama di possedere non è già sempre la facoltà d'acqui- stare; ma l'amatore agiato dell'incisione, dovun-* que volga il pensiero , trova facilmente coronati ì suoi desiderj , pochissime essendo le stampe che diconsi introvabili, né mai le più belle. 3i Dopo aver dimostrato quanto proficua sia r incisione agli amatori ed ai coltivatori delle belTarti, restami ad esporre il maggiore van- taggio ch'ella suol rendere alla patria , quello cioè di pubblicare ed eternare i ritratti e le azioni de' sommi uomini ad esempio delle pre- sentì e delle fiiture generazioni Da questo lato essa è ben degna della speciale protezione d'ogni illttmiaato governo, se è dell'interesse de' reg- genti il promuovere queUe discipline le qtfali fo- mentano r amore della gloria. GÌ' ingegni più elevati o ne' penosi loro studj o nelle pericolose loro fatiche debbono riguardarla con particolare affezione, come tal arte che meglio d'ogn' altra serve di veicolo alla pili estesa e rimota pro- pagazione d'una meritata celebrità. Non intendo io qui di asserire con istrano concetto, che le piramidi egizie e que' simulacri di porfido e di bronzo che più sembrano insul- tare la possa del tempo, siano di lor natura meno durevoli d'una meschina ed umile carta col tipo calcografico impressa. Dirò si bene che queste leggiere e firagili stampe, che seco porta il vento, l'acqua scompone, il fiioco strugge in un baleno : queste per la sola loro identica quantità assai più resistono alle vicende stermi- natrici de' secoU che non que' prodigiosi colossi Sa * per r immensa lor mole o per la durezza e la tenacità della materia onde son fatti » in una parola per la loro qualità. Imperciocché non V* ha cosa costrutta per mano degli uomini , per quanto grande e solida ella sia, che gli uomini stessi non possano distruggere volendo, più fa- cìle anzi essendo il demolire che Y edificare ; ma se Y opera di cui si tratta fia ripetuta le mille e mille volte, se scarsa di peso e di vo- lume, se sparsa già in più luoghi e diversi, al- lora non è più in potere degli uomini il ritirare e disfare tutto ciò eh' essi hanno pur fatto e di- stribuito. E come sarebbe men difficile rabbat- tere un Gerissimo toro, che schiacciare tutto un formicaio in modo che ninna formica sfuggisse e sopravvivesse ; così è più facile Y atterrare im- mensi pubblici edifizj , che distruggere onnina- mente cose piccole , private e numerosissime , talché alcuna di queste inosservata o nascosta non tomi illesa dal saccheggio e dalla rovina. £ dunque agevole il concepire come la pit- tura, la scultura e T architettura madri tutte d'un sol figlio per parto veggano ben sovente e dalle ingiurie delle stagioni, e molto più dalle umane vicissitudini annichilati o guasti i suoi più son- tuosi monumenti, e come all'opposto l'incisione a stailipa propagandosi in numerosa e sparpagliata 33 progenie acquisti tal forza, che né l'ignoranza od il pregiudizio 9 né F invidia o la prepotenza può tutta sterminarla. Ma ciò che rende la nostr" arte degna dell' at- tenzione de' magistrati é il vantaggio eh' essa reca alla patria come arte di coomiercio. Per quell'utile misto al dolce cui nuUa resiste , che forma il pregio principale delle arti ingenue, e che r incisione per la natura dell'arte sommini- stra copiosamente, le belle stampe furono sem- pre, e il sono adesso più che mai, ricercate avi- damente dalle più ricche ed incivilite nazioni. Quella fra le nazioni pertanto, la quale vanti nel suo seno migUori incisori, chiaro è che venderà al di inori maggior copia di questa specie di mercanzia, cangerà la carta in oro, e cpiante incisioni vi si faranno , saranno per lei altrettante miniere di nuove ricchezze C). (^ Ho U coiDiMa«enza di poter dire a <{iie9to proposito che qua- Iniii|ae sia la mia abilità calcografica ( che in molte partì riconosco inferiore a qnella d^ altri maestri), io unitamente ad alcuni miei brari discepoli nel giro di poohi anni abbiamo introdotto dall^estero nello stato ben più d^un milione di franchi^ e se la salate e le vicende commerciali arrideranno, i lavori sono disposti in guisa da raddoppiare quella somma in lasso di tempo assai minore. Coà yolle il Gteld coronare le itale fatiche incisorie ed i miei sìnceri ammaestranMiiti iieBa pnibblica soac^ a .me dal sàggio 5 \^ 34 Dissi abbastanza sull'incalcolabile utilità che dall'incisione deriva alle scienze ed alle arti, alla generale società , ed in particolar modo alla patria. Ma vana tornerebbe ogni mia cura, s' io avvisassi di spronare i giovani studiosi a toUe* rare i lunghi incomodi e le infinite difficoltà dell'arte superare pel solo eroico fine di giovare altrui , non a loro medesimi. Se Y api industriose mellificano per raddolcire le nostre labbra, gu^ stano prima esse stesse il firutto delle loro fatiche. Tale è il carattere dell' arte nostra : per que' me- desimi mezzi, cq' quaU arricchisce la patria, non può non essere lucrosa a quegli artefici che la professano, si veramente che l'avidità d'un pronto guadagno non h renda troppo facili e speditivi, od il guadagno già fatto negligenti e perdigiomi, e che ad una soda abilità ed intelligenza uni-- scano scelta giudiziosa nelle opere da incìdersi. Evvi di più : la malevolenza e la detrazione nulla possono contro la fama e la fortuna di chi in quesf arte si distingue, come l'impostura ed il rigiro nulla giovano per chi resta nella medio- crità. I pittori , gli scultori, gli architetti dipen- dendo d'ordinario da quelle citt^ , dove esercitano Crovemo affidata. Da ciò si può dedurre se qnest* arte , come dissi f sia degna o no della speciale protezieue de^ nagistrati» 35 r arte loro , o dove stabilirono il loro domicilio , dal numero o dalla qualità delle commissioni riconoscono la più o meno agiata loro sussistenza: sono pertanto costretti a procurarsi il favore de' ricchi , e per Y ignoranza o la pn^enzione di questi, e per T audacia e la malignità de' meno abili concorrenti avviene troppo spesso che in mezzo alla più evidente superiorità siano posposti e dimenticati 9 e veggano adoperati e doviziosi coloro i quali non pur degni sarebbero d' essere loro discepoli. Non è cosi delF incisore. U arte sua essendo , come già dissi , arte di commercio » intraprende egli stesso que' lavori che giudica più opportuni» né abbisogna delle altrui commise sioni ( sulle quali non potrebbe mai arricchire, molto essendo il guadagno di chi le dà, poco di chi le riceve ) , né abbisogna per conseguenza del favore de* ricchi suoi concittadini per potere operare, né tampoco per esitare le sue opere: mentre siede tranquillo al suo lavoro , una folla di mercatanti spinti dal loro utile particolare vende le di lui stampe e gliene trasmette il valore : egli riguarda non una o poche città , ma tutta quanta l'Europa , ed il giudizio dell'Europa, cui egli appella, é certamente retto e disappas- sionato. Quindi il maggiore o minore spaccio de' suoi lavori è il termcMuetro più sicuro della 36 maggiore o minore sua abilità (*). Se pertanto le sue stampe rimangono lunga pezza invendute nel suo ripostiglio , non gridi no contro V invidia (*) Il già citato signor Joubert è di contrario avviso, ed in appoggio della sua opinione adduce 1* esempio d* un incisore pari- gino ( Beaavarlet ) , il quale sul finire dell^ antecedente secolo godeva nella sua patria della primaria famas dice che in pochi giorni dopo la pubblicazione di una stampa ne vendette nn numero si straordinario nella sola città di Parigi , che fu obbligato di ricominciare la stampa, né giungeva in tempo di soddisfarne le incessanti ricerche. Mostra in seguito , e ben a ragione , i difetti di queir incisore in generale ed in particolare di quella stampa ora caduta fra le mediocri, e conchiude col dire in generale che io spaccio straordinario d^ una stampa non é la misura delP abilità incisoria. À vero dire nel caso di Beauvarlet la conclusione é ottima, ma io parlo di tutta T Europa, non della sola Francia» anzi della sola sua capitale, dove il detto incisore smerciò si prodigiosa quantità di quelle sue stampe. £ qui giova osservare ehe in Parigi ove dai tempi di Luigi IV in poi più che in ogni altra città d^ Europa vi fa sempre gran copia d^ incisori ed anche d^ incisori valentissimi^ e dove concorrevano e concorrono parecchi incisori stranieri prendendovi domicilio; in Parigi^ dico, che è per la calcografia ciò die è Roma per la pittura, la scultura e r architettura , e che fu sempre il nido di tanti amatori di atampe , gì* incisori sogliono molto calcolare il buon esito de*proprj lavori sulla vendita che colà se ne può fare al tempo della pubblica- sione, e che è tale in certi casi da stancare totalmente il rame prima che le copie giungano alP estero *, il rimanente dell* Europa è per loro di calcolo secondario; per consegaenza s* attengono a quello stile d* intaglio che più trovano gradito nel loro paese, e traducono quasi esclusivamente le opere di que* pittori loro nazio- nali che più vi sono in voga e per cosi dire di mocfa, e siccome 37 degli artefici rivali; essa non giunge fin dove l'artista non è personalmente conosciuto; ma riformi piuttosto il modo suo d'operare, diffidi sempre di sé medesimo, si regoli sul parere de' migliori, seduca colla bellezza del disegno, sorprenda colla qualità del lavoro , e ne ritrarrà largo emolumento e nome immortale. Si nome questa varia assai frequentemente , non è da stupire se le stampe di fieanyarlet lodatissime un tempo dagli amatori parigini ( pochis- simo in vero n^ resto dell* Ecuropa) siano oggidì non solo neglette , ma vituperate. La colpa di quest"* incisore non è però tutta sua, ma è dovuta in gran parte alla qualità delle opere eh* egli intagliò per P addotto principio dai pittori suoi contemporanei e eonnazionali , opere tanto più stimate in allora, quanto por- tanti l'impronta dell'ultimo sfogo di quell* insulsa maniera eh* era vicimi a cadere mediante gli sforzi d*un David e d* altri chiari ingegni, i quali reduci dal loro soggiorno in Italia indussero gli alunni francesi col consiglio e coli* esempio a studiare la natura ed 1 greci modelli , ed a consultare in pari tempo i migliori maestri italiani del secolo di Leon X. Del resto il bulino di Beau- varlet non è punto destituito di merito , le tinte , sebbene impastate di molti piccioli punti , sono dolci» tenere e trasparenti, le cama* gioni dllicate e morbide anche più del bisogno , v* ha molto rilievo e molta forza di chiaroscuro. In una parola s*egli avesse inta- gliato dai quadri di Correggio , di Ra£faello o di Leonardo , è da credere che non l*aura effimera di que*suoi compatrioti, ma solida filma europea gli avrebbe dato seggio fra i più distinti incisori , e la fama europea non avrebbe cangiato si presto a suo riguardo. Dunque sta per 1* incisore in generale , non . pel solo parigino , che il mentore o minore spaccio de* suoi ìai^ori è U termo- maro più sicuro ddki maggiore o minore sua abiiìta. 38 immortale , ed è qaesto sulla utilità delF incisione r ultimo argomento sì , ma il più dolce e lusin- ghiero per un' anima nobile e generosa, per un vero artista* Fu costume saggiamente introdotto neff arte incisorìa di porre appiè d' ogni lavoro espressi in chiare note i nomi del pittore , dell'incisore, del rappresentato; e per verità in quelle produzioni , le quali si moltiplicano di lor natura e si propagano per ogni dove, è mal intesa modestia che Fautore al pubblico si nasconda. Tale modestia è anzi ingiusta e peri- colosa, poiché se l'opera è buona, va a rischio r artefice d' essere firaudato del meritato onore ; se cattiva, altri va a rischio d'esserne a torto incolpato. Da ciò ne viene che senza timore d' equivoco il nome del valente incisore non può non giungere venerato alla più tarda po- sterità , e o s' affatichi egli in pubblicare le opere de' sommi artisti , o in divulgare 1' effigie e le gesta degli uomini insigni per dottrina e per virtù , il suo nome andrà del pari coi celebrati nomi di quelli eh' ei prese ad illustrare col suo bulino. Egli è cosi che Raimondi associò il suo al gran nome di Raffaello , Bolswert , Yostermann e Ponzio a quello di Rubens, Audran ed Ede- linck a quello di Le-Brun, per tacere di tanti altri, de' quali dirò ordinatamente nel seguente 39 articolo , in cui delF origine e de' progressi di quest'arte debbo favellare. Ho esposta, il più che per me si potesse chiaramente, 1* incalcolabile utilità dell'incisione, e come arte liberale, e come arte utile e di conmiercio l'ho ricercata nelle sue varie cause, r ho seguita ne' più felici effetti, sicuro di questo, che se non il pubblico, almeno il privato e proprio vantaggio animerà i giovani incisori ad amare vie megUo la loro professione, a porre ogni cura in ben riescire, ed a sostenerne fer- mamente i duri primordj ed il sempre grave esercizio. 40 ORIGINE* i/uale origine avesse F incisione , e quando , e dove, più alla storia delle arti che all'arte medesima giova saperlo. Pure per seguirne il vario andamento fino ai nostri giorni^ e per dimostrare per quali gradi salisse a si alta meta, e come andasse talora acquistando da una parte , perdendo dall' altra ( osservazioni mtte per V arte nostra utilissime) , fa d' uopo ragionando partire dalla più remota epoca indubitata che la storia ci presenta. Dirò pertanto che l'origine della calcografia propriamente detta, al pari di quella della pit- tura, della scultura e dell'architettura, risale alla più remota ed oscura antichità: le patere, ì vasi , le armature ed altri utensili de' tempi egizj , etruschi, greci e romani visibili tuttora in al- cune pubbliche e private collezioni, eseguiti col bulino ora a semplici contorni, ora coli' ombre tratteggiate, ne fanno sicura testimonianza O. (*) Che non si è scritto intomo a questa materia? Si citano perfino le descrizioni di Omero d* alcuni di questi intagli per provare che fino a que* tempi antichissimi della Grecia Parte del bulino era già conosciuta. La coppa si bene descritta dal grazio- sissimo Anacreonte , il rivolgersi eh* ei fa ali* artefice , perchè V* incida le cose prescritte, provano che in Atene cinque secoli 4» Ma di questo genere di reliquie che dissotterrate ricomparvero a' nostri sguardi, quante ne ho vedut' io , o quante dalla compiacenza de' colti viaggiatori mi vennero descritte , sebbene per la semplicità della composizione, o per la ro- bustezza del carattere siano spesso osservabili ed anco ammirabili, sono però ben lontane da quella fina esecuzione, cui non dirò i moderni lavori calcografici fìirono portati, ma ben anche gli stessi nielli. I contorni d'ogni cosa sono co- stantemente solcati con linea più o meno profonda e grossa, vizio che noi riscontreremo ben anche ne' primi maestri per lunga serie dopo rigenerata prima delTera cristiana era in nso questo stromento. Secondo Erodoto il piano della terra diligentemente intagliato sopra una lastra di rame fu presentato da un Aristagora al re Cleomene. Secondo Eginardo si era tanto conservato T nso d** incidere disegni geografici sopra lastre di metallo, che Carlo Magno possedeva tre tavole d'^argento, nella prima delle quali era inciso il piano di Costantinopoli, nella seconda quello di Roma, nella terza con finissimo tratteggio si vedeva figurato il mappamondo allora conosciuto. L* esattissimo storico aggiunge perfino che per testa- mento una di queste incisioni passò al' papa , T altra al vescovo di Ravenna , la più cospicaa poi a* suoi eredi. Uno solo di tali argomenti basterebbe a provare T antichità dell* intaglio a bulino ed a farci stupire, come non prima di circa la metà del secdo decimoqointo si giunse a scoprire T arte d* imprimere e moltiplicare sulla carta simili intagli > mentre già si stampavano da lungo tempo gP intagli a linee rilevate sul legno. 4a Parte nostra colla felice scoperta delF impres- sione. £ veramente può dirsi che T incisione per tal mezzo non solo rigenerata fosse, ma cominciasse allora ad esistere; chiaro essendo che senza l'ajato della stampa sarebbe rimasta sì meschina da non meritare il nome d' arte Kbe* rale. Imperocché tale è la natura di quest'arte, che quelle cose le quali sopra il rame appajono condotte all'ultima unione e finitezza, poste al- l' esperimento dell' impressione risultano in alcune parti sempre, bene spesso, in molte, talvolta anche in tutto mancanti della necessaria fusione ed armonia, e bisognose di nuova e più tediosa riduzione. E soltanto dopo lungo esercizio può r esperto incisore senza prova alcuna di stampa , non dirò già assolutamente giudicare sul rame ; ma preveder quasi l' effetto che produrrà il suo lavoro impresso; ogn' altro artista non mai; che se lo stesso Raffaello vivesse, e fosse presentato al suo finissimo giudìzio un rame diligentemente coperto di lavoro , ma non ancora cimentato al torchio, estimerebbe sicuramente abbastanza im- pastato e fiiso sul tipo quel chiaroscuro, che ogni mediocre disegnatore troverebbe poi facil- mente ineguale e disarmonico sulla stampa. Del che manifesta è la cagione, quando si osservi che dall'una parte il candidissimo fondo della 43 carta contrasta assai più col nero del tratteggio, che non il fondo rossastro del rame, il quale rende le ineguaglianze meno sensibili ; dall' altra il tratteggio stesso in virtù della pressione si fa sulla carta rilevato ed alquanto più largo, mentre sul rame anche riempito del solito nero coU'olio è concavo anzi che no, alquanto più fino , e più nitido , e puro d' assai Oltra di che molte altre ragioni vi sono, le quali esigendo troppo minuta spiegazione, verranno da me esposte dove parlerò dell'ultima operazione del- l'incisore sul rame, cioè dell'accordo generale. Intanto dal sin qui detto emerge che F incisione debbe all'invenzione della stampa in rame il perfezionamento sorprendente cui fu portata al secolo di Luigi IV, che fii per essa il secol d'oro, ed in cni si mantenne fino a' giorni nostri. Il perchè non vanno totalmente errati coloro i quali tessendo la storia di quest^ arte , ed incominciando dal secolo decimoquinto, sembrano confonderne Y origine con quella della stampa a cui fé' luogo , tanto più, che ora si giudica del merito d'un intagho a bulino sulla carta impressa, e non sul rame, e quindi le stampe stesse per uso inveterato soghono dirsi incisioni. Ma anche l'origine dell'incisione a stampa, quantunque meno assai remota da noi, che quella 44 del semplice intaglio per niello o per qualunque altro ornamento, non è però si chiara e com- provata, che non fosse già argomento di non lievi controversie. Gl'Italiani ne attribuirono r invenzione a Maso Finiguerra, orefice fioren* tino: i Tedeschi al loro Martino Schoen, orefice anch' egli e pittore, ed anzi non mancò chi trasportato pel maraviglioso Y attribuisse strana- mente ad un povero pastorello de' contorni di Mons per nome Von-Bocholt. Cosi Vasari e Lanzi, e per tacere di molt' altri il testé defunto Zani con assai valide ragioni stettero per l' Italia. Huber, Heinèche ed altri per la Germania. Lo sciogliere appieno si fatta questione è, a mìo credere, cosa difficilissima, non bastando per prova d'anteriorità il produrre delle stampe di data anteriore; poiché, non dubitando pure di falsificazione alcuna non infirequente anche a que' tempi, era òvvio il caso che già conosciuto il mezzo di moltiplicare in tanta copia le pro- duzioni del bulino servendosi dell'impressione con maggiore guadagno degli artefici e dei mer^ catanti, gli uni o gli altri rinvenissero qualche lavoro abbandonato, molto prima eseguito, e non ancora riempito di niello , o trovassero op- portuno di vuotare alcuni lavori già niellati dall' introdottovi cemento, onde poter cavarne le 45 Stampe, uè' quali casi ognun vede che la data incìsa sul tipo non mentirebbe , ma benù la stampa , la quale esser potrebbe tanto posteriore alla propria scoperta, quanto anteriore Fesecu- zione dell' intaglio. Quando ciò fosse , tali stampe porterebbero necessariamente e Y epoca e tutte le parole al rovescio, e tutto ciò che appartiene al destro, volto al manco lato^ e quest'appunto interviene per lo più in quelle misere stampe sulle quaU si è fatto si gran remore (*). (^ Che 8i possa vuotare na niello della mutura metallica introdotta nettagli del baliao, lo dice il mio rispettabile amico, saggio amatore e coltivatore delle arti, Goate Leopoldo Cico- gnara, nel suo sensatissimo opuscolo pnbblicato in Venezia nel 1827, DdT orìgine 9 composizione e decomposizione dei nielli^ e lo dice dopo averne fatto egli stesso replicatamente T esperimento. u Scelto adnaqae, die* egli, il più intatto di questi (nielli), » affinchè non fosse il menomo principio di separarxione del solfuro u d'*argento dalla lamina, e posto in un crogiuolo d* argento eoo >» nnadose di potassa caustica, accadde che appena si trovò la " materia in ebuUizione, e ne rimase svaporata T acqua , il niello " venne attaccato e sciolto dal fluido caustico , e in pochi minuti » la laminetta rimase ìoteramanie detersa, come se allora fosse » uscita dalla mano dell* orefice intagliatore* A eonvinoimento »f poi che il lavoro di bulino non aveva menomamente so£ferta in » questa decomposizione, e che i tagli erano tutti vuoti unifor-* V memente e sosjBeitiiiiU d'essere impresei in carta, feci tirare V un numero d^ esemplari bastevole a dare la prova evidente che >/ un niello antico può vuotarsi perfettamente e stamparsi come V avrebbe potuto ciò operare il suo autore prima di riempire i " tagli della nera sostanza metallica. >i Più che degno di fede 46 Ad ogni modo questa scoperta , come che ìmportaatissìma , non è poi si gloriosa per la nazione, ove ebbe luogo, di farne argomento di calde controversie , quando V autore non ne fu secondo ogni apparenza , che Y autore di quasi tutte le più grandi scoperte, il caso. Avea, dicono alcuni, terminato o stava Maso per ter- minare un intaglio a bulino sull' argento per niel- larlo, e come suole ogni artefice di simil genere, per vedere l'eflEetto del suo lavoro, aveva empiuti i tagU di negrofumo misto ad olio, e ripulita destramente la superficie del lavoro ; quando una taz^a, ove fondevasi dello zolfo, si rovescia a caso sulla lamina , e tutta la ricopre ; Io zolfo si raffredda e s' indura , e nello staccamelo egli vi trova esattamente segnato al rovescio ciò che aveva inciso sul metallo : riempie allora di nero i tagli e ripulisce la superficie del suo lavoro, per sé medesimo V iUoatn scrittore cita varie persone distinte per carattere e per sapere, le qoali ooadjnvarono cociore contigli o col somministrare i nielli da decomporsi a questa importante operazione*, dico importante per le nostre osserraaioni , giacché comprova pienamente la nostia asseraione che la data anteriore a qneUaora conosciuta della scoperta della stampa di rami, che si può trovare in qualche antica stampina , non è prova bastante per far risalire la scoperta attribuita al Finiguerra ad artefici ed a tempi più remoti. 47 ripete ad arte F operazione del caso , e vede r opera sua già triplicata; poi di là procedendo s' avvisa ' che mediante una forte compressione sulla carta umettata posta sul lavoro poteansi moltiplicare gì' impronti a guisa d* altrettanti di-^ segni di penna, si procura pertanto un rullo ben cilindrico , lo fa scorrere con forza e con modo sulla sottoposta carta, frapponendovi qualche pezzetto di panno, e ne ottiene T intento. Narrano altri diversamente. Una picciola lastra d' argento già incisa e non ancora niellata, ma colf usato olio e negrofumo ne' soli tagli, stava sopra un tavolino coperta o accidentalmente o per evitare la polvere da un bianco foglio di carta; quando sopravvenuta una lavanda) a vi posa sopra in gran copia dei pannilini ancora umidi, e quindi più pesanti : Y umidità che grado grado si comunica alla carta la rende suscettiva di ricevere Fim^ pressione : il peso e la dimora de' pannilini fanno le veci del torchio , e alF indomani l' artefice nel ricercare il suo lavoro con grandissima sorpresa lo ritrova stampato. In questo od in quel moda è ben verisimile che nascesse la stampa dall' incisione ; ma non come alcuni asseriscono, etra gU altri il buon Vasari, che fi>88e costume de'niellatorì e dello stesso Finiguerra d'in^rontare colla creta di 48 mano in mano T incisione da> niellarsi, onde meglio conoscerne lo stato, e che di là venisse r idea di fare lo stesso colla carta , di che non vedo ragione. Poiché so bene che più d'anno di simili impronti sulla creta, come pure sullo zolfo improntato dalla creta medesima si conser- va tuttora presso accreditate coUezionL Ma che perciò? Era questo un mezzo di provare la perfezione del lavoro, o non piuttosto di vuo- tarne fisicilmente il tratteggio per niellarlo? Era forse un tentativo felice precursore della stampa, o non piuttosto dopo Y invenzione di questa un modo mal sicuro di giudicare prontamente al rovescio sulF esattezza di uo intaglio già desti- nato al torchio ? Le- incisioni di bulino a trat- teggio, quali si eseguivano pel niello, non erano già come quelle dette d' incavo in pietra dura od in altra qualunque materia, dove T artefice per assicurarsi del suo lavoro è costretto di quando in quando ad improntarle con cera o con finissima creta : ad iscoprire le mancanze , e ad antivedere V effetto che il niello vi doveva produrre ^ era ^iù che bastante il solo nero coir oUo, di cui anche gF incisori viventi empir sogliono ad ogni tratto i . solchi del bulino , giacché il niellt» '- Colla sua - tinta nericcia non iaceva poi che* /aubenttare né* più né meno 49 air anzidetta mistura, né poteva quindi presen- tarsi altrimenti O. Ma troppo io mi dilungo in osservazioni più dilettevoli forse che utili : laonde conosciuta per quanto si può ¥ origine dell* incisione a stampa , passo a dimostrarne i progressi. Dividerò la storia di quest' arte in tre differenti età, bambina. (*) Troppo in questo capitolo ti è parlato di niello , perché agli amatori meno Tersati in queste particolarità non si debba nna chìaia sposizione intomo ali* arte di niellare. Fn chiamato ideilo per la sua tinta nericcia dalla voce latina mgéUtum nn metallo composto di piombOf d"* argento e di rame coli* aggiunta d* alquanto zolfo croceo t per Tirtù del quale (secondo Benvenuto GeUini) il detto composto si £a nero. Si trovano indicate chiaramente le dosi rispettive di questi ingredienti « non che il modo migliore di fonderli e di applicarli snli* intaglio, nel trattato dell* orificeria dello stesso GeUini» nel Codice di Teofilo monaco ed in altre Memorie; ma que*dne primi scrissero di questa materia assai meglio d*ogni altro. La materia metallica cosi composta veniva infranta e ridotta in tanti frantumi della grossezza ali* incirca tra il miglio e il panico, se ne copriva ali* altezza di nna costa di coltello circa una lamina più o meno» ma sempre picciola di pu« rissimo argento già incisa col bulino nel modo stesso eoa cut s* incidono i rami» si poneva al fuoco di tal grado che la sola mistura, non 1* incisa lamina si fondesse» e lasciato il tutto raf- fredclare» si levava con lima o raschiatojo o carbone il niello sovrabbondante » finché restando il niello ne* soli tagli del bulino , come fiinno gì* impressori j de"" rami col palmo della mano prima di sottoporli al torchio, apparisse ben netta la superficie delia detta lamina, e ben deciso il tratteggio della rappresentazione, il tutto con grande pratica diarie ed attenzione scrupolosissima. 4 5o adolescente, adulta, non colla divisione di Lanzi , il quale confondendo, com'era facile in uno scrittore non arpista , il merito di una parte es- senziale del disegno coh quello dell'incisione, ne segna in Marc' Antonio Raimondi V età ma- tura, e quasi gU fosse stato contemporaneo, ne sopprime la storia; ma con divisione assai più ampia, di cui la prima parte include precisa- mente il Raimondi medesimo 9 la seconda giunge agi' incisori di Rubens , la terza a' giorni nostri. Esaminerò brevemente ad uno ad uno non tutti gì' incisori , che inutil cosa sarebbe ed ii^finita , ma i principali maestri , e quelli precipuamente , lo stile de' quali o per la bellezza o per la novità ebbe maggiore influenza suU' incremento o de- cremento dell' arte nostra , ne indicherò i pregi ed i difetti^ quali la mia lunga sperienza in tale professione me li darà a conoscere O. (*) Non è già una compiuta storia dell* arte eh* io intendo di tessere, copiando (come pur troppo suol farsi) i yarj articoli dall*nno o dall*altro di qne* molti scrittori, i quali, quando ven- gano a scoprire qualche meschina stampa d* alcun meno che mediocre intagliatore non citato ne* precedenti dizìonarj, sono alPebbr^za della gioja non meno di Archimede, quando scoperse la tru£Pa dell* orefice nella corona di Cerone. Sarebbe cosa bene sciocca illustrando le gesta d*nn grande guerriero scendere a nominare particolarmente tutti i soldati, i quali sotto il suo co- mando colla obbedienza loro e quasi macchinalmente contribuirono Si spesso avverrà ch'io dissenta dalle opinioni degli scrittori che mi precedettero in questa materia; opinioni a guisa d'eco ripetute il più delle vol(e dall' uno all' altro senza critico discer- nimento* S' io però non avessi riconosciuta ne- cessaria a prò degli artisti e degli amatori molta riforma in si fatti giudizj, e non avessi trovato largo campo a nuove osservazioni e nuovi ay* vertimenti, era miglior partito, qualunque sia per essere questa mia fatica, risparmiarla, anziché riprodurre alla cieca ed inutilmente cose già dette, ed avvalorare dal canto mio gli adottati alle tue vittorie. Ho dnnqne acelto fra T immenso novero dei calcografi qne^che mi parvero più meritevoli d* essere esaminati ed illnstrati. Più d* nno di questi si distingue ben poco da* molti altri suoi competitori, de* quali non feci parola; ma in simili classificazioni la progressione delibarle in certi tempie tanto in* sensibile > che per non impinguare senza profitto un volume bo creduto meglio serbare un rispettoso silenzio, persuaso di nulla detrarre con ciò al loro merito , e molto meno alla fama lorp già stabilita. £ similmente ho serbato silenzio intorno agi* incisori vìventi , alcuni de* quali meritano altamente d* essere commendati. BSa siccome non v* è artista per quanto valente ei sia che non abbia le sue mende, e siccome era mio proponimento pel van< taggio de* giovani studiosi e per amore della verità di chiaramente iodicarle , non ho giuncato convenevole, come scrittore e professore deir arte medesima , 1* espormi al menomo sospetto d* invidia o di contraria personale prevenzione. I posteri renderanno loro imparziale giustizia. S2. errorL Né in ciò , spero , avrò taccia di presun- zione presso i miei leggitori , se porran mente a questo, che l'uomo del mestiere, per poco che sìa osservatore e filosofo , vede p^ in esso che ì più grandi ingegni estranei alla professione. Che se coloro i quali si eressero in giudici dell' incisione in rame, ne stabilirono i canoni e ne stesero i precetti , avessero prima trattata con qualche lode la punta ed il buUno , le loro opinioni sarebbero forse più consentanee alle mie. Io non ignoro che il giudìzio dell'artista ha esso pure talvolta i suoi gravi inconvenienti » che piega assai facilmente alle contratte abitudini di vedere e d'operare, e non a torto va sospetto di predilezione per quegli autori nei quali rav- visa analogia col proprio stile. Ho anzi per certo, che se Rembrandt e Castiglione avessero scritto di quest'arte, il taglio ordinato del buli- no sarebbe stato proscritto forse e sicuramente posposto al taglio libero dell'acquaforte che era loro famigliare ; se Balechou o Wille , nitidissimi intagliatori a bulino, starebbe scritto il contrario. Cosi nel suo opuscolo Abramo Bosse, il quale soleva condurre l'acquaforte ad una regolarità, equidistanza e nitidezza, che molto avvicinavasi al bulino , vantò Callot sopra Stefano della Bella che era condiscepolo di quest' ultimo ; al contrario 53 ' Cochin nelle sue aggiunte, avvezzo a trattare r acquaforte con leggerezza e libertà, antepone Stefano a Gallot ed agli altri acquafortisti in piccolo , come antepone nel grande Gerardo Audran agli Edelinck, ai Drevet ed agli altri bulinisti. Non ogni artista però si fattamente soggiace al predominio della propria inclinazione , da non giudicare che per essa, come non ogni amatore va esente dal canto suo da particolare simpatia o prevenzione , e quando ben si rifletta , 8Ì scorgerà ch^ egli non giudica d' ordinario che colle prime idee ricevute da qualche artista non forse del tutto imparziale , il che torna lo stesso. Se non preferirà la maniera più conforme alla sua, poiché non ne ha alcuna, starà per quella probabilmente ch'egli avrebbe abbracciata, se fosse stato artista. Una viva inclinazione per l'arte, una felice disposizion naturale per tro- vare la corrispondenza dell' imitazione col vero , il lungo uso di vedere belle produzioni lo por- teranno facilmente a scoprire con occhio ingenuo la pecca ordinaria degli artefici per eccesso o per difetto : saprà egli gustare fors' anco la gra- zia, l'espressione, il carattere delle fisonomie, la proporzione delle membra, T eleganza delle forme, la naturalezza delle pieghe, la morbi- dezza, la trasparenza, il rilievo ed altre cose e 54 molte; ma non potrà mai indicare quelle tante imperfezioni^ le quali sfriggono all'attenzione di chi non saprebbe correggerle, né mai sentire quelle fine bellezze* animatrici delle arti^ in- visibili ad ogn' altro, fuorché alF occhio sagace di colui che provò l'impotenza o la difficoltà estrema d'eseguirle. Egli è cosi che il volgo de' filarmonici non avverte quelle quasi minime dissonanze che pure offendono l'orecchio educato del valente professore. Cosi il pubblico confonde anche dappresso e scambia Y un T altro que' ge- melli, che il famigliare distingue sì bene da lontano. Cosi noi tutti finalmente ^ se per caso e' incontriamo in una greggia , non troviamo quasi differenza fi:a tante agnelle^ che lo zotico pastorello scerne ad una ad una facilmente, senza punto ingannarsi Con tutto ciò riguardo all'arte nostra sono sempre più rispettabili le opinioni de' colti ama- tori, che le sentenze di quegli artefici (e sono molti) ì quali non hanno abbracciata la profes- sione, che in una parte sola, e mal conoscono il rimanente. Questi semiartisti non veggono le cose altrui che a traverso del loro prisma, so- gliono sempre celebrar quello stile ch'essi cre- dono possedere, e quello non curano, le cui difficoltà furono ad essi insuperabili; come la 55 volpe d'^Esopo spregiava quelle frutta, cui non poteva salire. È agevole il riconoscerli alle lodi esclusive ch'essi compartono ad un sol genere di lavoro, e sospette sono pertanto le ardite loro decisioni Ma quando l'artista conosce pratica- mente la propria professione ne' varj generi anche fra loro opposti; quando trova commende- voli autori di stile disparato ; quando nell' esaltare i pregi di un' opera non si scorda di censurarne i difetti; quando non decide già, ma ragiona per quanto si può nell'arti belle ragionare, allora il suo giudizio porta seco tutti i vantaggi che la cognizione pratica e teorica dell'arte -può somministrare. Tal io vorrei pur essere , mentre prendo ad esaminare ordinatamente ì principali campioni dell'arte* nostra, con animo deliberato per amore del vero a seguire l'altrui parere ove mi sembri schietto e ragionevole, né ad oppormivi mai per solo amore di novità. Egli è con questi principj ch'io giudicherò libera- mente sullo stato progressivo della calcografia da quattro secoli men poco, e dall'indole de' miei giudìzj i miei leggitori me pure giudicheranno. 56 PROGRESSI. Carattere de^ època prima dal 1440 àrea al i5So. G li artefici di questa prima epoca dell' in- cisione, tuttoché differenti l'uno dall'altro in modo , che senza osservarne le cìfìre , od i logogrifi , eh' essi costumavano apporre alle opere loro, si possano dagl'intelligenti agevolmente riconoscere; pure spiegano in generale un cà«- rattere tutto loro proprio e ben diverso dalle epoche susseguenti. Esporrò candidamente, co* me io lo sento, questo loro distintivo prima in bene ed indi in male. A parte lo stile gotico, duro e meschino di ^cuni di questi , che era comune in allora auche alla pittura ed alla scultura , sono essi quasi sempre accurati molto ed esatti in una parte essenzialissima del dise- gno, cioè nel contorno: le estremità de' corpi segnatamente sono ricercate con tale diligenza ed amore, che rade volte si osserva riegl' incisori a noi più vicini. Questa stessa diligenza s'estende del pari agli accessorj più minuti , ai peli degli animali, alle barbe, ai capelli, ài panneggiare. 5? Fine per lo più e fitto è il loro tratteggio» semplice ne è la direzione, senza pompa di nitidezza e senza pretensione di destrezza. Sic*- cbio dieci stampe in tatto od in gran parte diverse. £ qnesto è ciò che noi chiamiamo originalità calcografica » tanto espressa in ogni lavorò incisorio» • tntta propria del solo incisore» che s^e^è noto per altre sne opere già pubblicate» si riconosce evidentemente il di Ini stile anche quando vi manca il suo nome. Ma le antiche, delle quali qtù si parla» e le qi|ali per Io più sono di composizione dell* incisore medesimo » hanno piena originalità» cioè non solo dal lato incisorio» ma ben anche dal lato pittorico. Questa piena originalità» che si .riscontra nella mauima parte degl* incisori dell* età prima» è certamente uno de* migliori distintivi delle stampe di quell* epoca ; ma anche Tepoca seconda ed anche la terza, sebbene in molto minor numero, vantano stampe pienamente originali, fi distintivo maggiore delP epoca prima è quello della linea di contorno sempre sentita e troppo visibile, come vedremo in appresso. 58 nessuna conoscenza, ch'essi mostrarono del chia- roscuro e delle finezze di cui Y arte è suscettiva per mezzo della varia direzione, intersecazione e modificazione del tratteggio. Le carnagioni, i capelli, i vestimenti, gli accessorj, il fondo, tutto era da essi trattato con un sol genere di lavoro, il che produce ingrata monotonia. La prospettiva aerea quasi del tutto allora trascurata ne' dipinti , tanto più doveva esserlo nella na- scente calcografia, ove la difficoltà di bene rap- presentarla si fa incomparabilmente maggiore; ma il valore delle tinte locali, ch'era pure a que' tempi conosciutissimo rispetto alla pittura, non lo era punto rispetto all'incisione. Ogni parte illuminata, qualunque ne fosse la natura, lo era dappertutto egualmente. Il ciel sereno risultava dal fondo vergine della carta senza lavoro di sorta, tranne l'introduzione di poche nuvolette, le quali poi erano si circoscritte, dure e pesanti nella stessa loro meschinità, che sem- bravano tanti gomitoli e matasse, e somigliavano a tutt' altro, fuorché ai leggieri vapori condensati che veggiamo nell'aria. Questo difetto, a vero dire pronunciatissimo nelle stampe primitive, non era tutto incisorio; poiché, sebbene in minor grado, anche nei dipinti di que' tempi appare generalmente. Ma. un difetto tutto proprio dei prìmordj dell'arte nostra fu quello di segnare con solchi più o meno profondi e sempre visibili i dintorni delle cose rappresentate: difetto tal- Tolta piacevole , quando va unito a molta intel- ligenza ed eleganza di forme, come quello che rende in simil caso più chiara e precisa la bellezza d'essi contomi 9 ne agevola T imitazione e la reminiscenza, ed è di sommo ajuto per que' pittori i quali al momento del comporre abbisognano di repertorio ; ma contrario poi alla morbidezza, all'armonia, in una parola alla stes- sa verità* Imperocché la natura in qualsivoglia appetto non è mai circondata da questa linea, né ha bisogno di questo mezzo, perché agli occhi nostri non sì confonda un corpo coli' altro; ma per effetto della luce e dell' aria interposta, dal solo chiaroscuro e dall' aerea prospettiva nasce in lei la distinzione degli oggetti per con- torno ove più , ove meno staccato , ora preciso, ora alquanto confuso colla più gradevole varietà. La linea di contorno, che nella natura circonda i corpi più distinti l'uno dall'altro al nostro sguardo , ella è per cosi dire la linea matematica avente lunghezza e non larghezza, poiché vien essa formata dal contatto di due tinte di valor differente in modo, che ove termina l'una, l'al- tra incomincia: cosi debb' essere nell'incisione: 6o ove termina il tratteggio rappresentante un og- getto, dee principiare un altro tratteggio di stile e di valore diverso che rappresenti V oggetto sot- toposto senza interposizione di linea alcuna , già d'ordinario più nera per sé medesima de' corpi da lei divisi; senza di che i contorni risultano inevitabilmente duri e frastagliati , e le figure non ti sembrano già morbidamente disegnate o dipinte, ma grossolanamente intarsiate a notabile detrimento della dolce armonia del chiaroscuro, il che avvenne agi' intagliatori dell' età prima. Dell' importanza del chiaroscuro non meno che del contorno, e della maggiore difficoltà di bene adoperarlo nell'incisione, parlerò altrove diffu- samente; per ora passiamo all'esame d'alcuni de' nostri primi maestri ^ 6f MASO FINIGUERRA nato a Firenze nel 141 5, mono m nel 1 460. i>/i Maso Finiguerra fiorentino, orefice, in- tagliatore a bulino e niellatore , a cui , siccome dissi, venne attribuita, indi contrastata l'inven- zione della stampa, tutti gli storici dell^arte nostra hanno ragionato come d'un artefice esi- mio, ed a nessun altro dell'età sua secondo. Ma quantunque il consenso de* più colti amatori inclinasse a credere di sua mano alcune stampe portanti le iniziali del suo nome e cognome , le quali paragonate cornicili suoi corrispondevano assai bene nello stile , pure ninna certezza emer- geva ancora in suo favore, ed anzi a malgrado di quanto gli storici italiani meno remoti da quell'epoca assicuravano» v*era perfino chi du- bitava non forse ingannati essi fossero nel loro giudizio credendo facilmente prove di stampa quelle di zolfo e di creta, ch'egli solca cavare da' suoi lavori prima di niellarli. Pertanto essen- domi io proposto di non qui ragionare , che di quegl' intagliatori de' quali si veggono le stampe, non avrei potuto a buon diritto collocarvi il no- stro Maso prima che l'infaticabile ed espertissimo 6a Zani fra le infinite stampe deU» immensa col- lezione parigina, quella a' giorni nostri non iscoprisse, che indubitatamente usci dal niello eseguito dallo stesso Maso nel 1462 pel battistero di Firenze , spargendo amplissimo lume sulla vera origine della stampa de'rami(*). Questa {*) La più forte provA addotta dair abate Zani nel sao opnacolo stampato in Parma nel iSo», ed intitolato MateriaUper servire alla storia ecc. è una piccola stampa da ini trovata nella grande colle- zione di stampe in Parigi » rappresentante TAssunzione della Beata Vergine con molte figure e col motto Asswnpta est Morìa in codwn, gauàet exercitus angelorum^ da lai riconosciuta, come cavata dalla Pace tuttora esistente » incisa, come sì disse, e niellata dal Finiguerra pel battistero di Firenase f e delia quale lo stesso Zani presenta ai leggitori suoi un accurato rintaglio. Deggio però avvertire che il sig. Pietro Vitali professore di lingua ebraica in Parma (patria del defunto sig. Zani) in un paragrafo di lettera, scritta al chia- rissimo bibliotecario sig. Angelo Pezzana, mostra gravi dubbj sulla identità di quella stampa colla Pcbce originale, ed anzi aggiunge che lo stesso Zani prima della sua morte era entrato in qualche incertezza su questo fondamento delle sue asserzioni. Traggo tutto ciò da una nota del gin citato opuscolo del conte Gicognara. Lo sciogliere quest^unico dubbio sarebbe cosa facilissima , se il direttore della regia collezione parigina portando seco la stampa del Finiguerra si recasse. a Firenze con qualche buon incisore francese, e coir intervento di qualche altro incisore od amatore di stampe fiorentino ne istituisse colla Pace originale accorato confronto. Intanto finché ciò non avvenga , io , che ho praticato frequen- tissimamente collo Zani nel lungo suo soggiorno in Milano , e T ho riconosciuto quanto digiuno di fondate cognizioni pittoriche. 63 piccola stampa, la sola finora che al Finiguerra si possa con certezza attribuire, sebbene al- (pianto macchiata e corrosa da un lato, porge nondimeno bastante materia per giudicare fon- datamente del non lieve merito di questo primo padre dell'arte nostra. Di buono stile è il disegno in generale, di buon carattere sono le teste, vere e di buona scelta le pieghe delle vesti, e ben poco vi si scorge della durezza e meschinità di quel tempo. Quanto all'intaglio, finissimo vi si scorge il tratteggio e quale conviensi alla piccola proporzione delle figure, quando si vo- gliano rappresentare non a guisa d'abbozzi o delle cosi dette macchiette^ ma possibilmente meglio al suo termine condotte. Tale in somma è questo lavoro , che se comprovata altrimenti non fosse T antichità del bulino , darebbe a conoscere chiaramente che a quell'epoca si* altrettanto solerte ed esatto indagatore e conoscitore di stampe , segnatamente antiche , e perspicacissimo nel distinguere le originali dalle copie, e le prime prove dalle ritoccate» fino a noverarne pazientissimamente i tagli ed i punti in ogni parte, e misurare la forma e la distanza d* ogni lettera alfabetica che nella stampa si trovasse : io dico , non poaao indurmi a credere che tal uomo da me in questo genere sì vantaggiosamente conosciuto potesse ca- dere in cosi crasso errore da &rne quasi in morte la ritratta- zione. 64 cominciava bensì a stampare dall'incisione, ma non ad incidere (*)• (^ Ad imitazione del Finignerra predassero in seguito varie stampe il Polla j nolo , Baccio Baldini e Sandro Botticello con bulino ora più 9 ora meno dilieato 9 e talora con più nerbo , se non con maggiore correzione quanto alle forme ; ma simili produzioni pre- gevolissime e rare pei grandi collettori di stampe poco o nulla aggiungono all'infanzia deU^arte. 65 MARTINO SCHOEN nato a Culemhach verso il 1420, morto a Colmar nel i486. S. >e vero fosse che Martino avesse prima d*ogni altro intagliato per istampa, converrebbe dire che Y arte nostra nascesse dalla mano dì lui , « non durò già adulta come Minerva dalla testa di Giove, ma tale sicuramente da farsi ammirare nella sua stessa infanzia. In mezzo a qualche resto di gotico stile inseparabile dal tempo e dal luogo in cui visse Martino, le sue stampe hanno generalmente un sapore di disegno, un tocco ed un carattere nelle teste e nelle estre- mità, che non s'incontra dappoi negli altri in- cisori fino ad Alberto. Il bulino vi è maneggiato cori arte , e non senza facilità. Le masse dei capelli segnatamente sono così bene girate e taghate con tal gusto, che possono tuttora ser- vire di norma ai nostri giovani incisori. Fra le produzioni del suo bulino sono a giusto titolo pregiate e ricercate la morte della Beata Vergine^ ed il S. Antonio fra i Demonj^ della quale stam- pa invaghito lo stesso Buonarroti non isdegnò tradurla in dipinto si fattamente , che , sebbene giovanetto, feee stupire tutta Firenze già avvezza 5 " 66 d'altronde a contemplare le opere del Masaccio, del Ghirlandaio , del Perugino e di Leonardo. Fra tanti pregi non è men véro però che nelle stampe di Martino Y arte nostra non lascia d'es- sere anzi bambina che no, sebbene adulta ella sembri a fronte de' suoi discepoli ed imitatori; e che pittore egli ad un tempo ed orefice in ambe le professioni valente, conoscendo già la matita ed il bulino, potè far cose giustamente apprezzate dagl'intelligenti per molte ragioni: ma fu ben lungi dal sognare nemmeno le prime vie di quel perfezionamento, il quale, mercè del- l'eccitamento prodotto negl'incisori dalla ricerca delle stampe , era serbato a' tempi posteriori (*). (*) Se qtù si trattasse , come già dissi , d^uaa compiuta storia calcografica, non di atili osservazioni tal progresso delParte» avrei dovuto parlare dopo Schpen dei due Israel von Mecheln , di Martino Zagel, d*Alberto Gloekenton e di Michele Wolgemot^ ma sebbene per que* tempi le stampe loro non manchino di pregio , pure sono di molto inferiori a quelle di Schoen, e Tarte non ebbe per essi alcun incremento. Per la stessa ragione non parlo di qualch* altra stampa giudicata da alcuni anteriore al Fiat- guerra ed a Schoen , sia perchè presenti in cifre numeriche una data anteriore, sia perchè mostri uno stile più antico; quanto alla prima parte ricorderò al mio leggitore il dubbio da me pro- posto neli"* antecedente discorso suirorigine della calcografia , intorno alla possibilità che alcune stampe di carattere antichissimo . fossero cavate da intagli eseguiti assai prima della scoperta della stampa » oppure da nielli vuotati ad arte del loro cemento: quanto alla seconda poi, cioè ali* induzione che simili stampe siano d* un* epoca 6? pia lemou per lo stile del loro difegno» lo renderò avvertito che è troppo facile con tali raziocinj di cadere in errore, avendo io piò d^ana volta vedati alcuni qnadri portanti il nome del loro aatore e la data del . secolo decimosesto , che pel loro stile duro e meschino apparivano del secolo decimoqnarto. Sappongasi che nn povanetto pittore abbandonato a se medesimo si trovi per caso in nn Inogo, ove non possa vedere e copiare che alcane opere del trecento ^ né possa recarsi a studiare altrove *, che farà egli anche nel secolo in coi viviamo? Disegnerà o dipingerà come nel trecento , e qaittdi i nostri posteri , volendo gindicare tali disegni o tai di- pimi dalP apparente loro stile , gli ascriveranno ai tempi di Giotto e di Gimabne. Che se <]tiesto mo* di giudicare non vale nelle pittare, nelle stampe pm molto menoi giacché nulla osta che qualche incisore dopo T invenzione della stampa abbia prescelto mono a Padoi^a nel iSiy. xjLndrea Mantegna maneggiò pure il' bulino. Considerate le sue stampe dal lato della compo* sizione e della intelligenza dell'umana struttura , vi si ravvisa quel pittore, anche a fronte di que" sommi che gli succedettero, tuttora rispet- tabile; avuto poi riguardo al secolo che lo pro- dusse, maravigli oso; se non che al pari, ed anzi più de' suoi predecessori, forzò i contorni con grossa e profonda linea in guisa, che, dove lo- goratosi il rame svanirono le tracce del chiaro- scuro, rimasero quelli visibilissimi. Quindi le sue figure incise sono assai più dure e circoscritte che ì suoi dipinti : difetto, ad accrescere il quale non poco contribuirono i vivi riflessi di luce, eh' egli soleva impiegare nelle ombre ordinariamente stac- cate da fondo crescente in oscurità circa il con- tomo , e dalla direzione stessa del suo tratteggio. Tale tratteggio formato di linee parallele costan- temente obblique e rette, qual ch'egli sia il rilievo e la natura delle parti rappresentate , è però ben osservabile , come tutto suo particolare. Pare che si prefiggesse , posta prima la lastra sul tavolino , 70 di non la girar mai , né muoverla tampoco , sic- come è necessario , quando vogliasi variare la direzione de' tagli a seconda de' muscoli o delle pieghe. Sopra un rame inchiodato fermamente ad un leggio, e reso immobile, non si opererebbe altrimenti. Cosi avvenne che, ad onta della no- vità di questa foggia d'intagliare, l'arte nostra nascente non progrediva gran fatto (*). {*) E molto meno 8* accrebbe per. opera de* saoi contemporanei Giammaria e Giannantonio da Brescia 9 Girolamo Mocetto da Verona, Nicoletto da Modena, Benedetto Montagna e Robetta, essendo ansi quest^ ultimo ad . ogn^ occhio esercitato sul bello veramente insop- portabile; giacché le sue figure e segnatamente le sue fisonomie sono di forine sì antipatiche , che si direbbero d^ una nuova razza di scimte, non mai della specie umana. Non nominerò vaij altri incisori in legno di quel tempo , essi non servono air oggetto delle nostre osservazioni puramente calcografiche. Le stampe di Mantegna in buone prove , a malgrado de^ suoi difetti , sono avi- damente e giustamente ricercate dagP intelligenti , e fra queste viene data la preferenza alla S, FamigUaf ai Trionfo di Giulio Cesare ^ ed alla Pugna deUe Deità mcaiM. 71 ALBERTO DURER nato a Norimberga circa il 1471, morto ii^i nel 1S28. Alberto Durer, emulo già di Mantegna come pittore, lo superò di luuga mano come incisore. Quantunque il contorno delle sue figure sia for- mato coir usata hnea , lo è però più leggermente , più serrato, fino e sinuoso il tratteggio, più fermo, facile ed equidistante il taglio, maggior vigore nelle ombre, maggiore intelligenza nei riflessi. Esaminando le migliori sue produzioni sulle vergini prove, è forza asserire esser egli stato il primo che portasse quest' arte dall' in- fanzia, in cui trovoUa, ad uno stato non lontano da florida adolescenza. JJ Adamo ed Eua per la gradazione delle ombre, ed il S. Girolamo nella cella ^ per l'arditezza e convenienza del moto de' segni, porgono un esempio per que' tempi sor- prendente. Non è morbido invero , ma duro meno de' suoi contemporanei ; non nitido , ma assai men aspro ; non abbastanza variato giusta la differenza degli oggetti e della prospettiva aerea , ma non del tutto monotono : vi domina una leg- giera e soave granitura che alletta lo sguardo degli amatori, ciò che gli accuratissimi e più nitidi rintagli di Wierix non seppero ottenere. Il numero delle sue stampe (*) , in mezzo al tempo (*) 11 catalogo di queste è molto esteso; ve ne hanno molte di semplice balino , come pure in legno, e per quanto appare a non dubitarne, air acquaforte. Anzi a giudizio dì Ghrist sarebbe egli assolutamente V inventore di questa maniera d*. incidere più facile e pronta assai di quella del bulino» e più atta ad esprimere lo spirito ed il gusto pittorico : maniera praticata in seguito da molti egregi pittori , i quali arricchirono per questo mezzo la massa delle produzioni calcografiche : maniera finalmente , dalla quale non pos* sono prescindere anche gP incisori dell* età nostra nelle stampe più finite, ove si tratti di rappresentare cose meno lisce e di tocco ardito e scherzevole, ov* entri segnatamente parte di paesaggio. Questa vantaggiosissima scoperta fu da molti attribuita al celebre pittore Francesco Mazzuola, detto il Parmigianino, di cui é ùjnn, che si dilettasse appassionatamente di chimiche operazioni \ ma r anteriore esistenza d* Alberto rende assai dubbia simile attribn- zione. Certo è che questo ritrovato per la facilità del suo processo ha determinato , come più sopra ho detto, molti valenti pittori a trattare T incisione a guisa di schizzo a penna ; quindi un Parmi- gianino, di cui la più bella stampa e la più spiritosa è la De- j)Osizione di Crìsto nella tomba; Lodovico ed Annibale Garacci, di cui sono ricercatissime il Cristo di CapraroXa^ la Susanna al bagno ed JjxpUo con Pane ; Guido Reni, la cui migliore stampa si vuole quella intitolata l'Elemosina di S. Rocco; Giovanni Lanfranco , Sisto Badalocchio , Simone Gantarini detto il Pesarese , Giannandrea ed Elisabetta Sirani, Salvator Rosa, Benedetto Castiglione, Bartolo- meo Biscaino, Francesco e Pietro Aquila, Pietro Paolo Rubens, Antonio Yan Dych, Gornelio Schnt, Giacomo Jordaens, Luca Yan Uden, Pietro Testa, Nicola Berghem, Francesco Londonio, e tacendo sull" immenso numero d' altri pittori ed intagliatori air acquaforte con più o meno di finitezza , di vigore e di gusto , ... ^^ da lui impiegato nella pittura ed in altri severi studj , prova la sua destrezza e facilità neir uso del bulino (*). terminerò questa nota col nominare Gkiseppe Ribera, detto lo Spa- g;noletto, la €ai stampa di Sileno ubbriaco , e le altre due di $. Gir nkano e òì S, Bartolomeo sono d*un tocco sì spiritoso e st ben inteso, eh* io le riveggo sempre con ineffabile compiacenza. (*) Non quanto Alberto ; ^a però in modo lodevole si db tinsero oltramonti più o meno intorno a qae* tempi Luca Granacb , Laca o laigi Kroger, Alberto AUdorfer, Bartel e Sebald Beham, Enrico Aldegrever, Giacomo Binck, Giovanni Erosa mer, Enrico Laaten- lack, Virgilio Solis , i fratelli Bopfer, Melchiorre Lorch, Teodoro de Bry ed altri; ma anche questi non danno luogo a particolari 088ervazioAÌ pel fine, che ci siamo proposto. 74 MARCANTONIO RAIMONDI nato a Bologna nel 1488^ morto m circa il 1S46. i3urse in questo mentre il celebre Raimondi , di cui nessuno fra gì' incisori salì e si mantenne presso gli artisti in più alta riputazione. Disce- polo fortunato di Raffaello ^ le cui composizioni preferì saggiamente alle proprie di pubblicare, potè più eh' altri agevolmente imitarne la purezza dello stile. Fermo quasi sempre (*) e corretto è il suo contorno, scelte sono le forme, accurate le estremità, le fisonomie femminili graziose sen- za affettazione, avvenenti senza mollezza, le ma- schie risentite senza esagerazione, fiere all'uopo senza terrore, tutte poi simpatiche, qualunque sia l'età, il sesso, la circostanza. Tanta bellezza ne' contorni, che in alcune sue stampe si mo- stra in grado più eminente, die a credere a molti, non pratici dell'arte nostra, che lo stesso {*) Ho detto quasi sempre, perchè non sempre i contomi di lui •sono della stessa intelligenza ed eleganza nelle tante stampe da lai pubblicate. £ tanto espongo a rischio d^ essere anatematizzato da que^ molti amatori ed artisti , i quali trovando in quest^ illustre artefice moltissime parti veramente belle , non sanno concepire che in alcune altre possa essere ragionevolmente censurato. 75 Raffaello non solo si limitasse a correggere sulla carta i contorni per Y incisione disposti, ma sul rame ben anche di propria mano colla punta li segnasse (*); il che quanto aggiungerebbe di pre- gio a quelle stampe , tanto scemerebbe di merito (*) Che Raffaello rìdacesse frequentemente a buon ponto i con- torni dei ìuddi prefNuati da ÌAarc* Antonio a fine di trasportarli snl rame, se noi sapessimo altrimenti» si potrebbe dednrre dall^os* servanone che questo suo discepolo sempre o quasi sempre inta- gliò non dai quadri ridotti da quel gran maestro a pieno compi- mento, ma dai primi suoi schizzi per cosi dire estemporanei, e quindi ben lontani da quella perfezione cui quel sommo portò qaelle stesse composizioni ^ variandole sovente e sempre in meglio ne* soci dipinti, come n*è prova, the per seguire P opinione dei dotti suoi contemporanei, i quali giudicarono altro non essere r antica lira che il moderno violino , pose in mano d* Apollo qt^to stromento nel Parnaso da lui dipinto nel Vaticano, mentre nella stampa di Marc'Antonio si trova la lira consimile a quella dell* Apollo Musagete. Così pure nella Sacra Famiglia incisa dallo stesso Rai- mondi, le due teste della Beata Vergine e di S. Elisabetta si trovano nell* identica attitudine, mentre nel dipinto ha posto con finissimo giudizio la testa della S. Elisabetta inclinata si , ma tutta di fronte ed in contatto 'amorosissimo con quella di Bl V., ottenendo per tal modo e varietà ed espressione maggiore i e cosi pure in altre parti della medesima composizione, ed in altri molti suoi disegni incisi da questo suo degno allievo introdusse dipingendoli notabili e vantaggiosi cangiamenti. Chi conosce gli ammirabili disegni tattora esistènti di Raffaello vi scorge in mezzo al più profondo sapere il fuoco e la rapidità del suo operare. Questo slancio della sua matita o della sua penna fa si che , seb- bene ogni lìnea non cada mai invano ed anzi esprima assai allo sguardo intelligente, perchè figlia della vivace sua immaginazione 76 all' artefice di cui, portano la cifra. Giova però osservare che per quanto grande fosse Tabilità di Raffaello, che certamente fu somma, non po- teva egli di leggieri sperimentarla sopra una materia, la quale e per la lucidezza della bru- nitura, che abbaglia la vista, e per la propria tenacità e resistenza, che rende la punta inob- bediente, non permette a mano inesercitata di e del lungo suo esercìzio^ pure que^ disegai tanto superiori alle più belle stampe del Raimondi per facile impronta d^origiaalitk e per isquisitezza di gusto, sono poi inferiori a quelle per la purità e severa correzione di que^ contorni evidentemente purgati poi con tutta calma dallo stesso Raffaello. La migliore di tali stampe, e quella che meglio indica la mano correttrice del gran maestro parmi incontrastabilmente la Strage degt innocenti , e pre-* cisamente la prima da lui incisa direttamente dal disegno originale del Sanzio. La seconda cli^ egli rintagllò dopo ( se pure il rintagUo non è di Marco di Ravenna), aggiungendovi in qualche distanza un albero non esistente nella prima (*), e che fu chiamato impro- priamente fcLcetta per qualche somiglianza di forma con siffatto arbusto, fu lango tempo considerata dagli amatori alquanto più bella; ma ora si pensa diversamente. Dal che si scorge sempre più quanto giovasse al Raimondi V ajuto di Raffaello, o coir opera sua nel correggere i contorni disposti per T incisione, od al- meno co' suoi consigli e colla più amorosa direzione. • (*) Così Huber sulT autorità di Malvasia, aggiungendo, che que- sto rintaglio fu cagione della di lui morte per opera d'un gen- tiluomo Romano. Joubert al contrario dice che la stampa della felcetta fa la prima incisa dal Raimondi sotto la direzione di Raf- faello , ed anzi la sola , persuaso , che V altra sia incisa da Marco da Ravenna. . 77 conseguire V intento. Che se fosse probabile sif- fatta opinione, e si togliesse così al Raimondi il vanto d' aver saputo mantenere incidendo Y in- telligenza e F eleganza di que' contorni , che più gli resterebbe per ilieritare i grandi encomj che gli furono tributati ? Monotono, stentato, ineguale ed aspretto è il taglio del suo bulino^ sparso per ogni dove il lume, omesse le mezze tinte si ombrose, che prospettiche (*), portata il più delle volte T ombra più scura al contorno, o tutta di un sol valore, non curando i riflessi,^ nessuna prospettiva aerea , nessuna differenza di tmta locale , non leggerezza , non morbidezza. Da ciò conchiudiaitno essere egli stato ben mi- glior disegnatore, o per dir meglio disegnatore « (^ Di qaeste mezze tinte prospettiche parlerò più diffusameate in qaesto medesimo capitolo» nella descrizione del' carattere del- r epoca seconda* Alla direzione ed alP esempio ^i Marc^ Antonio dobbiamo gran numero di stampe , se non belle dal lato puramente incisorio , sti- mabili più o "meno dal/ lato del disegno , sebbene anche per questa parte inferiori a quelle del maestro o del promotore. Si distinguono fra tant* altre , che qui non giova enumerare , quelle d'Agostino Veneziano e di Marco da Rayenna suoi discepoli e collaboratori» e mentano pnre osservazione quelle di Giulio Bona- soné, di Giambattista Franco, di Niccolò Beatricettp» di Luca Penni , di Giambattista » Giorgio» Adamo e Diana mantovani della' famiglia Ghisi, alcune delle quaU salirono a gran costo presso quei molti amatori i quali confondono troppo spesso il raro col bello. 78 di contorni, che incisore; né potersi le opere di lui, comunque meritamente apprezzate, pro- porre a modello dell' arte nostra più di qualche altro siasi schizzo a matita od alla penna di classico autore, dal quale F incisore al pari del pittore può bensì trarre non poco vantaggio dal lato del disegno ; ma come questo da simili originali non potrebbe apprendere il colorito, cosi non quello il bel modo d* intagliare. 79 LUCA D'OLANDA nato a Leida nel 1494, mono u>i nel x533. XX maggiore finezza e precisione di tratteggio spinse a que' tempi T incisione Luca Dammesz, intagliatore anche aggiorni nostri celebratissimo. In cpiello stile ed a que' tempi fii veramente maravigliòso operatore, considerata la quantità e la qualità delle stampe eh' ei produsse in poco spazio di vita, gran parte della quale fu da lui impiegata nel disegnare e nel dipingere. Le stampe sue più ricercate sono il Ballo della Maddalena^ YEcce Homo ed il FigUuol prodigo dalle proprie composizioni, non parlando di quel- la denominata YEspiègle^ troppo difficile a tro- varsi. La fama di Luca per lungo tempo fu tale, che pittore anch' egli come Alberto, parve a molti lo superasse nella qualità d'incisore. Ma in oggi è generale opinione che, al conjfronto de' suoi contemporanei Durerò e Raimondi, pareggiasse il primo e superasse di lunga mano il secondo nella meccanica abilità incisoria; ma cedesse poi ad entrambi nella correzione del disegno (*). — - - (*) Fa detto ( così trovo espresso nel manuale d' Huber e Rost snlTaatorità del Vasari) clipei fosse il primo a far valere nelle 8o Stampe la prospettiva aerea» il die darebbe a Luca un merito inap- prezzabile nell'arte nostra: si disse anzi di più per bocca dello stesso Vasari, che appena la piuura potrebbe per mezzo de' suoi cciori far megUù calere T aerea prospetti^. Ma chianqne legga qaeste mie osservazioni e sia artista, conoscendo che la prospet- tiva aerea si ottiene ne* disegni, come nelle stampe tanto collo sminuire nelle parti lontane la forza delPombre, qnanto colio smor- zare quella dei Inmi^ conoscerà pure agevolmente che questo genere di prospettiva non poteva essere pienamente conservato nelle stampe di Luca , il quale al pari degli altri incisori dell^età sua ha sempre lasciato il fondo vergine della carta sopra qua- lunque parte illuminata. Ho detto pienamente conservato^ poiché se non vi seppe introdurre abbassamento di lume, seppe di qoal- Cfhe grado diminuire la forza dell'ombra, il che almeno porta qualche differenza di tuono fra gli oggetti vicini ed i lontani ì ma questa timida e poco sensibile indicazione d* aerea prospettiva era ben lontana dal porgere motivo d'asserire che poco meglio potesse fare la pittura , la quale ha nel colorito un mezzo di pia per indicare l'aria interposta fra gli oggetti col detrarre alla vivacità de' colori. Non è' già nell'epoca prima clie dobbiamo cercare queste finezze dell' arte calcografica , ma alcun poco nelb seconda e molto più nella terza , come vedremo chiaramente, quando variato in tanti modi il tratteggio secondo la varia su- perficie degli oggetti e le varie distanze tanto nel maggiore o minor movimento de' tagli, quanto nella maggiore o minore loro niti- dezza, larghezza e profondità, non che nella varia loro interse- cazione , si toccò il massimo punto dell'aerea prospettiva niente meno di quanto il possa la pittura i sacrificando come questa non solo i lumi e le ombre e l'evidenza de'con torni maggiore o minore negli oggetti più o meno discosti, ma sacrificando perfino- il brio delle tinte con più semplice direzione e conveniente intersecazione col terzo segno del tratteggio medesimo. 8i GIORGIO O GREGORIO PENTZ nato a Norimberga nel i5oo, morto nel i556. E ra lì cosi detti pìccoli maestri (*) Pentz, allievo prima d'Alberto» indi di Marc' Antonio, si distingue per uno stile di contorno più nobile del suo primo maestro, e per un bulino più fermo e nitido del secondo. O incidesse dalle proprie composizioni o dalle altrui, si era tanto emancipato dalla maniera tedesca di que' tempi , che, se nota non fosse la sua origine, si cre- derebbe nato in Italia. Siccome avea riformato il suo stile collo studio delF antico e delle opere di Rafi^Eiello , cosi dopo di Marc' Antonio Raimondi fa meglio d'ogni altro in grado di bene rappre- sentare il carattere di Giulio Romano nella bella sua stampa intitolata la Presa di Canagine. {*) Piccoli maestri forono chiamati alcuni ìadsori , i quali in- torno a queir epoca hanno prodotto gran numero di piccole stampe di loro composizione 9 fra le quali Fentz si distingue. Simili stampe intagliate con più o meno di gusto e di sapere sono Mmprc finamente ed accuratamente intagliate, e sono altrettanti ^iojelli pei collettori di stampe. 6 Su Caratten deW epoca seconda. jr\.bbiamo già osservato che gV incisori del- l' epoca prima non credevano potersi rappresen- tare sul rame i contorni de' corpi , conservandone strettamente lo stile, che mediante una lìnea sempre sentita , la quale fermamente li circoscri- vesse. Que' della seconda in vece, accortisi che neoclassici dipinti non v'era linea alcuna, come non è in natura, rinvennero dal primo errore e bastò loro di leggermente indicarla , non perchè ultimato il lavoro rimanesse ancora visibile a più evidente distacco degli oggetti; ma soltanto per- chè servisse di sicuro termine per dirigervi e troncare opportunamente il tratteggio incisorio. Oltre a ciò riconobbero la necessità di rendere di quando in quando i contorni de' corpi , ton- deggianti alquanto sfumati dolcemente e confusi col sottoposto fondo, come stanno giustamente nelle opere dei grandi pittori, e come appajono in certe parti nel vero per ottenere maggior rilievo e morbidezza, al che la praticata linea insuperabilmente opponevasi. Alcuni artisti, lungi dall' ammettere siffatta sfu- matura ne'contorni, la disapprovano per ogni verso , adducendo di non vederla in natura ; essi vorrebbero dappertutto precisate le desinenze 83 de'corpi, ed è perciò che anche da qnesto lato preferiscono le stampe antiche alle moderne. Ho potato osservare che d^ ordinario sono questi dì vista o molto presbita, o molto miope; giacché gU stessi miopi non potendo al di là d' un palmo , poco più dal loro occhio ben distinguere gli (^gettiy se non a traverso di lenti concave » le qoaU compensino la convessità eccedente delle loro pupille, riducono per tal mezzo la vista loro allo stato di quella dei presbiti , e sogliono vedere si le vicine che le lontane cose decise e circoscrìtte* Altri all' opposto, dei quali è gran numero, non essendo né miopi abbastanza , end' essere obbUgati a prevalersi delle dette lenti per discernere con precisione gli oggetti men vicini, né abbastanza presbiti per vederli ad occhio nudo in tutta la loro nettezza, inclinano dipingendo a raddolcire e sfumare i contorni d'ogni cosa; perché ogni cosa, che vicinissima non sia, appare loro in natura men circoscrìtta che non é. Crìdano i primi contro qualunque benché leggiera sfumatura di contorno, che i pittori pongono ne' loro quadri, tacciandoti di snervati e di bambagiosi. Gridano i secondi contro qualunque anche necessaria precisione d'essi contorni, tacciandoti di durezza e di cru- dezza, nel che s'ingannano entrambi. 84 Certo è che nell' infanzia dell' arte 8i pittorica che incisoria si facevano i contorni il più pos- sibilmente circoscritti ; ma fatta adulta e fiorente la pittura ài tempi di Leoii X, e T incisione a quelli di Luigi XIV , venne debitamente distìnto il contorno delle cose piatte da quello delle ton- deggianti , trattando le prime con termini filati e fermamente staccati dal fondo , ed inducendo nelle seconde una mezza tinta più o meno cre- scente in oscurità fino al contomo; il che r amalgama dolcemente col fondo medesimo, e ciò col più fino accorgimento. Correggio e Ti- ziano, più ancora che Raffaello, hanno sfumati più o meno, fin dove le leggi deUa natura e dell'arte il permettevano, i contorni delle loro figure; ma non è al loro autorevole esempio che noi ci arresteremo: più sicuro e più ^ovevole mezzo d'istruirci è F investigarne la ragione. In primo luogo è d'uopo partire da questa massima incontrastabile, che il pittore deve rap- presentare gli oggetti non quali sono realmente, ma quali si veggono. Questo principio fa si, che come per la prospettiva lineare ed aerea due oggetti d^egual misura ed illuminati dalla me- desima luce, posti in sensibile distanza l'uno daU^altro, si fanno differenti in grandezza ed in forza di chiaroscuro; cosi anche due oggetti 85 d'egual fonna e diametro veduti dappresso e sul medesimo piano, ma uno tondeggiante oltre il veduto contomo » e T altro no, si fanno differenti fra di loro nella precisione de^rispettivi contorni, quantunque in natura siano egualmente precisi £ la ragione sta in ciò, che ne^ detti corpi ton« deggianti Y occhio destro dello spettatore vede alcpauto più in là dal suo lato nel contorno d" essi corpi , che Y occhio sinistro , ed il sinistro dal suo canto più in là del destro: in sonuna per la distanza che passa fra Y uno e l' altro de' nostri occhi, il contomo che vede T occhio destro non è strettamente queUo stesso che vede rocchio sinistro e viceversa; sebbene ciò av- venga con poco divario secondo la vicinanza o lontananza dell' oggetto. Ora questo benché modico divario ne' contomi da noi veduti jion con un occhio solo, ma come si fa naturalmente con due, produce ne' detti contomi certa quale indecisione che si fa mag^ giore o minore a misura che la Unea veduta da un occhio è più o meno parallela a quella veduta dall'altro, e per la quale indecisione, giudichiamo senza mutar posizione, che la su*- perficie del corpo da noi veduto continua a ton- deggiare oltre i termini toccati dai nostri raggi vi- suali; come all'opposto giudichiamo interrompere 86 il suo giro, e farsi angolare la superficie di quel corpo di cui vediamo i contomi assai decisi, o per meglio esprimermi coi termini dell^arte, ta- glienti. L'abitudine di vedere fa si che questa piccola indecisione di contomo sfugga facilmente alla nostra avvertenza ; ma chiunque farà l' espe- rimento, come io Tho fatto, di procurarsi due cilindri eguali di legno, e farne segare uno pre- cisamente non al di là della linea di contorno che gli si presenterà guardando da un dato punto con un sol occhio, poi leverà esattamente le bave della sega, e l'altro cilindro riterrà per intero; allora postandoli entrambi verticalmente ad eguale distanza da sé ed alla medesima luce, s'accorgerà tosto in virtù del confironto della non piccola differenza che passa fira i contorni dell'uno e quelli dell'altro, avvertendo però che ì detti cilindri non siano posti contro un fondo troppo scuro , nel qual caso il contrasto della luce coli' ombra farebbe apparir più preciso anche ciò che non è. ^ Né questa è la sola ragione per cui in molte circostanze, volendo rappresentare le cose non come sono, ma come si veggono, conviene di- pingendo ed incidendo fonderne e raddolcirne a grand' arte i contorni. Hawene un'altra tutta dipendente da principio prospettico. Ogni corpo 87 tondeggiante se non è illuminato tròppo lateral^- mente, e con luce radente, ovvero pienamente di fronte, 8Ì presenta costantemente al nostro sguardo con cpiesti sei gradi progressivi di chia- roscuro : i.^ Mezza tinta prospettica, 2.^ Punto o colonna di lume, 3.** Altra mezza tinta prospettica, 4*^ Mezza tinta ombrosa, 5.^ Colonna d'ombra, 6.^ Mezza tinta di riflesso. La prima mezza tinta prospettica comincia dal contorno della parte illuminata e diminuisce di forza fino al punto, o colonna di lume (se^ condo che la forma delF oggetto s'accosta più al tondo od al cilindrico); T altra mezza tinta prospettica parte leggerissima dal detto lume, e cresce di forza fino alla mezza tinta ombrosa, la quale pure si fa sempre più scura fino alla striscia dell'ombra maggiore, cui si collega in ultimo la mezza tinta di riflesso, la quale dimi«- nnisce d'oscurità fino al contorno opposto, il tatto con insensibile gradazione. Chiamo prospettiche ( che non saprei con altro • • nome) le due mezze tinte collaterali al lume, essendo queste di natura assai diversa dalle mez- ze tìnte ombrose. Perocché stando nella stessa 88 posizione il corpo illtuninato, e nella stessa di-* rezìone verso T oggetto i raggi illuminanti, a misura che lo spettatore muterà punto di veduta a destra od a sinistra, cangiandosi F angolo d'in- cidenza rapporto a lui dei raggi illuminanti, ve- drà tosto il maggior lume d' esso corpo lasciare il posto ov'era prima e seguirlo ne* suoi mod per tutto lo spazio occupato dalle dette mezze tinte : al contrario , per quanto giri lo spettatore dalla parte dell' ombra , non vedrà mai il punto o colonna di lume occupare lo spazio della mezza tinta ombrosa. Da quanto abbiamo osservato è quindi facile il riconoscere che dalla parte illuminata d'un corpo tondeggiante e di tutto rilievo, la prima mezza tìnta prospettica crescendo in oscurità dal mag- gior lume fino al contorno , tutte le volte che il fondo cade esso pure in mezza tinta o eguale o poco più scura, dee rendere il contorno per pic- colo spazio o confuso col fondo stesso, o se non altro più dolce e meno evidente; e* tanto più quando alcuni semipiani s'incontrano obbliqua- mente lungo il contomo, e rendono la mezza tinta prospettica più sentita , come avviene so- vente nelle carnagioni e nelle vesti che le cir- condano. 89 Una terza ragione poi di siinìle sfumatura consiste nella qualità stessa d^ alcuni oggetti da rappresentarsi 9 i quali di lor natura indipenden- temente dalla forma e posizione loro rispetto allo spettatore si presentano più o meno ne' con- tomi loro dolci e confusi; tali sono il fumo, donde venne la parola sfumare, le barbe, i capelli non ammassati, i morbidi peli, le piume leggiere ed alcuni tessuti; cose tutte che ogni artista procura di trattare colla dovuta sfumatura di contorno, né su di ciò emerge questione. Ma non è cosi presso alcuni pittori ed incisori ri-- guardo alle carnagioni più floride, sui con tomi delle quali, come più sopra ho detto, sono divise tattora le opinioni, trattandole alcuni special- mente oltramontani, per tema di cadere in mol- lezza , come se fossero di marmo , e senza la fina lanute che le circonda; altri, e specialmente Italiani, come se fossero un composto di solla bambagia, o d'illusorio vapore. Emerge da tutto ciò, esservi in natura diversi infiniti oggetti, i quali, o per la loro qualità, o pel modo con cui s'affacciano al nostro sguardo, esigono d' essere trattati con contomi ora filati e fermi, ora più o meno raddolciti e sfumati. Pecca dunque egualmente quell'incisore, il quale sul- r esempio degli antichi tutto distacca crudamente 90 e circoscrive, e quell'altro che per servire al gusto dì molti moderni amatori di stampe, i quali non parlano che di morbidezza, tutto fonde ed annebbia. Anzi quest'ultimo pecca assai più del primo, in quanto che le figure nelle stampe es- sendo d'ordinarÌQ non più grandi che la sesta o la quinta parte del naturale, per poco che la sfumatura vi ecceda, diventa come se nel quadro di figure grandi al vero fosse stranamente della larghezza di un dito. Più piccola è la dimensione delle figure , più i contorni vogUono essere pre- cisi anzi che no; tant'egli è vero che i dipinti più morbidi e sfumati in naturale grandezza di Correggio, di Tiziano, di Guido, dell'Albano e dello stesso Dolci, portati per mezzo di lente concava ad un quinto o ad un sesto della loro dimensione, si fanno assai più precisi che non si crederebbe. I calcografi dell'epoca seconda hanno sentito il bisogno di non essere né troppo circoscritti ne' loro contorni , né troppo indecisi; e se non hanno in morbidezza esaurite piena- mente le brame degli amatori, hanno preparata la via ai sommi artefici dell' epoca terza, i quali non abusarono d'una morbidezza maUntesaO. {*) Nelle stampe incUe taoto coiracquaforte che col bulino a taglio regolare , e ridotte a buoa punto di finitezza , è facilissimo* per evitare la naturale durezza di questo e la crudezza di quella» 9» oltrepassare t limiti convenienti» passando insensibilmente da nn estremo ali* altro. L^abile artista inclina sempre a mostrare il suo valore , per quanta fatica gli costi, nel superare le maggiori difficoltà delTarte sna^ e siccome questo genere di trionfo riesce per lui oltre ogni credere lusinghiero e piacevole, così nel modificare il 100 lavoro in guisa da non Usdar trasparire la durezza propria del suo stromento, prova tanto diletto che troppo difficilmente gionge a moderarsi. Gli amatori neirammirare la vinta difficoltà cominciano a gustarla, ed a procurarsi ad og^i costo le stampe con molto profitto dell* incuoro: egli così allettato teconda sempre piò 11 gusto degli amatori , e comincia in morbidezza ad eccedere alquanto: gf imitatori suoi per T immutabile loro condanna di sempre ampliare i difetti decloro prototipi ne abusano senza ri«- gnardo, ben contenti quando le loro figure rappresentate in senso loro viventi, e quindi in carne ed ossa appajono sì vaporose che sembrano cedere ad un semplice soffio. E questa è la morbidezza malintesa cui portarono le stampe loro alcuni artefici dell* epoca tena, de* quali non fiuemo parola* Beau varietà tanto stimato a* suoi tempi e nel suo paese , fu nel numero di questi , e cadde prestissimo in dimenticanza a malgrado che la sua molta abilità in altre parti della sua professione fosse incontrastabile. 9a CORNELIO CORT nato a Hom nel i536, morto a Roma nel 1 578. P er mano di quest'artefice stimabile invero per molta intelligenza nel disegno e per molta facilità nelFuso del bulino, ma non pertanto inferiore a tropp' altri , de' quali avremo a ragio- nare , l'arte nostra prima timida e d'un tratteggio magro e minuzioso acquistò uno stile più largo e più conveniente a rappresentare grandi compo- sizioni n. Quella costante linea circoscrivente i contomi in modo sempre visibile, da noi già indicata come un distintivo degl'incisori dell'e- poca prima 9 se non è sparita del tutto nelle stampe di Gort , è però tanto modificata da non disturbarne l'armonia del chiaroscuro. H trat- teggio è più firanco, netto, equidistante, con movimento più adatto al rilievo delle forme ; la (*) Sì vuole discepolo di Girolamo Gock, il quale» valente egli stesso per que* tempi nel bulino, fu maestro di molt* altri» inferiori certamente a Gort, ma che seppero meritarsi nelParte loro molta riputazione. Gort ebbe egli stesso alcuni discepoli e segnaci ^ tra i quali si trova Filippo Thomassin , maestro in parte di Gallot, Agostino Caracci e Francesco ViUamena» de* quali diremo fra poco. 93 direzione è più prospettica e più variata, i se- condi segni sono meglio combinati coi primi; comincia in somma ad apparire nelle sue stampe (]aell' artificio antiveggente e calcolato che rap- presenta meglio il dipinto , e che il dipinto non ha 9 giacché è tutto proprio dell'arte nostra. Tutte le stampe da lui pubblicate sono di merito pres- so a poco eguale; se pure non si voglia dar la preferenza al suo Màrdrio degt innocend dal Tintoretto per qualche forza maggiore di chiaro^ scoro, essendo F altre d'ordinario di tuono al- quanto debole. L'essere egli stato prescelto da Tiziano per incidere presso di lui in Venezia molte delle sue opere, e l'essere stato in Roma il maestro d'intaglio di Agostino Garacci sono due circostanze che gli tornano a somma lode. L'avere colla sua novità aperta la strada ai grandi maestri che gli succedettero gli dà ono- revole posto alla testa degli artefici dell'epoca seconda. 94 AGOSTINO CARACCI ruxto a Bologna nel iSSy, rnoreo a Parma nel 1 60 1. iiato da famiglia celeberrima neUa storia della pittura, {Httore valentissimo egli stesso, lasciò talvolta il pennello per trattare il bulino, e colla guida di Cornelio Gort riuscì ad inta- gliare dalle proprie e dalle altrui composizioni grandi e piccoli rami con beli' ardimento di trat- teggio , con facilità di taglio e con tale maestrìa, che non saprebbesi qualificare se più pittorica od incisoria. Da Gort a lui Parte nostra ha progredito d'un bel passo; poiché il giro dentagli da lui sapientemente disposto in molte parti delle sue carnagioni può tuttora servire di norma in certi casi agl'incisori dell'età nostra; nelle masse poi de' capelli e delle barbe si può imitare da qualunque incisore senza tema alcuna* Il suo pic- colo S. Girolamo in mezza figura dal Vanni, e nelle pard incise da lui l' altro S. Girolamo di fi- gura intera dalla propria composizione mostrano evidentemente questa bella sua proprietà inci- sorìa. Per lo meno, queste due stampe sono eccellenti modelli da rintagliarsi dai giovani principianti O. Gli amatori cercano avidamente le buone prove di molt^ altre sue produzioni. Fra queste si può annoverare Enea portante Anàdse da Federico Baroccio» la gran Crocia fissione dal Tintoretto, ed il ritratto di Tiziano. Nelle sue stampe, quantunque la bellezza delle forme non appaja, come in qudle dell'antico suo compatriota Raimondi, pure si mostra sempre energico e sapiente disegnatore, e se pecca tal- vòlta, è sempre di troppo, non mai di poco sentire. Minore del Raimondi per la bellezza dei contorni, gli è di molto superiore per lo stile delT intaglio. Con tutto ciò era ancora a metà corso per' giungere a quella perfezione vera- mente incisoria che distingue i migliori artefici dell'epoca terza. Il suo taglio non è sempre (*) n 5. GvroUxmù^ menu figara, inciso da nn qnadro o da va disegno dei Vanni, per artificio incisorio è migliore deil^ altro andie nelle parti incise di sna mano, prima che il suo discepolo ViUamena vi ponesse la sna, come si scorge in alcune prore di questo rame non terminato, le quali sono divenute rarissime e costose. Anche le buone prove dopo la riduzione del ViOamena sono avidamente ricercate dagli amatori, e possono servire eccel- lentemente di norma , come dissi , ai giovani principianti dal lato incisorio. Non é cosi dal lato pittorico, sebbene molti pittori le proponggno per tipo ai giovani disegnatori, a grave rischio di renderli manierati prima di formarli; giacché nel primo e più nel secondo S. Girolamo le forme sono sì pronunciate e ricrescenti, ch'io dubito se mai abbia esistito un tipo sim^ nel vero. 96 equidistante e fluido , non abbastanza vigoroso il chiaroscuro, ed è talvolta ancora visibile la linea di contorno alla foggia degl'incisori dell'epoca prima. Non introdusse, o non quanto basta, hin- go il contorno delle parti illuminate le necessarie mezze tinte prospettiche , né mai le coperse op- portunamente con' tinte locali; e quindi le sue stampe non producono l'effetto desiderato ch'egli ottenne co' suoi dipinti, ne sarebbero tutt' al più che semplici preparazioni O per gl'incisori dell'età nostra. £ però incontrastabile che il metodo pra- ticato nell'intaglio da questo celebre artista, se non diede all'arte nostra tutto l'incremento di cui era suscettiva, contribuì non poco ad aprire la strada a quei molti i quali dòpo di lui la portarono alla maggior perfezione. ('*) Gertamente è assai meglio tenere le masse laminose grandi più cHe si poòy die ristringere colle mes^ tint» i lumi, siccome avvenne in molte stampe moderne in cui le oamagioni sembrano di metallo; ma fra questi due inconvenienti si paò tenere una ▼ia di meazo , la qoale condnce alla giosta imitaxione della natom. Le stampe di Cort, d^ Agostino Garaici e d* altri molti di quel eccolo sarebbero bastantemente finite quanto al chiaroscnro per ona impressione in carta tinta da iOuminarsì con biacca, giacché la tinta della carta in simil caso fa ruIBcio delle mease tinte pro- apatiche. Per r impressione in carta bianca non sono che semplici preparasuoni, non essendo il rame abbastanza coperto di lavorob Dal lato del chiaroscnro Agostino incise a bulino, come i due suoi congiunti Lodovico ed Annibale, ad esempio ^i ParmigiaAino, incisero ali* acquaforte. 97 ENRICO GOLTZIO nato a Midbrecht nel i558, morto ad Harlemnd 16 i^j* JTXl pari d'Agostino anche Enrico già pittor rispettabile, quantunque non poco manierato, si diede a maneggiare il bulino, e quanto al ben tagliare gli fu di molto superiore ; anzi in questa qualità pochissimi lo superarono fra li più distinti calcografi posteriori. Goltzio divenne tanto pa- drone del suo strumento , che ne prendeva pro- priamente giuoco, girando, stringendo e svol- gendo i suoi segni nel modo il più bizzarro. Fu il primo che veramente cominciasse a far sentire le attrattive seducenti d'un tratteggio disposto in modo da produrre sul nervo ottico la più grata sensazione; ma fu il primo altresì che ne facesse dell'incisione una specie dì cal- ligrafia, facendo consistere il pregio dell'arte nella fermezza, fluidezza ed equidistanza del taglio; come l'abile calligrafo nella nettezza, pieghevo- lezza ed eguaglianza delle aste e de' filamenti delle sue cifre : non riflettendo che questa bella pro- prietà del bulino allora soltanto è bene appro- priata in calcografìa (e n'è frequente il caso) quando serve a più evidente dimostrazione della 9» cosa rappresentata; in caso diverso è anzi nec- cessario sopprìmerla ad arte, o per lo meno mi- tigarne il troppo lustro* Il bulino di Coltzio netto egualmente dappertutto, incrociato a rombo, e mosso arditamente, ben lungi dal giovare alle sue rappresentazioni, nuoce ad esse non poco segnatamente nelle figure più grandi, nelle quali il tratteggio si fa più largo, e per non essère coperti gF interstizi con pund tf impasto o colFm- trataglio y si rende troppo visibile (*). Se però si consideri che tale suo procedere fìi uno de' primi slanci delParte, dal quale i classici maestri del- l' epoca terza attinsero con più sensata modifi- cazione la somma cura che posero nell' esattezza del tratteggio incisorio; quest'artefice ha tutto il diritto alla stima ed alla riconoscenza dei coltivatori e degli amatori dell'incisione. Una (*) Che tiiino in calcografia i punti df impasto e Vintrata^ chia- mato anche dagfltaliani «/micco, mostrerò più dìffasamente in altro Inogo. Per ora giova sapere che i punti d impasto sono qnelle piìk o meno corte lineette^ che si veggono poste nelle stampe migliori moderne fra gli spazj che lasciano dae tagli incrociati ad angolo retto od acuto, e moltiplicate ad eguale distansa, e quelle pure che stanno fra due linee non incrociate, ed anche trovansi isolate. Vintrata^ poi è una lìnea, o taglio pia sottile e continuato, posto esattamente in mezzo agP interstizi lasciati da tagli più grossi: le incisioni che darò nel secondo volume mostreranno queste cose air evidenza. 99 delle 8ue stampe più ricercate è quella denomi- nata il carie di Goltzio^ in cui certamente sono molto minori i suoi soliti difetti , quanto le bel- lezze maggiori; sono belle pinre a vedersi la Madonna col Bambino e S. . Giuseppe che gli offre un pomo, stampa ovale per traverso colla sua cifra sul pomo ; ed è pieno d* anima il suo prò-- pria ritratto à^, lui inciso in busto di naturale grandezza. La rara sua destrezza e facilità nel- Fuso del bulino fu da lui comunicata a Giacomo Matham, il quale gli stette ben presso nelle buone e nelle cattive qualità del suo stile d' in- tagliare , ed a Giovanni Miiller , non che a Gio- vanni Saenredan; i quali nelF affettata arditezza del taglio fors'anco lo sorpassarono , e certamente nell'alterazione delle forme pseudo-buonarrotiche, avvalorata in loro dalF imitazione di Spranger, che (u il corifeo di tutti i pittori manieristi O. (^ È fama che Goltzio lavoratore iostancabile avesse aoqabtau tanta Cncilità nel tagliare il rame , che cominciato on taglio Io con- dacesse fermamente sino al suo termine senza giammai arrestare il sno bnlino, e che ì lunghi fili di rame, i qoali nel solcare la bru- sita superficie della lastra sembrano uscire lucidi e ricciuti dalla ponta del bulino, e per lo pia vi rimangono alquanto aderenti, non fossero da lui tolti col terzo dito o col quarto della mano sinistra , come sogliono praticare gF incisori , ma bensì strofinando la detu punta nella sua barba; quindi dopo d^aver lavorato tutto il giorno , pranzando cogli amici suoi gli rimanevano intorno 100 al mento Unti « cosi Incidi fili, ch« al lume delle candele risplen- dendo in modo singolare, lo fecero chiamare per ischerzo Tnomo dalla karba d* oro. Tengo qnest* amena storiella dalla bocca del celebre WiUe, nel mio soggiorno in Parigi. Goltzio ebbe yarj scolari, i quali lo eguagliarono, e fors^anco lo superarono nel ma* neggiare il bulino. Fra nere, e per lo più d'un solo taglio posto al lungo delle membra e de' panneggiamenti , e questo taglio, più o meno gonfiato secondo la forza dell'ombra, fa comparire più leggieri i contomi dalla parte illuminata, i quali sovente sono d'una prodigiosa sottigliezza e pieghevo- lezza; le piccole parti de' volti e le articolazioni delle mani e dei piedi sono energicamente indi- cate con semplici masse ombrose, troncate a tempo giusta il bisogno. Alcune delle sue stampe sono di composizione si vasta e farraginosa, che dipingendole in grandezza naturale, pochissime pareti fira le più ampie potrebbero contenerle: r incisore ti avvessi a tchizzare con fiicilità e maestria , al die non può rhlscire lodevolmente» se non se inventando e componendo egli medesimo quasi giornalmente. Con questo esercizio prelimi- nare molti . intagliatori delle cosi dette vignette ^ eseguite per le migliori produzioni librarie, e più che altrove in Inghilterra, riuscirono stupendamente anche incidendo dagli altrui disegni di semplice abbozzo* Di fiitto le pia piccole figure di Gallot , osservate con forte lente convessa, altro non diventano che puri schizzi di pen- na grossolana con pochi segni* verticali indicanti le OMUse ombrose ; ma di ciò più diffusamente nella parte pratica, cioè nel volume II. ri3 eppure in tanto avvolgimento di figure nulla v' ha d' incerto per chi le osserva attentamente. Là prospettiva lineare è ben di rado mancante, e se r aerea non è del tutto conservata per la modificazione della luce, che in si minute cose snerverebbe F esecuzione, lo è pienamente per r insensibile diminuzione delP ombra; di modo che fira gli oggetti vicini ed i lontani appare evidentemente Y aria interposta. In quanto poi all'armonia del chiaroscuro, tanto difficile a mantenersi in simili formicai, è i^ maestrevol- mente trovata e per la ripartizione dei gruppi e per T introduzione appensata di varj fabbricati, di piante e di verisimili accidenti di larghe ombre gettate dalle nuvole, che in simili rappresenta- zioni di più non si potrebbe tentare senza pro- durre confusione. £ da riflettere che per ben incìdere qne' minutissimi oggetti è necessario che l'artista, oltre alla più sentita intelligenza delle proporzioni e delle forme umane, sia dotato di vista ben acuta e di polso ben fermo, onde segnare a primo colpo i suoi contomi sulla vernice né più, né meno di ciò che esige T in- dicazione precisa degli oggetti che intende rap- presentare: un contorno addoppiato o tremolante, che in una testa di naturale grandezza poco in- fluirebbe, nelle moltissime di Callot, che sono 8 114 per Io più della centesima parte del vero ed anche meno, difforma tosto ogni rappresenta- zione ; e per quanto Y arte abbia trovato alcuni mezzi per coprire sulla vernice, indi rifare il già fatto, rade volte si può evitare l'apparenza per lo meno di qualche stento ingrato. Gallot era tanto sicuro d' occhio e di mano che alla fog- gia de' pittori soleva incidere i suoi più minu- ziosi rami sul cavalletto, cosa incredibile, se non ci venisse trasmessa da' suoi contemporanei; né era già per ischivare ogni sconcio che potesse nascere sulla vernice , giacché quella dì cui ser- vi vasi, e di. cui parleremo a suo luogo, era la cosi detta pernice dura e cotta ^ la quale resiste ottimamente anche appoggiandovi il braccio con frammezza un pannolino compiegato: era pro- priamente per rara disposizione di natura a far tutto anche ne' modi più incomodi per ogn' altro , e per particolare inveterata abitudine. ii5 CLAUDIO MELLAN nato ad AhheviUe nel 1 60 1 , nù>rto a Parigi nel 1688. N on è da tacere sul? abilità di Mellaii e come disegnatore , e come incisore. Le sue stam- pe, che in gran parte sono di sua composizione, mostrano Fuomo profondamente conoscitore, se non del bello , almeno del vero. Il suo stile in- cisorio poi lo distingue da ogn' altro per avere con modo tutto suo rappresentata con un solo taglio (tranne le prime sue opere nelle quali lo ha incrociato come i suoi predecessori) qualun- que composizione. Non è certamente lo stile più conveniente per gl'incisori in grande, e come abbiamo osservato nell' articolo precedente, me- glio s' addice alle piccole figure ; nondimeno Mel- lan in mez^o alla capricciosa sua economìa di tratteggio ha sì bene e si energicamente mosso quel suo tagUo sènza renderlo troppo lucido, che le sue stampe migliori, se non presentano varietà d' artifìcio e di tinte , non danno almeno allo spettatore T ingrata apparenza della penosa fatica che pure in quel genere non può F artefice evitare. Ma il solo incisore sa quanto costano qae' tagli enfiati a più riprese; il semphce amatore ii6 li crede fatti al primo colpo e gode all'aspetto di quell'apparente facilità. Fra le sue produzioni sono ricercate la Rehecca dal Tintoretto , S. Pietro Nolasco e S. Francesco nel deserto. Per molto tempo gli amatori ammirarono come cosa ini- mitabile la sua testa del Salvatore, intitolata il Scauo Sudario^ di grandezza quasi naturale, da lui ^segnata prima colla penna, e quindi biz- zarramente incisa con un solo taglio in giro, incominciando dalla punta del naso , e cod con- tinuato con varie inflessioni e gonfiamenti per tutta la stampa, e si è lodato a cielo perfino il carattere sublime di quel volto, che è ben lon- tano dall' esser tale; ma ora si pensa diversa- mente, e quelle tele di ragno non sono più ricomparse nella moderna calcografia O. (*) Qaest* iacisione creduta a qae^tenpi inimitabile fii lode» Yolmeate rintagUata dal nostro Bonacina , il quale non era più che mediocre intagliatore. Quanto meglio potea fiirlo nno più abile dì Ini! Non sono già queste le difficoltà incisorie che possono direi insormontabili. Del resto Mellan ebbe i suoi imitatori « fra i quali Gian Giacomo Thourneysen, Michele Lasne nel suo ritratto del P. Caussin^ e Nantenil in quello di Luigi Hessdini ma non ria- scirono le migliori stampe di questi artisti. Anche il Teneto Pit« teri, se non imitò in tutto Mellan, yoUe in modo tntto suo servirsi d* un solo ordine di tagli gonfiandoli a piccole riprese per lungo o per obbliquo del ramej ma il suo lavoro rinsd moscio e peloso. 117 CORNELIO BLOEMAERT nato ad Utrecht nel i6o3 , morto a Roma nel 1 680. T ^ Lj arte nostra ebbe non poco incremento dal bulino di Cornelio Bloemaert. Il suo tratteggio è molto più misurato, ordinato ed equidistante di quello de' suoi predecessori. Vi ha introdotto un movimento non ardito e al tempo stesso non timido , dal che ottenne molto rilievo ; se non che tale movimento per lo più troppo semicirco- lare e senza i semipiani del vero diede alle sue carnagioni un' apparenza di gonfiezza e di ten-* sione fuori del naturale. Ebbe pure un'altra pratica difettosa in tutte le sue opere, e fu quella d'incrociare il secondo col primo segno ad angolo retto , il che fece a vero dire con molta disinvol- tura e fermezza, vincendo la non poca difficoltà di eseguir ciò in ogni parte scorrevolmente e senza stento; ma che produce sempre durezza, ed è più fatto per rappresentare le statue di manne, che il vero vivente. Dal numero delle sue stampe, ricavate per la maggior parte dai nostri classici pittori , si deduce quant' egU fosse padrone del suo stromento. Una delle più ap- prezzate è quella per traverso, rappresentante ii8 S. Pietro che resuscita la Tabita dall^ originale di Guercino da Cento, e certamente per forza di chiaroscuro contro il suo stile ordinario, e per sincera traduzione del carattere tutto proprio di quell'autore può dirsi una delle migliori sue stampe; ma non è tale per artificio incisorio, da lui meglio sostenuto in altre sue produzioni, e fra le altre nel Riposo in Egitto d'Annibale Garacci. Sembra essere stato il primo ad abban- donare totalmente l'antico uso di circoscrìvere tutti gli oggetti con quella linea troppo evidente da noi già riprovata più sopra, ed a staccare i contorni per mezzo del solo chiaroscuro e della differente direzione del tratteggio, il che lo co- stituisce caposcuola e gli dà posto onorevole fira gli artefici dell'epoca seconda (*). {*) È poi Tero capotcnolfty perchè maestro soffice insieme ed alquanto ruvidetto, ciò che meglio non si poteva ^ ottenere che colla punta e coir acquaforte, e nel modo con cui HoUar servivasi di questi mezzi d'incidere. È anche ricercata It Torre deUa Cattedrale dAiwersa nelle prove con una sola linea di scrittura al basso, e la Maddalena nel deserto. i35 REMBRANDT VAN RYN nato presso Leida nel i6o6> morto ad Amsterdam nel 1 674. JLà artefice più òingolare e come pittore e come intagliatore è Rembrandt Yan Ryn, cele^ bratis8Ìmo per la quantità delle stampe da lui incise air acquaforte ed aUa punta dalle proprie composizioni con pittoresca libertà, o piuttosto col più strano disordine. Imitatore di nessuno e seguace della sola natura, si formò egli uno stile di comporre , disegnare , colorire ed incidere tutto suo, deviando in certa guisa da ogni bel sentiero spianato per altrui cura, per aprirsi un adito intentato fira balze e fra dirupi, che alla meta prefissa più* direttamente il conducesse. Per tal modo in balìa del proprio gusto isolato ei riusci a dir vero, le spesse volte stravagante, eccessivo, triviale, ignobile, trascurato, e quel che è peggio nelle arti estremamente scorretto. Fa agli antipodi del greco stile, e si mostrò nemico ostinato delle Veneri e degli Amori, in una parola del bello primario della natura : nella sua stampa intitolata la Morte della B. V. v'è una gloria d^ angeli, che la diresti piuttosto una discesa d'arpìe mostruose, ed in quella del ca^to i3d Giuseppe , la moglie di Putifarre è tale nella sua nudità da consigliare la fuga ai più dissoluti. Con sì enormi difetti chi mai crederebbe che i suoi lavori sì pittorici , che incisorj riuscir doves- sero tanto pregiati, da assegnargli distintissimo posto nella storia delle arti ? Se non che sì vasta e moltiforme è la natura, ed in ogni sua parte di sì difficile imitazione , che quando giunga l'artista a bene rappresentarla anche da un sol lato, ha già provveduto bastantemente alla sua celebrità. A ciò si aggiunga , che v^ ha un bello pittorico indipendente dal bello reale della na- tura, per cui ciò che è men bello, ed anche brutto nel vero, si & bello nelle opere d'arte per bellezza d'esecuzione e viceversa: quindi è, che allo sguardo degl' intelligenti è assai più bello un ispido eremita di Ribera, un mascherone di Fdlidoro, un ceffo di Leonardo , e perfino il più orrido scheletro di Michelangelo, che il ritratto della donna più avvenente stentatamente rappre- sentato da meschino miniatore. Tali bellezze appunto coprono le molte macchie sparse nelle opere di Rembrandt. Esaminiamolo dapprima nelle sue composizioni. Fu detto a ragione ch'esse mancano di nobiltà e di grazia; ma là verità, r espressione ^ la novità,. la varietà, la forza e l'armonia del chiaroscuro prodotte dalla qualità i37 degli aggrappamenti a ciò disposti » la corri- spondenza delle diverse attitudini colle diverse umane strutture , in che fii unico » compensano ad usura ogn' altra sua mancanza. Ebbe taccia di non curare i costumi de' tempi; ma come il più de' suoi compatrioti e limitrofi» e diciamolo pure 9 come qualche nostro valente ItaUano, non vestì le sue figure alla fi)ggìa olandese , tedesca veneziana. Ne' molti fatti del Vangelo, ch'ei preferì rappresentare , se non s'attenne stretta- mente alle vesti giudaiche » inventò egli stesso e turbanti e pellicce e tappeti e fasce e tuniche e confiisi ricami assai conformi agli usi orientali ; talché vedendo le sue rappresentazioni ci accor* giamo almeno che la scena non succede fra noi , né alla nostra età. Fu , dissi , triviale ed ignobile ; ma nella sua Risurreùone di Lazaro la figura principale ha tutta la dignità e compostezza 9 che conviensi a quel divino taumaturgo 9 e per r attitudine 9 se non per le forme, sarebbe degna di Poussin, ed oso dire dello stesso Raffaello; non é pur tozza come al soUto , e contro il solito vi ha tentato un getto di pieghe di più nobile stile. Che dirò poi della ben ordinata composizione , del maravìgUoso effetto del chiaroscuro e della particolare e generale espressione? Lazaro in quella stampa è veramente un morto quattrìduano. ]38 in cui comincia appena ad operarsi una nuova \ italità : egli solleva a stento la testa e le spalle, e d'una mano s' appoggia debolmente alla sponda della propria tomba* Qual contrasto fra questo moto semianime , e Y energico slancio della vicina sorella, curvata verso il risorto, cogli occhi fini e colle braccia spalancate per effetto di maravigli^ e di fraterno amore l Qual varietà di movimento e di carattere negli astanti, i quali ansiosi, at- toniti , confusi fanno corona all' azione principale? Se F estensore dell' Enciclopedia metodica avesse attentamente considerata questa sola sua stampa, non avrebbe asserito &cetamente , e si poco sen- satamente, che Rembrandt figlio d'un mngnajo i t non ebbe idee superiori a quelle che sonUDUU" stravagli il suo mulino. Né questa è la sola sna composizione da ben altri concetti formata, che dalle imagini del sacco e della mola. La sua stampa intitolata la Discesa dalla Croce^ non con- siderate le solite sue scorrezioni, è un vero modello per la ripartizione e la forza del chiara scuro, per la varietà e verità de' volti, p«r ** convenienza delle attitudini, per la grandiosità dell'aggruppamento, e da questi lati è preferibile alle decantate composizioni sul medesimo sog- getto di Rubens , di Jouvenet , di Daniel di Vol- terra e di molt' altri maestri. Ma una stampa i39 ridondante di finÌ88Ìmi concetti e del tutto nuovi è cpella intitolata YEcce Homo fra le sue la più grande. Il Redentore non è ancor presentato alla folla del popolo per soffirime gV insulti ; ma compare di prima giunta al Pretorio fra gli ar- mati satelliti. Ciò che va a succedere è manifesto dal tumulto della turba repressa a stento dalle guardie 9 dai complotti d'alcuni posti sul davanti, e dai moti furibondi dei ministri circostanti al pretore. La canna destinata a scherno del pa« ziente sta nella manca d^uno di questi, il cui ceffo ributtante, ma vero, ed alla circostanza oppor-* tunissimo, con occhi torvi e loschi, con naso bernoccoluto, con bocca avvinazzata si volge duramente a Pilato, e col destro pugno battendo sulla sedia pretoriale tenacemente insiste per la condanna. È questa la vera figura della protervia. Pilato stesso fra que'cani, che lo assordano, s' al- za dal suo seggio non ben persuaso per condan- nare, né abbastanza fermo per assolvere; sembra che voglia calmare, riflettere, indugiare; ma troppo chiara esprime a danno dell- innocente la paura e la titubazione. È da notare che qui la figura principale non è posta affettatamente nel mezzo della composizione, uè sul davanti, né sen- za ingombro alcuno interamente visibile, com' è odierno costume passato in precetto: la natura 140 gV insegnò, che nelle scene vere e tumultuose. Sì cui cMncontrìamo di quando in quando spetta- tori, accade una volta in cento di poter contem- plare r oggetto primario dell'azione senza frap*' posti impedimenti, che per conseguenza quelle pittoriche rappresentazioni di siffatti argomenti, le quali artificiosamente lasciano tutto lo spazio innanzi al protagonista , hanno tanto meno di verisimiglianza , quanto più fanno sentire allo spettatore che sono fatte per hd. Lungo sarebbe il descrivere i pregi di molte altre sue inven- zioni, fra le quali ricercatissima è la Piscina prohatica , ove sembra aver egli esaurite tutte le forze del suo ingegno ; ma non posso coprir di silenzio la stampa sua al mio gusto più cara, quella del Samaritano^ ove ha rappresentato qnel buon vecchio sulla porta in tale attitudine , che essendo propria soltanto di chi trema abituai* mente, per l'associazione delle idee sembra ve- ramente tremare, ciò che niun altro pittore, né prima di lui , né dopo , seppe dall' arte ottenere. Tutto ciò riguardo alla composizione ; quanto all'esecuzione si pittorica che incisoria fu egual- mente nuovo e maraviglioso in mezzo al più strano artificio, o per dir meglio al più ostina- to disprezzo d'ogni metodico artificio. Ne' suoi dipinti coperto appena il fondo nelle ombre ^ MI ricoperto a più ridoppj nei lumi ; talvolta schiac- ciato il colore delle carni col dito o colla spatola ; tal' altra divise le masse de* capelli coir asta del pennello. Nelle sue incisioni segni d* acquaforte ruvidi, ineguali, tremolanti, interrotti, condisi, affastellati e lanciati per ogni verso quasi a di- spetto; sì scorge in più luoghi la punta male aguzzata disobbedire alla mano, in altri la mano scherzare a sua voglia colla punta in singoiar maniera. Ma per V effetto portentoso , che ne risulta, piace in lui la ruvidezza medesima, come piacciono le scortesi e rozze maniere nel bur- bero benefico. Sono, per meglio esprimermi, le opere di questa artefice della natura di certe asprette bevande , le quali da principio disgustano il palato, e riescono in fine graditissime sovra d' ogn' altro più dolce liquore. Chi le osserva la prima volta, non allettato da belle e graziose forme, né dal lenocinio del bulino, ed anzi di- sgustato dalle molte scorrezioni che gli si affac- ciano , non ne risente che spiacevole sensazione ; a poco a poco penetrando nelle mire dell' autore vede eclissati i difetti dalla sonmia de' pregi, s' abbandona al piacere della novità e della ori- ginalità tutta sua, e le rivede le mille volte con sempre nuovo entusiasmo. Rembrandt è il primo 14^ e r ultimo nel suo genere nella storia pittorica e calcografica (*). . ^ M ■ {*) GonouB in pittura , cosi nell^iotagllo ebbe booa namero d' al- lievi ed imitatori. lÀvens^ Van Uliet, Van Ostade^ WorUdge^ Cosà- gliene, Watdet^ Benigno Bossi ^ Federico Schmidt^ Basan ^ Wilson ^ BaissieUy Denon, BailUe, Bartsch, Ekss ed altri molti (fra i quii aaoovero me stesso) tentarono chi più, chi meno quella maaien d** incidere in apparenza facilissima , in sostanza d* assai difficile esecuzione ; parmi però che quelli vi siano meglio riusciti ^ i quali seguirono le sue massime , non il suo meccanico procedere , in cui non trovasi alcuna stabile norma. Rembrandt ha immtginatt) che senza legame incisorio , purché ottenesse la voluta espressione e forza di chiaroscuro, ogni direzione od incrociamento di tagli, sia d^acquaforte , sia di bulino o di punta secca , oppure d* altro qual siasi stromento, fosse ammissibile: mancò molte volte a sé stesso, moltissime però riuscì ali* intento in modo maravigUoso; ma non conosco alcuno che volendo imitarlo a puntino, possa vantare eguale successo. Egli ha Inventato un genere d** incisione che noi chiamiamo a taglio Itòero ( come diremo a sno luogo), genere suscettivo ddle più sentite ed animate rappresentaùooi , ove si presti vigoroso il chiaroscuro, e quando T artefice, dotato di vero gusto e sapere, non si limiti a simulate i tocchi inimitabili di questo uomo straordinario; ma soltanto ad esempio di lui se- condi con piena libertà la propria lena. Il catalogo delle sue stampe è molto esteso, ed oltre a quelle già da noi indicate , molt*altre se ne veggono ricercatissime dai colti amatori } tali sono il ritrtuto dd Borgomastro 6ib;, di cui esistono pochissime prove, quelli dei due Ccppenol^ dtìP avvocato Tbttòi;, deir Utembogaerd noto sotto il nome di Pesator cf oro» ed il rzcrotio pieno d* anima e di verità^ in mezzo alla mirabile facilità con coi è fatto ^ deU* orefice Luana di Groninga. E ciò basti per nominarne alcune fra tante sue produzioni calcografiche, tutte o da nn lato 143 dali^akro assai pregevoli. Ho taciato di molte, le quali presso gli amatori sono portate a cielo e pagate ad alto prezzo , e le quali possono benissimo stare a confronto colle poche nominate; ma qaeste contengono sovente alcune parti troppo mancanti in mezzo alla loro superiorità in altre molte \ né mi venne in pensiero di àtanie alcuna ove si trovino femmine ignudo, giacché quanto alle forme sono esse veramente insoffribili. Quindi non ho parlato della sua sttmpa intitolata Vènere al bagno , quantunque per bella missa di diiaroscuro, e per ciò che in calcografia dieesi colore, sia una delle più belle di Rembrandt, e dove meglio ha indicato Rimpasto succoso delle carnagioni da lui dipinte. Quella "Venere (non so perchè così chiamata) è assolutamente sì nel volto che seir intera persona un vero ritratto ^ ma ritratto di brutta donna , adiposa, vizza e giunta al mezzo seccia Credo che questa figura farebbe stata appena sopportabile agli occhi di Rubens. Con tatto ciò ella è forse la stampa che mostra più evidentemente deir altre il misterioso artificio di Rembrandt nelle sue incisioni. 144 CORNELIO WISSCHER OLANDESE fiorwa verso il 1660. S. e cieca fede prestar si dovesse alle deci- sioni deir Enciclopedia metodica, noi dovremmo ammirare in Cornelio Wisscher il corifeo del- Farte nostra, dicendo essa, che gli artisti s'ac- cordano in aggiudicargli la palma dell'incisione. E a vero dire i meriti di questo pregevolissimo artefice sono incontrastabilmente e molti e grandi Egli ebbe uno stile d' intaglio originale, nel quale la libertà pittoresca dell'acquaforte si lega stu- pendamente con un tratteggio di bulino nitido e fermo. Conobbe assai bene il disegno, princi- palmente dal lato del chiaroscuro, ed espresse ottimamente la trasparenza ed il valore delle tinte. Non servile , non fireddo , non minuzioso , il suo lavoro mostra piuttosto la pieghevolezza del pennello , che la durezza del bulino ; il suo tocco è facile e largo , ridondante oltre ogni credere di gusto e di brìo* Il ritratto di Bouma e V altro detto delle pistole ne fanno chiara testimonianza : quanto ai soggetti di composizione, s'attenne preferìbilmente al gusto Fiammingo, con felice successo; né, a mio credere, il suo disegnare, quantunque spiritosissimo ad un tempo e vero. 145 s' addiceva a cose di stile, più scelto e più nobile. Qualche volta, come per esempio nella Fnca55eu5e, ha forzate alquanto e troppo lisciate col bulino le mezze tinte delle carnagioni, e le ha rese metalliche , il che non avvenne in quella de* Vio^ Unisd tratta da Van Ostade. Ma questo, a fronte di tante sue prerogative, è lieve difetto, e le sue stampe sono e saranno sempre ricercate da tatti gli amatori del tocco vivace ed ardito. Con- tattociò, quando il bello spirito e le frizzanti arguzie avranno vanto sopra il solido ingegno e sopra la maschia eloquenza , io pure coU'estensore delT Enciclopedia anteporrò Cornelio anche ai due egregi Girardi (*). (*) Intendo dire di Gerardo Andran e di Gerardo Edelink, i ^uli erano tanto superiori per yera abilità calcografica a Cornelio , ^piaat^egU il fa a tanti tuoi predecessori» contemporanei e sac- cestori. Ai tempi* di Watelet e di Leyesque, i quali stesero gli anicoU snudarti belle nelf Enciclopedia metodica, erano di gran moda in Parigi le parole esprit e ragaut^ e Wisscher somministrava abbondante materia per farle proferire in sua lode con vivo entusiasmo. IO U6 FRANCESCO POILLY nato cui ÀbbeoiUe nel lóia, mono a Parigi nel 1693. L lavoratore indefesso in un genere d^ intaglio a bulino facile e spedito , Francesco Poilly è uno degl' incisori, le cui stampe sono più numerose. È da osservare che in questa professione coloro, i quali produssero maggior copia d^ opere, hanno quasi sempre tenuto il medesimo stile d'esecu* zione in ogni lavoro, talché veduta una stampa, si può dire di. conoscerle tutte , non variando essi tutt'al più, che nello Stile del pittore. Procedendo in tal modo F incisore esercitato , al presentarglisi un disegno od un dipinto qualunque, antivede già con sicurezza T effetto che produrrà la sua stampa , anche prima di cominciarne il lavoro; per conseguenza non si trova giammai neU'am* biguità di scegliere un artificio piuttosto che un altro, e molto meno incorre nel pericolo d'in- gannarsi e d' essere in fine costretto a cancellare e rifare il già fatto con molta perdita di tempo. In mezzo però a tali vantaggi il giovane incisore ben disposto .nell'arte sua male prowederebbe alla sua riputazione, se a scanso di maggiore fatica seguisse tale esempio. Il vario stile pittorico M7 di varj autori non solo debb* essere espresso nell'intaglio colla differenza delle forme e del chiaroscnro, ma con cpiella ben anche del colo- rito, il che importa molta variazione neir artificio del tratteggio ; giacché Leonardo non può essere tradotto col taglio conveniente per Rubens , pè Raffaello come Paolo Veronese, né Correggio come Eibera, né Tiziano come Dolci. Pur troppo 8Ì cade per abimdine nello stésso genere di la* Toro anche nella buona intenzione di variare; se poi non vi si pensa , è inevitabile lo sconcio d'una continua monotonia, come avvenne di moltissimi incisori, e segnatamente di Poilly. £i fii seguace di Cornelio Bloemaert , ed al pari di lui, ma con tratteggio un po' più largo, trattò con eguale artificio ogni parte rappresentata; quindi anch' egli , cooie Bloemaert, ha quasi sem- pre incrociato ad angolo retto il secondo taglio col primo , metodp che in appresso fu giustamente riprovato. Così pure al pari di lui non s'attentò d'indicare incidendo le tinte locali, benché gì' in- cisori di Rubens avessero già cominciato a farlo. L'essere stati entrambi lungamente in Itaha è la vera cagione di simile trascuranza, giacche in Roma a que' tempi era massima stabilita, che mancando nelle stampe il colore, si doyesse prescindere dalla maggiore o minore olscurità 148 prodotta dal colore medesimo , e non avere in vista che le tìnte portate dal rilievo de' corpi, di che altrove diremo. Perciò PoiUy entra più nell* epoca terza per cronologìa , che per lo stile del suo intaglio. Nessuna opera dì lui è veramente squisita ; ma quasi tutte sono stimabili per beUa e facile disposizione di taglio , per economia d* ar« tificioy per sufficiente correzione e garbo di forme, e per essere i suoi lavori in certo modo d^ un sol getto; talché se manca delle più fine bellezze, è anche scevro da gravi difetti CX I . ; ■ l i . ! Ili — — — , ., {*) Fra 1^ sae produzioni sonQ preferite la ComunUme che porge 8. Cario agU appestcud da Mignard» la & FanùgUa ddla cuUa da Raffaello, e V Adorazione de* pastori ìa ottagono da Guido. Ebbe varj allievi ed imitatpri, fra i qoali si distingnono il suo IWitetto foinore Nicola ^ il sao nipote Giamtaaisui^ Stefano PioaH detto i} I^omanoy Teodoro Matham^ GufjiMmo Chauau^ Claudio Duflos^ iPchele NataiiSf Guglielmo VaUet ed Orazio Bruni, Appartengono pnrt alla eoa scuola Nicoki Piiau e Giownni Luigi MouUei^ de* <|oaU ragioneremp qui uppretso, 149 ROBERTO NANTEUIL nato a Rheims nel i63o, morto nel 1678* jnLl tempo dì Nantetiìl era in grand' uso a Pa^» ngi Timpiegare i migliori bulini iatorno ai ritratti delle persone pia distinte per grado^ per ingegno o per virtÒL. Né per verità più chiaro e più durevole monumento di questo poteasi consacrare alla loro memoria, perchè visìbile e diffuso per tutto il mondo. Nanteuil, già esperto ritrattista a pastello e corretto disegnatore , si volse tutto a questo genere dMncisione^ e vi riusci in grado eminente. Se alcuno de' suoi ritratti non è bello come gli altri, o non è bello egualmente in tutte le sue parti, egli è perchè volle tentare di quando in quando nuovi artificj^ e perchè la straordinaria affluenza delle commissioni lo costrìnse a servirsi dell' opera altrui ne' fondi , ne' panneggiamenti , e ben sovente nella capellatura. In generale i volti sono tutti suoi) perchè, di pochi in fuori, hanno tutti le eguali bellezze nel tutto, e l'eguale difetto in una parte. Questo difetto suo proprio e costante, consiste nella forma degli occhi, ch'egli ha tenuti sempre alquanto socchiusi e sbircianti pel rialzamento della palpebra inferiore , forse i5o nellMntento non bene conseguito ti' indicare il naturale sorriso, e loro ha dato in vece un non so che di sdolcinato che riesce disgustoso e mo- notono a chi osserva la collezione de' suoi ritratti; giacché nello sguardo sembrano tutti appartenere ad una stessa famiglia. H bellissimo ritratto di Pomponio 9 che è considerato il suo capolavoro, è però esente da questo difetto , il quale è anche meno pronunciato in quello dell' oppocató dOlanr da^ e nel busto in naturale grandezza di Zriiigi XIF. Intorno a quest'ultimo la vecchia Enciclo- pedia con espressione alquanto energica ebbe a dire che in quella, faccia si ravvisa perfino il sanguigno delle gote e delle labbra : più severa l'Enciclopedia metòdica noi consente; vi trova dell' esagerato 9 uè sa concepire, come dal solo bianco della carta e dal nero di stampa possa emergere il rosso ; ma se avesse spinto più oltre il suo raziocinio, avrebbe compreso che, quando nelle calcografiche rappresentazioni naturali ed esatte si trovano accresciute colla tinta di stampa certe parti, che in egual grado di forza si tro- vano accresciute nel vero dal colore vermiglio, l'imaginazione dello spettatore di già predisposta dalla giusta imitazione del tutto a riscontrarvi la natura in ogni parte, non può già riguardare quelle tinte come macchie accidentali che la r 'Stf i5i detarperebbero e cbe sarebbero insopportabili; ma bensì per analogia di sensazione vi riconosce qael colore che suol vedere nel vero. Egli è per questo princìpio, che un ritratto perfettamente somigliante ed espressivo con giusta voce pitto- rica si dice parlante, ed ognuno comprende, che senza r opera d'un Taumaturgo non può spiegare accento ; cosi , se è dipinto con quel giuoco di lame, che produce sulla cute il sudore , si dice sudante, e certamente la tela non suda; cosi pure nella mia Maddalena del Correggio non è alcuno, che non chiami blonda quella chioma; eppure è di tutt' altra tinta , perchè composta di schietto bianco di carta e schietto nero d^ inchio- stro. Tali espressioni, sebbene alquanto vivaci e non dì stretto significato, furono sempre per- messe, anzi ben accolte nel linguaggio delle arti, a cui, per difetto di molti termini proprj. a ben . esprimere F assunto, si rende indispensabile il traslato e la promiscuità di vocaboU colle altre arti diverse ed anche colle scienze d'ogni genere • e coli' amena letteratura. L^ artificio più general- mente praticato da Nanteuil fu quello dei punti codati nelle mezze tìnte delle carnagioni^ di cui parleremo a suo luogo , e questo difficile arti- ficio fu tanto a lui famigliare , che seppe ottenere le più tenere ed unite tinte senza cadere nello l52 stento (Tuna calcolata regolarità. Nel suo genere egli ha promossa Parte non poco, ed in gran parte i suoi lavori sono veri esemplari pei gio- vani incisori O. «HMi (*) Hùber, parlando intorno al merito di questo celebre cal- cografo ritrattista, vanta la leggerezza delle sue capellature. Io non posso in ciò convenire, che anzi trovo essere queste nelle tue stampe in generale più pesanti che no, e ben lontane dal gusto e dalla verità di quelle d^Edelink, di Drevet figlio e di molt* altri. ] i53 NICOLA PITAU nato a Parigi j e secondo altrì^ ad Àrwersa nel lóSS» morto a Parigi nel 1 676 O. vaioli tagli più nodrid e con un fare più largo Pitaa, seguace di.Poilly, si distinse incidendo a solo bulino il ritratto e la storia. Intagliò meglio qaeUo che questa ; hulladimeno anche in questa per quei tempi molto si distinse. La migliore sna opera a parer mio è il Cristo morto co^i angioli piangend dal Cuercino : oltre alla fedele imitazione del carattere dell' autore , quella stam* pa per saggia conservazione delle grandi masse di chiaroscuro, per disinvoltura d'artificio inci- sorio, per patetica espressione, per intelligenza e grandiosità di forme, per vigore di tinta ed anche per qualche introduzione di tìnta locale è assai pregevole. Ma come mai un uomo di si fino criterio, qual era Watelet, ha potuto coprir di silenzio questa sua bella produzione , ' e versare in vece tante lodi sulla S. Famiglia che incise da RafEiaello? Come nella piena del suo entusiasmo ha potuto asserite, che per anteporla alla S. Fa- miglia d* EdeUnk, non . mancherebbero ragioni (*) Secondo Watelet t altri variano di molto. i54 plausibili? Come dopo di lui tanf altri scrittori non si curarono di fare , o far seguire le necessarie ispezioni prima di ripetere ciecamente quella sua asserzione? Io ho disegnato da quell'originale nella mia prima gioventii mentr'era in Roma, ove più non esiste, e la prima stampa di quella composizione, che poi s' offerse al mio sguardo, jBi questa di cui parliamo. Quanto difformato ri trovassi Raffaello, non è dà dire. Ora poi che ' da quegli studj e da una copia antica d'eguale grandezza deir originale, che io posseggo di ma- no del suo alUevo Francesco Penni, ne trassi un disegno che ho recentemente inciso, ed ho pure sott' occhio la detta stampa, mi confermo assai più nella mia prima opinione. Sono rare, è vero, quelle stampe le quali reggono al con- fronto o decloro prototipi o delle belle copie antiche tratte da questi , quando non ayeano sof- ferta alcuna alterazione , ed è troppo pretendere , che nella trasmutazione da un'arte in un'altra, e passando pel veicolo d' un artificio totalmente differente e penoso, qual è quello dell'incisore, nulla vi resti a desiderare. Gontuttociò trovan- domi a Parigi ho voluto confrontare colF originale ivi esistente la S« Famiglia 'di Edelink, mosso appunto dal giudizio dell'Enciclopedia metodica, e sebbene abbia concluso con un valentissima i55 artista di quel paese (*), che in alcune parti si potrebbe £ur meglio, pure in complesso fìi da noi trovata degna dell'estimazione in cui è tenu- ta, quantunque non sia F opera più bella di quel sommo incisore, come afferma giustamente la stessa Enciclopedia; ma la preferita stampa di Pitau è ben lontana dalle finezze del suo pro- totipo, neiomeno per approssimazione. Il S. Giu- seppe è veramente nano e gobbo, la sua testa gonfia e senza carattere, la mano disossata, il panneggiamento goffo , il profilo del Bambino è quello d' un uomo formato^ il sopracciglio troppo mosso e rimontante , troppo forte lo scuro sopra Vangelo esterno dell'occhio, la bocca è troppo distante dal naso^ né questo ha forma infantile, le qaali cose concorrono a dargli fisonomia spia- cevole; la testa della Vergine non è punto sim- patica, stupido è lo sguardo, troppo larga e quadrata la divisione dalla fironte al naso, stretta e protratta più del dovere Fombra sótto il naso medesimo-, il che par macchia di tabacco; la bocca finalmente pei lumi troppo vivi, che la circondano, e per T ombra sotto il labbro infe- riore collegata con grave tinta a quella della guancia si fa troppo sporgente; di molti altri (^ n •ìgQor Berric, egregio incisore ed amico mio impareggiabile. i56 particolari tacendo per non parere mimmosop Quanto all'eflFetto dèi chiaroscuro, potrebb' essere certamente migliore; ma quel gruppo di figure è cosi bene disposto a tal uopo nell'originale per la bella distribuzione delle masse di chiaro-* scuro, che sebbene le tinte locali ed anche le prospettiche non siano punto conservate nella stampa, risulta nondimeno bastantemente vigO' rosa. Il panno azzurro della Vergine, quello bi-* gio della S. Elisabetta e quello giallo carico di S. Giuseppe hanno i lumi di nuda carta: e tali si mostrano pure stdla faccia di S. Elisabetta ^ cui Raffaello appensatàmente diede una tìnta generale più bassa , e perchè meglio conveniva air età Senile, e perchè più contribuiva a &r valere quella della Vergine, con cui si trova in contatto. £ questo dunque il modo con cui Pitau ha provato, che il principe della scuola romana poteva dare agV incisori lezioni di colorito, pur^* che sapessero leggerle? Watelet inebbriato da vivo entusiasmo per questa composizione del Sanzio , la quale per unità d' azione , per con- trasto ed affinità di linee, per amorevolezza d'espressione, per verità, varietà e scelta delle pieghe, per equilibrio di chiaroscuro e per eie* ganza di stile è forse la più bella che sia uscita da quelle mani divine, è ben iscusabile se ha i57 pretermessa ogni contraria osservazione incisoria. Pitau, ben lungi dalFaver colto meglio d'ogni altro lo stile di Raffaello, si mostrò più disposto per altri pittori valenti , ma inferiori a qael gran Genio. Egli merita particolare distinzione per al- cuni ritratti da hii incisi con franchezza di bulino, con molta verità e con ardita conservazione delle tìnte locali, quasi nel genere di Masson e di Nantenil; il che appare in modo più evidente nel ritratto d'Alessandro Petoi^io o PUau senatore della suprema Curia francese (*). (*) ^ questo ritratto Pitaa» come ia yar) altri n mostrò dagQO d'apparteoere agrinótori distiati di qaest* epoca terza ^ giacché vi ha serbate le tinte locali ad oa bel ponto; aprendo così la strada ad un Nantenil, ad nn Masson j ad nn Edelink ed 4 moli' altri io qnesta serie citati. i58 ANTONIO MASSON nato ad Orleans nel i636^ morto a Parigi nel 1700. lVias8on fa uno dì quelli che più aggiunsero e più detrassero al progresso dell'arte nostra. Le stampe sue più pregevoli sono la Cena in Emaus da Tiziano, il ruratte del Duca (THarcourtj gli altri due di Brisacier e di Charrìer d^egual misura e forma, e quello di Guido Patin. Che non v'ha di bello e di sorprendente in quella cena, e che aon v' ha di brutto ad un tempo e perfino di ributtante? La figura del Salvatore è veramente disgradevole; losco è lo sguardo, in* significante e moscia la faccia , mal conformate le mani , grossi i piedi , goffe le pieghe ; in som- ma il protagonista è quel di peggio che appare nella stampa: insopportabile è poi la testa del paggio, stentato e pesante F orizzonte, ed il cane sotto la mensa suddiviso ne' suoi peU sì grosso- lanamente , che il diresti coperto di tante listelle di carta arricciate. All'opposto il discepolo alla manca di Cristo è in alcune parti non solamente bello, ma veramente stupendo: la testa è viva, adiposa e perfino sudante; i capelli rasi da qual- che tempo e ricrescenti hanno l'untuosità ed il i59 lustro de'nataraU: F orecchia^ se Aon è un per^ fetto modello per disegno , è però cartìlagniosa, ben pronunciata e pittorescamente trattata ; V oc- chio, il sopracciglio , la fronte , il naso, le guance, la bocca , il mento , tutte fra di loro queste parti corrispondono insieme; e corrispondono fedel- mente- alla natura. Le mani d'esso discepolo, sebbene in alcune parti lascino desiderare mag-^ gior purità e fermezza di contomo, pure per la grassezza delle forme e della tinta corrispon* dono ancU' esse pienamente alla feccia. La figura del cuciniere è anch' essa piena di sentimento e di gusto, e per V ^etto del chiaroscuro sta assai bene al suo posto : non parlo poi dei varj acces* sor) squisitamente incisi , né di quella tovaglia , la cui bellezza pel semplice e ben appropriato artificio ond' è formata , si manifesta per sé stessa in modo , che quella stampa venne chiamata auto* nomasticamente dai Francesi la nappe de Musson. Fino allora, eccettuati alcuni ritratti, non era comparsa alcuna stampa, in cui il valore delle tinte pittoriche fosse conservato si bene come in questa: di simili tinte Tiziano tenne gran conto, ed il calcografo Orleanese senti la necessità di &rle spiccare con evidenza neUa sua traduzione, ben più che non fecero gl'incisori di Rubens, i quali non osarono variare col variar delle tinte i6o originali il loro tratteggio 9 come egli fece, por- tando air arte da questo lato notabilissimo incre- mento. Né il genio pittorico di Masson , per vie meglio rappresentare il suo archetipo, s' arrestò all' imi- tazione delle tinte di cui parliamo; ma tentò pel primo d' indicare bene spesso col bulino anche i colpi del pennello, comic in molti tocchi di luce sparsi in alcune parti della detta Cena^ in alcuni accessoij del ritratto à^Harcourtj e più di tutto negli occhi di quello di Charrier , ne' quali ha per tal modo mirabilmente indicata la sovrabbondan- za deU'umor cristaDino. Tale era anzi la tendenza di lui a questa imitazione del pennello, che in più luoghi, abbandonata senza scrupolo ogni re- golarità di tratteggio, maneggiò sul rame nudo il suo bulino con quella medesima libertà, con it embdU le peintre. Audran in mezzo a tanto merito, che ninno potrà mai contrastargli, e che lo costituisce il primo nel genere storico incisorio, non va esente anch^egU da qualche piccolo difetto , il quale però ne* suoi lavori non è sempre^ costante. Le sue carnagioni sono talvolta nelle mezze tinte ingombrate da una massa di tanti piccoli punti rotondi, o quasi rotondi e serrati fra di loro, da cui risulta certa qual. granitura alquanto pesu che mal si collega coi grossi tagli dell'ombrai mentre tal* altra * (e ciò segnatamente nella. Peste JEgma da G. Mignard) vi ha introdotte con sa^ce irregolarità alcune corte lineette più groe- se verso la parte ombrosa, più sottili verso T illuminata» le quali producono un efietto sorprendente. Né tacerò della troppa 169 gioMexza de* tagli da Ibi loiptegata ntlT incidere i capelU delle tne fifu«9 di che non vedo ragione , sebbene altri rbpettabili calco- pÈ&9 e tra qnetti nn WooHett, abbiano fatto altrettanto. Bla <{veste, che nouamo pel fine propostoci di servire ali* istruzione dei giovani incisori » sono piccole macchie in tanto splendore , • peròò diremo di lui con Orazio: . tibi pìura mtent . .'. . non ego pauds Offendar macuUs Oltre le indicate stampe di 6. Andran , h ricercatissimo il Battesmo sulla rwa dd Giordeuio da Poussin, la Verità tcùperta dal tempo dallo stesso • e Cristo che dà le chiari a S. Pietro da Raffaello. GIO. LUIGI ROTJLLET jiMo ad Arles nel 164$, morto a Pariff, nel 1699. jTXllievo di Francesco Poilly, quest'incisore lo ha non solo eguagliato, ma ben anche supe- rato. I suoi tagli sono più netti, più nodriti e più regolari di quelli del suo maestro, il loro movimento più fermo e più ardito , meglio sentite le forme de' corpi in generale e le estremità. La sua stampa da Annibale Caracci, rappresentante le Tre Marie coW Angelo alla tomba di Cristx)^ è stata sempre e ben giustamente lodata e ricercata dagli artisti e dagli amatori. Il suo stile s' avvicina in gran parte a quello di Pitau , più che a quello del suo maestro, i quali due però sono in certo modo nel loro carattere d' un' eguale famiglia (*). {*) Molti altri incisori di merito fiorirono intorno a quel tempo ; ina più o meno inferiori a Roullet , quindi la calcografia non ebbe per essi notabile avanzamento. Medita però attenzione Francesco Spierre, il quale ebbe due maniere d* incidere 9 Tana col contri- taglio ad angolo retto nel genere di Poilly, T altra d^nn solo ordine di tagli ad esempio di MelUn; ma in modo alquanto diverso. Fu molto ricercata la sua stampa dal Correggio, rappresentante la B, Vergine in atto d allattare il BanMno col piccato S. Giòcofim, che gU porge frutta, e per dir vero, il carattere dell'autore» <]uanto al disegno , vi è bene conservato ^ non è cosi quanto a! 171 chkroseoro ed al colorito « qualità costitneati il maggior inerito di quel sommo pittore. Quello stile d* intaglio introdotto dal ca« poicaola Cornelio Bloemaert non era fatto per bene rappre- •eatare Correggio da qoesti lati , quindi non potè Spierre indicarne la fluida grassezza del colore nelle parti illuminate, né la dolce tniparenza de* riflessi di luce nelle ombrose. IJH GERARDO EDELINK nato ad Ans^ersa nel 1649, morio a Parigi nel 1707. E eco r incisore 9 i cui lavori a giudizio non pur mio, ma de' migliori intelligenti meritano il primo posto fra gli esemplari dell'arte. Come (forse per essere egli nato in Anversa) abbia taluno potuto ravvisare nella sua maniera d'in- cidere il compatriota de' troppo noti Bolswert, Vostermann e Ponzio incisori perpetui del loro Rubens , e quasi satelliti di quell' astro della scuola Fiamminga, io noi saprei. So bene ch'egli era più fetto per lo stile moderato di Le Brun, e per quello ben più scelto e purgato dello stesso Raffaello , che per la maniera più o meno alterata e pesante del suo per altro valentissimo con- cittadino : e so pure che quando la storia non ci segnasse la sua origine, nell'esame delle sue opere non si troverebbe certamente con che mostrarlo Fiammingo. Egli possedeva in alto grado il di- segno, non dal solo lato del contomo, in cui sovra d' ogn' altro il Raimondi si distinse ; ma da quello altresì del chiaroscuro, dell'aerea prospet- tiva, delle tinte locali, della morbidezza, leg- gerezza, varietà; di tutto quanto in sonuna può I > 173 formare la più esatta rappresentazione del vero e del bello senza Tajuto del colorito, e che Raimondi non conobbe. Quanto all' intaglio , molti invero lo superarono a parte a parte: que'suoi connazionali nel vigore e nel calore, direi quasi, delle tinte; il suo competitore Audran nella libertà del tocco, e nelF intelligenza delle masse di chia* roscuro; Masson nella varietà delle tinte locali; Wisscher nella vivacità ed arditezza; Pietro Drevet nell'unione e morbidezza; Flipart, Strange e Bar* tolozzi nella porosità delle carnagioni;- Ficquet nella finezza del lavoro; Balechou, Wille ed altri molti nella nitidezza del taglio ; WooUett ed altri pure nel modo più acconcio di trattare e terreno ed alberi ed acqua e montagne e fumo e nuvole e cielo; nessuno però riunì in sé tanti pregi, quan- ti se ne ritrovano in quest'uomo straordinario. Perocché nessuno, non dirò il vinse , ma nemmeno adeguollo nella parte più importante dell' arte no- stra, nel ben calcolato prospettico movimento del tratteggio, che é quanto dire nella più profonda intelligenza della forma e del rilievo de' corpi, n qnal movimento per ogni altro di£Elcilissimo , appare in lui si naturale e spontaneo, che per intricata complicazione de' più strani accidenti mai non iscema o si confonde, e come termometro che ad ogni minima alterazione dell'atmosfera dà 174 segno, il suo taglio ad ogni incontro di benché lieve convessità o concavità, tosto si piega, né più né meno, allargandosi o ristringendosi mira* bilmente. Per tal guisa pare ch^ esso taglio dolce- mente vada lambendo ogni cosa che rappresenta, come il pollice dell'esperto scultore s'adagia e 8^ aggira maestrevolmente sulla molle creta per dar anima e grazia al suo modello: non mai ardito oltre il dovere o bizzarro, ma costantemente mo- derato giusta il bisogno, ora declina in soave punteggiatura, ora s'arresta a grand' arte, ora progredisce e si gonfia da solo , ora s' incrocia col secondo e col terzo, e sempre con quella diffici- lissima apparenza di facilità, e con quell'equilibrio d'artificio che costituiscono il vero bello nelle opere d' ogni genere. Quindi le stampe di questo sommo aitefice sono abbastanza vigorose di chia- roscuro, non nere, raccolte di lume, non vitree, pure di taglio, non lucide, ferme e risolute a tempo, non esagerate , morbide , ncm bambagiose, variate di tuono, non disarmoniche. Fra queste, che pure son molte, si citano per migliori la Sacra Famìglia da Raffaello d'Urbino, il Ritratto di ChampMgne da esso stesso. Cristo in croce cir- condato dagli Àngioli , la Maddalena nel mom^ito della sua conversione, ed Alessandro alla tenda di Dario da Carlo Le Brun. Quest' ultima , come già 175 dissi, senibtò a molti non pareggiare quelle di Audran cui va unita , e certamente lo stile d' Ede- liuk , più regolato essendo , e direi quasi compas- sato, mal rispondeva alla foga d'una battaglia, ove tutto ò slancio e discordine; e se T incisore d'Anversa si fosse posto a confronto del Lionese intagliando il passaggio del Cranico , e le sconfitte di Dario o di Poro^ sebbene pieno d'intelligenza e dì gusto, il suo lavoro sarebbe rimasto senza nerbo, e senza fuoco bastante; ma il saggio artista conscio di sé stesso lasciò alla punta ardita del suo rivale le nnschie, le stragi ed i romori del trionfo , e riservò pel suo bulino dolce del pari e severo il commovente spettacolo della famiglia di Dario, che oppressa dal destino e menipossente si prostra ai piedi del magnanimo vincitore recatosi a visitarla e rincorarla nella stessa di lei tenda : argomento in cui dubito forte , se lo stile d' Audran potea si bene convenire. Ma quand'anche cedesse questo all' altro Gerardo in una sorta di rappresentazioni che ammette, anzi richiede pittoresca libertà e sagace trascuratea^ui d' artificio , ed in cui l' acqua* forte domina con buon successo; non è cosi di ogn' altra specie fatta per osservarsi più da vicino , ove gli stessi grandi pittori sostituirono saggia- mente la fusione alla libertà del pennello , e non dimentichi del tutto seguirono la natura fin nelle 176 minìine parti: ivi trionfa il btdino^ ed ivi Edelink impiegò quella non puerile diligenza e quella non dura precisione, che formano la delizia deWeri conoscitori. Io non saprei abbastanza encomiare la stia Maddalena , che , tranne qualche difetto nel giro della testa O, e qualche noncuranza nel fondo più lontano, è un complesso anmiirando di pit- toriche e d' incisorie bellezze : il panneggiamento della Santa è tale che in verun altro stile d* inta- glio può risultare si bello ; veduto dappresso è di- ligentemente e saporitamente inciso , più da lungi è dipinto con grassezza dì colore e con mira- bile facilità ; la direzione poi del tratteggio è qui più che altrove sovranamente intesa : ma V opera che più mi va a sangue, e di cui a ragione si compiaceva egli stesso , è il ritratto di Champaigne. Prima io morirò, che cessi di contemplarlo so- vente con sempre nuova maraviglia. Ivi si conosce quant' egli fosse egualmente gran disegnatore , che incisore; poiché in quella testa tutto è sapere, tutto verità: chi la copiasse in grandezza naturale, nulla avrebbe ad aggiungere, pei var j piani ed accidenti del vero; vi trovi T ossatura, la pelle, (^ n sopracciglio e rocchio dalla pane sinistra della Ciocia doyean essere alcpanto abbassati per secondare Y andamento della bocca e del naso , e per coad juvare ali* espressione di tntta la figura rappresentata dal pittore nella più animata compunzione. 177 Fadiposità i gli occhi sono vivi e veggenti , umet- tate le labbra, il mento coperto d^una barba non rasa da più giorni , ed espressa in modo singola- re ; nascono bene i capelli suUa fronte , bene alle tempie; si stendono in belle masse variamente ondeggianti; scherzano qua e là^ moderatamente , staccandosi, isolandosi e leggermente perdendosi fra le masse stesse o nel fondo, cosa oltre ogni credere malagevole ed in cui fu egli sovra quanti altri furono eccellente. Per le quali cose , sebbene da molti superato e superabile in qualche parte, rimane egli tuttora per comun voto il principe dell'incisione. Duolmi soltanto ch'egli abbia ne- gletto il sussidio ( allora già conosciuto) dell'acqua- forte per molti oggetti indispensabile, e che a' suoi tempi non ben si conoscesse Y uso della punta im- mediata parimente per molti oggetti, se non indi- spensabile, utilissima. Tanta era in lui V attitudine a qnest' arte, che non solo complessivamente , ma ben anche partitamente ne avrebbe segnato V apice inarrivabile (*). (^ Ho parlato qnì di panta immediata, detu anche punta secca; e quantunque di qnetto incisorio stromento dovrò parlare diffasa- osente nella parte pratica, pure a q.aelli fra i miei leggitori, i qioli non tono della professione, trovo necessario di spiegare ia poche parole che significhi questo vocabolo, di cui dovremo anche in appresso far uso. La punta secca pertanto, o punta immediata , o punta a rame nudo, è stata così chiamata per 12 178 distinguerla dalle varie ponte delle quali si servono gP incisori per segnare i contorni ed il tratteggio sulla vernice , prima di lar mordere il rame coll^accpaforte. Questa punta dicesi dunque punta secca, perchè è tale, che ferisce bastantemente il rame indipen* denteòK^nte dal bagno delF acquaforte. Per incidere la regione delParia, certi pannilini nelle parti chiare, e più di tutto le mezze tinte di certe carnagioni tenere e dilicate è stromento op- portunissimo in una mano bene esercitata. L* egregio incisore vivente, il signor Raffaello Morghen , non teme confronto in questo genere di lavoro, e si possono consultare per chiarirsene le sue stampe. 179 FRANCESCO CHEREAU nato a Blois nel 1697, morto a Parigi nel 1739. JL ra gì* incisori di ritratti nel gran genere si distinse pnre Francesco Chereau, segnatamente ne' bei ritratti di Luigi Pecourt e del Cardinale di Polignac per la flessibilità e la nettezza del suo taglio, pel brio delle tinte, pel vigore dei tuoni, per r intelligenza delle forme e per la più giusta indicazione calcografica delle tinte locali pittori- che. Quanto si disse di Nanteuil rispetto al suo ritratto di Luigi XIV, cioè che seppe col solo nero di stampa far sentire il vermiglio delle gote e delle labbra, si può dire egualmente di Ghereau intomo al ritratto di Polignac , il cui volto sembra veramente rubicondo. Il merletto non cede per nulla a quello di Drevet nel suo Bossuet , se non è anzi più spiccato ; così il collare è anche perfino più trasparente di queUo, e la sbarra della seg- giola pei tagli fluidi, lucidi e serrati, con cui è intagliata, pei colpi di luce magistralmente serbati, pei tocchi più scuri e pei riflessi maravigliosa- mente distribuiti appare di tutto rilievo, e par che toccandola s^ abbia a sentire il liscio gradevole al tatto delForo brunito. Quest'artefice da molti i8o lati diede incremento all' arte. Ha gustate al som- mo grado ed ha fatte gustare agli amatori le attrat- tive del bulino, e si direbbe essere stato discepolo d' Edeliuk o di Nanteuil , eppure si vuole discepolo di Ger. Audran (*). (*) Iio dice Hiiber nel «uo manuale; se non che tanto potrebbe intendersi Germano, quanto Gerardo Audran, avendo egli posto avanti il cognome un solo G. In ambo i casi qnest* incisore nulla avrebbe di comune col suo maestro; ma se quel G. volesse dire Gerardo, è tanta la distanza che passa fra lo stile incisorio di Gerardo Audran e quello di Francesco Ghereau, eh* io non so indurmi a prestar fede a tale asserzione , non potendo essere che uno sbaglio evidente. / i8i D PIETRO DREVET FIGLIO TIMO a Parigi nel 1697, morto ipi nel lySQ. i questo cognome due altri rispettabili in-» cisori, cioè Pietro il padre e Claudio il cugino 9 si distinsero per molte belle produzioni ; ma come all' apparire del sole cessa lo splendore delle stelle più fìilgide, cosi Drevet figlio colla sua superio- rità . nell' arte nostra ecUssò gli altri due di sua famiglia; quantunque isolatamente considerati, me- riterebbero anch^essi onorevole posto in questa scelta serie calcografica. Disegnò ed intagliò del pari sapientemente ed accuratamente : il suo trat- teggio è puro, abbastanza variato, pieghevole, spiritosamente mosso , anzi talvolta , per tema d'incorrere nella naturale inflessibilità del bulino, ondeggiante più del bisogno. Le sue carnagioni nelle mezze tinte chiare sono a punti codati sul- r esempio di Nanteuil, di Masson, d'Edelink e di qualch' altro ; ma conservano però una fìisione, una morbidezza ed un impasto suo particolare. È da osservare che in molti de' suoi ritratti que- sti punti, scendendo al mento, cessano d'essere codati, e prendono in vece certa quale roton- presentante la Risurrezione di Cristo da Giovanni André, mostra, certamente T attitudine sua a riuscire , cornee riuscito, sommo incisore i ma in complesso non merita gran &tto rattenzione dei coki amatori. Contemporaneo suo, sebbene più giovane , secondo Hiiher ed altri di sei anni, fa Giovanni DauNé, il quale nel maneggiare fran- camente e nettamente il bulino gli sta bene a confronto , e quanto air arditezza del tratteggio gli è certamente superiore^ ma non ha né il suo vigore di chiaroscuro, né in certe parti la sua finezza e delicatezza. Per sua sciagura impiegò frequentemente la sua abilità intorno ad alcuni pittori manieristi suoi conna- zionali, de* quali Boucher era in alto grado il corifeo, e «con- diva la maniera pittorica con altrettanta maniera calcografica. Gli amatori però valutano il suo ritratto di Clementina Principessa di Polonia e Regina cCInghikerra^ ed anche la Maddalena del Cor- reggio, Parlando intorno a questo soggetto da me pure intagliato, dirò candidamente d"* averlo, se non erro, superato nella morbi- dezza e nella fusione proprie di quel sommo pittore ; ma non certamente nel brio e nella nitidezza del taglio. i85 GIORGIO FEDERICO SCHMIDT nata a Berlino nel 1712^ morto ìpì nel iJ'jS. Lj- artefice che prendiamo ad esaminare è nno de' più grandi che vanti la storia calcografica. Egli seppe accoppiare la maggiore nitidezza e fermezza del bulino ad un moto di tratteggio ardito 9 variato, talvolta espressamente slegato, e pieno sempre di sommo gusto e sapere. Dal taglio regolare j in che emulò i più severi buUnisd^ passò, quando gli piacque, al taglio Ubero colla scherzevole punta de'più spiritosi acquafortisti^ lasciando incerto il giudizio, se più nell'uno o nell'altro genere siasi distinto. Ma non è maraviglia eh' ei riuscisse del pari in questi generi d' intaglio tanto fra loro op- posti, quando la più sentita cognizione del dise- gno e del chiaroscuro, il più fino raziocinio ed uno spirito illimitato gli servirono costantemente dì guida. Nel primo genere preferì dedicarsi ai ritratti , sebbene abbia pure incisi alcuni soggetti di storia: tutti quelli che incise sono belli; ma ({nello di La Tour dal dipinto, che quel pittore ha fatto di sé stesso, è ammirabile pei pregi che si riscontrano in tutti gli altri , e più per l' anima e la giovialità si bene espresse in quel volto ; assai i86 bello è pure il ritratto di Mounsey^ e bellissimi quelli dei conti Rasumomhy ed Esterhazy^ non che deir Imperatrice di Russia Elisabetta dai dipinti di Tocqué 9 ove gli accessorj segnatamente sono trat- tati con sorprendente maestria ; né meno pregevole è quello di Mignard tratto da Rigaud, ch'io però non saprei valutare , come altri vollero, il sao ca* polavoro. Neil* altro genere trattò egualmente bene i ritratti e le storiche rappresentazioni, alcune delle quali sono di sua composizione , dal che gli torna gran lode. Imitò , ma non segui servilmente il sag- gio disordine pittoresco di Rembrandt e di Ca- stiglione, e colla punta a rame nudo seppe avvi- cinarsi bene spesso alla le^erezza spiritosa ed ìncantatrice di Stefano Della Bella. Tutto è sapere in lui, tutto fiioco, e quel che più importa, tutto impronta di verità. Si può dire di qnest^nomo singolare , che due valentissimi incisori fossero in un solo. In mezzo a qualche imitazione dell* arti* ficio altrui , secondò sempre il suo genio straordi» nario, e sempre emerse originale. Se avesse trattata la storia nel gran genere , come trattò il ritratto , e se la sovrabbondanza del suo spirito non lo avesse talvolta tradito, egli poteva salire al primato dell'arte nostra. Se però non è tale, è certamente, come dissi, uno de' più valenti maestri, ed anche il più esperto incisore; chi prenderà a consultare 187 sovente le belle stampe di Schmidt, gaadagnerà molto da molti lati della sua professione O. (^ Fra le stampe di Schmidt nel genere di Rembrandt sono preferite dagli amatori le due di pari grandezza , intitolate la Figlia risuscitat a da nn dipinto di Rembnndt e la Presentasàone al Tem^- pio da Dietrich , la prima delle qnali segnatamente h t nn effetto stnpendo. Molti, come dissi air articolo di Rembrandt , hanno ten» tito questo genere d* intaglio 9 ma nei più si vede congiunta colla Toglia di fiire F impotenza di rìnscire. Nasce questo da ciò, die Tsdendo le stampe di Rembrandt svincolate da qualunque legge punuDcnte incisoria, sembra ai dilettanti di calcografia, che, appena ittratii della maniera di dare la vernice sul rame , e di farlo mor- dere dalT acquaforte , sia ovvio l'operarvi sopra liberamente, e eoo pochi tocchi a punta secca nelle parti chiare , e qualche graffia- tara di bulino nelle oscure, ottenere buon effetto. Ma la cosa è ben diversa; giacche lo scoprire snl rame il valore delle tinte, quali verranno snlla sumpa, h fimtto di lungo esercizio, ed è difficile e^raente nel genere del taglio libero, che in quello del tagUo regolare^ il ridurre poi le tinte in buona gradazione ed impasto è arni più difficile nel primo genere, che nel secondo , e ciò per la ragione semplicissima, che nel taglio regolare V equidistanza dei tegoi tende già di sua natura a produrre unione di tinta, mentre air opposto nel taglio libero la variazione quasi fortuita della for- ma e ddla distanza delle rispettive linee lascia sempre molti {Accoli apazj di rame o non coperti di lavoro, o non quanto basta. Quindi Schmidt nelle sue stampe alla foggia di Rembrandt, seb- l>eoe introducesse, come questi, quel disordine d^ artificio proprio del fuoco pittorico sempre restio ad ogni servile pazienza , pure odia riduzione de* suoi lavori , fin dov^era d* nopo , non mancò di portarli a quella piacevole unione ed armonia di tinte non lisce, ne rozze che ricordano il vero , ed in che superò tanto ' lo stesso Resibrandt, quanto in altre parti gli rimase inferiore. Tanto gli valse la preventiva sua abitudine a ben maneggiare il bulino. i88 GIAN GIACOMO BALECHOU nato ad Jrhs nel lyiS, mono ad Avignone nel 1764. 17 ra ì più distìnti per nitidezza, fermezza ed eguaglianza di taglio è incontrastabilmente da an- noverarsi Gian Giacomo Balechon. La più volte citata Enciclopedia quanto fu ingiusta nell' enco- miare oltre il dovere Pitau e Wisscher , lo fìi al- trettanto nel biasimare troppo severamente questo pregevole maestro. Non solo vi è descritto come sprovvisto d'intelligenza e di gusto nel disegno, ma inferiore ben anco agli altri bidinisti, se non quanto alla meccanica abilità del taglio , che gli si accorda moltissima, almeno quanto alla più convenevole applicazione d' esso tagUo a que' molti accessorj che sono quasi esclusivamente proprj del bulino. Io noi proporrò certamente a modello dal lato del disegno, che pur troppo in molte parti pecca d' eccesso o di mancanza ; dirò bensì che le sue stampe non sempre e non in tutto gli meritarono si&tto rimprovero. In quella deUa S. Genepieffa tratta da Yanloo, la testa (quando si eccettui la bocca e la punta del naso un po' ca- ricate, non però fuori del vero) spiega per ec- cellenza quell'aria di semplicità che ben le si 189 addice: la massa ombrosa delF occhio a ricca palpebra è largamente sostenuta, e ne risulta gentile e simpatico il profilo. Cosi avesse egli trattati que' Serafini e quelle pecore , che pur trop- po sembrano di bronzo; cosi men liscio avesse £atto e men vellutato il tronco dell'albero adja** cente, men grossi i tagli del cielo » men oscura ràcqna, meno stentato il terreno, meno duri i paimeggiamenti ; avesse in somma imitata la tra- sparenza e la leggerezza del tocco originale, come ne conservò, più che non importava, il biasime- vole stile di quel tempo. Nel suo intaglio poi della tempesta da Vemet , non solo è da ammirarsi la squisita imitazione delle onde agitate e spu- manti, da cui WooUett apprese probabilmente a trattare quelle della battagUa aUa Hogue; ma lo sono egualmente le tetre nubi procellose , V indizio della pioggia , il molo , il faro , i neri scogli e le piccole figure illuminate dal lampo con tocchi circoscritti e vibrati , simili a quelli del pennello. In questo capolavoro ben poche parti potrebbero meglio eseguirsi cogli odierni vantaggiosissimi mezzi della punta secca e d'una più inoltrata preparazione all'acquaforte. Terminerò quest'arti- colo coli' esame della sua stampa più grande , cioè àA ritratto d^ Augusto III^ Re di Polonia dal di- pinto di Rigaud. È forza confessare che il cielo 190 è d'onà tinta pesante e ferrigna ; che Y albero la- terale e per disegno e per intaglio è veramente scipito; che Fermellino è ben lontano dalla finezza e morbidezza di qnello dei Cardinali Bosfiuet e Dnbois di Pietro Drevet il figlio ; ma la testa di quel ritratto, se non eguaglia quelle dello stesso Drevet 9 d'Edelink, di Nanteuil e d^ alcuni altri , non lascia d^ essere eseguita con beli' artifìcio in* cisorio , baste volmente corretta e d^ un effetto assai vivace ; il velluto, se non vale quello di Wille nel ritratto del Conte S. Florentin, è però rappresen- tato a dovere, con molta nitidezza e con movi- mento di taglio ben adatto e spiritoso. Ma se nuli' altro vi fosse di pregevole in quella stampa, la sola tersissima armatura basterebbe a meritargli la palma in una parte, quantunque accessoria, importantissima per Farte nostra, il che non è poco, n pittore si contenterà di trovarla giusta e conforme alla natura; il calcografo investigan- done l'artificio e conoscendone la difficoltà, la trova maravigliosa e perfino scoraggiante. Essa è formata d'un solo taglio ora parallelamente ripe- tuto, ed ora ad equidistanza perfetta restremato pel lungo d' ogni pezzo che la compone , e nella direzione precisamente che il fabbro ebbe a te- nere lisciandolo. Questa è la maniera più acconcia per ben indicare la durezza insieme e la lucidezza 191 d'una materia non diafana: vi ho posto a con- fronto altre armature incìse colF intrataglio O, altre a due tagli nella colonna dell'ombra, e fui convinto che si nelF uno che nell* altro modo viene alcjuanto interrotta quell'unione e fluidezza con- tinnata di tinte, che ofl^e la natura sulla brunita superficie di simili corpi. Avverta però il giovane incisore, cui propongo Balechou a modello da questo lato, che tale suo artificio riesce ingratis- Simo, se non è accuratamente e senza stento imitato; il che nelle parti scure segnatamente è assai malagevole, ed esige molto gusto ed intel- ligenza degli effetti deUa Ince, sonmia pazienza nel rientrare e nel lambire ( dirò cosi ) dolcemente i tagli a più riprese, e lunga abitudine nel maneg- giare con fermezza lo stromento. Tale mostrossi r abilità di Balechou in questo pezzo , che nessuno prima di lui, nessuno dopo, anche seguendo il suo metodo, potè fare altrettanto: i posteri po- tranno forse emularlo, superarlo non mai. (*) Anche àtVintraiofjtio ngiooerò diffasamente neOa parte pratica. Basti per ora sapere che ùUratagtio significa nn tagtìo piò lottile poeto perfettamente in mezzo, ed al lungo di due tagli più Srowi» il che produce nn effetto gradevolissimo. 192 GIO. GIORGIO WILLE nato a Kònisberg nel 1716^ morto a Parigi nel 1808. Per U oiaae^ ea «^pe Wagner e Francesco Bartohzzif di cni ragioneremo fra poco par- titamente. Lo stile d^ incaglio però (del disegno non parlando) che tenne Roberto è più bello e più adatto, a rappresentare i vigorosi dipinti, che quello degli altri calcografi qnk nominati* Dopo di Ini gr incisori di storia hanno potato convincersi tanto pienamente della convenienza d*nsare il taglio interrotto nelle mecze tinte delle carnagioni, che tranne alcuni, i quali passarono dal taglio continuato ai punti cedati , come praticarono i migliori cal- cografi ritrattisti, quasi tutti s* attennero più o meno ali* ottimo esempio di li]t. Il già lodato Raffaello Morghen, il quale fu il primo a servirsi della punta secca pei tagli interrotti nelle carna- gioni, e ne ottenne le più dolci e tenera tinte, ha craduto (a quanto mi disse) vedendo le stampe di Strange che fossero eseguite anch* esse colla ppnta secca e non preparate air acquaforte , come lo sono e come ho potuto evidentemente riscontrare sopra alcune prove di soln praparazione eh* io posseggo; quindi anche il ce- lebre Morghen debb* essera conipraso da questo lato fra gV imita- tori dì Strange. Più di Morghen poi furono pure imitatori suoi iu dò che v*ha di meglio WooUett e Sharp e moli* altri recenti 200 tncitori d*o(iii nazione. Oltre la già ciuta Vtnere ^ molto ricereiu la Danae della medesima forma e grandezza , e così pure le due mezze figure deU*i^e2o e àe\f Annunziata da Ghiido, il ritratto di Carlo I da Yandyck, e lo stesso Carlo /sceso dal suo cavallo con nno scudiere ed nn paggio. aoi RICCARDO EAELOM nato a Londra circa il 1728. v>ionteinporaneó e connazioiiale di Roberto Strange fu Riccardo Earlom, il migliore fra tutti gF incisori nel genere detto dagr Italiani a fumo^ dai Francesi a maniera nero, e dagV Inglesi nìezr^ zo tinto. Qual sia il magistero di questo genere d^ intaglio sul rame , dirò nel secondo volume di ({uest' opera , il quale verserà sulla parte pratica. Per ora basti il sapere che T invenzione di questa maniera d'incidere 9 nata in Germania per opera di Luigi De Sieghen , e portata in Inghilterra dal Prìncipe Palatino Roberto di Baviera sotto il regno di Carlo I, fU colà ridotta alla maggior perfezione. Riccardo già eccellente disegnatore e buon incisore a tratteggio in acquaforte 9 a granito ed alt acquerèllo^ si distinse ancor più sovra quanti lo precedettero neir intaglio a maniera nera. Le sue stampe dei fiori e dei frum da Van Huysum , la Bersabea daJ^Yan der WerflF, Y Accademia del nudo da Zoffany ed il ritratto del Generale EUiot da Reynolds sono ricercatissime dagli amatori, e le prime prove segnatamente sono portate ad alto prezzo ; perchè gU intagli di tal natura svaniscono assai presto sotto la mano deir impressore. Molte 202 ' brutte e grandi stampe iii questo genere fiirono dapprima pubblicate in Germania e particolar- mente in Augusta a prezzi così tenui, che si spar- sero in un momento per tutta T Europa; perocché volendo farle grossolanamente , non v' ha intaglio più facile e più pronto di questo : quindi gli ar- tisti e gli amatori credendo difetto dell'arte V igno- ranza degli artefici 9 per qualche tempo ne sto- macarono ; ma dopo vedute quelle di var j Inglesi anteriori ad Earlom, e le bellissime di quest'ec- cellente calcografo, le accolsero avidamente ira le più belle del bulino, quantunque al pari di queste ed anche assai più costassero quelle , come dissi, per la fatica non minore e non più breve, che seco porta il ridurle a quel punto , dovendosi togliere ad ogn' istante e rimettere in molti luoghi la granitura colla più scrupolosa attenzione e pazienza , come vedremo a suo luogo O. (*) Ad imitazione d^ Earlom moltissimi Inglesi ed alcuni Fran- cesi si distinsero in qnesto genere, fra i quali ebbero lode Gm)- vanni Dixon, GU^anni Smith^ ìnigo Wri^^ Eoberto Dunkarton^ GugUèUno Dickinson^ Giovanni Murphy, Btippo Dau^^ Gioinam SaunderSy Tomaso Park ed altri più recenti, fra i quali meriu lode Giooanm Jacobe (di cui è molto ricercata V Accademia di Vienna per compagna della suddetta Accademia di Londra di Earlom), Giovanni Pichler^ Francesco Wrenk^ Andrea Geiger , Gkh- iHinni Francesco Cterk e Giovanni o Giacomo Leon quasi tutti formati air accademia di Vienna, e di poco inferiori in questo genere (escluso Earlom) agli artisti inglesi. 203 FRANCESCO BARTOLOZZI nato a Firenze nel lySo, morto a Lisbona nel i8i3. N. ominando Bartolozzi, non v'ha coltivatore ed amatore della calcografia, il quale non sia compreso da ammirazione per la quantità e qualità delle sue belle |»*odnziom. Ebb' egli i primi rudi- menti incisor j da Wagner , e le prime sue opere a tag^o ne conservano lo stile con qualche mag<- gior garbo 5 sebbene anche il maestro dì certa qua! grazia non fosse destituito* Recatosi in In- ghilterra 9 vi si stabili 9 dacché trovossi compen- sato assai meglio delle sue fatiche. Cominciò allora non per solo guadagno , ma per nobile brama d^ onore a spiegare la sua grande attitudine all' ar- te, e benché fosse naturalmente incisore facile e spedito , mirò nuUadimeno a far più bene che presto. Stretta quivi amicizia colla Kauffinann e con Cipriani suo connazionale, ed allettato per analogia d'inclinazione dal grazioso comporre dell'uno e dell'altra, impiegò lungamente la sua mano sulle opere loro, ed aggiungendovi le ^azie del suo bulino o della sua punta, diede ad essi una celebrità superiore forse al vero merito. Erano in gran voga a que' tempi le stampe nel genere 204 di granito imitanti la matita e le stampe colorate , le quali richieggono il grcaùto e mal riescono nel taglio. Bartolozzi^ secondando il gusto generale del secolo, produsse in questo genere coirajuto de' suoi discepoli quantità di opere prodigiosa; perocché Y intaglio a granito , non essendo vinco- lato ad alcuna special direzione, né al calcolo, né air equidistanza , né alla nettezza, né all'eguale incròciamento , né ai varj artifìcj del tratteggio imprescindibili nel taglio regolare 9 riesce assai più pronto, perché meno obbligatorio, ed am- mette senza pericolo Tajuto dell' altrui mano nella preparazione di molte parti ed anche quasi del tutto, il che facilita oltre ogni credere all'artista il più sollecito compimento de' suoi lavori. Ho detto senza pericolo, giacché in questo genere d' intaglio, quando il lavoro già preparato • ed avanzato dagli allievi viene alle mani 'del maestro per essere ridotto alla voluta armonia, egli non ha bisogno , come nelF altro genere , di rientrare diligentemente e pazientemente col bulino in cia- scuno de' tagli già preparati , ma aggiunge nuovi punti o più grossi o più sottili , o più stretti e più larghi secondo la circostanza, e può ridurre cosi a^ buon punto la meno esatta preparazione. In si£Esttti lavori riusci superiore a quanti prima e dopo di lui hanno trattato quel genere i poiché sebbene molti lo abbiano eguagliato ed anche soperato nell'unione, nel brio e nella varietà della granitura, nessuno però potè emularlo nella bel- lezza delle teste e dell'estremità, nella morbidezza, nell'apparente facilità di lavoro, ed in un certo che di vaporoso tutto suo, che in quel genere riesce gradevolissimo. Non bisogna confondere coi suoi veri lavori quel numero di stampe in- degne di lui, sotto le quali, onde approfittare dell'alta sua riputazione, alcuni artefici più in- clinati al guadagno che all'onore, sopprimendo il loro nome, seppero indurlo a sostituirvi il suo. Le stampe od in tutto , od in gran parte di sua niano sono distinte da vezzi tali, che toma su- perfluo l'enumerarle. Ma questo sonuno artefice , il quale aveva co- minciata l'arte sua coli' incisione a togiìo, con- tinuò di quando in quando a riprenderla in modo tutto suo. Fu più felice invero nelle piccole, che nelle grandi proporzioni. Molte delle sue vignette sono maravigliose per la venustà e l'economia d'artificio con cui sono eseguite. Nella stampa del Temporale di WooUett, do v' egli incise le figure d'£hea con Didone in atto di rifugiarsi nella grot- ta, il sembiante dell'innamorata regina è tanto avvenente e si dolcemente espressivo, che quel pìccolo volto vale da solo tutto il rimanente della 2o6 rappresentazione , quantunque trattata da quel lebre incisore paesista con sorprendente maestria; e nella Clizia d'Annibale Caracci il sottoposto putto, portante lo stenuna, per gentilezza e facilità di tocco non è minore in merito di tutta quanta la stampa. E poiché parliamo della Clizia ^ la quale dagli amatori è reputata una delle migliori sue opere » lo scopo di queste riflessioni esige che se ne faccia uii diligente esame. Il primo oggetto che s' afiiaccia allo sguardo è la figura d' Amore , poi* che k luce vi è si bene ripartita, che ne risulta il più bel rilievo; la parte illuminata del torso sembra perfino più bianca della carta sulla quale è impresso; i tocchi più scurì sono si bene ri- servati a poche parti , che il rimanente dell' ombra ha veramente la trasparenza della carne, ed i riflessi di Ilice sono posti a quel grado che fa valere le mezze tinte chiare: morbidi sono i contomi, dilicati i passaggi delle ombre, grasso il lavoro ; in somma questa figura è quanto di più tenero e carnoso si può fare nell'arte nostra senza apparenza di fatica ; e basta quindi da sé stessa a giustificare il sommo pregio in cui quella stampa è tenuta. Non è però da tacere, che 1 capelli sono d'un taglio povero e stentato, né hanno il lustro de' naturali ; la faccia troppo Itìliga per un 207 Èmciullo; gli occhi troppo ravvicinati; troppo esteso e discendente il pettorale sinistro parago- nato col destro; ed alcuni punti poi troppo visi- bìli sulle parti illuminate sono fuor d^armonia col circostante lavoro. Quanto alla figura della Clizia, è assai meno felice: la fisonomia non è punto graziosa, mentre solea farle graziosissime ; roc- chio è troppo lungo per un profilo, la bocca (parte cìx egli trattava con tanto vezzo e soavità ) è di forma disgustosa : quella testa in somma in quanto al disegno non sembra fatta da lui. Il piede poi di questa figura, quantunque ben se- gnato, è troppo bianco, e si direbbe di gesso; le mani sono alquanto gonfiette in proporzione delle dita, e F abito finalmente, ora più stretto, ora più largo di taglio , ora con punti intermedj , ora coll^intrataglio senza un perchè, non dà Fidea della continuazione del medesimo drappo e del medesimo colore, e quindi si&tto lavoro con ter- mine incisorio si chiama pezzato. Un' altra stampa assai ricercata dagli amatori è quella intitolata il Diploma accademico da lui inciso dal disegno di Cìpiìani; ed anche in questo T occhio educato ed imparziale ravvisa molti difetti fra moltissime bellezze. La figura d'Ercole* è pesantissima co- minciando dai piedi, i quaU sono assolutamente troppo larghi ; la testa è veramente ignobile, senza ac8 carattere e del più basso stile, i capelli poi e la barba sono d'un lavoro incerto e meschino^ tanto pel disegno, quanto per T intaglio. Anche il Genio delle arti è nel complesso alquanto cor- pulento; ma le estremità vi sono benissimo in- dicate, e la testa, sebbene il giro degli occhi sìa più forzato di quello del naso e della bocca, è fatta da gran maestro, e nulla si può vedere di più armonico, di più gentile, di più gioviale. La carnagione di questa figura per la facilità e varietà del tratteggio, per la grassezza della tinta , per la morbidezza de' contomi , per la con- servazione delle masse e per T armonia del chia- roscuro può servire di modello a qualunque artista, e da questi lati pochi nudi nelle stampe de' mi- gliori calcografi reggono al confronto. Anche nello scudo di mezzo vi sono alcune estremità ed alcune teste graziosissime, e vi è poi conservata eccellentemente al suo solito l'aerea prospettiva. In generale però, tranne l'Amore di cui parlam* mo, ed in alcune parti questo Genio, le sue stampe sono d'una tinta dominante alquanto grigia e fredda e d'un tratteggio ruvidetto e granito dappertutto, per cui danno sempre l'idea d'im disegno a matita, ed anche non preparato collo sfumatojo, non già d'un dipinto: e danno a vedere per conseguenza, che non avrebbe mai potuto 209 col SUO taglio incidere fedelmente le opere di que* pittori d' ogni nazione , e specialmente Fiam- minghi , i quali cm'arono al sommo grado la pro- prietà ^ il brìo e la fusione delle tinte. Qual di- verrebbe il lucidissimo raso di Wille, oppure il terso acciajo di Balechou sotto la mano di Barto- lozsd? E per seguire il giusto, conviene inoltre confessare che, nelle sue traduzioni calcografiche, ei fu l'incisore più infedele agli archetipi suoi di quanti figurano in questi nostri ragionamenti. Nelle sue mani, ne' suoi piedi, nelle sue fisono- mie e segnatamente negli occhi e nelle bocche, qualunque fosse F originale che intagliava, egli è sempre lo stesso Bartolozzi. I molti schizzi del Cuercino da lui incisi mostrano , è vero , a prima vista il carattere di quell' autore ; ma questo ca- rattere è si pronunciato , si diverso da ogni altro , sì facile ad imitarsi, che non v'è pittore, i cui abbozzi alla matita od alla penna siano stati me- glio falsificati. Quindi non^ possiamo far eco ai grandi encomj che a quella serie d'intagli furono prodigati, quantuncpe in complesso siano assai pregevoli, e tanto meno il possiamo , quanto che in quelle teste medesime, sebbene lo stile del Cuercino sia in ruassa conservato, non è del tutto celato quello di Bartolozzi. i4 aio Se non che queste mende prodotte in lui non da mancanza, ma da sovrabbondanza di gusto e di sapere, aggiungono sovente* e non detraggono mai al merito de^ suoi prototipi ; e se lo tacciano di qualche trascuranza od infedeltà, lo sollevano poi al grado di que'rari artefici originali, cui riesce impraticabile qualunque imitazione troppo servile. Amo più un intaglio alquanto rozzo, ine- guale e' senza pretensione d^ artificio, ma ben inteso e ben condotto rispetto al disegno, che l'intaglio più nitido e fiiso, ma privo d'intelli- genza di forme e di chiaroscuro. Amo più la parziale infedeltà , quando interessa ed anima , che la fedeltà più scrupolosa, quando riesce fredda ed insignificante- Messi a bilancia i pregi ed ì difetti, Bartolozzi è tale incisore, che occupa meritamente uno dei primi gradi nella storia calcografica. Si può chia- mare antonomasticamente l'incisore delle Grazie: titolo che appartiene esclusivamente a lui : titolo che solleva ogni artista sopra la sfera degli altri di sua professione: titolo bastante a coprire ben altri difetti più, che Bartolozzi non ebbe. L' in- telligenza più profonda dell'umana struttura, la cognizione più estesa dell'aerea prospettiva, del chiaroscuro, dell' espressione e di tutto quanto può condurre alla giusta imitazione del vero e del bello, ai I non bastano a conseguire la grazia. È questo un sentimento ingenito , che F esercizio dell' arte può bene avvalorare, instìUare non mai. Fu il vero distintivo invariabile del nostro Bartolozzi (*). (^ Parve a talano, cai lessi queste mie osseryazioni per essere meglio illuminato nelle mie opinioni , eh' io sia stato troppo severo nell* esame di quest* illustre artefice. Io però non sarò mai per ritrattare su di ciò le mie asserzioni, ne saprei in aicu|i modo scemarne la critica , non potendo assolutamente minorarne l' enco- mio. Nel giro di molt'anni ebi)i frequentissime occasioni d^ esami- nare ad una ad nna le tante sue produzioni, fra cui la tanto celebrata Morte di Lord Chatam , ed ho potuto con ,qualche di- rit^ stabilire la mia opinione sul merito di lui, quale ora T espongo. £ vizio troppo frequente quello di tutto biasimare, se il più è biasimevole ;o di tutto lodare, se il piò è lodevole ; nò si riflette, che nelle produzioni dell^ ingegno umano nulbi v^ha di perfetto; e queir opera è più bella , nella quale v^ ha molto meno di brutto , come più brutta è queir altra , nella quale v* ha molto meno di bello. Seguendo il mio principio di -rendermi utile per quanto posso ai giovani calcografi, non potea dispensarmi dal fare a prò e contro di Bartolozzi le predette osservazioni più da artista che da scrittore. I suoi discepoli ed imitatori nel genere di taglio sono molti, moltissimi poi nel genere di granito. Fra questi si distinguono parecchi Inglesi ed alcuni Francesi; segnatamente Bylwuly forse più suo emulo, che suo imitatore, Burke, Ryder , Tomkins, Dean^, O^bome , Marcuard , Nutter , lìedlir^ , Michel , Godefroy ed altri » che qui non vale nominare. Ma si nel genere di taglio, che in quello di granito uno dei migliori suoi imitatori è il vivente Fran- cesco Rosaspina, professore delfarte sua nelP accademia di Bo- logna, il quale incise sullo stile di Bartolozzi quel suo Amore samante dal Franceschini, già lodato giustamente nel catalogo di Basan e negli altri caUloghi posteriori ; così pure incise a granito 2ia « il S. Fr€mcesco dal Domeiuchiao , stampa per meta l^Enropa ricerca- tusima; e pia recentenieate la Danza de^i Atnori dall'Albani, grande stampa a taglio, in cui se non è del tutto conservato lo stile dell* autore quanto alla freschezza e trasparenza delle tinte, lo è pienamente nelle forme e nell* espressione» 2i3 GIOVANNI VOLPATO ncax> a Bassano nel lySo^ mono a Roma nel i8o3. V/ùesto distinto calcografo , se non è da col- locarsi fra i più valenti dal lato dell'intaglio e del disegno, è però assai stimabile , ed ha recato all'arte nostra non poco giovamento. Approfittò nella sua gioventù degli ammaestramenti di Bar^ tolozzi» il quale prese a proteggerlo , e gli aperse la vìa alla celebrità. Nelle belle produzioni cal- cografiche , quali da molto tempo sogliono farsi , cioè non dalle proprie composizioni , ma da quelle de' migliori pittori, non tutto il merito è dovuto all' incisore ; poiché Y amatore di fino gusto » quando vede una stampa, non suddivide mai la parte incisoria dalla pittorica, ma viene spinto ad acquistarla dalla bellezza del tutto. Quindi è che molti intagli, stupendamente trattati quanto all'artifìcio incisorio, sono tenuti in non cale, perchè tradotti dappoco felici composizioni pit- toriche o da soggetti poco interessanti, ed altri molti all'opposto, sebbene inferiori d'artificio, hanno favorevole accoglienza, perchè tratti da più belle rappresentazioni o da pitture universal- mente celebrate.. Di tal natura sono in alto grado 214 ì dipinti del Sanzio nelle stanze Vaticane^ che il nostro Volpato con fino accorgimento prese a pubblicare col suo bulino. Non sono tali in vero quelle stampe da precludere F adito agP incisori futuri di farle migliori (*) ; il suo tratteggio è trop- po ruvidetto dappeitutto, e d'una tinta alquanto fredda e ferrigna; le mezze tinte alquanto gravi ed opache, né abbastanza sostenute dagli scurì; i contorni stessi non del tutto modificati sul ca- rattere ora dolce 9 ora sentito di quel divino autore; non credo vero però, o se è vero, non è giusto, quanto lo Spagnuolo Azara fa dire a Mengs nel vedere quelle stampe, cioè che Raffaello ,€ra tradotto in veneziano ; giacché non vi si scòrge né il tocco libero del Tintoretto o di Paolo Ve- ronese , né il succoso colorito del Giorgione o di Tiziano. Nelle censure dell'arte vuoisi fondato raziocìnio , e nulla valgono gli scherzi : ed io porto opinione, per quanto resti a desiderare in queste opere, che non pertanto siano molto sti- mabili, che possano meritamente aver luogo in qualunque scelta collezione, e che formino in- sieme uno de' più begli ornamenti delle civih abitazioni. È tanto difiicile d' incidere fedelmente (*) Il mio valente allievo Pietro Anderloni sto ora incidcnde VAtlila e l'Eliodoro dai disegni che ne fece in Roma di grandexM alquanto maggiore, ed il buon esito non può mancare. 2l5 Raffaello , che se anco Y incisore non lo colpisce perfettamente , merita sempre gran lode per non averlo travisato , come avvenne quasi sempre (*). (*) Il celeberrimo tao genero e discepolo Raffaello Morghen» qnaataaqae prima d* essere in Roma trattasse già bene T inci- sione, dee nondimeno in gran parte alle amorevoli istruzioni di Volpato (jnel primo fomento, per cni crebbe di poi a sì alta e meritata fiuna; né questo è T ultimo certamente dei meriti del no degno maestro » sebbene dal discepolo sia stato di lunga mano «operato. 2l6 • STEFANO FICQDET natx) a Pariff, s^erso il ijSl^ morto m nel 1794. s. ^e la somma finezza d* \m tratteggio nitido e ben ordinato costituisse miicamente il vero merito dell' incisione» dalla mano di Stefano Ficqnet rico- noscerebbe quest'arte F apice insormontabile della sua perfezione. Alcuni fra i molti piccoli ritratti da lu^ incisi a solo bulino allettano .T amatore , stupefanno T intelligente e sgomentano l'artista imitatore. Maraviglioso sovra d'ogni altro per l'estrema sua finitezza 9 e direi quasi sovrumano è il ritratto di La Fontmne. Portato a doppia ed anche quadrupla grandezza per mezzo di lente convessa, il tratteggio vi comparisce ancor fino e fermamente condotto: ad occhio nudo che assai miope non sia, per quanta acutezza vantar possa, riesce in molte parti assolutamente impercettibile. £wi una testa coperta giusta l' uso *di que' tempi da un parruccone accademico, in cui le folte cioc- che de' capelli ed i ricci cadenti sulle spalle e sul petto sono della più naturale mollezza e lucidezza. Dal collo pende una cravatta di finissimo lino spiritosamente toccata in mezzo alla quasi invisi- bile sottigliezza dei tagli, ond'ò formata, quasi ai7 combaciati Tun T altro. La faccia poi (non più grande dell* unghia -del mio indice) è disegnata, anzi modellata a meglio dire colla più schietta yerità: le mezze tinte chiare sono a pmiti codati sollo stile de* migliori calcografi ritrattisti, le san*e a tagli continttati ed equidistanti , ne* cui strettis- simi interstizj gF indicati punti posti Tun dopo l'altro in lìnea servono d* intrataglio. Ma un mi- racolo deU*arte che siugge all'attenzione di chi non tratta il bulino sta negli occhi di qpel ritratto per la veramente incredibile diligenza e destrezza con cui sono intagliati : tu trovi nelle stampe di Woollett dei punti d'acquaforte più grossi di quelle pupille , eppure in si piccolo spazio ebbe Ficquet il coraggio d* intromettere sei tagli intomo aUa nera parte visiva , la cui larghezza occupa già più d'un terzo della pupilla medesinla, e questi tagli girò egli fluidamente , e ristrinse gradatamente , e troncoUi verso il punto luminoso, rientrando nel medesimo solco appena visibile , senza punto^ ad-^ doppiarli. Cose sì microscopiche, al cui paragone diven- tano colossali le dita umane , quanta difficoltà non doveano costare all'artista esecutore, se tanta io ne provo nella semplice descrizione? E parrà for- se a taluno anche versato nelle arti , eh' io scenda a troppe minuzie in queste mie osservazioAi; nàa ai8 non già a cohii^ che abbia al pari dì me provato una volta ad incidere , se non con quella , alineno con approJBsimadva finezza. £i solo può valutarne il pregio. Ei sa qual occhio di lince si rìchiegga per tali sforzi anche coU^àjuto della lente, e come questa riesca incomoda operando, se troppo con* vessa 9 ovvero addoppiata ella sia. Sa che una mano , appena men che fermissima , non può im- postare la punta del bulino alla voluta equidi- stanza dall' un taglio all'altro, né molto meno scavare equabilmente que' solchi incomprensibili , ne' quali esso bulino intacca appena la superfìcie del rame, e nella formazione de' quali l'artefice, per evitare ogni sussulto della mano, sospende perfino il respiro, e. direi quasi momentaneamente la pulsazione del cuore. Sa che la tempra e l'affi- latura dell' acciajo bastanti per ben tagliare ne' so- liti delicati lavori incisorj non bastano per una finezza di taglio portata a si alto grado; essere pertanto necessario di ridurre il bulino a filo assai più acuto e tagliente, e quindi a tempra più te- nace ( il che sempre non ottiensi ) , onde la punta in tal guisa assottigliata non si pieghi ad ogni istante o non si spezzi. Da questa indicibile finezza e purità di lavoro emerge nei bei ritratti di Ficquet , e segnatamente in questo , un non so che di gradevole all' occhio 219 dipendente da ciò che noi chiamiamo tinta pe£- bmta n 9 cui ninn altro genere incisorio 9 né di maniera nera, né d^ acquerello , né di granito, né di taglio liberò, né molto meno di litografia potrà mai aspirare. È il trionfo del bulino, e del solo bulino. Un taglio d* accpaforte in mezzo a sìffiatto lavoro sarebbe come un ruvido filo di lana in mezzo a leggerissima tessitura di seta sopraffina. La punta secca tanto adattata per se« gnare sul rame nudo i tagli più sottili potrebbe emularne ed anche superarne la finezza; ma agen- do questa sul rame non per iscavazione, come fa il bulino , ma soltanto per compressione , non può segnare tagli cosi ravvicinati e serrati , giac-» che chiuderebbe il taglio già fatto colla forma- zione del successivo. Ripeto adunque, che se nella finezza del trat- teggio consistesse tutto il merito dell'incisione, Ficquet avrebbe ottenuta di lunga mano la palma. Ma da una parte i suoi ritratti non essendo che {*) Tinta ^éOmaza ehMmano gP incisori quella che risnlu in qualche parte d^nna stampa dalla qualità delfartificio incisorio » àa\ grado e dair insensibile progressione del chiaroscuro , e più di tatto dalla dolce unione ed impasto de* tagli in guisa da sembrare allò spettatore^ che volendola toccare, sentirebbe sotto le dita la dolce sensazione che suol produrre il velluto. Ma di ciò pure più diffasamente parleremo nella parte seconda. natagli accuratissimi in miiìor proporzione delle stampe de' precedenti maestri, non hanno il pregio dell'originalità calcografica; dall'altra quel mi- nutissimo tratteggio si conveniente a' suoi piccoli busti, mal risponderebbe alle figure di maggior dimensione più praticate nell' intaglio. Se però non è primo per valore incisorio complessivo, è unico , insuperabile , sorprendente da un lato del- l' arte malagevQUssimo (*)• I (^ Il ritratto di La Fonlaine, di coi ho parlato a lango in qaest* articolo , è assolatamente la migliore produzione inarrivabile di Ficquet, sebbene gli amatori ricerchino avidamente anche qaello di Mad. di Maintenon , e qaelli più piccoli di Rubens e di Fàndjrdi, Ha qael ritratto di cui parlammo è veramente la pietra di paragone con cai distinguere la superiorità dell* intaglio a bulino sopra quanti altri generi d^ intaglio furono poscia inventati. Coli* intaglio a bulino si cominciò a stampare, indi venne quello d* acquaforte assai giovevole allo stesso bulino per molte preparazioni di cose ruvide o frastagliate , ma incapace di figurare in ogiu parte da solo. Poi si pensò ad imitare la matita, mescolandovi f acquaforte, il bulino e la punta, e fu questo chiamato intaglio a granito : ne nscirono in vero stampe graziose sotto la mano d^nn e d^altri ; ma neppur queste paragonabili alle belle stampe di dolce ^ cioè di bulino, per varietà d** artificio e per esattezza di pittorica rappresentazione, perchè più fintte per imitare i disegni che i dipinti. Non parlerò del genere d* intaglio a maniera nera^ applaudito un tempo dagli amatori sópra d*ogn* altro, come pia somigliante alle opere del pennello, e che fu poruto da Earlont alla maggior perfezione; né dell* altro genere d* intaglio detto alt acquerello; genere, da cui per altro uscirono in Parigi recente- mente per opera di Jaset grandi e belle stampe; giacché anche 221 qMtte ptragooAM colle nii^ìori opire del biiliao« rirakeno tempre ibonocoBe e sean qael brìo cakogmfico che $ì bene condisce le beUe ìacisiom a tagBo. Keste ora « parlare del genere litografico invenuto da pochi lottri, edora diffuso in ognijparte df Europa, stante T apparente eoa fiicilità, per coi qoalanqoe disegnatore si reputa già litografo sena* altro pre?io esercizio, il che Teramcnte non è, rendendosi anzi neeessaria per la diversità che passa fra k carta e la pietra, e fra la matita oomnne e la litografica, una pardcobure abitudine. Questo nuovo genere, il quale nella forma- zione del tipo s*accosta a quello del granito calcografico, se fatto colla matita; oppure al tratteggio d* acquaforte, se fatto colla penna , e quanto alT impressione somiglia a quella dell* intaglio in legno , lia fiitto in breve tempo lodevoli progressi* Sono essi dovuti più che air abilità dei disegnatori, alla perseveranza degl* impressori nel Cure nuovi tentativi per ben riuscire^ ma le più belle stampe litografiche hanno toccata la maggior perfezione, cui possano aspi* rare, quando i^ungono a produrre Teffetto d*una buona stampa calcografica nel genere di granito, e siccome il granito non può mai emulare le belle stampe a tagfio dolce dì Wille, di Balechou, di Drevet e meno ancora i finissimi ritratti di Ficquet \ cosi panni avere ben detto che alle qualità del ritratto dì La Jontosne^ niun altro giniere incisorio dei già nominati, e molto meno quello di litografia potrà mai aspirare. Sì molto meno, e ciò non già per imperizia degli artefici, ma per difetto del modo imprescindibile di stampare; giacché (e gì* incisori m* intenderanno ) neirimpres* aione calcc^rafica, allorché, dopo d* avere empiti i tagli col nero di stampa si ripulisce colla roano la superficie del rame, rimane sempre frammezzo ai tagli nelle mezze tinte ombrose, e più negli scuri una leggiera tinta, la quale rende più dolce e più armonico il trattegpo^ mentre nell* impressione litografica grinterstizj fra le lìnee o fra i punti risultano sempre di puro bianco di carta del mtto scoperta, e nel modo per appunto in cui risultano impresse k stampe calcografidie , quando venga pulito il rame non a palma di mano, ma a lisciva, il che le rende crude, e tòglie al lavoro tutta r armonia. Un altro difetto non dei litografi, ma delParte ^ H 22^ litografioa ti èf che doT« il calcografo» «pumdo cava b t^rovf del euo lavoro, si giova di qae^te por beno nltimarlo, o diminoeiido od accrescendo le sae tiate^ il litografo ia vece, tirata la prima prova di stampa, noa può che dimianire qualche pòco, suddividendo eoa alcuni incavi di bulino qualche punto grosso più del bisogno, aggiungere non mai; per cui riesce quasi impossibile il condnm Topera sua alla necessaria armonia ; quindi è costretto a supplirvi con infiniti ritocchi sopra ogni stampa, per cui le stampe lito* grafiche finite sono più costose di quello che la natura delTsrte dava a sperare. Quando il citato ritratto verrà copiato litografi- camente in modo, che vedendolo da vicino io possa per un istante crederlo originale di Ficquet, prometto di consigliare 1 miei discepoli ad abbandonare tosto la calcografia, per darsi intera* mente alla nuov* arte , e prometto io stesso di lasciare V arte mia prediletta per fare lo stesso. 223 GIACOMO SCHMUTZER nato a Vienna nel lySS, morto m circa il 1808. Fi iglio d'Andrea e disèepolo di Wille fii Gia- como Schmutzer, il quale debb' essere annaverato fra i primi incisori per la fermezza 9 nitidezza ed arditezza del suo bulino, e non meno pel sentì-- mento e pel nerbo della sua matita. Come il suo condiscepolo Bervìc, ammiratore egli pure del bel taglio del suo maestro » pose ogni cura nel farlo valere in ogni suo lavoro , e vi stette ben presso , se noi raggiqnse totalmente. Le due stam^ pe da lui incise da Rubens, cioè Muzio Scapola dcu^and a Porsenna^ e S. Gregorio ( o forse S. Ame- brogio ) i^ietante V ingresso nel tempio a Teodosio , sono a buon diritto le più stimate dagli intelli-» genti, ed è pure stimata la Nascita di Venere parimente da Rubens ; ma in questa alcune parti sono migliori di quelle , altre inferiori ; tutte però mostrano ad evidenza la sicurezza straordinaria di lui nell'uso del bulino. Le forme sono intese assai bene , avuto riguardo alla maniera del pittore, ed il chiaroscura vi è sostenuto vigorosamente. Però il giovane incisore male provvederebbe alla buona 224 sua riuscita 9 se sta<£as8e esclusivamente quello stile d'intaglio, giacché, se anche per naturale disposizione e per<^ assiduo esercizio giungesse a fare altrettanto , riuscirebbe sempre il suo lavoro troppo lucido e pesante in ogni parte. Nella tra- duzione dei dipinti di Rubens il metodo praticato da Schmutzer non disdice punto ; ma diverrebbe insopportabile, se venisse applicato alle incisioni tratte dai classici dipinti italiani. Può nondimeno rìescire di non poco giovamento a quegF incisori di lor natura freddi e stentati, i quali temono d'avventurare qualunque ardito movimento nel loro tratteggio , quand' essi però consultino le ope* re di lui ove meglio toma ; ma non le prendano esclusivamente a modello ; poiché sarebbero facil- mente trascinati nel suo costante difetto dalle molte bellezze incisorie e pittoriche da lui sparse in tant' altre parti della sua professione, e che gli danno posto ben meritato fra i più valenti calcografi. Egli si è formato uno stile tutto sao e ben- diverso da quello del suo maestro e dei moltissimi suoi condiscepoli ; stile , se pur si ec- cettui Goltzio e Wisscher, il più animato e fo- coso di tutti quanti i bulinisti. Egli è per tal modo che ha saputo onorare la sua patria e giustificare la munifica protezione accordatagli 225 dall'Imperatrice Maria Teresa di sempre grata ricordanza O. . (*) Schmataer ha fomuiti parecchi allievi, inferiori certameitte a lui 9 ma pure mcriteToli di lode; tono di questo namero Federico Augutto Brandy Giovanm Vko Kauperz^ JGiowmni Giorgio JctnoUi, &acomo Jdam^ ClemenÈe ÈMf Quirino Mark , Cristoforo GugUebno Bock ed altri. Fa detto perciò giastameate di^ egli era per molti rìpiardi in Vienna ciò che il sno maestro Wille era in Parigi t bella prova di filantropia, di schiettezza e di vera liberalità. i5 220 GUGLIELMO WOOLLETT nato a Màidstone nel 1735, morto a Londra nel I785« I • IN uova spinta da nuovo lato verso la per- fezione die all'arte nostra l'inglese Guglielmo Woollett, artista giustamente celebratissimo. Ap- plicò dapprima all'incisione del paesaggio 9 ed in questo genere non solo sorpassò * con istile d'intaglio tutto suo quanti l'aveano preceduto» ma pose nelle sue opere tanta maestria d^ arti- ficio, tanto brio ed ardimento di tocco » tanta forza ed armonia di chiaroscuro » tanta varietà di tinte col solo nero di stampa, tanta intelligenza dell'aerea prospettiva, tanta verità in somma e tanta illusione pittorica , che fu per tutti i calco- grafi contemporanei , ed è tuttora per noi d' esem- pio e di mwaviglia. Trattò con eguale facilità i solchi d'acquaforte più serpentini e robusti, i più nitidi e fluidi del bulino , i più fini e dilicati della punta a rame nudo, adattando sagacemen- te l'mio e l'altro di questi mezzi alla diversa rappresentazione degli oggetti,- secondo che più o meno convenienti li giudicava al fine. Cosi può dirsi che a ciascuna delle tre principali operazioni incisorie egli pel primo giusti limiti 227* assediasse, e ne formasse un precetto d^arte sì giusto e si consentaneo alla natura, che inver^ terlo , o non si potrebbe volendo , o troppo scohh ciò riuscirebbe potendolo. Con si feUci disposizioni era ben naturale che non rimanesse tra i confini di semplice paesista; ma a più difficile palma agognasse, incidendo, le umane forme ne' ritratti e nella stòria. Nel che, a vero dire, ebbe pure gran lode; se non che applicando egli per istinto o per abitudine a que- sto genere quell'azzardata grossezza e tortuosità di tratteggio, che trovò si conveniente alF altro, v'indusse certo che di troppo sentita granitura e slanciata varietà di tocco, che nella traduzione ddle battaglie di West non è del tutto disadatta ; ma tornerebbe assai male in rappresentazioni più semplici di carattere, più' severe o più graziose di stile, più castigate d'esecuzione, come in qui^-^ le di Leonardo, di Raffaello, di Correggio e di tant' altri illustri italiani ed anche oltramontani. Perocché non v'ha nelle arti perfezione, se la varietà non è congiunta all' unità , e di questi due prìmarj elementi del bello non è possibile dar pia risalto all'uno, senza detrarre all'altro. Nel graere di paesaggio, dove la natura poco pre- senta di morbido e di liscio, molto in vece d'ine^ gaale, d'aspro, di suddiviso « di frastagliato; dove 228 la castigatezza de' contomi, T inviolabile propor* zione delle membra 9 l'espressione degli affetti, la bellesza che riscalda son nomi ignoti per chi non travede il campanile nella lana : in questo genere, dico, è ammessa a ragione, anzi voluta grande libertà e differenza di tocco , ora arditamente grasso e rilevato , ora fluido e leggiero : e la seducente varietà è meno stretta dai vincoli del- l'unità. Ma nel genere di storia si richiede indir spensabilmente più o meno , secondo le differenti composizioni, una giudiziosa sobrietà, er WooUett, il quale senti più d'ogni altro, ed espresse minh bilmente, incidendo , il tocco spiritoso e frizzante de'pittori paesisti, mal si frenò trattando l'umana figura nelle storiche rappresentazioni, e non v'ha dubbio che per troppo amore di varietà pecca talvolta di troppo. Nella sua stampa della Morte cK W il Mattino, la Sera , il Ponte ed il Cane spagnuolo^ il quale, oltre la più giusta espressione della sua attitudine e della sua testa, sembn Teramente dipinto, perchè col più fino accorgimento Tartefice seppe coprire tutti i lumi di quel paesaggio, per riseryare la cirta vergine sulle parti bianche del cane> e quello che più è, sena troppo sagrìficare lo stesso paesaggio* A queste si possono aggiaa- gere il Castello ed il Bosco selifoggio da Gaspare Poussin. a3i CARL* ANTONIO PORPORATI nato a Torino nel 1741 » morto wi nel 18 16. vjhi ama nelle produzioni dell'arte nostra precisione , nettezza di tagUo , verginità di lavoro ^ fusione e trasparenza di tinte , armonia di chia« roBcuro, equilibrio d^ artificio, costanza di stile, cose tutte da tenere in gran pregio, fermi lo sguardo sulle opere del nostro Porporati* Chia^ mate egli a quest'arte dalla natura, prima che sapesse trattare il bulino e la punta, esercitavasi a copiare diligentemente colla penna le stampe de' migliori bulinisti. Mandato dalla munificenza del suo Re a Parigi, città, la quale fu sempre per r incisione in rame ciò che Roma per la pit-^ tura, la scultura e l'architettura, cominciò a trattare leggiadramente il bulino sotto la dire* zione dì Wille, indi allettato dalla morbidezza e finezza del taglio di Beauvarlet volle conoscere da vicino i mezzi da lui praticati nell'incisione. Di questi due maestri però poco o nulla traspare nelle sue opere, essendosi égli formato uno stile tatto suo ed anche nuovo particolarmente nelle carnagioni. Sembra ch'egli fosse il primo ad in« trodurre il metodo seguente , che venne imitato da 232 più d^uno, e segnatamente dal mio maestro Vin- cenzo Vangelisti nel suo Piramo e Tisbe. E^ introdusse nelle mezze , tinte più vicine alla strì- scia dell' ombra maggiore e ne' riflessi dell'ombra medesima Tintrataglio, o, come dicono gl'italiani, lo spacco 9 in luogo de' punti oblunghi d'impasto nell' amandola delle incrociature, ingrossando so- vente il detto intrataglio fino al valore del taglio dominante , e per evitare il mal effetto che prò* durrebbero i secondi tagU troppo distanti fra di loro rispetto ai primi , vi aggiunse un terzo segno di minor grossezza del secondo , ma pure sentito. Anche i punti d'impasto nelle mezze tìnte chiare fotte a taglio interrotto furono da lui disposti non mai obliquamente , ma sempre coli' andamento dei primi segni a guisa d' intrataglio con più staccata interruzione. Questo mètodo è adatto per eccel- lenza alla rappresentazione di certe carnagioni di pelle fina, delicata e liscia, le quali non hanno visibile porosità ed abbondano di quelle mezze tinte in cui traspajono le vene, e che i pittori chiamano oltramarine, perchè molti passaggi di tinta non possono essere meglio imitati, che ser- vendosi in parte di quel colore azzurro che dicesi oltramare. Questo artificio riesce all'occhio gra- devotissimo , producemir lìeU' intaglio tinte fluide e tenere oltremodo ; , ma non è fotto pei quadri a33 di grasso impasto. In fatti la sua stampa della Verone del coniglio e l'altra della Leda^ prese entrambe dal Correggio, quantunque giustamente pregiate dagli amatori per molte bellezze che le distinguono » da questo lato non danno giusta idea del dipingere morbidamente succoso di quel som- mo autore In vece la Fanciulla col cane da Cren- ze, e la Donna che pa a letto da Vanloo gli sono benissimo riuscite. Mentre però quest'uomo è da ammirarsi in certe sue carnagioni, lascia desi- derare* non poco in altre parti moltissime. I suoi capelli sono sempre d'un taglio povero e ruvi- detto, come all' incirca li fece Bartolozzi : se non che in quest'ultimo, essendo sparsa dappertutto alquanta ruvidezza , urtano meno che in lui , il qnale in altre parti usò d'un tagUo nitido e puro; tìmido poi è il movimento del suo tratteggio, frequentemente debole il chiaroscuro , e l' artificio sao in ogni opera, che ha prodotta da ben diversi autori, appare quasi sempre lo stesso. Ciò sia detto, lo ripeto, per l'obbligo in cui sono di ragionare prò e contro. Non è men vero però, che alcune sue stampe denno entrare a buon diritto in qualunque scelta collezione , e possono servire d' ottima norma in certi casi a qualsivoglia incisore. È un artefice rispettabilissimo, e fu il primo incisore italiano , il quale s' occupasse della 2^4 purità del lavoro e dei vezzi del bulino: prima di lui non si pubblicavano fra noi che schizzi d'acquaforte, e non mai stampe finite, oppure le più condotte erano d'un taglio alquanto gretto, rozzo e malinteso O. (*) Oltre le dette stampe, sono molto stimate Venere ed Amore da Pompeo Battoni» la Morte d Abele da Van der Werff, e per P intaglio^ non già per la composizione la Susanna al bagno da Saaterre. a3S CDGLIEIJMO SHARP nato a Londra nel 1746, morto wi nel 1824. innesto valentissimo artefice, di cui Tlnghil* terra non solo , ma Y Europa tutta compiange la recente perdita, merita nella storia calcografica particolare osservazione. Secondo il manuale di Hnber apprese il disegno da West , Y intaglio da Bartolozzi , due grandi maestri in vero , ma eh' ei non segui molto da vicino , prendendo da quanto mostrano le sue opere a studiare da una parte Reynolds, e Strange e WooUett dall^altra, e for- mandosi cosi uno stile suo proprio, che a nessun akro direttamente somiglia, stile ridondante di spirito e di gusto sovra quanti comparvero nel genere d'intaglio regolare, ma non esente da gravissimi difetti d' esagerazione e di trascuranza. Cosi, mentre per opera sua Farte nostra omai ^unta al suo apice per una parte sali ancora d'mi passò, retrocesse non poco per T altra. In* tagliò assai bene la storia, meglio il ritratto. Nella prima tradusse per eccellenza il carattere de' suoi pittori compatrioti e contemporanei, ri- producendone con pari fedeltà le bellezze ed i difetti, e si distinse d'assai colla sua stampa 236 intitolata i Dottóri della Chiesa da un dipìnto di Cuido^ Nel secondo fra le altre sue produzioni sono maravìgliosi a vedersi i ritratti à^Hunter e di Boulton. Mentre gli sto esaminando, ho pure sott' occhio r altro di egual misura e d* altìssimo pregio inciso da Bervic, rappresentante Gabriele Senac di Meilhan. Al confronto deWolti, quelli sembrano non già incisi, ma succósamente di- pinti , non dipinti , ma direi quasi viventi ; questo ha qualche cosa di metallico 6 di legno colorato e verniciato. All'opposto il vestito dell'uno è giusto , vero , insuperabile ; quello degU altri duro, stentato ed a guisa di trascurato abbozzo. Sic« 9ome però ne^ ritratti il primo merito sta nella verità e nell' espressione della fisonomia ; cosi in tal confronto la palma è devoluta a Sharp. In generale quest' artéfice spiega in quasi tutte le sue opere grande intelligenza di chiaroscuro, profondo sentimento d'espressione e di colore, arditezza di tocco singolare , e quel che è più, dopo tanti maestri che lo precedettero , molta novità d' arti- ficio, incisorio. Con facile ripiego ha egli troncata lib^amente nelle carnagioni la direzione de' primi segni, sostituendone un'altra, che non era pure la continuazione de' secondi, e seminandovi punti e contrappunti senza che ne soffiassero menoma- mento la fiisione ed il carattere dominanti della 23? tinta* Aleuni segni mossi più del dovere e non richiesti dalle inflessioni del^ero,' alcune direzioni di tratteggio antiprospettiche , che in altri artefici sarebbero intollerabili, ìii lui aggiungono bene spesso e spirito e nerbo. Tu vedi sparse in quelle ' teste certe piccole masse isolate di tagli, le quali da vicino ti sembrano assolutamente fuor di con- certo; osservale a modica dktanza, e Scoprirai quanto servono magistralmente alla più esatta e più facile indicazione de' più minuti accidenti del vero. Questio pregio però non è tutto suo, ma è dovuto in gran parte alla più scrupolosa sua imitazione di tutte le modificazioni e giri ed urti di pennello che riscontrava ne* migliori dipinti de' moderni ritrattisti inglesi , i quali formati sulle opere dei Rubens, dei Rembrandt, dei Wandyck e dei Velasquez, a malgrado di qualche eccedente libertà di tocco e di qualche alterazione di forme, per facile impronta ^el vero ne' più opportuni momenti passeggieri, per espressione, per chia« roscuro e per colorito , non temono confrónto coi migliori ritrattisti delle altre nazioni. Fedele a quest'unica sua mira d' imitare col bulino il giuoco del pennello, e preferendo per naturale inclina- zione i dipinti più franchi ed arditi ai più dili- genti e fìisi, perchè da quelli il suo sistemia d'in- tagliare traeva più chiara norma per la direzione 238 de' segni 9 da cpic^dti in vece nesewiai fa nemico di tatto ciò, che hfitìA riil^ato- sentore dello stento e della fatica sostenuta dal calcografo, il che nelle operazioni' del bìditio accade iret^n^i* temente, e quindi e^dtd come* peste ogni curva di tcati]eggio tròppo regolare, dgid Uscio inop^ portuno prodotto da . scrupolosa eqòidistanza e nitidezza di taglio, riservandole, -e neppure quant'era d'uopo, ai soli oggetti di lor natura levigati e lucenti * Scuotere cosi il giogo, che i^cuni moderni bulinisti aveano imposto all'arte nostra, valutane done tutto il merito nel ben tagliate il rame, giogo , che gli aviatori a forza - dt oro mantene- vano , fu veramente impresa d' altissimo ingegno e dii&cilissima ; per buona sorte ndn è del tutto tornata in vano; itta avrebbe vantato assai mL- gliore successo, se in certi limiti di moderazione si fosse l'artista contendo. Tutt' aU' oppósto per troppa fedeltà agli scherzi del pennello S* al^ban- demo a licenze veramente stravaganti, die per la loro originalità e per l' effetto che ne risulta amo pure io stesso, mentre non posso approvarle* Le pupille degli occhi nostri sempre tonde, dac- ché la razza umana si riproduce , nel rìtiìatto di Huntar s'accostano più al quadrato, che al tondo non solo nella forma, ma ben anco nel giro dentagli che le compongemo» e non pertanto qae^ occhi diretti verso la luce, e quindi al* spanto socchiusi 9 acmo yivi^ Tementi ed animati da forte pensiero. Certamente per quanto rotonde in natura siano le papille^ ndht posizione di quella testa » ristringendosi le palpebre a coprirne sensibilmente la parte superiore e T inferiore, si presentano a qualche dìstaraca in tutt' altra forma , che circolare , ed il celebre Reynolds nel dipin-^ gere quel ritratto, usando del suo tocco di pen-* nello scenico e di primo getto, e mirando sag* gìamente a rappresentare le cose , non quali sono , ma quali appajcmo allo sguardo , le avrà indicate nd quadro, come stanno nella stampa; ma Fin-» cisore, al quale ogni sempUce penneUata costa r operazione di parecchie linee, né può essere scusato dalla rapidità del suo operare , non poteva d.™re »1 gir. di de'saoi pregi e difetti, e quali composizioni può, o non può bene rappresentare. Abbiamo già detto qualche cosa agli articoli Rembrandc t Sdunidc ove r artista non vincolato da alcuna legge inciso- ria , mirando solo alla qualità del dipinto eh' egli intende rappresentare , nulla ai vezzi dell' arte sua, mescendo per ogni verso i tagli dell'acquaforte con qne* del bulino e della punta a rame nudo , ed evitando in ogni* parte qualunque regolare brdi* nanza di tratteggio » la quale farebbe comparire ingrato all' occhio tutto il resto del lavoro, può farsi carico d* esprimere anche le varie penneUate originali costituenti il carattere costante d'alcuni autori 9 e fino l' indecisione ed il tocco slanciato de' loro schizzi estemporanei. Dove la facilità cal- cografica s'annuncia già per sé stessa, sta bene che si riscontrino pure gFindiz] della pittorica facilità. Non è cosi del gran genere detto a taglio regolare f che è pur quello di Sharp, ed in cui r incisore non può considerare il dipinta, che come specchio permanente della natura: questo genere è severo : ama le cose finite, ama dar conto di tatto , e delle qualità naturali d' ogni cosa ; la direzione del tratteggio non vi è mai arbitraria , ma calcolata sempre sul rilievo delle forme; un tocco di pennello più sporgente neir archetipo che r incisore ha davanti, non è per lui che l'avviso d' un incavo o d' un rilievo più appariscente nel vero, e lì piega o tronca il suo taglio con artificio tatto suo e ben differente da quello del pittore, i6 In una parola ei pensa a tradurre, quanto può meglio, il rìsultamento dell'artificio pittorico, non lo stesso artifìcio « come il traduttore d' un libro cerca di riprodurre nella propria lingua il razio- cinio y. T ordine e r espressione del suo originale, uè si cura dei modi e degli accenti della lingua straniera, in cui fu scritto, che non potrebbe imitare. Né può farlo compiutamente T incisore medesimo nel genere di cui parliamo, mentre lo stesso Sharp, il quale potè seguire col bulino l'andamento del pennello in alcune parti della carnagione e de'capelli, noi potè nei fondi, nei panneggiamenti ed in altre parti accessorie, in cui dovette attenersi al metodo praticato dai calco- grafi anteriori. Confermiamo dunque il già detto : che quest' ar-f tefice di prim' ordine volle essere nuovo nell* arte sua, e per istraordinaria attitudine* a ben fare riusci da qualche lato a d^le incremento, fin dove forse non era da sperare: che potè farlo sulle opere de' pittori arditi e liberi della sua nazione , o sul pennello facile e sentito di Guido ; ma non poteva ben incidere da un Dolci , e molto meno da Raffaello o da Leonardo : che in mezzo a tanti pregi sparsi nelle sue opere vi ha gettato un germe di calcografica licenza , che potrebb' es- sere funesto a' suoi imitatori. L'incisore freddo, H3 monotono e troppo geloso della purità e niti- dezza del suo taglio consulti pure le stampe di questo genio dell' arte , ei non potrà che ritrame considerevole vantaggio, come il disegnatore ti- mido ed irresoluto acquisterà nerbo ed ardire copiando le opere del Buonarroti Ma né questo inclinerà al Buonarroti , né quello a Sharp ; bensì coloro i quali hanno già dalla natura vivacità , ar- dore e gusto ridondanti, ed a questi, come dissi, rioìitazione di tali stampe potrebb' essere peri- colosa. È troppo facile gustando assai quello stile trascorrere nell^ intemperanza. GV imitatori suoi compatrioti trattando analoghi soggetti, e da simili pittori , sebbene talvolta più manierati di lui , vi riuscirono felicemente. Non è così de' suoi seguaci stranieri ^ e specialmente italiani. Più d' uno di co- storo volendo applicare quello stile alla traduzione calcografica de' nostri cla^««ici dipinti « balbettò sciauratamente l'italiano colla fìrase e coli' accento inglese C). {*) Alenile altre stampe di Sharp tono tenute in gran pregio dagli amatori. Tali tono l'Assedio di GOnUerra da Trnmbail » Alfredo il grande da West , Carlo II a Tower dallo stesso e T Ombra di Samuele parimente dallo stesso ; ma quasi tutte, le opere di ^ne- >t* artefice rispettabilissimo sarebbero qui da nominare, essendo qoasi tutte e con pochissimo divario condite di moltissime bel- lezze tanto pittoriche, quanto calcografiche. 244 CARLO CLEMENTE BERVIG nato a Parìgi nel lySó, morto wi nel i8aa. iyopo Gio. Giorgio Wilìe nessuno porU> tant' oltre la fermezza , Y equidistanza e la net- tezza del tratteggio incisorio, quanto il celeber^ rimo Bervic suo allievo , morto non ha guari a Parigi » ove tenne meritamente nell* arte sua la prima riputazione. Pareggiando il suo maestro nella meccanica abilità di maneggiare lo stro- mento 9 lo sorpassò di molto nel gusto e nell* in- telligenza del disegno. Fra le sue stampe , le quali non sono moltissime , perchè d'un genere diffiicìlei lungo e tedioso, vengono prescelti i ritratti di Senac de Meilhan e di Luigi XV I^ YEduamone et Achille^ il Jicuxo ài Dejanira^ e T antico gruppo del Laocoonte. Nel primo ritratto è mirabile Y ar- tificio con cui seppe imitare per eccellenza il ca- rattere delle pieghe ed il giuoco del cliiaroscnro , che suol produrre un velluto, la cui superficie non è tagliata che in alcuni punti equidistanti: varie falangi di tagli pasciuti e ben ravvicinati r un r altro imitano precisamente le canne visibili di quel tèssuto , var j tagli più fini e più serrati ed in opposta direzione rappresentano i moscherini 2^S rilevati di yero velluto. È indicibile T esattezza con cui i tagli costituenti il fondo dell' abito s' ar* restano ad ogni piccolo spazio per lasciar luogo ai detti punti vellutati , e ripigliano la loro dire- zione cosi bene infilati , come se fossero continuati prima, indi suddivisi, ed è pur rara la pazienza con cui nelle parti illuminate riservò ad ogni moscherino il suo piccolo tocco di luce con sorprendente verità. Quell'abito è quanto di più perfetto si può dall'arte ottenere. Il secondo ri- tratto , cbe è di figura intera , per disposizione e varietà di tratteggio è veramente un esemplare dell' arte : quantunque il tuono generale risulti alquanto argentino, è però bastantemente vigo- roso : il manto di velluto sparso di gigli ricamati in oro, l'ermellino, le calze, le scarpe, i guanti, il cappello , gli accessor j cìrcostand , il fondo ^ tutto vi è trattato con singolare maestria e con una perseveranza d* attenzione alla purità del la- voro tutta propria del suo maestro. Nella trina d' oro delle maniche ha circondato i piccoli tocchi di lume con mi segno d'acquaforte che li fa spiccare frizzanti conformemente al vero; l'elsa della spada , lo scettro ed il bastone del cornando par che si prestino al tatto. In complesso però bisogna convenire , che per lo stile d' intaglio al- quanto largo da lui adottato, questo grande lavoro 246 è troppo fermo e pesante dappertutto , che nulla vMia di leggiero, non escluse le piume, la cui precipua qualità è per appunto la leggerezza ; che il merletto della cravatta potrebb' essere meno grave e meno grossolano , e che Y ermellino , seb- bene a qualche distanza sia benissimo indicato, pure sarebbe meglio riuscito e da lontano e da vicino , se ad esempio di Drevet figlio vi avesse impiegati tagli più fini e più serrati ; giacché ve- duto dappresso imita nelle mezze tinte , più che il morbido pelo , le bianche papille coniche , onde è coperta la parte superiore della Ungua di certi animali; che finalmente la testa, primo oggetto della rappresentazione , è troppo lumeggiata , e vi sono alquanto forzate le mezze tinte, per cui diventa metallica. In mezzo a tante bellezze sparse nelle sue ope- re , il vizio di tutto precisare fermamente sembra che fosse ingenito in lui, anzi ridotto a massima, come lo è per falso principio in altri molti abi- lissimi artisti della sua nazione. Dico per falso principio; e qui mi è forza di ripetere, che la natura debb' essere imitata dall' arte non qual è, ma quale si vede ; cioè in alcune parti assai de- cisa, in altre alquanto indecisa , sia per Fazione deir ombra, sia per l'effetto dell'aria interpo- sta > siccome operarono i più classici pittori dal a47 lisorgimento dell'arte in poi. L'artista, che indi* nato a mostrare in ogni parte la sua intelligenza mal soi&e di trovare nel suo modello qualunque indecisione di contomo , suole, per meglio sco^ prìre ciò che vorrebbe, staccarsi dalla sua posi* zione, e conosciuta più da vicino la direzione del detto contomo, toma al suo posto persuaso di vedere fisicamente ciò che non vede che intel* lettiialmente , ed è contento per tal modo di po- terlo chiaramente indicare nel suo lavoro; ma non s'accorge che tanto manca alla giusta imita- zione circoscrivendo quelle parti che vede incerte nel vero, quanto sfìmiando quelle altre che vede nel vero medesimo distinte e circoscritte. Se poi ( ciò che si fa ben di rado ) porrà a confronto le parti da lui vedute senza stento con quelle che dura fatica a vedere , s' accorgerà facilmente di quanto queste da quelle difiEeriscano in preci- sione ed in evidenza. E questo è il solo difetto che gli si possa attri* buire nelle due incisioni dell' Educazione et Achille e del Ratto di Dejanira^ le quali nel resto sono condotte con una diligenza, fermezza ed intel- ligenza che di più non si può desiderare. Nella prima , a dir vero , gli artisti riscontrarono troppa impronta statuaria non sempre confacente alla pittura; ma questa è colpa di Regnault: ei non a48 può essere accagionato die del tuono alquanto ferrigno che vi domina , segnatamente nella rape« Non è cosi dell' altra da lui eseguita in appresso da un dipinto di Guido. Quant'è più carnoso ^ più inossato e più bello dell* altro il torso di qael centauro? Come meglio serpeggia T ombra ora più, ora meno sentita fra gF intercostali e fra i dentati ? Quanto migliore quel collo ? Quanto più vero ed espressivo quel volto di carattere faunino ? Resta solo a desiderare che il pittore avesse usata maggiore economia nella massa dei panneggia- menti, e che l'incisore avesse dato un aspetto più seducente alla bella rapita, in che Guido non mancava giammai. Jn questi due stupendi lavori Bervic ha usato nelle carnagioni d^ un metodo affatto nuovo. Egli ha preparato esattissimamente il primo e secondo segno continuato quasi alla forza voluta fino al lume, indi con punti più grossi e rotondi , formati colla punta secca compressa e girata perpendico- larmente alla superficie del rame, entrò nelle incrociature dentagli già fatti, e per tal modo facendo rialzare il rame intomo ai detti punti, e levandone.il rialzamento col raschiatojo, vi guadagnò un interstizio bianco, con cui divise i tagli in tante linee interrotte più appariscenti nel* le tinte chiare , pochissimo nelle oscure , dal che a49 ottenne una (Haoevole granitura. £ questo im arti- ficio-di più die Fatte ha troyato per suo mezzo, e fa molto il trovare nuovi artificj all'età nostra. Io pisrò non oserei consigliare i giovani incisori ad imitarlo da questo lato: nello stile generalmente da lui tenuto, tale artificio riesce al certo gradito ; ma diverrebbe troppo lucido in mezzo alla sua granitura per rappresentare la carnagione com* binato con istile diverso nel rimanente dell' opera. Egli stesso per dare pia dolcezza e morbidezza al petto della Dejanira fu costretto d'abbando- narlo in gran parte , e n'ebbe migliore successo. Potrebb' essere più adatto alla rappresentazione d'alcuni drapp, segnatamente a guisa di maglia, come tentò felicemente Mauro Gandolfi nella sua Giuditta dell' Allori. La stampa ar mio senno, che sola basterebbe a mostrarlo incisore massimo, è quella del g^ppo di Laocoonte. Da cima a fondo è tutta nerbo e sapere : stretto dalla piccolezza delle figure , non ha potuto servirsi di quel taglio di bulino largo e nodrito , cui inclinava , e per cui riuscirono più o meno pesanti le sue opere ^anteriori. Egli ha rappresentato quel gruppo non di gesso, ma di marmo, e conservò nell' intaglio quel semitraspa-» reme del marmo, di cui il gesso non è suscettivo. Egli tendeva a precisare il tutto, e qui sta bepe « la (precisione più: ferma; giacché disdireU>e nella statua qualunque sfranatura di contorno. Un fondo molto o&ciito e tion lasciato, come al suo S(dito, fa valere da una parte i riflessi, sensa portar no- cumento alle inasaè chiare,^ dall'altra chiama r attenzione sulle figure, il cui lavoro si fa più nitido e puro. Il: tratteggio è dappertutto ben cal- colato e diretto con'quel movimento che pnò sol- tanto suggerire la ipiù profonda intelligenza del vero' e del bello. Fu questa Y ultima sua proda- zione » ima la più sensata, la più corretta, la più bella che gli uscisse dalle mani ; fìi veramente r ultimo canto del cigno O. •^■*i (*) Ebbi U torte di conoscere, personalmente queat^'egregioartistt in Parigi , e trattando con lai ho dovuto convinoermi, die non era meno stimabile pel suo carattere, di qaanto il fosse per la soa Abilità* Non so se altri prima , ma gli fnrono discepoli dne italiani Jsac e Ibsóki; il prinio, che ora più non esiste, mostrava molca abilità nel maneggiare il bnlino, ma troppo mancava d^ intelligenza e di gnsto : il secondo ( ora direttore delP accademia di Parms ) et distìngue sempre più e col bnlino e colla matita. U ritratto da lui inciso del già miniatro De Caxes lo colloca tra i primi caloograii ritrattisti, e l'Ingresso in Parigi d Enrico IV, grandissima stampa dal grandissimo quadro di Gerard, gU dà posto onorevolissiaio fra gr incisori di storia. ^5i FEDERICO MOLLER i nato a Stuttgard nel 1782^ motK> a Sannenstein presso Pima nel 1816. In età fiorente venne rapito alle arti questo rispettabile artefice , figlio e discepolo del celebre Gio. Gottardo MùUer, tuttora vivente a Stuttgard. Egli era per salire a ben alta meta nell'arte nostra, se dobbiamo giudicarlo dal raro merito di alcune opere da lui lasciate. Fra queste sono degne dei più grandi encomj la mezza figura da un dipinto di Domenico Zampieri rappresentante S. Ciopixnni RHmgeUsta^ e la Madonna di S. Sisto dal quadro di Raffaello , che si ammira nella gal- leria di Dresda. Non trovo nelle opere de' migliori maestri una testa così bella di fi>rme5 cosi vigo- rosa e dolce insieme di chiaroscuro , così fina d' espressione 9 cosi fìisa di tinte, cosi morbida- mente condotta, cosi netta di taglio senza durezza, e così sobria d'artificio incisorio,' come quella del detto Evangelista. La tinta che ne risulta è tale, che par di vedere in ogni parte del volto <|uella fina lanugine impercettibile, la quale in- veste come leggerissimo velluto la morbida cute della gioventù. Resta soltanto a desiderare che meno retti fossero i tagli sul labbro inferiore , e meno forte e lunga Y ombra degli occhi sotto la palpebra inferiore , il che li rende troppo protu- beranti ; questo pezzo nondimeno a modo mio di vedere è da molti lati un modello dell'arte. Nella stampa di S. Sisto, la quale fece gran rumore in Europa» ed è quindi salita a gran prezzo, è bel- lissima , graziosissima e tutta raffaellesca la figura della Santa posta a manca della Vergine, si per contorno, come per chiarospuro, se però si ec- cettui la mano assolutaménte piccola rispetto alla testa: sono pure assai piacevoli queMue Angeli vivacissimi posti in calce della: composizione; ma non è si felice la testa di S. Sisto , la quale ira le altre cose sembra avere un berretto che non ha, e nella Madonna e' nel Putto le mezze tinte Bono alquanto forzate, difetto che frequentemente s' incontra ne' quadri all' olio della seconda e della terza maniera di quel sommo pittore, non già per sua colpa , ma per Y aumento posteriore delle tinte. So che Y abile disegnatrice , nella copia che ne trasse , volle essére fedele in ogni parte al suo archetipo; ma senza avvedersene fu egualmente fedele alle alterazioni portate dal tempo , e che non sono di Raffaello. La vera fedeltà del copia- tore, come altrove dirò più chiaramente, è quella di conoscere prima coli' ispezione di più opere à53 dTiìn dato autore il vero carattere di lui, e per tal mesizo saper immaginare quale doveva essere il quadro appena terminato. Il giovane incisore , fedele anch^egli al disegno da cui dovette inci- dere^ indusse negli occhi della Vergine una massa ombrosa, ferrigna e fosca, che le dà fisonomia troppo severa, e direi quasi indispettita, e divise il tenero torso dal divino Infante con tinte si pesanti, che danno idea di pettorali molto rile^ vati, e reggerebbero appena in un Ercole bam- bino, che ha già forza bastante di strozzare i serpenti; ma queste mende non sono del tutto incisorie. Un piccolo difetto incisorio e tutto suo fu quello di condurre frequentemente il tratteggio non già obbUquamente alla lunghezza del corpo che raffigurava, ma quasi orizzontalmente, il che quando la parte non sia di scorcio, riesce d^imo stile alquanto duro e stentato, né si presta facil- mente agF incavi o rilievi della superficie. E que- sto difetto appare più evidentemente nelle mani di S. Sisto e nelle braccia dei due angioli al di sotto, e si riscontra pure visibilissimo nelle mani del S. Gio. Evangelista; difetto però del quale, se più viveva, sarebbesi liberato. Del resto quella stampa manifesta una rara nitidezza, fermezza e robustezza di taglio, intelligenza non comune, stupendo rilievo, e giustifica senza più il sommo 2^4 pregio in cui T ebbero e Tavranno gli artisti e gli amatori calcografici O. (*) Giovane infelice! ta hai impinguato con questo Inago e penoso lavoro lo speculatore che te ne diede la commissione, ed appena Thai condotto a termine, oppresso dalla continua fatici perdesti le facoltà mentali ed indi a poco la viu, simile a qntt bruchi, i quali sono condannati a dare altrui resistenza, perdendo la propria. Non molto prima tu fosti a visitarmi nel tuo passalo per Milano, ed ebbi campo d* ammirare in te non solo distinto ingegno, ma gentilezxa, soavità, bel contegno e buona salate. Chi ajrebbe mal detto allora che tu dovevi per morte immatnia chiudere la serie cronologica di queste mie calcografiche osser- vazioni ? — r a55 PROGETTO • » duna scelta raccolta di stampe. R el ristretto anmcro dei na^ion caloogvafl qiii*regi« strati fbrQoo dì mano; in roano ìndkiaCe le pia felici lovò pro<> doziont, fonnanti in compieste una iìiodìc&» ma scelta' colle* zioae di stampe. A qnesta panni die rematore non ìndimito alla sola rarità « ma : più saggiamente al Ter o merito possa ragionevolmente dirigere le sne mire senza ingolfarsi con infimtì incomodi e con dispendio enenbe nel pelago ilUmi** tato delle cosi dette complete raccolte ^ le quali d'altronde per la moltiplàcanone sempre crescente degF intagli eseguiti Del decorso di circa quattro secoli montano a tal nuinero; che riesce impossibile di tutte riuTenirle e 'possederle. Kìflettaai che come in tutte le arti liberali, cosi nella nostra difficilissima ddi pari e laboriosissima, la mnssa di coloro y i qoali Kstar ono al di sotto della mediocrità , è cen- tnpla, a dir poco, in paragone di quella, non dirò già dei più valenti t ma dei meno riprovevoli. Riflettasi pure che le stampe più brutte sono spesso più rare e difficili ' a trovarsi delle più belle; poiché in simili oggetti avviene veramente che gli estremi si tocchino, rendendosi rare egualmente le ottime stampe per istràordinaria ricerea degli amatori, come le pessime nate e morte ad un tempo per la nessuna vendita e la nessuna loro circolasione e coi|- 8ervazione. Ne viene da ciò che le coUesdoni generah in materia calcografica si rendono costosissime e d' ardua for«- nuaàone per impinguarsi di cose di nessun merito , semsa che mai riescano , quali si vorrebbero , complete. ' a56 Quindi pei^ quegU amatori ianMìU, i quali amano più la qualità che la quantità, più la bellezza che la rarità, più il giardino che il prato incolto, pàrmi assai conveniente ridea della scelta raccolta, eh* io qai presento in massa .ordinata t compendiando le Tàrie stampe citate in questo capitolo ai rispettivi articoli degP incisori testé presi ad esame per istruzione dei novelli amatori e dei giovani cal- cografi, ed aggiungendovi, per quanto si può^ il prezzo ap- prossimativo di .ciascuna stampa in prova corrente con lettera^ essendo qaeUe: lu^iutó letiera cosi varianti in coanmercio, che non si può stabilirne . una ìiemmeno per approssimazione. £ veramente si può dire qnaai lo stesso di quelle con lettera, variando i |«ezzi di «peste secondo il laogo , il tempo e le circostanze in cui ai vendono, e aeeondo F influenza arbi- traria, e bene spesso irragionevole ed indefinibile d*ana specie di moda, per cni di quando in quando vengono pre- feribilmente ricercate le opere di certi incisori, le quali dapprima furono disgradate, e viceversa. Talvolta alcune stampe, stante la protezione d^alti personaggi, i quali ne diedero il primo esempio , o si degnarono per raflinaca in- chiesta deir autore di stabilirne essi medesimi il prezzo , diveùner^ per qualche ten^ costosissime in mezzo alk più evidente mediocrità ; poiché tutti i cortigiani , r^is ad txen^ìum, s*affirettarono d'acquistarle a solo fine di fiur sa- pere che le avevano acquistate: mancato il movente, cessò il moto della macchina. Taf altra la rappresentazione solle- cita d*un fiitto nazionale fn dal nazionale orgoglio applaudita, ricercata e portata ad alto prezzo; e cosi pure il ritratto di 4ittalche celeberrima persona o per. dottrina, o per utili ritrovamenti, o per abilità, o per coraggio, o per politica avvedutezza, che durante Funiversale entusiasmo era avida^ mente comperato ad ogni costo , mutati i tempi , le opinioni o la fortuna , giacque negletto e rifiutato quantunque ridetto a57 al deciiuo del suo primo valore. In somma non è possibile stabilire nel commercio delle stampe nn prezzo fisso per tutti i Inoghi ed in tatti ì tempi. Dichiaro pertanto che, nnicamente per compiacere al de- siderio di molti amatori miei corrispondenti, mi sono de« terminato di porjre nn prezzo ad ognuna delle stampe poste ìq serie nelT indice seguente, prezzo d^approssimazione rego* iato in gran parte sulle stampe da me comperate nel giro dì molti anni, oppure, me presente, comperate da .yarj amatori, e modificato su di quello indicatomi gentilmente da parecchi intelligeiiti, fra i quali dalT egregio professore ^intaglio in Bologna signor Francesco Rosaspina, raccogli- tore oculato di belle stampe , e dal signor Giuseppe Vallardi negoziante esperto e perito conoscitore in questa materia. Oltre a quelle qui registrate, molte ne dovrei citare di merito distinto , gli autori delle quali non figurano in questo capitolo,' perchè a mio credere inferiori, sebben di poco, ai prescelti per le nostre osservazioni; se non che ammet- tendo di ciascun autore o dei migliori suoi ^ievi anche quelle stampe soltanto che sono di poco inferiori, ne ver- rebbe tosto accresciuta del doppio la collezione, e quindi moltiplicati gV incomodi ed il dispendio. £wi qualche stampa di Finiguerra non ben comprovata di sua mano, ma non senza principio di ragione attribuita a lui; altre ve ne sono di Martino Schoen, le quali non ammettono dubbio; molte di Mantegna assai meritevoli; moltissime d* Alberto, di Mar- cantonio e di Luca, le quali pel loro merito quasi eguale alle già citate tengono sospesa la scelta dell'amatore, e cosi parlando intorno ai moki loro discepoli* Quante poi se ne potrd^bero aggiungere a Callot, al Della Bella, a Bloemaert, agli allievi di Rubena, a Rembrandt ed alla «Da scuola, a Poilly, a Nanteuil, a Drevet, a "^ille, a Strange, a Bartolozzi ed a molti, altri fra.i moderni! 17 258 ■ n prospetto di questa modica raccolta , sceka qnale a me parve fra le stampe migliori citate in questo capitolo, om» mette, .ma non esclude molte altre stampe riputatissime in commercio, e sostenute ad un prezzo anche maggiore di quelle. Ma queste traggono non di rado la celebrità loco da tntt* altro principio che da quello della vera bellesaca. Perocché non è sempre il merito reale che le fa gradire e ricercare, ma ben sovente. la sola difficoltà di trovane vendibili. Questa difficoltà ' solletica oltremodo gli amatori opulenti, e £91 si che irivolgansi a quelli che già le pos- seggono , offirendo loro maggior prezzo per determinarli a privarsene. A poco a poco da questo particolare commercio fra gli amatori stessi nasce la gara , dalla gara la ricerca, e dalla ricerca F incremento del prezzo. Ne sempre ciò sue* cede naturalmente, ma in varj casi per astuta speculazione degV incisori o dei loro commettenti. È noto che Ren^raodt per vendere a ^maggior prezzo ed in maggior copia le soe stampe si rese per molto tempo invisibile chiuso in una stanza, e la: sua moglie più avara di lui dichiaroUo mono e vesti bruno: gli amatori e gli speculatori corsero in folla per comprare a tutto costo le opere del creduto defunto, e con questo vii me^zo ottenuto lo scopo, la prefica asmta cessò di piangere, ed egli più ricco di prima risorse. In quel frattempo schiccherò nuove stampe (poiché compo- neva spesso direttamente sul rame) ed infinite variazioni indusse nelle già pubblicate per vie più stuzzicare il gusto degli amatori. Vi fu chi per rendere più' rara e preziosa una stampa, dopo averne impressa gran quantità, ne poie in ciMnmercio scarsissimo numero, e per lungo tempo tsor ne -in serbo le altre > spargendo voce che il rame seni elei tutto rovinato. Altri possessori d^un rame ben inciso, in coi fossero nudità seducenti, fecero credere ad arte che f inci- sore pentito lo avesse per iscrupolo di coscienza tagliato, 2Sg e ridrasee quaate prove gli capitavano alle mani per ab* bradarle: aumentato poi il prezzo di qaeste per la auppoeta nurità loro, grado grado con sommo loro vantaggio ne distriboirono per tutta T Europa. Altri, se la stampa dava aknn sentore di qualche satira in materia polìtica o religiosa , fosse d'immorale rappresentazione, diedero ad intendere che la pubblica autorità ne avea sospesa F impressione,^ e gli amatori delusi accorsero iu folla a comperarla nel dubbio di non più ritrovarla, se ritardavano. Molti poi, <{uantunque a* di nostri il grido de' giornalisti per la quasi generale ignoranza loro in, tali materie, e per F impudente venalità della lor penna abbiano perduta onninamente la pubblica fede, ed anzi . Tessere da questi portato a cielo, come Tessere villanamente censurato, provi ad evidenza Topposto, ebbero pure ad essi ricorso, pagandoli o regalandoli come veri depositar] della pubblica opinione, ed in altri tempi (quando non erano co- storo, come adesso, smascherati) trovarono per tal modo fa- cile spaccio di mediocri lavori. Molti finalmente delusero i compratori commettendo a diligenti calcografi alcuni rintagli d^egnal forma e grandezza d^ alcune celebri stampe moderne, e per venderle come originali ne impressero tutte le prove wand tuite lettere^ cioè a nudo margine, perché non «e n*a- dontasse Fautore od il proprietario del vero originale ; oppure sotto un rame comperato e fatto diligentemente ritoccare cancellarono ogni scritto, e ne cavarono tante stampe avanti lettera da sorpassare il migliajo. Tanto ha tentato Pavidità del guadagno ed il basso rigiro degli speculatori. £ siccome pochi sono gli amatori, i quali facciano precedere vera co- gnizione dell'arte, e possano giudicare cogli occhi propirj sul merito d*una stampa, e molti in vece quelli che giu- dicano per le orecchie , cioè dietro le decisioni de' loro confiratelli; cosi F inganno per essi è coronato, e prende forza di verità. iì6o Eviteranno in tutto od in gran parte simili inciampi quelli fra gli amatori calcografici ^ i quali giudicheranno * opportuno d* uniformarai alla scelta raccolta delle stampe indicate in questo capitolo, delle quali, oltre al prezzo approssimativa- mente corrente in Lombardia , ho pur voluto indicare i più chiari segni a me noti per distinguere più facilmente le prove anteriori dalle posteriori ; ma raccomando loro molta avvedutezza nelF osservare ben bene e colla lente alTocchio quando occorra , se mai qualche lettera importante sia stata maliziosamente abrasa a fine di far meglio valere la stampa , il che poi si riconosce con tutta sicurezza spiando la stampa contro il lume, e trovandola precisamente in quella parte assottigliata. a6i PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. ItfTAGLIATO&I. MoMO lioiguenra • Martìrio Sckoen • Andrea Uanugna DENOMINAZIONE OSLLS STAMPE. L*Atnmiiona della B. V. (tiUrof^oòìIe) . La Morte della B. V. {héOa jsrof»). S. Antonio fra i demonj (idem) • • La Vergine col Bambino detta la S. Famiglia {quum intrùvaiMe) . • . . n Trionfo di Ginlio Cesare (tre pexxij . La Pugna delle Deità marine \hdla prosfa), . . , F^eno in lire italiane Alberto Durer • fParmigiamno u .o Annibale Carocci» xr u Q Guido Reni . • . Giuseppe Ribera . Adamo ed Eva {bélìa prova) . . • . S. Girolamo nella cella (idem) • . . Cristo deposto nel sepolcro ( difficile a CroMzrji , bella prova ) Cristo detto di Caprarola ( avand ogni indirizzo ) Susanna al bagno ( idem ) Apollo e Pane ( idem ) M. A. Raimondi, Luca d Olanda . L^ Elemosina di S. Rocco ( idem ) . • Sileno ubbriaco ( beUa prova ) • .• • • S. Girolamo ( idem ) S. Bartolomeo ( idem ) La Strage degP Innocenti ( senza la fekeua^ beUa prova ) Il Ballo della Maddalena ( avanU il cambiamento nel fondo )..... L** Ecce Homo ( bella prova ) . . . • Il Figliuol prodigo ( idem ) 800 3oo 800 5oo 35o 3So 3oo 290 xSo x6o 90 80 zoo 900 400 5oo 60 a62 PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. Intiguatobi. Giorgio Pentz . • . Comdio Con , • . Agostino Cantei • Enric0 GùUzio . • . Martino Mota . . . Nicola di Bruyn, . Frane. ViUamena . Egidio Sadder . . . Giacomo Caìlot . . DENOMINAZIONE DELLE STAMPE. wàmtmmmmmtmm La Presa di Cartagine da Giulio Romano ( bella prosHi ) "m li Martirio degrianocenti dal Tin- coretto ^ idan ) S. Girolamo dal Vanal {awxnJtitùi' grossamento delle lettere) .... S. Girolamo di saa composiziohe ( aitanti U compimento delia figura) . Enea ed Anchise, ecc. dal Baroccìo ( a/^anti la sfenditura del rame sotto t arco ) •. La Crocifissione dal Tintoretto (astanti t indirizzo) Ritratto di Tiziano ( hélla pressa } . Il Cane col pntto ( acanti t indirizzo ) . La Madonna col Bambino e S. Giu- seppe ( heUa prova ) Il suo proprio Ritratto ( idem ) a • La Battaglia di Lepanto (^idem)^ . n Giudìzio di Buonarroti {^asHUìti V indirizzo) n Secol d'^oro d^Abramo Bloemaert ( bella pro^a )....■ La Presentazione al Tempio dal Ve- ronese ( idem ) La Deposizione di Cristo nel sepol- cro dal Baroccio ( idem ) . . . . I Sapplizj ( idem )........ II Giardino di Nancy ( idem ) . . Prfsao in lire italiani aoo 100 aoo 3oo aoo 400 109 iSo 98 66 90 2'JO 168 i3o 78 aoo 90 a63 PROSPETTO DELLA COLLEZIONK Iktaguatori. Giocamo Càttot . • DENOMINAZIONE DELLE STAMPE. Claudio MeUan . . Cornelio Bloemaert, Bufano Della Bella . La Fiera delP Impraneta ( avand gii stenuni laterali ) La piccola Tentazione di S. Antonio ( bella prova ) Flrezzo in lire italiane La RebeccB dal Tintoretto ( idem ) . S. Pietro Nolasco ( idem ) S. Francesco nel deserto ( idem ) . . S. Pietro che risuscita la Tabita dal Guercino ( idem ) Il Riposo in Egitto da Annibale Garacci ( idem ) SAasdano Le Clero . Il Ponte nuovo di Parigi {^a\xintila banderuola ) Il Gastel S. Angelo {bella prova) . • U Guerriero a cavallo colla donna rapita ( idem ) La Rupe dei Filosofi ( idem ) . • . . Il Parnaso ( idem ) lÀica Wostermann . La Moltiplicazione del pane (ùfem) . L^ Entrata d^Alessandro in Babilonia ( colla testa J Alessandro in profilo ) . L^Accademia delle Scienze ( aiHind l'ombra delle pietre protratta) . . . Il Frontone del Louvre ( beUa progni ) . Il Presepio da Rubens {avanti t ul- timo indirizzo ) La Deposizione dalla Groce dello stesso ( idem ) L^ Adorazione dei Magi in due fogli dello stesso ( idem ) ^ , Schdtc a Boìswert . |L^Assunzione della B. Y. (idem) . . aoo 90 140 3oo So 3 60 80 i5o lao 96 80 80 xao i3o 98 90 aSo 180 400 100 a64 PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. INTAGLIATOEI. ScheUe a BdUwert. Paolo Ponzio DENOMINAZIONE PELLJB STAMPE. Venceslaù HoUar. I La S. Gecitia (cubanti Vìdàmo indirizzo). La Caccia dei Leoni ( idem ) . . . . La Presentazione al Tempio (idem). Tomiri che fa immergere la testa * di Giro nel di Ini sangne ( idem ) . Il Salvatore cop S. Rocco ( idem ) . Rewbrandt sfon Ryn La Lepre ( bella prova ) La Torre d^Anversa {con una sola linea di scrittura) La Maddalena nel deserto {bella progni). 90 i5o x6o 36o AGO 60 70 So Cornelio Wisscher La Risurrezione di Lazzaro {col ber- reuo , ma bella prosai ) La Discesa dalla Croce ( a^^anti la parola. Jmstdodami ) L* Ecce Homo ( avanti i controtarìi sulla faccia in ombra dun Fariseo ) . Il Borgomastro Six ( rarissima a tro^ varsij bella prova ) Il due Goppenol ( beRe pro^e ) . . . . L^AvTOcato Tolling ( idem ) Il Pesator d^oro, ossia TUtembo- gaert ( avanti, U ritocco di BaUly ) L* orefice Latma di Groninga (a/vanti la mutazione della finestra ) . • . Il buon Samaritano ( colla coda dd cavallo bianca) La Piscina probatica (avanti il ritocco , di BaiUy) | 800 Il Ritratto di Bouma ( avanti tanno ) . Detto delle pistole ( idem ) La Fricasseuse — ( avanU t indirizzo ) . I Violinisti ( idem ) 400 36o 400 1300 900 700 5oo 400 700 180 3oo 180 I a65 PROSPETTÒ DELLA COLLEZIONE. Ihtagliatoii. Franoe$eù PoOly* Roberto IfanuuU . Nicola PUau. . . . AniOttio M€uson • • Gerardo Judran. . DENOMINAZIONE DBLLS STAMPE. La Gomnaione di S. Carlo agli appe* stati da Mìgnard (oi^and t indirizzo) . La S. Famiglia della calla da Raf- faello ( idem ) L^Adorazione de* Pastori da Guido ( ai?aiui il termine della bordura ) . n Ritratto di Pomponio (beila prom) . L'Avvocato d' Olanda ( idem ) . . . . Il Basto grande di Luigi XIY ( avanti t ingrossamento delle tenere ) . . . . Gristo morto cogli Angeli piangenti di Goercino ( awmti V indirizzo ) . n Ritratto d'Alessandro Petavio (può- na prova) Prezzo in lire italiane La Gena in Emaos {colf occhio mcmco di Cristo non svanito) Il Ritratto del Duca d'Harcoart (prima dd taglio scappato sopra la testa) - di Brisacier ( buitma prova ) • • • - di Gharrier ( idem ) - di Gaido Patin ( idem ) I Trionfi d'Alessandro di Le Bmn ( buone prove con tre punti al più, Àfcpo U Goyton) La Verità scoperta dal Tempo da Poussin ( colia nudità non coperta ) . Enea con Anchise e Grensa dal Do- menichino ( buona prova ) La Peste d'Eaco da Mignard (prima di cambiarla in pesu di DaM ) . . n Battesimo in riva al Giordano da Poussin { avanti (indirizzo), . . . 98 aoo lao no a6o i5o 45 3oo a8o 160 i3o ICQ 1000 90 70 no iSo ft66 PROSPETTO DELLA COLLEZIONE, Intagliatori. DENOMINAZIONE DELLE STAMPE. PrezBo in lire italiane iSo aoo Soo aoo Soo 370 a 60 a8o 400 60 80 a6c i5o 80 Soo 80 80 70 Gerardo Audran . . Francesco ^ierre . Gio. Luigi RùuUet. • • « • Gerardo Eddink, . * • * Francesco -Cbereau . • * • Pietro Drevetfi^io . • • • • • • • • • C. F. SchnUdt. . . Cristo c^e dà le chiavi a S. Pietro da Raffaello ( awinU t indirizzo ) . L^Adohera del Yangelo da Foassin ( apomt ìa horduàra ) La Vergine che allatta il Bambino da Correggio ( col Bambino nudo ) . Le Marie al sepolcro d*Annibale Ca- nicci ( cK^omi t indirizzo ) La S. Famiglia da Raffaello (aPoittì io stemma ì. n Ritratto di Champaigne {bella prova). Il Crocifisso cogli Angeli da Le*Bran { avantìr t indirizzo di Dre\^et ) . . . La Maddalena dallo stesso ( €LwmU ìa bordura \ •••.. La Tenda di Dario dallo stesso (buona prova in carta ^Olanda ) Il Ritratto di Luigi Péconrt (Mia prova) - del Cardinale di Pdignac ( idem ) . n Ritratto del Cardinale Bossnet ( avanti i pumi sotto la stampa presso U nome di Rigaud ) - di Samuele Bernard {avand le pa-- rcìLe, CònseiUer d Etcu. ) - del Cardinale Dnbois (l!>e22apropa). La Presentaaiooe al Tempio da Boul- locne ( idem ) Ritratto di La-Tour ( idem ) - di Rasamowsky ( idem ) - d'Esterhaxy (idem) a67 PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. Ihtagliatoki. e. F. Sdmùdt • • • DENOMINAZIONE DELLE STAMPE. Presso in lire italiane! Ritratto deir Imperatrice delle Rnssie Elisabetta ( bella prowi ) — di Migaard ( idan ) La Figlia risascitata da Rembrandt ( b^Ui pruina ) . . . • La Presentazione al Tempio da Die- trich ( idem ) &09€am DauUi G. Giae. Bcdeehon, Clementina Principessa di Polonia, Regina d^ Inghilterra ( idem ) • . . La Maddalena del Correggio {idem). La S. Genevieffa da Tanloo (asfonU le linee suUe parolt e (iella prima impressione ) La Calma da Vemet {awmti idem) . La Tempesta' dallo stesso ( idem ) . . Angusto III Re di Polònia {avanti le parole. Chevalier de tordre de S. Michel ecc.) • . . . Gio. Giorgio Wìlk L* Istmeione paterna da Terborg ( bella prova ) La Cleopatra da Netscher ( idem ) . I Mnsici ambnlanti ( ooanti la cor- rezione della parola. ELectoràU ) . . II Concerto di famìglia ( beila prova ) . n piccol Fisico da Netscher ( idem ) . La Leggitrice da Gerardo Daw (idem) • La Innaspatrice dallo stesso ( idem ) . Ritratto del Conte S. Florentìn (avanti i tagli sui martelli delh stemma) . - del Marchese di Marigny (beUa prova ) ; . . . La Ménagère HoUandoise ( idem ) • . 80 70 60 60 So 40 aoo 100 100 5oo 170 i5o aSo 140 So So So 64 36 3o ii68 PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. Intagliatori. Roberta Strange . Riccardo EarUmi. Frane, Bartólozzi GùK^anni Volpato Stefano Bcquet . DENOMINAZIONE DBLLB 8TAM9S. Carlo I.^ Re d'Inghilterra nel bosco da Wandìdc ( bella prova ) • . . . Lo stesso, figura sola intera ( idem ) • La Tenere da Tiziano ( idem ) . . • La Danae dallo stesso ( idem ) . • . L^Arcangelo, mesca figara, da Guido ( idem )...•,. La B. Y., mezza figura, dallo stesso {idem) ^ L* Accademia di Londra da Zoffany ( (Iella prima impressione ) n Conte Ugolino dia Reynolds (bella prova ) . . . I Fiori da Yan Huysòm (della prima impressione ) • I Fratti dallo stesso ( idem ) La Clizia d* Annibale Canicci (bella prova ) II Diploma da Cìprtani ( idem ) . • . Orlando ed Olimpia da Annibale Ca- nicci ( idem ) Didone sul rogo da Clpriani (idem) . La Morte di LordChatam (col fodero ddla spada bianco ) Le Stanze Yaticane da Raffaello (belle prove avanti il ritocco: insieme ) , . Il Ritratto di La Fontaine (prova ben fresca ) - di Mad ™* di Maintenon ( idem ) . - di Rubens ( idem ) • . - di Wandyck ( idem ) 70 60 70 60 40 40 a 80 90 110 tao 70 90 60 60 a 60 a8o 60 So 3o 3o PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. 269 Intagliatori. Cuzcomo Schmutzer. DENOMINAZIONE PELLE STAMPE. Guglielmo ìfooUeu. C, A. ForporaU S. Ambrogio alle porte del Tempio da Rabens ( bella proifa ) . . . . Muzio Scevola dallo stesso ( idan ) . La Nascita di Venere dallo stesso ( idem ) Prezzo in lire daliane La Morte di Wol£F da West (auHmU ta^iunta ai nome del pittore ). . . La Battaglia della Hogae dallo stesso ( awmti i punti laJteraU alia stampa ) . Il Pente da Glaadio Lorenese ( beila prova ) Enea e Didone da T. lones ( idem ) . Il Cane spagxmolo da Stnbbs (idem) . Celadone ed Amelia ( bella prova ) . Geice ed Alcione ( idem ) La Villa di Cicerone ( idem ) ILa Solitadine ( idem ) . . 4 , Fetonte {idem) ....*.. Niobe {idem) ^ . . Macbeth ( idem ) n Mattino {idem) ..... La Sera ( idem )....... Il Ponte ( idem ) Il Castello ( idan ) Il Bosco selvaggio ( idem ) . a . . • • • • La Madonna del coniglio da Gorreg* gio {Vho sempre vn^duXa a^Hvui In- tera: befla prova) ...'...... La Dònna in atto di coricarsi da Vanloo ( idetn ) La Leda dal Correggio (avo/iti fin- dirinsù) ....'... La Fanciulla col cane da Grenze ' {heUa prova) Venere ed Amore da Battoni {id^em). 96 80 60 45 o 35o 140 lao lao 40 40 40 40 60 70 40 40 40 80 60 45 60 So 58 36 I 45 a70 PROSPETTO DELLA COLLEZIONE. Intagliatori. C. A. Porporati . . Vincenzo Vangelisti^ GugUélmq Sharp é . C. ai Bersic t • 9 - - Federjco MuUer DENOMINAZIONE DELLE STAMPE. La Morte d'Abele da Taa der Werff ( beUa prooa) . • Sasamui al bagno da Santerre {idem) . ( Piramo e Tisbe da Guido, o meglio da, Lorenzo de la Hire ( idem ) • . I Dottori della Chiesa da Guido (idem) . U Ombra di Samuele da West {idem) . Ritratto del Dott. Hunter da Reynolds (idem) Ritratto di Boulton da Bearley (idem) . L'Assedio di Gibilterra da Tmmbnil (idan) • • • . • Alfredo il grande da West ( idem ) . Carlo II a Tower dallo stesso (idem) . II Ritratto di Luigi XYI da Callet (prima che le stampe fossero lace- rate^ poi ragffustate) - di Gabriele Senac di Meilhan (peUa prova). • Il Ratto di Dejanira da Guido (idem) . L' Educazione d'Achille da Regnault ( idem ) S. Giovanni nel deserto da Raffaello . (idem ) n Gruppo del Laocoonte dall'antico ( idan) • • » La Madonna di S. Sisto da Raffaello .( npomi ogni ritocco )•....... Si Gio. Evaugelisu , . rtiezza figura, da,l Domenicliiiio ( béOa prova ) . . in lire italùnel 48 36 3o 60 54 60 So 90 60 70 170 So M 69 55 110 aSo So 2J1 Come Iio detto, questi prezó s'intendono approeaimati- Taofeente stabiliti per le belle prove con lettera e di baona cooservasuoiie , cioè non ismarginate molto » non macchiate , non lacere o perforate. Se però lamatore vorrà miire a que- ste le molte belle stampe degV incisori viventi « snlle quali per le ragioni già dette ho se4Mto silenzio, sarà ottima cosa il SeutIo , e gli sarà facile conoscere i prezzi tanto delle belle prove con lettera ^ come di quelle avoitti lettera j le quali d^ordinario coetano il doppio, e solamente in pochi casi per ìstraordinaria ricerca salgono al triplo, al quadruplo ed an- che assai più, come avvenne della Maddalena del Correggio da me incisa , di cui le prove andanti lettera furono vendute non da me (che da sedici anni non ne tengo), ma dagli speculatori a i8p franchi , mentre quelle con lettera si ven- dono a4* £ poiché cade il discorso sulle stampe opontileUera^ ceni- viene qui dissipare alcune erronee opinioni recentemente messe in campo contro V uso generale degli amatori di pfeferirle ed acquistarle ad c^ni costo: vi si derìdono i compratori e si tacciano d' impostura gP incisori die le so- stengano a maggior prezzo delT altre. Non sono forse egual- mente belle le prime prove impresse dopo V aggiunta della scrittura a pie di stampa quanto le ultime impresse prima deQa scrittura medesima? Può forse un rame ben inciso perdere il suo bel fiore nelT impressione d'Anna decina di stampe? À qual {mto dunqtie con suo maggiore dispendio va f amatore in traccia di quelle e non di queste? Cosi gridano akum persuasi che questo loro insussisteme ra- ziocinio non ammetta risposta , ed in sostanza- non è che ira sofisma; poiché é ben vero che fra le ultime prove cifHmti Ietterai e le prime con lettera (supposto abile T im«- ptessore ) non passa tal differràca , die sia beik riconosci*- bile dall^ occhio ninano, quantunque in fatto veramente una differenza vi sia; ma suppongasi die un amatore compri alcuna di queste prime stampe con UtUra trovandola vigo- rosa ed armonica, ed altre di qaell* intaglio non ne conosca, che farà egli per assicurarsi che non se ne trovino d'assai migliori? Paragonarla con altre stampe identiche con lettera? No certamente; poiché su queste pure può cadere il me» desimo dubbio. Confrontarla con tutte le vendute ed in* vendute? £ cosa impossibile. Non ha dunque altro mecEO sicuro che quello del confronto con alcuna delle proTe apond Ietterei. Dunque, le prove aponti lettera mostrano lo stato primitivo di qualunque intaglio calcografico semsa bi- sogno di confronto, perchè servono di tipo ad ogni con- fronto esse medesime. Dunque gli amatori, giustamente le preferiscono, perchè vengono guarentiti che il rame non poteva aver sofferta a quel tempo visibile alterazione. Dun- que a torto si va censurando questa convenientissima di- stinzione di prove con lettera e senza. D^ altronde è presto detto che la prima decina di stan^ con leOiST» .equivalga ali* ultima decina avanti lettera-^ ma se- guendo strettamente questo raziocinio, anche la seconda deci- na per lo stesso principio dovrebbe equivalere alla prima, la terza alla seconda, la quarta alla terza, e cosi discorrendo; intanto di decina in decina sì giungerebbe al migliajo: si- curamente r ultima decina riuscirebbe consimile alla penul- tima; ma confrontata poi colla prima, la differenza risulte* rebbe enorme. Questo sardibe per appunto lo stesso che dire: Pietro somiglia a Paolo, Paolo a Giovanni, Giovanni a Lucav Luca a Matted"; dunque Matteo somiglia a Pietro. Ghe.awerreUbe a quel pittore il quale per fare il ritratto di Matteo prendesse Pietro a modello? Restami ,a dire aloin poco intorno alla classificazione 4lellti collezioni calcografiche in che gb amatori s^uirooo un tempo t'eirduie ctoaoìoffso incisorio, ponendo «otto la rubrìca di ciascon^ incisore le slampe da lui puU>licate ; ora però Appogigtimi al consigUo àid dignor De Heinocke n^ soa opera intitolata Idée generale dune coUection complète destampesj ed all^esempio da lai dato nella disposizione del lÌGcliissìmo gabinetto calcografico di Dresda, abbracciarono in vece l'ordine pittorico « allogando sotto il nome di cia- flcon pittore quelle stampe che furono eseguite dalle sue composizioni. Nasce tutto ciò dal poco pregio (quantunque scrivendo mostri il contràrio) in cui questo scrittore per al- tro rispettabile teneva Farte calcografica, dando egli tutta l'importanza esclusivamente alla composizione, la quale è sempre riconoscibile anche nelle pessime stampe; né d^al-« tro curandosi, giacché rispetto alFesecuzione, registri di tal natura presentano sconci intollerabili. Sotto il nome di Raf- £ieIlo e vicino alle belle opere di Raimondi, dEdelink e di molti altri valentissimi calc<^rafi ti s* affacciano le più scorrette stampe, le più meschine e le più brutte che lo hanno del tutto difformato. Se brami conoscere ed esami- nare quelle d^un incisore, il quale abbia intagliato da molti celebri pittori, ti bisogna assumere la noja di svolgere i portafogli di moltissimi pittori per trovarvi alcuna delle sue stampe. £ bensì vero che mediante un contr' indice incisorio, in cui siano ordinatamente registrate e che additi i varj portafogli in cui sono sparse, é facile, benché sem- pre incomodo, il rinvenirle; ma poiché quest^ indice si fa necessario , non sarebbe meglio formare la classificazione per serie calcografica , ed il contr^ indice per serie pittorica alla qoale si riferissero tutte le stampe incise dai quadri dei migliori pittori? Togliere cosi ogni merito agV incisori ^ per darlo tutto ai pittori dai quali intagliarono, e far ciò, classificando una collezione di stampe, il cui merito com- parativo non é già sulla composizione, ma sulla calcografica esecuzione , é implicitamente considerar Y arte nostra non più che un meccanico mestiere, come quello de'gessajuoli, cpiando formano le statue. Chi ragiona in tal guisa non può 18 274 essere che nno di cpielli i quali credooo saperflao per r incisore un lungo esercizio nel disegno, e che TaTere da- vanti un bel disegno od un bel quadro basd senza più per fame una bella incisione ; e quanto sia falsa ed ingiusta si^ fatta opinionOi fu già da noi dimostrato e lo sarà più difiìiaa- inente né* seguenti capitoli. Non si comprano a caro preoo le stampe perchè siano tratte da celebri pittori; questo aggiunge al merito dell* incisione ^ non lo costituisce; bensì quando per esattezza di disegno e d* intaglio, per gusto e per sapere hanno determinata in favor loro la generale opinione. Un bel dipinto porge sicuramente alF incisore che lo traduce nelFarte sua la composizione , le forme, il chiaroscuro, la prospettiva e T espressione ; ma porge tutto questo a chi studiando il vero giunge a conoscere lo spi- rito delT autore, e per cosi dire ad immedesinuirsi con lui: ad un' incisore di tal tempra tale dipinto porge moltissimo; ma non porge per nulla l'artificio calcografico, che tanto ab- bella anche le meno belle composizioni , e che per la mag* gior parte degV incisori è d* una difficoltà insuperabile , come vedremo qui appresso* Seguendo la ^proposta scelta raccolta, cessa qualunque vertenza sul modo più opportuno di classificare le stampe^ giacché ne risulta si ristretto il numero, che in poche stanze si potrebbero appendere sotto cristallo alle pareti, prescin- dendo cosi da qualunque ordine pittorico od incisorio, ed avendo, soltanto riguardo ad una convenevole simmetria. In tal guisa collocate, mentre formano un gajo ed istruttivo ornamento dell* abitazione , sono sempre visibili senz* inco- modo; è tolto il rischio di sfregarle, di piegarle o di lor- darle, come sovente avviene nello svolgere i portafogli; ed il cristallo stesso, quando sia bene applicato e diligentemente incollato in giro alla cornice, difende le stampe dagF insetti e dal contatto delParia, le conserva ottimamente, e servendo loro quasi di vernice le rende più vivaci, più nitide e più belle. ^75 DIFFICOLTA. A 1 possesso di quest'arte, di cui ho esposti i pregi, i vantaggi ed il perfezionamento, non d giunge che per lungo calle e disagevole : ogni altro, che artista pur sia, di chi la professa in fuori, non saprebbe giudicarla mai né sì lunga nel suo tirocinio, né si lenta nel suo stesso esercizio. Quanto espongo sulla difficoltà dell' in- cisione in rame non riguarda già tutti i modi praticati per incidere , de' quali dirò a suo luogo , ed alcuni de' quali sono anzi di facile e spedita esecuzione; bensì il più nobile, ma altrettanto laborioso genere detto a tagUo regolare ^ e diretto aUa rappresentazione dell' uomo ne' ritratti e negli storici argomenti. Per questo genere di lavoro vnolsi primieramente nell'iniziato fortissima in- clinazione , anzi vera passione , ond' abbia a per- severare nell'esercizio contro la ritrosia della mano, della materia e degli stromenti. Però la sola inclinazione lo tradirebbe , se non venisse in soccorso una conveniente organica disposizione: vista cioè acuta e resistente, polso fermo, robu- sto temperamento. Senza queste naturali qualità, avess'anco la più profonda cognizione del vero ed anche del bello , o rimarrebbe inoperoso per 276 fisica deficienza, o non produrrebbe, che òpere stentate ed imperfette ; ma poi con queste mede- sime qualità fisiche, già raro dono della natura e costituenti la prima difficoltà da superare, che sarebb' egli senza le altre qualità morali dì sano criterio, d'amore allo studio, di costante atten- zione e d'illimitata pazienza? E quanto difficil- mente quest'ultima prerogativa indispensabile si combini colla robustezza del temperamento, non v' ha chi noi vegga per lo stesso principio , per cui il debole ronzino suole stare a lungo paziente ed immobile , mentre il focoso puledro concitato dalla sua forza stare loco nescit. Debbe adunque il giovane voglioso d'applicarsi alla calcografia conoscere prima , se , ed in qual grado abbia sor- tite dalla natura le indicate disposizioni. Quando nell'esame di sé stesso possa credere fondatamente di possederle quanto basta, allora prima di slanciarsi nella professione , che per tutta la sua vita dovrà trattare, venga meco rifletten- do su qual mare va egli ad imbarcarsi , e quali scogli , e quali procelle o calme angosciose si di- spone ad incontrare nella speranza malferma di poter giungere alla meta. E primieramente , poiché ho parlato poc'anzi di ritrosia della mano , della materia e degli stromenti, sappia, che nella pratica incisoria questa ritrosia è tale da ricordare troppo ^77 sovente alF operatore la maledizione del peccato d^Adamo sopra tutta T umanità. La mano già av^ vezza , scrivendo o segnando lunghe linee , a muo- versi da manca a destra, come pure per lo più disegnando o dipingendo, si trova da principio renitente al movimento costante del bulino in sen-- so opposto. Scrivendo , disegnando o dipingendo , la penna, il matitatojo , il pennello stanno sempre fra le dita; ed il pollice, l'indice, e per aggiunta il medio ne danno V impulso e ne dirigono i mo- vimenti ; ma nelle operazioni del bulino la spinta parte dalla palma aI<}uanto sotto il dito mignolo, e le altre dita non servono, che a ben contenerlo ; perciò l'addestrare il corpo della mano ed in gran parte F antibraccio a tutte le inflessioni del trat- teggio, proprie delle sole dita, costa all'iniziato non poca difficoltà. Passiamo alla ritrosia della materia sulla quale s' incide. U incisione di cui parliamo dicesi inci^ sione in rame, perchè questo metallo si riconobbe finora il più adatto a tal uopo: gli altri metalli sono troppo duri e crudi, o troppo moUi, o troppo costosi, o refrattarj alle diverse operazioni incisorie , segnatamente dell' acquaforte. In mezzo però alla dimostrata convenienza di prescegliere qaesta materia, egli è certo ch'essa pure sotto razione del bulino presenta non di rado gravi 378 difficoltà. In primo luogo è più difficile , che non si crederebbe , il trovare un rame di perfetta qua- lità, ben purgato 9 ben malleabile a freddo, che sia dappertutto d'eguale grossezza, ben unito e compatto 9 senza pori , senza renella , senza tigna, senza strati o fenditure nascoste sotto la super- ficie, le quaU emergono poi durante TintagUo, e costringono talvolta Fartefice ad abbandonare un lavoro già molto inoltrato. E * quando poi lo stesso artefice , mercè della sua attività, circospezione e ripetizione di sperimenti , giunga a ritrovare una lastra , quale appunto la desidera , non è per ciò totalmente liberato dagF incomodi e dalle difficol- tà inerenti a questa materia. Perocché l'umidità dell' alito e Y insensibile traspirazione delle mani segnatamente nella calda stagione , pei sali che più o meno vi si contengono , se non Y ossidano in guisa da intaccarne visibilmente la superficie , le tolgono almeno la necessaria chiarezza con sempre crescente oscurità di tinte prima giallastre, indi rossastre, indi violette, indi verdi-cilestrine, fi- nalmente bige scure, il che impedisce all'opera- tore di vedere l'eflfetto del suo lavoro con sua pena inesprimibile, oppure lo forza a ripulire troppo spesso il rame coli' acquaforte e poi col- l'olio, la quale operazione frequentemente ripetuta snerva non poco il lavoro e ne toglie la fireschezza e la ìpurità» quando segnatamente la dimensione delT intaglio è grande , e quindi più lunga ad ese- guirsi. Né meno della materia, sulla quale s'incide, sono ritrosi all'incisore i suoi proprj stromenti. n bulino essendo di forma piti o meno lunga, ma sempre diritta, inclina di sua natura a pro- cedere in retta linea, e quando il tratteggio debba essere curvo, ciò che avviene il più sovente, per poco, che si volga a destra od a manca senza la necessaria abitudine di farlo destramente e gradatamente, la sua punta, per essere incastrata nel rame, si rompe ad ogn' istante, ed obbliga l'artefice a ricorrere le cento volte alla mola per aguzzarla con molta perdita di tempo , e noja in- finita. Talvolta, se questo stromento non ha al- quanta restremazione dal fondo alla cima , oppure se il manico è più grosso del bisogno alla sua imboccatura, inclina tagliando a sprofondarsi nel rame più del dovere, né può continuare il suo andamento senza rischio , che la punta si spezzi in un baleno , e sfuggendo sotto la mano vada a graffiiare per qualche spazio il già latto circostante lavoro. Lo stesso bulino presso i fabbricatori o venditori ben rade volte si trova abbastanza bene conformato da potersene servire senza precedente riduzione pur troppo incomoda, lunga ed incerta a8o per parte dell' incisore. La tempra poi dell' acciajo è quasi sempre ( e debb' esserlo ) assai più dura del bisogno , dal che viene la necessità di ridurlo a tempra più dolce , ed è molto difficile il co- gliere quel punto, ove questa né manchi, né ec- ceda. Che dirò poi del luccicare della lastra ^ che all'occhio non avvezzo porta incomodo abbaglio , ed impedisce di ben vedere la distanza de' tagli , e l'eguaglianza della loro sottigliezza o del loro gonfiamento? Che della difficoltà di rientrare a puntino , e spesse volte a più riprese ne' tagli già fatti, senza mai addoppiarli? Che dell'altra ancor più forte di tagliare e ripassare con fluidezza e nitidezza ne' piccoli giri di tratteggio inevitabili ne' capelli , negli occhi ed in^ molte altre parti della carnagione, de' panneggiamenti e degli ac- cessori , senza che il filo acuto e tagliente della parte inferiore del bulino guasti rientrando * il margine del taglio? E queste difficoltà non riguardano, che un solo stromento calcografico, cioè il bulino. Aggiungi, quella di ben preparare e di bene adoperare la punta a rame nudo, detta punta secca, partico- larmente ove si tratti di linee curve, come av- viene sovente ne' capelli , ovvero di linee rette orizzontali crescenti insensibilmente per distanza e per grossezza nelle rappresentazioni d'un ciel a8r sereno. Aggiungi del pari la non meno incomoda rìdnidone delle altre punte dì varia forma necessa- rie per ben disporre il rame verniciato all' azione dell'acquaforte. Aggiungi finalmente, poiché ab- biamo parlato dell' acquaforte , la difficoltà di ben usarne, le gelose e continue precauzioni da pra- ticarsi intomo alle vernici, perchè Fazione del- l'acido nitrico o dell'aceto saturato dai sali non le faccia staccare dal rame ; la scrupolosa e bene spesso nociva attenzione alla morsura di questi liquidi ed alle necessarie e ripetute coperture tanto per evitare i trafori, quanto per ottenere digra- damento di tinta ; la sempre scabrosa operazione talora cpiasi indispensabile di far rimordere alcune parti ripetendo l' appUcazione della vernice sulla sola superficie del rame, e lasciando intatti i tagli già fatti, perchè l'acido possa meglio scavarli. Tutte queste difficoltà appena qui indicate O e puramente meccaniche basterebbero sole a rimuo- vere dall' esercizio calcografico chiunque non sia veramente appassionato per quest'arte, e tena- cemente fermo nel suo proposito. Ma quanto (*)Nel secondo volume, concemitnte alla parte pratica, par- lerò • diffntamente di tntte queste operasiooi , non avendo qui esposto , che quanto appena bàstaya in prova delle difficoltà inci- sorìe, delle quali non pochi amatori ed artisti d* ogni classe sono del tutto ignari. a8a maggiori non 9ono le difficoltà concementi alla parte intellettuale delfarte medesima? Io suppongo il giovane incisore per assiduo esercizio di ben due lustri o poco meno già molto addestrato nell'uso de' suoi stromenti, e già munito delle necessarie cognizioni per vie megUo progredire senza rakrui direzione in ogni parte della sna professione O. Eccolo sedato innanzi al suo rame già da lui scelto con tale precauzione da non temerne in seguito alcun inconveniente : ne ha già preparato esatta- mente il contomo sulla carta trasparente , vi ha già . applicata con tutta cura la vernice afiumicata per la prima operazione dell' acquaforte , vi ha già calcato il contomo si evidentemente, che tutto invita a dar principio all'opera. Il disegno che gli sta pure a lato è ben purgato nelle forme^ vigoroso ed armonico nel chiaroscuro, e da que- sto lato ha già superate le prime difficoltà. (*) Da più di trent^anai insegno pubblicamente Tarte mìa, e nella quantità dei giovani allievi che si succedettero nel frequen- tare la mia scuola in questa I. R. Accademia delie belk arti , ed alcuni de* quali , anzi molti , sortirono la più felice disposizione per quest^arte, e sono ora toli da far parlare della loro abilità tutta r Europa 9 non mi venne fatto di trovarne alcuno , il quale sia venato al punto d'uscire dalla acuoia • bea operare da sé medesimo , senza aver prima impiegato almeno nn novennio d* as- siduo esercizio nel disegno e nell* intaglio. Che se takino vi sieCis poco meno, egli è perchè venne da me già dirozzato per altrui cura , e più a fine di perfezionarsi nell* arte , che d* esservi imziata ^83 Sopraggiunga in quell'istante il più abile pittore disegnatore, che dirà egli? All'aspetto di qael disegno ei giudicherà vinte non le prime soltanto , ma tutte quante le difficoltà. Tutt'al più, secondo il modo suo di vedere , suggerirà in qualche parte alquanto più d^ energia, o alquanto più di so^ brietà , o qualche leggiero sagrificio di lume negli oggetti di second' ordine, o qualche maggior vi- gore d'ombra in quelli del primo , un po' più di fermezza, un po' più di morbidezza, qualche linea di contomo o più dentro o più fuori; ma nel complesso ei si congratulerà con*lui sulla preziosa finitezza del disegno, sul dolce passaggio delle tinte, sull'intelligenza delle attaccature e delle estremità, sulla conservazione delle masse lumi- nose ed ombrose , sulla varietà e verità delle pie^ ghe, sull'espressione de' volti, sull'armonìa ge- nerale; e siccome questo è tutto pel pittore, e vive persuaso che nulla importi l' artificio con cui verrà trasportato sul rame, purché vi risulti identico il contomo ed il chiaroscuro, cosi aggiungerà con tutta sincerità alle fatte congratulazioni il prò* nostico assai gradevole del più felice esito della stampa. Il pittore parte soddisfatto; ma l'incisore, il quale sa quanto rimane a fare prima di prendere in mano la sua punta, non partecipa gran fatto alle congratulazioni ed agli augurj di chi non ~é^ 284 conosce pet pràtica la calcografia. Egli è sbigottito dair antiveggenza di tant^ altre difficoltà incisorie bene spesso insoirmontabiJi 9 le quali cominciano appunto da quél momento ad àccumular^isi in- contro. Sa, che dalle prime dispo8Ìzix)ni del trat- teggio incisorio dipende molto ' nel gran genere d'intaglio là buona o mala ritiscità d'un lavoro lungo è faticoso. Sa, che nell' arte calcografica can- cellare il già fatto per sostituirvi un altro lavoro è quel di peggio, che all'artefice possa accadere, importando grave perdita di tempo, incomoda ed ingrata fatica , pazienza del tutto manuale : essere quindi necessario innanzi tratto ( almeno sopra il lucido che ha servito per trasportare il contomo sulla vernice ) di ben di^orre il conveniènte an- damento del tratteggio tanto pel primo segno, quanto pel secondò, oiide non cadere in sezioni o troppo quadrate, o troppo forzate a rombo, e disgustose entrambe. Sa che è sómmo pregio del- l'arte sua ir variare l'artificio del tratteggio secon- do le varie tinte e la varia superficie degli oggetti rappresentabili ; che nondimeno tale variazione d'artificio vuol essere sempre combinata più meno collo stile generale d' intaglio da lui adottato nel suo particolare lavoro. Sa, che la maggior grandezza delle figure esige un tagUo più largo e nodrito, la minore in proporzione uno più fino i* 'i e serrato; che mi dipinto di tocco energico e slan- ciato richiede corrispondente arditezza di tratteg- gio ed una preparazione all'acquaforte piuttosto (libera e pittoresca, che totalmente regolare, e spiritoso movimento di tagli ora ad arte conti- nuati , ora troncati senza riguardo , indi ripresi col secondo o col terzo segno in tutt* altra dire- zione: che all'opposto uno più dolce, più finito e più fiiso non comporta, che moderato movimento e moderata larghezza di tratteggio. Sa, che un colorito più grasso, che fluido, come d'ordinario ne' quadri di Tiziano, di Ciorgione, del Tintoretto e d'altri di quella scuola non può bene rappre- sentarsi nelle carnagioni incidendo, che con un taglio interrotto e più largo, che no , il quale am- metta alcuni punti subalterni d' impasto o rotondi od. oblunghi press' a poco sullo stile di Strange; uno in vece più fluido e trasparente, come in Gerardo Daw, in Terburg, in Metzu ed in altri eccellenti pittori della scuola fiamminga, sarà me- glio tradotto per mezzo del segno nitido . e liscio del bulino sullo stile di Wille e d'altri celebri bulinisti. Tutto questo ei sa, e guai a lui se noi sapesse, poiché sarebbe pel suo meglio rispar- miare la fatica alla quale sta per sottoporsi ; ma per saperlo fondatamente, quante stampe de' mi- gliori maestri non ha egli dovuto vedere ed a86 osservare? Quanti confronti istituire ? Quante pro- ve tentare? Questa massima difficoltà , tutta propria dell' in- cisione, non solo è pochissimo considerata dai pittori 9 dai disegnatori e dagli amatori dì stampe , ma perfino dalla maggior parte degl'incisori me- desimi, molti de' quali sogliono abbracciare lo stile d'intaglio cui furono iniziati,. e lo mantengono invariabile per tutta la vita , qualunque sia il ca- rattere degli autori da cui traggono i varj loro lavori calcografici* Per questa classe d' incisori la difficoltà di ben calcolare e disporre il tratteggio, di cui si disse, è certamente nulla. Veduto il disegno che intendono trasportare sul rame, han- no veduto altresì nella fantasia loro la stampa, quale senza dubbio risulterà, perocché a scanso di fatica sono già stabilite per esA certe regole convenzionali e meccaniche, dalle quali anzi che dipartirsi , manchereUbero piuttosto ai precetti del decalogo. Ogni lor cura è rivolta all'equidistanza scrupolosa de' tagli ed al loro eguale incrocicchia- mento, quindi movimento di tratteggio quasi ii>- sensibile , costante preparazione d'acquaforte nelle masse scure tanto de'panneggiamenti, quanto delle carnagioni, come se il bulino farle non potesse migliori a primo colpo; progressione degli stessi tagli interrotti fin quasi al lume per mezzo della a87 punta secca con regolari punti oblunghi negli intersdxj fra Y un tagUo e Y altro ; non mai grossi tagli vigorosi avvicinati ai sottili , nessuna libertà pittorica 9 monotonia e freddezza continua, nau- seante. Ma non sono già questi gli esempi che il nostro giovane incisore prenderà ad imitare » mentre sta per dar mano al nuovo suo lavoro; confronterà con occhio imparziale le stampe di cotestoro con quelle dei migliori maestri dal secolo decìmosesto in poi 9 le quali formarono e formano tuttora FammirazioDe e la delizia dei veri conoscitori: s'accollerà per tale confronto che le direzioni di tratteggio d' un Edelink modificate a tenore di va*- rie pratiche posteriori dell'arte sono sempre le migliori da imitarsi in questa parte importantis- sima della calcografia per ottenere ad un tempo e rilievo e dolcezza ed evidenza: amerà meglio lottare colle rinascenti difficoltà, che 9eco porta r imitazione di questo nostro corifeo , che di tutte evitarle, applicando un metodo snervato, insi-* gnìficante, antipittorico e sempre eguale a qua- lunque rappresentazione di stile diverso ed anche -del tutto contrario nel suo archetipo : né vorrà , per secondare le massime arbitrarie di questi moderni scai^arami digiuni d'ogni buon gusto e d'ogni intelligenza pittorica, correre il rischio di produrre com'essi opere mediocri, monotoue e nauseanti, sulle quali sì possa dire giustamente ciò che mi disse vedendo una stampa giuntagli da Roma un dottissimo amatore: quia tepidus es^ incipiam te efemere (*). Torniamo pertanto al nostro giovane , il quale ha già tolta di mezzo cancellando e rimettendo sul suo lucido la difficoltà della giusta disposi- zione del suo tratteggio, e premeditati i varj artificj incisorj più convenienti ai varj oggetti che dovrà rappresentare. Che più gU manca per incominciare F intaglio? Gli manca tuttora da stabilire una cosa importantissima pel buon effetto della stampa, cioè la distanza da tenersi fra l'un taglio e r altro , il che non ha potuto indicare sul lucido colla matita. Dissi importantissima , poiché se questa eccede, il suo lavoro parrà grossolano e reticolato , né potrà ridurre le tinte alla voluta fusione, né ben esprimere le più fine inflessioni ed i piccoli accidenti del vero; se manca, parrà pesto, faticato ed opaco. Eccolo pertanto di nuovo meditabondo sulle stampe migliori e davanti il (*) Fa il chiarissimo signor Abate Carlo Bianconi, già segre- tario di qoest* L R. Accademia delle belle arti , il qoale possedeva una scelta e non piccola raccolta di stampe , ed era egli stesso buon disegnatore ed anche pittore , quindi in materia d* incisione giudice più che competente. 289 sao disegno per trovarne alcuna di pari dimen- sione di figure , la cui larghezza di tratteggio vi corrisponda a dovere 9 ed eccolo già intento a riconoscere esattamente la distanza de' tagli , mi-- 8urandoli con piccolo compasso a tre » a cinque od a nove 9 secondo che la detta distanza s'in<- centra maggiore o minore. Tanta concentrazione di pensieri per una deliberazione apparentemente di poco momento nelle sue conseguenze può sem- brare a toluno estraneo alla nostra professione vana ed inopportuna; ma per l'incisore geloso della propria riputazione, tendente a sempre me- glio riuscire , e spaventato dal pericolo di gettare infiruttuosamente lungo tempo ed bnmensa fatica, questo primo passo non è meno importante di quanto lo sia per un gran capitano l'ordinare preventivamente più vicine o più discoste le sue schiere alla vigilia d'un generale combatti- mento. Ma di queste preliminari di£Sicoltà non più. Tu giovane di belle speranze e si felicemente disposto per l'arte tua tutte le hai spianate colla tua rara pazienza e perseveranza , e t' accingi finalmente all' intaglio .... : ma in qual punto e conqual lena t'accingi? Qual differenza fra te, che segni i primi tagli sul rame , ed il pittore , che stende la prima pennellata sulla tela? Questi >9 ago è tatto invaso dal fboco della sua immaginazione rattemprata a stento dalle inconcusse leggi del vero : tu riscaldato soltanto dal fuoco altrui» cioè dalla parte che prendi allo spirito del tuo prototipo. Gli schizzi ed i cartoni dal pittore preparati alFuopo hanno accesa vie più» non intiepidita la sua fantasia , e la voglia di portare ì primi tocchi di colore sulla tela è per lui ir- resistibile, smaniosa: per te in vece già stanco dalle premesse fatiche, e già persuaso di quelle che vai ad incontrare, declina tosto la prima energia per dar luogo alla riflessione ed alla dUigenza. Mentr» egU abbozza il suo quadro è svincolato da ogni legge meccanica ; la sua mano agisce liberamente e rapidamente per ogni verso > non regolata, che dall'occhio e dalla fantasia; poiché se la rapidità del suo operare lo trasci- nasse inawertentemente in errori anche gravìs* simi, può facilmente sulla tela correggerli ridi- pingendo. Tu dal principio sino alla fine del tuo lavoro non puoi prescindere da una costante attenzione a tutti i prìncipj meccanici dell'arte tua per rispetto all'equidistanza, al progressivo digradamento del tuo tratteggio calcolato , ed alle variazioni appensatamente prestabilite dell'artificio incisorio ne' luoghi più opportuni; giacché non è questo un semplice abbozzo variabile a dio 291 beneplacito; ma uno stabile fondamento delF edi- ficio che prendi a costruire. Sopra un abbozzo mancante y quanto vuoisi , nel colorito , nel chia- roscuro 9 nel contomo e nell^espressione 9 può be- nìssimo il pittore a misura del suo sapere ridurre un quadro ben corretto e finito in ogni sua parte ; ma non può mai T incisore condurre a termine lodevolmente una trascurata e malintesa prepar* razione. £ fin qui abbiamo paragonate le difficoltà pit- toriche colle incisòrie quanto alla sola prepara- zione de' rispettivi lavori. Rimane ora a confron- tarli nella piena loro esecuzione. Mentre il pittore dipìnge la sua tela nel senso medesimo in cui debb' essere veduta dagli spettatori 9 eccoti l'in- cisore condannato (se vuole che la sua stampa risulti simile al disegno, e se gli cale d'evitare lo sconcio di far agire la mano manca in vece della destra in molte azioni esclusivamente proprie di questa ) , eccolo 9 dissi 9 condannato ad incidere in senso contrario del suo modello 9 e per appunto quale si vede nello specchio; la qual cosa, per quanta abitudine in ciò fare possa avere con- tratta 9 o per quanto prevalgasi dell'indicato mezzo dello specchio 9 riesce sempre incomoda molto ed imbarazzante. Quegli in tutta la sua esecuzione vede ciò che fa, e senza altri sperimenti e senza bisogno deir opera altrui può terminare il suo quadro, e metterlo ih tutta quell'armonia che può dargli in ragione della sua abilità; questi non vede il suo intaglio 9 che per metà ; se leva la vernice colla punta per far mordere il rame, dall'acquaforte, vede lucido e chiaro ciò, che debb' essere oscuro nella stampa, e viceversa; se poi lavora col bulino o colla punta sul rame nudo, abbenchè possa più agevolmente scoprire la forza ed il passaggio delle sue ombre coir in- trodurre ne' tagli F olio ed il negrofumo ripulen- done la superfìcie; pure, ad onta di tutta la sua pratica e valentia nell'arte, non è mai sicuro deUa generale e parziale armonia , se prima un diligente e ben esercitato impressore non gli tiri alcune prove, sulle quali possa regolarsi dimi- nuendo od aggiungendo per l'ultima riduzione. Giova anche riflettere, che il pittore, quando per proprio avviso, o per altrui suggerimento viene scoprendo qualche parte del suo quadro male rappresentata, oppure men bene di quanto potrebbesi, può colla scorta dell'ignudo nelle carnagioni, e con quella dell'automa (*) ne' pan* neggiamenti mutare quanto vuole la prima sua (*) Automa , o portapieghe diceai una figura d^ uomo o di donna ÙLttA di legno ed imbottita destramente di lana, o meglio di co- tone eoa sopra una maglia per imitare le forme del vero, e 293 composizione non solo neìY andamento delle pie« ghe , nel giro delle teste, nella posizione delle mani de' piedi; ma nelle attitudini delle intere figure: mentre T incisore nella sua qualità di traduttore fedele dei capo-lavori pittorici non può consultare il vero 9 che per meglio intendere T esecuzione del suo originale, o tutt'al più per riformare alcun poco con sicurezza di non errare cjualche parte, che vi si trovi evidentemente mancante, conservandone strettamente lo stile (*)« Dai premessi confronti emerge evidentemente, che r esecuzione incisoria dal lato meccanico dell'arte è più difficile e gravosa della pittorica. Non dirò lo stesso dal lato scientifico, e segna*- tamente quanto alla composizione , della cui diffi- coltà gl'incisori moderni, intenti solo a tradurre i dipinti de* classici maestri, sembrano del tutto esonerati ; sebbene non siavi anche a' nostri gior- ni incisore veramente . abile , il quale per lungo «nscetliva di prestarsi a tati* i movimenU aataiali , che vool dargli r artista, e di rimanere per mezto di varj congegni alle articolazioni nella data attitudine per tin tempo indeterminato onde sostenere i panneggiamenti. (*) Nel capitolo segaente verrà dimostrato se rincuoro possa no correggere, disegnando od incidendo , qualche errore troppo risibile d* esecuzione nel suo originale, ed in qnal modo e con quali precauzioni e riguardi per non mancare alla dovuta fedeltà nella traduzione calcografica* !i94 esercìzio nel disegno , e per lunga abitudine d'os^ servare e di copiare belle produzioni di tal genere, non si trovi in grado di ben conoscerne la teorica e la pratica, o di produrre incidendo i proprj con^ cetti, come lo mostra il capitolo antecedente, e come pure vedrassi nel susseguente. Certo è però che la cognizione fondata di questo ramo dell'arte si necessaria al pittore non è che puramente gio* vevole all'incisore, quando con maggior vantag- gio dell' arti belle si destina a pubblicare non le proprie, ma le più celebri invenzioni de' sommi pittori. E ciò sia detto per non parere tanto indiscreto da voler sollevare per ogni verso la calcografica sopra la pittorica professione, il che sarebbe in vero un impudente paradosso. Ma non è paradosso quanto mi resta a dire sulle difficoltà incisorie a fronte delle pittoriche in ciò , che concerne ( come dissi ) alla parte meccanica dell' esecuzione. Voglia dunque il gio- vane incisore seguirmi ancora d'un passo nell' in- cominciato confronto, e n'avrà per frutto piena conoscenza degli scogli che debbe evitare. Or tu finalmente hai terminato con eroica pazienza e perseveranza il tuo intàglio. Durante il tempo che vi hai consumato ( tempo , che se tu avessi prima immaginato, potea forse sgomentarti), il tuo amico pittore ha già dipinte parecchie tele , ha fomiata la sua riputazione ed incassata la sua ricompensa, e tu non hai inciso, che un rame solo, ed è ancor dubbia la fama che ne avrai, e colla fama la condegna mercede. Al pittore ba« sta di piacere al suo conmiettente , o tutt^ al più a* suoi concittadini per aver nome e lucro; tu dèi soddisfare al gusto di tutta quanta T Europa, per non dire di tutto il mondo. È bensì vero, che se riesci a tanto, l'utile tuo sarà maggiore d'assai di quello del pittore, perocché pochi hanno i mezzi di pagare convenevolmente e senza scon- certo un bel dipinto , moltissimi in vece di com- perare una bella stampa; ma il gusto degU amatori d'ogni nazione è si vario e volubile, che più volte si videro neglette per lungo tempo alcune stampe, le quali in appresso furono ricercatissime, e salirono 4 prezzo esorbitante, come più, volte avvenne l'opposto. Il pittore d'ordinario appende egli stesso il suo quadro in casa del commettente, e là bisogna che si rechino quanti bramano ve- derlo : quando sia già stabilito il luogo di collo- carlo, si regola, dipingendo, d'eseguirlo per quel lume in cui dovrà figurare, o se libera è la parete, lo colloca al lume più confacente: ne viene da ciò, che il proprietario, prediligendo per amor proprio le cose sue, è il primo suo avvocato per fame valere i pregi o reali od ^g6 immaginar] 9 e per combattere a tutta possa le contrarie opinioni ; i suoi amici e domestici £umo lo stesso e diventano altrettanti apostoli per divul- game la fama <» e se il padrone è potente, nessuno ardisce censurare; tu all'opposto dèi mandare il maggior numero delle tue stampe in contrade ed a persone a te sconosciute, che le osservano a tutto comodo in ogni luogo e ad ogni lume , né puoi avere, che per la via del merito, protettori e difensori. Quando hai terminato il tuo lavoro, tu non hai, che questo di comune col pittore, cioè che tu deponi il bulino, com'egli depone il pennello; ma quando il pittore ha deposto il suo pennello , e data al quadro una leggiera ver- nice , non ha più nulla da farvi : tu in vece , dopo ultimata la tua incisione , non puoi pubbHcarla , fuorché cominciando per altrui mano un'altra incomoda operazione , qual' è quella della stampa; e quanto sia questa gravosa per la direzione, che tutta incumbe a te , e della quale pel tuo meglio non puoi dispensarti, se già noi sai, chiedilo a qualunque appena più che mediocre incisore, stante che, per quanto sia del "^ tutto meccanica l'arte d'imprimere calcograficamente, né si ri- chiegga dallo stampatore, che buona pratica e costante diligenza in ogni parte del suo mestiere; pure sono rari coloro i quali bene vi riescano. ^97 ed è più raro altresì che T incisore né sia pie- namente contento. Avvezzo questi a vedere il suo lavoro sul rame sempre più netto e trasparente ^ che sulla stampa, la trova più d'ogn' altro poco soddisfacente, ed inclina ad ogoi prova tentare qualche cambiamento o nella densità della tinta , nella qualità e bagnatura della carta, o nella pressione del torchio. Se l'impressore è docile e paziente ( cosa difficilissima a trovarsi in questa classe di manuali quasi sempre ostinati neUoro metodi ordinar]), i tagli neUa stampa possono uscire più netti; ma in allora si fa minore il tuono del chiaroscuro-, come si fa minore la nitidezza del tratteggio rallentando la tinta per ottenere maggior vigore nelle ombre O. (*) Intorno air impressione parlerò pia diffosaoiente nel secondo ▼olame; intanto qui aggiungo, che nelle tante circostanze in' coi ho Catto stampare i miei rami , quasi costantemente ho trovati gr impressori superbi delParte loro e ritrosi ad ogni suggerimento, benché comprovato air evidenza, che venga dato loro dalT incisore. Uno di qoesti, per non segmre un mio consiglio nelF impressione d^an mio rame, ebbe la sfrontatezza di rispondermi ne^tivamente , addncendo di non volere arrischiare la sua riputazione, quasi a me nulla' importasse della mia: nn altro da me dipendente, es- sendo stato obbligato ad attenersi alle' mie prescrizioni, ed essendo venute assai migliori le stampe, per non confessare la sua ignoranza, mi rispose aver messo nella tinta certo suo ritrovamento, di cui iaceVa un segreto. Un terzo poi portò Timpudenza a segno di vanursi , die da . un rame appena passabile era capace di tirare 298 Ma dato pure' che V impressione riesca a buon tuo g;rac[o; ti rimane sempre T affliggente incer- tezza che non sia per ottenere la generale appro- vazione , senza della quale il tuo lavoro è perduto , e le tue stampe giaceranno infruttuose nel tuo armadio: e dèi sapere « che piacere a tutti in questa nostra professione è cosa quasi impossibile, perocché , se il tuo lavoro è nitido e puro , si lagneranno i pittori di trovarlo soverchiamente liscio e lucido, sensut quello spirito, quel gusto e quel sentimento d'originalità pittorica propria dei buoni acquafortisti; se ruvidetto, serpentino e libero da ogni legame calcografico, insorgeranno a denigrare la tua fama tutti gF incisori bulinisti, pei quali è delitto imperdonabile il non passare per r adottata loro trafila. Se tu porrai la tua stam- pa ad un prezzo proporzionato al tempo, che vi hai impiegato, grideranno essere troppo costosa, e ne avrai poco spaccio; se a prezzo assai mo- dico, i più fra gli amatori la giudicheranno di po- co merito ed anche la rifiuteranno per quest' ap- punto , che possono averla con poco. Non isperarc ppi mai, che questi tuoi giudici , fiicendosi carico delle infinite difiicoltà delF artificio incisorio da belUtaùne prove ; e fa, vano il rìs^oadergli, che nn impressore può bensì cavar brutte artampe da nn bellissinid intaglio , ma non può' cavarne di belle da un intaglio spregevole. 299 te con tanta fatica superate, voglian essere pia indulgenti sui difetti benché minimi della tua stampa 9 di quanto il sarebbero per un semplice e buon disegno fatto in poco tempo, suscettivo di qualunque correzione, uscito direttamente dalla mano del disegnatore, non da quella dell^ im- pressore , ed eseguito al lume e nel senso in cui debb^ essere veduto, poi veduto nel senso ed al lume in cui venne eseguito. Anzi vedrai ben so- vente fare le maraviglie O sulla condotta del di- segno , tanto più , se fatto colla penna , e conside- rare come cosa comune ed indifferente qualunque bellissima stampa per la sola sciocca ragione, che una stampa non è , come un disegno , unica in commercio. Tale, se non maggiore , è la massa delle difficoltà e delle traversie inerenti alla no- stra professione. Tu non isgomentarti però al- l' aspetto di queste larve. Commesse fuggirono innanzi ad un Edelink, ad un Drevet ed a molt^ altri valenti maestri da noi esaminati nell^an- tecedente rivista; cosi spariranno innanzi a te, se amerai di costante amore F intrapreso tuo esercizio, se nulla trascurerai per vie meglio {*) Ho udito moltissimi amatori vedendo un diligente disegno di matita, o di penna esclamare per tutta lode, che pareva proprio una stampa, quasiché una stampa fosse più facile ad * eseguii^si , che un disegno. 3oo riuscire, e soprattutto, se non lascerai lo studio quotidiano del disegno , unico mezzo di superare nelle belFarti qualunque grande ostacolo, come nel seguente capitolo passo a dimostrare. V. 3oi NECESSITA DEL DISEGNO. Jr oichè è dimostrata la somma difficoltà del- l'arte incisoria, e per la naturale disposizione che richiede in chi vuol professarla, e per T indefi- ciente cura e pazienza che esige in ogni parte della sua esecuzione , e pei jBrecpienti ostacoli che vi frappone il troppo vincolato suo artificio : poi- ché d'altronde è manifesto, che a produrre huone stampe non basta la più esatta ed equabile ope- razione del bulinp e della punta, che anzi bene spesso la troppa nitidezza del taglio risulta nociva alla rappresentazione ; è mio stretto dovere d* av- vertire il giovane incisore , che , quando pur giun- ga a superare le difficoltà puramente incisorìe non avrà fatto, che un sol passo verso la sua meta. Guai a lui, se non sentisse pienamente la verità di questa proposizione : giacché sarebbe condan- nato per tutta la vita alla più abbietta mediocrità , ed aUa più nojosa e barbara fatica senza speranza d'onore o di compenso. L'arte calcografica, al pari d'ogn' altra fra le arti Uberai!, si compone di parte meccanica e di parte intellettuale: abbiamo già veduto che la prima è incomparabilmente più complicata ed ardua nell' incisione odierna che nella pittura ; la seconda in vece è assai più difficile nella pittura 3oa che nell'incisione, e lo sarebbe ancor meno in quest'arte, se non venisse prepotentemente in- ceppata dal meccanico e penosissimo artificio del tratteggio, il quale divide in certo modo Tatten- sdone dell'incisore, e lo svia non poco dalla necessaria correzione del disegno. Questa parte inteQettuala consiste nella cono- scenza delle forme e delle proporzioni naturali, dell'espressione, del chiaroscuro, della prospettiva lineare ed aerea, e più di tutto delle lìnee costi- tuenti il beUo in ogni cosa rappresentabile, in una parola nella vera intelligenza del disegno. Senza questa intelligenza l'incisóre meriterebbe più il nome d'artigiano. che d'artista, e vante^ rebbe invano il più dilicato è fermo e nitido maneggiamento del suo bulina Mal dissi invano: deggio anzi dire a maggiore suo scorno. Perocché i vezzi del bulino hanno questo lor proprio , che ostentando certa qual pretensione di gradire, e tutta a sé chiamando l'attenzione dell'osserva- tore , rendono più manifeste e sentite le bellezze egualmente e le deformità. Come , se bella donna riccalmente ed elegantemente si vesta , più bella allora ti sembra e più seducente , e se all' opposto una rachitica s' addossi un simil abito , si fa più sconcia e suscita nei circostanti la derisione ; co^ da ricercato e pretto bulino, quanto maggior lustro 3o3 ritrae un ben purgato disegno, altrettanto lo scor- retto più disgustoso riesce ed insopportabile. Il qoal paragone si bene risponde , che le magagne di quella stessa rachitica inosservate saranno od almeno tollerate, se, rinunciando essa ad una leggiadria troppo discordante alla sua struttura, vestirà panno semplice e dimesso , e quella stam- pa del pari, quantunque d^mperfetto disegno, troverà pure molti indulgenti , la quale non con istudiato sfòggio di bulino, ma con pochi ed amili segni d^acquaforte verrà eseguita. Perciò le tante incisioni trattate di fretta ed arditamente da var) pittori , nelle quali bene spesso il contomo , r ombra sempre è negletta, in mezzo a moltis* sioie sproporzioni, non per tanto ottengono presso gli amatori e plauso e ricerca: quell* apparenza d'abbozzo, anziché di scrupolosa esattezza, pre<- dispone in favore dell' artista il giudice più seve- ro, e quella stessa indecisione di molte parti ob- bliga e smuove Y altrui fantasia, né questa mai vi supplisce a discapito delF opera , interpretandola ciascuno a seconda del proprio gusto e sapere (*). (^ Ho Tedoto più d^ un disegoo ori^Aale di mtdiscré untore , per essere meszo eTanUo attesele inginrie del tempo , o rinonrìa de^possessori, acquistare nn non sa che di misteriosa befleaza^ per cai paragonato con altri disegni ben conserrati della stes^* •A mano li superava infinitamente, non perchè fosse . veramente 3o4 Importa dunque assaissimo, che queUo il quale intende applicarsi alF incisione di cui parlo, quan- to può mai, feccia precedere all'esercìzio dell'in- taglio quello del disegno in modo che ben lo conosca, o tanto almeno innoltrato vi sia, che alternando poi il bulino e la matita, giugnere possa in tempo a queste necessarie cognizioni: senza di che in vano ei tenterà d' esprimersi in una lingua che non conosce , o scriverà con bella e nitida calligrafia i più grossolani spropositi d* ortografia e di sintassi. A conseguire questa fondata cognizione del disegno i migliori metodi praticati dai pittori e dagU scultori, in alcune parti si, ma non in tutto si confanno all' incisore. Senza dubbio comincerà migliore , ma perchè dava campo ali* immaginazione dello spettatore di figorarsi grindizj di molte bellezze pittoriche, alle quali Faatore non avea mai pensato, né vi potea pensare. BG capitò fra le mani una bassa moneta di rame , sulla quale era il ritratto del fu Imperatore de'Fraacesi e Re d* Italia: T intaglio di questa moneta , che trovasi tuttora in circolazione , è insignificante e poco pia che mediocre; ma quella da' me osservata, e fatta osservtre a molti amici artisti, per essere molto lisciata nelle parti di maggior rilievo, ed ossidata in tutto il rimanente, presentava nella testa tale massa di scuro nella òavità dell'* occhio, in alcune ciocche de* capelli, e d* intomo alla bocca ed al mento, che gli dava oa carattere cosà espressivo e grandioso da eclissare i più bei^^io»* prond dei floridi tempi deUa Grecia. Egli h perciò , che con fino accorgimento i collettori numismatici gridano a tutta possa contre chiunque s* attenta a ripulire le monete antiche. 3o5 egli pure dal copiare dagli altrui disegni le estre- mità del corpo umano, e passerà grado grado a pezzi più grandi, e fino alla figura totale, copierà molto dair antico, molto dal vero: studìerà la prospettiva, T anatomia, le proporzioni, il chiaro-» scuro , il bel modo di panneggiare, le fonti del- r espressione e le forme della bellezza; ma su- perfluo per lui sarebbe l'affaticarsi a lungo, come sogliono i pittori, abbozzando ad ognV istante nuovi gruppi di composizione per sollecherare e ravvivare T immaginazione ; quando (come al- trove già dissi) lo scopo dell'incisore non è più a' tempi nostri quello di produrre i parti della propria fantasia, ma bensì quello abbastanza difficile, anzi non mai abbastanza conseguito, di tradurre fedelmente le bellezze ammirabili sparse nelle opere de' classici pittori (*). Che se ( ciò che non è impedito) mirasse il gìo* vane incisore non solo a tradurre un giorno le altrui composizioni, ma coli' esempio de' primi maestri a pubblicare anche le proprie, ed amasse qaindi Y esercizio dello schizzare , io lo consìglio almeno a non mettere il carro innanzi a' buoi, ed a frenare la sua voglia, finché non sia ben O ^^gg^"^ verso la fine il primo capitolo sulP eccellenza dell* incisione in rame. ao 3c6 addestrato nella giusta e diligente imitazione del vero, e tanto più ne Io consiglio , quanto che disapprovo altamente quest' esercizio prematuro negli stessi giovani pittori, cui d'altronde lo stu- dio deir invenzione e della composizione è molto più necessario, essendo questo aggiorni nostri lo scoglio, in cui vanno pur troppo a rompe- re i migliori ingegni infiammati dalle energiche espressioni di tanti scrittori non artisti, impa- zienti di farsi creatori, gonfj di questo nome, sprezzatori d' ogni diUgente imitazione , improv- visatori di quotidiane rappresentazioni e paghi della sorpresa passeggiera, che il primo aspetto di queMoro abbozzi segnati rapidamente sulla nuda carta suole destare ne' circostanti , i quali non hanno il tempo d'esaminarU partitamente : abbozzi quasi sempre inservibili per una pacata esecuzione , posti ' al cimento della prospettiva , dell'equilibrio, delle proporzioni, del chiaroscuro, in una parola della verità O. E non s' accorgono " • • — - I II _ I {*) la nn abbozzo di varie figure fatto di pam fiintasia» avvalorata soltanto da qualche non ben sicura reminiscenza dells cose vedute e disegnate , come può il pittore senza rajuto del vero o di piccoli modelli improntati sul vero medesimo e méssi al rispettivo posto sotto la stessa luce , come può , dico , segnare con giusta prospettiva le ombre portate dalPuna sopra Taltn figura I o di tutte sul piano? come, senza il modello vivente, serbare r equilibrio e le proporzioni e gli nccavallameoti de* muscoli ne^K 3o7 costoro, che la smania di schizzar cou bravura è sempre stata la fonte d^ognì pittorica maniera scorci iaevitabill ? come , seaza V automa pittorico , disporre i pan- neggiamenti in modo » che non vi appajano ripetizioni , e sembrino potersi dispiegare e dis^ndere ? Pnò bene Parchitetto colle prefisse norme prospettiche, senza copiare direttamente dal rilievo la scena architettonica che vuole rappresentare, dalla sola pianta e dalla fronte o dallo spaccato geometricamente disegnati, ridurre a giusta visuale, come apparirebbe allo spettatore, fedificio com- piato : può misurarne i profili ne* loro aggetti od incavi, ed indi- care per regole infallibili , mediante una stabilita diagonale de* raggi illaminanti, dove abbiano a cadere, e di qnal forma- le ombre portate da ogni corpo architettonico^ perocché tutte le forme di questi corpi appartengono al regolo e al compasso , e sono quindi nelle forme loro costantemente regolari. Ma nella rappresentazione delle figure umane, non che dei loro panneggiamenti , varia tanto ad ogni tratto la superficie , che T operazione prospettica si esatta per r architettura, si fa nulla per la pittura. Qual è di fatti il basamento d^un uomo stante? Due piccole piante di piede. Quale se è in atto di correre? La pianta d*un solo piede, ed anche di poco più della sola falange delle dita, e decloro nodi inferiori; dunque d* un terzo circa del piede ; giacché in queir attitudine appena posa il calcagno che tosto si rialza, e cosi di tant* altre umane attitudini ragionando. Ora io ripeto, come può mai dalla pianta delle sue figure alzare il pittore la sua scena prospettica, se non se grossolanamente quanto al digradamento d* altezza delle sue figare, digradamento ascendente, se F orizzonte é posto al disopra delle teste sul davanti, discendente, se al disotto; e sempre nel fisllace supposto che le dette figure siano tutte ritte e d* eguale altezza , il che in qualunque rappresentazione sarebbe iaverisimile. Tutto il resto non può fare il pittore , che attenta- mente consultando la natura colla guida dei principi prospettici generali; ma sempre a puro occhio* La qual cosa essendo som- mamente difficile , anche per chi v* impiega tutta la cura e tutto '3c8 preternaturale; che colle rigorose e vincolate linee del bello non sì può schizzare lìberamente , ma soltanto con risentite e suddivise forme dì convenzione sempre improntate ad un modo, tal- ché si direbbero inventate in tali schizzi più le forme che le azioni umane ; che finalmente queste forme, appena tollerabili in un primo pensiero per utile reminiscenza del pittore , a forza d' es- sere ripetute, riguardate e gustate diventano al- l'occhio loro sì naturali e sì giuste, che quando poi copiano il vero, traveggono nel vero mede- simo gli adottati contomi , e appena iniziati nel- l'arte peccano d' eccesso: vizio, come la sperienza e' insegna, " che la calma deUa provetta età non che minorare , conferma ed aumenta. Imperocché non accade già al pittore in sìmil caso ciò che frequentemente accade al poeta, il quale nel bollore della gioventù, sdegnando ogni fi'eno, mette a contribuzione ne' componimenti e cielo e terra e mare e meteore e spettri ed abissi, e le animate cose colle inanimate confonde e coi il tempo necessario, cancellando e riformando secondo il bisogno» e lasciando appensatamente il lavoro per riprenderlo ad occhio fresco , è poi impossibile ad ottenersi da chi vuole affettare rabililà d^eseguirla quasi scherzando a primo colpo. Raffaello (e quest^ esem- pio vale per tutti ) non ha mai eseguita alcuna sua opera total- mente conforme al primo suo pensiero schizsato di semplice tt* luiniscenza. 3 09 presenti i posteri ed i trapassati, addoppiando metafora a metafora, e fermandosi con pompose descrizioni sugli accessorj del pari, che sugli og*» getti principali , e dicesi poeta licenzioso. Giunto all'età matura lega i suoi voli alla ragione ed all'ordine, sagrifica le più belle immagini all'incre- mento e alla bellezza del tutto , non abusa delle metafore, delle allegorie e delle similitudini, riser- va il maggior nerbo dell' espressione a' luoghi più opportuni , e dicesi poeta formato. Finalmente col declinar dell'età calmato l'impeto delle passioni, e con esse il fuoco della fantasia , egli ama più di parlare alla ragione , che air inunaginazione , so- stituisce ai voli poetici il raziocinio e la sentenza, antepone al figurato Io stile piano, e costante, e dicesi più prosatore che poeta. Il poeta opera colla mente sola, e la bocca per articolare il suono de* versi, oppure l'occhio e la. mano per vergarli, non hanno alcuna influenza sul merito delle composizioni di lui ; ma nelle composizioni del pittore l'occhio e la mano hanno almeno tanta parte, quanta ne ha la concezione mentale, e la mano in lui coli' esercizio va sempre cre- scendo di slancio, il che suole chiamarsi Ubertà e facilità di tocco , ma trascina facilmente Y artista all' esagerazione , e V occhio poi più ancora , presa una volta falsa maniera di vedere, dà sempre più 3io in falso col tempo e coir abitudine » il che viene comprovato tuttogiorno coir esempio delle donne use a tingersi di belletto le guance , ognuna delle quali comincia sempre colPapplicarne pochissimo , e sembrale mirandosi nello specchio d^ averne posto di troppo'9 poi nel giro di qualche anno la stessa donna avanti lo stesso specchio ne so- vrappone assolutamente di troppo, e crede averne messo pochissimo. Io non oppongo che il disegnatore calcografo conosca teoricamente e praticamente le buone re- gole dell'invenzione e della composizione, l'unità dell'azione , i riguardi al protagonista , Y economia della scena, la qualità più o meno espressiva delle attitudini, l'opportunità del luogo, la con- venienza degli accessorj , il contrasto e l' armo- nia insieme delle linee, la varietà de' caratteri , l'eloquenza del gesto, le giuste leggi del moto e dell' equilibrio , l' antiveggenza del risultante chiaroscuro ed i limiti finalmente prescritti alle pittoriche rappresentazioni sull'indicazione delle passate o delle future azioni col mezzo delle presenti. Anzi un moderato esercizio di ravvivare di quando in quando la propria fantasia compo- nendo lo porterà a meglio distinguere e pregiare le composizioni più degne dell'opera sua, e sarà ottimo antidoto contro quella metodica freddezza 3ii antipittorica, cui la diuturna e lenta azione del bulino tende a ridurlo. Guardisi però dalF incor*^ rerc ne'vizj sovrindicati, si contenti di saper bene inventare e comporre, né pretenda allo schizzare franco e repentino, ed a pronunciare le umane forme senza Y ajuto del ver ■ ■ I ■■ ■■ ■ ■ ■ ■ ■' ■* ■< Accademia delle belle arti , rappresentante Agar ed Ismaele discac- ciati da Àbramo ad istigazione di Sara. Tatte le attitudini e le teste hanno per eccellenza Tespressione loro conveniente *, ma qpéJk deirÀgar in atto di lanciare V estremo sgoardo al severo patriarca per intenerirlo, manifesta oltre ogni credere quel profondo acco- ramento che tronca sul labbro la favella, ed impedisce perfino lo sfogo alle lagrime. L^espressione di questo volto è tutta, si paò dire, indipendente dal contorno, poiché col solo contomo , se ve- nisse lo stesso Quercino, non potrebbe ripeterla ^ ma risulta in vece dal colorito d^alcune mezze tinte locali e da leggiere inflessioni di chiaroscuro, poste a grandmane neMuoghi più opportuni. Tu inciso questo dipinto da Strange non senza merito incisorio, ma senza la dovuta fedeltà : e fu pure da non molto inciso dal mio bravo allievo Samuele Jesi, il quale ne trasse egli stesso un buon disegno e quindi una buona stampa, la quale ottenne presso gli amatori grande approvatone , benché sia una delle prime da lai pubblicate sotto la mia direzione. Ebbi campo d* osservare che nel diligente contorno, ch'egli dapprima avea preparato, la faccia dell'Agar era giusta quanto alle forme ed alle proporzioni , e non pertanto riusciva quasi del tutto insignificante, poi nel disegno ombreggiato e finito, se non ebbe tutta l'espressione dell* originala* espressione troppo difficile a riprodursi in una copia di sola matita, almeno vi si accostava di molto. 3ai risultano più rilevate, troppo ombreggiate alcune altre, e risultano più depresse. Né altrimenti ad- diviene nelle opere calcografiche, intorno alle quali credono alcuni, che dato ad un incisore qualunque un bello e diligente disegno , più non gli resti che il meccanico uso degli stromenti per eseguirlo esattamente sul rame ; e certamente ^ se tutta la difficoltà stesse nel solo contomo, anche l'incisore meno esercitato nel disegno potrebbe produrre ottime stampe col solo procurarsi per altrui mano un buon contomo, e quello per mezzo del torchio calcare esattamente sul rame verniciato; ma appmito perchè il contorno non basta, un incisore di simil tempra non potendo lucidare e calcare. sul rame il chiaroscuro, non solamente non può rappresentare il rilievo, la mor- bidezza e r armonia del disegno che ha sott' oc- chio , ma giunge a snervare e difformare il con- tomo medesimo. A queste considerazioni sullMmportanza del chiaroscuro due altre ne aggiunga Y incisore , che lo riguardano direttamente. La prima, che co^ stretto essendo egli a servirsi della sola tinta nera per r impressione de' suoi lavori ( giacché le stam* pe colorite, non potendo esserlo quanto basta, sono vere puerilità), non ha in suo favore la magia del colorito , né altro gU rimane , fuorché ac 3a2 la saggia distribuzione de' lumi e delle ombre per allettare lo sguardo degli amatori: la seconda, che il riparare alle mancanze del chiaroscuro pro- dotte dall' incertezza e dalla conseguente timidità d' operare molto maggior fatica costa all' incisore, che al pittore ; poiché quest' ultimo con alquante velature bene appropriate può facilmente e pron- tamente rinforzare il valore delle sue ombre , ag- giungendovi ad un tempo e brio e trasparenza; e quello al contrario, se vuol conservare la niti- dezza e venustà delle sue tinte , si trova obbligato a ripassare tutto il tratteggio costituente la massa ombrosa ch'egli intende aumentare d'oscurità in modo, che se lo stabilito aumento fosse d'un terzo o d'un quarto di più, debbo rientrando col bulino in ciascun taglio allargarlo diligentis- simamente d' una terza o quarta parte del diame- tro. Lunga e nojosissima operazione, da cui la sola abituale conoscenza del chiaroscuro può li- berarlo. • Un altro studio assai giovevole per l'incisore si è quello de' panneggiamenti : debb'egli non solo conoscere le varie ed infinite forme ed inflessioni delle pieghe e le differenti loro in- crespature e raddoppiamenti secondo i diversi drappi e le movenze delle figure diverse, e fra quelle saper distinguere le migliori, sceglierle ed 3a3 appropriarle al caso ; ma tal pratica dee formare col molto copiarle, che anche lontano dal vero ei sappia, occorrendo, segnarle di proprio ta- lento e d^ archetìpa reminiscenza assai verisimìli ; giacché , se per caso non infrequente i panneg- giamenti di quelle opere classiche , eh' ei va incidendo , si trovassero oscurati dal tempo o scolorati , invano egli ricorrerebbe air automa pittorico per applicarvi tal partito di pièghe , che fosse consentaneo allo stile di tutto il rimanente deir opera, e camminasse sull'orme, che T origi- nale serba ancora visibili. Imperocché la prima dote deir incisore , e la massima prima regolatrice d' ogni sua traduzione debb' essere la fedeltà più scrupolosa al carattere dell' autore, per non tradi- re su di esso il giudizio del pubblico , e per non correre il rischio di scemarne dal canto suo la fama , imputandogli errori non suoi ; il che quanto sarebbe sconcio ed ingiusto non è mestieri che il dica. Quindi è necessario che l' incisore sia nelF arte un vero Proteo, il quale sappia trasformarsi in mille guise disegnando , secondo il vario e talora opposto carattere de' classici pittori. E per giun- gere a tanto, procuri in primo luogo di tenersi ben scevro da qualunque singoiar maniera di segnare, altrimenti (come avvemie di molti, e 324 negli ultimi tempi anche del nostro Bartolozzi, disegnatore d'altronde sapiente e graziosìssimo ) egli indurrebbe non volendo nelle òpere altroi il proprio gusto; e sarà privo d'affettazione e di maniera, se accuratamente e senza pretensione copierà la bella natura , la quale non presenta mai maniera di sorta; poi cosa molto utile sarà per lui il visitare le molte gallerie ricche d' opere insigni , istituire confronto fra Y uno e Y altro autore, ed imparare a conoscerli, per cosi dire, alla fisonomia , e da certi dati sicuri o nella for- ma e proporzione delle membra, o nel getto delle pieghe, o nella morbidezza delle carnagioni, o nella forza del chiaroscuro, o nel carattere de' volti, o finalmente nel modo di comporre e colorire chiamarli a nome; né sarà vano, ch'egli apprenda coli' uso a ben distinguere gli originali dalle copie per introdurre ne' suoi disegui, e quindi nelle sue incisioni l'ardua imitazione di que^ tocchi magistrali , di quella costanza di stile , e talvolta anche di quella non timida finitezza donde traluce la pura originalità. Quell'incisore, il quale sa per propria osservazione in che con- siste positivamente il carattere d' un tale o d' un tal altro autore , non può mancare di manifestarlo chiaramente nelle sue traduzioni 3aS Soprattutto, allorché non gli yìen fatto d'in«- cidere direttamente dalF originale , il che può na- scere o dal rifiuto del proprietario o dalla qualità e dimensione del dipinto , ne tragga almeno egli medesimo il disegno, sicuro, che gliene tornerà moltissimo giovamento, e perchè leggerà poi vie meglio la propria che l'altrui scrittura, e perchè scoprirà meglio disegnando , o ricorderà inciden- do tutte le particolarità del suo autore. Se poi imperiose circostanze non gli permettessero di recarsi in persona a disegnare presso V originale , e si trovasse costretto a procurarsi F opera altrui, non esiti in simil caso a preferire un abile dise- gnatore , ed anzi giovane che no, ai provetti pittori, minore essendo in questi per lo più la diligenza imitativa, quanto maggiore la tenacità esclusiva del proprio stile. Ad ogni modo o l'incisore disegni da un di- pinto che vuole incidere, o qualunque altro vi supplisca , non dee mai limitarsi a ciecamente rappresentare ciò che vede ; ma delle cognizioni dell'arte approfittando riconoscere le consuete mutazioni del tempo e di tant' altre vicissitudini , indagare i profani ritocchi posteriori per disav- ventura dell'arti non rari a trovarsi, discoprire il brio delle tinte e la forza del chiaroscuro a traverso dell'alterata superficie o per l'azione 3a6 del tempo 9 o per le annerite sottoposte impri- miture , o per Ife ingiallite sovrapposte vernici; debbe in somma non ritrarre servilmente il suo archetipo quale è, ma quale esser dovea uscito appena dalle mani del suo autore, poiché le in- giurie dell'età, del caso, delle circostanze sono sconcerti del dipinto, non qualità del dipintore. E qui è necessario molto discernimento per non confondere le tinte oscurate dal tempo con quelle che diconsi tinte locali, poste giudiziosa- mente dal pittore sopra alcune parti illuminate per ottenere varietà e distacco; sulle quali tinte nasce questione, se il disegnatore calcografo debba rappresentarle nel loro grado d'oscurità propria del solo colore, o coli' esempio degV intagliatori antichi prescindere da ogni riguardo al <:olore, e considerarle dal solo lato del chiaroscuro. I pit- tori avvezzi a fare i loro schizzi ed i loro cartoni colle sole ombre cagionate dal rilievo de' corpi, e senza indizio alcuno di simili tinte locali , male comportano quest' uso introdotto dai calcografi po- steriori di volerle manifestare incidendo e dise- gnando: essi riguardano le stampe quali dipinti monocromati, né trovano alcun esempio fra tanti dipinti di tal genere, ove appajano siffisitte località; crédono anzi poter opporre con ragione , che una tinta oscura qualunque, la quale copra una parte 327 illuminata 9 tende di sua natura a scemarne il rilievo ; che però V abitudine di trovare frequen-- temente simili tiiite nel vero e nei dipinti ci fa tutto attribuire al colore e giudicare del rilievo, come se il colore oscurante non esistesse ; e per lo contrario ne' disegni o nelle stampe mancando ogni colore, si può facilmente scambiare la tinta locale con quella delle ombre , ed il rilievo delle parti potrebbe sembrare mancante; ma ben più forti ragioni miUtano in favore del metodo prati- cato dagV incisori moderni. £ certamente, se io prendo a pubblicare uno schizzo , un cartone od un dipinto qualunque monocromato, male opere«* rei introducendovi di mio proprio talento delle tinte locali non esistenti nelF originale , poiché ne muterei per tal modo tutto F effetto del chiaro- scuro; ma per la stessa ragione volendo io tra- durre un dipinto, in cui le dette tinte esistono non senza ][>erchè , tradirei le mire dell' autore , se non mi facessi carico di rappresentarle nella mia stampa. Imperocché Y oscurità maggiore o minore di simili tinte equivale per T armonìa generale del chiaroscuro alla maggiore o minore oscurità delle masse ombrose, le quali, dipen- dendo interamente dalla posizione delle figure, non sempre vengono a cadere ne' luoghi più op- portuni per quanto studio impieghi il pittore, ed 328 è allora che la data locale gli riesce di* grande sussidio , potendo essere distribuita appensata-* mente, ove meglio torna, senza grave difficoltà e senza alcun cangiamento nella composizione. Quindi è che molte pitture spogliate di questo artifìcio si farebbero fredde ed inarmoniche, senza equilibrio di luce e d' ombra , senza distin- zione d' oggetti , senza varietà e contrasto di tuoni. La dilicata carnagione di Venere confonderebbesi nelle stampe con quella dell'adusto Vulcano , la bionda chioma di Proserpina col nero crine di Fiutone, e la rosea veste dell'Aurora col manto azzurro della Notte. RaiSaello nel primo suo stile, ad esempio del Perugino, fu tenacissimo nel conservare questa proprietà dei colori; poi nel secondo suo stile per lungo studio sulle greche sculture, temendo forse di nuocere al rilievo ed alla continuazione delle masse chiare col tingere certe parti illumi- nate , ha talvolta forzate ( siccome avverte sag- giamente il celebre Mengs ) le ombre de' pannilini fin quasi al nero , ed i lumi de' panni azzurri fin quasi al bianco. Perchè mai l' incisore debb' egli rappresentare da questo lato i quadri della prima maniera di Raffaello colle particolarità della se- conda? Que' primi intagliatori dopo la scoperta della stampa hanno, è vero, lasciata sopra ogni 3^9 parte illuminata , qualunque ella fosse ^ il bianco della nuda carta ; ma non è nell^ infanzia dell' ar- te, che noi cercheremo i modelli della nostra imitazione : d' altronde ( come altrove ho detto ), se per altre particolarità , e più di tutto per la severità de' loro contorni non fossero commen- devoli talvolta sopra gli stessi moderni, le loro stampe . nel resto non sarebbero oramai , che un oggetto di mera curiosità: mentre temevano essi d'avventurare ne' loro intagli alcuna tinta di cui parliamo, giudicando che tolto il colore, tolta fosse anche ogni proprietà da esso dipendente, si trovarono poscia imbarazzati nel trattar come bianco un pannò assolutamente nero, che trop- po era l'urto di si ardita ommissione, e troppo mancante , anzi capovolta la rappresentazione del soggetto. Si cominciò allora dal coprire, se non qoanto basta , almeno alcun poco timidamente le parti illuminate de' panni più scuri, e tanto bastò, perchè questa differenza del colore locale si esten- desse poi grado grado dalla rappresentazione dei colori più carichi e cupi a quella de' più dilicati e gai, dal nero, dal turchino, dal bigio al bel verde , al pavonazzo , al porporino , al celeste , al rancio, al giallo con proporzionato sagrifizio od aumento di lume e d'ombra. Allorché gli antichi intagliatori non si curavano di queste 33o « particolarità 9 mentre trattavano col medesimo valore le chiare come le oscure tinte , trattavano eziandio collo stesso monotono lavoro oggetti fra loro differentissimi , quasi fossero di gesso o di marmo, poiché non era ancor conosciuta quella mirabile modificazione del tratteggio, per cui sì bene viene espressa la tanto varia super- ficie delle cose, e se non dimostrata precisamente la qualità del colore , conservata almeno la sua proprietà in ragione della maggiore o minore sua vivacità e purezza : ora che Y arte è portata da questo lato a tanto raffinamento, male a propo- sito s'impiegherebbe questa specie d'imitazione del colore , dove si ommettesse totalmente il cor- relativo grado d'oscurità del colore medesimo* Né è mai da temere, che simili tinte locali, sprovviste del colore che le produce, possano in alcun modo confondersi colle masse oscure dell'ombra, giacché queste sono sempre sorda- mente illuminate da luce indiretta e riflessa, e quindi dal lato opposto, e quelle in vece lo sono direttamente dalla luce medesima che rischiara tutto il rimanente della scena ; oltradiché la va- rietà dell'anzidetto artifìcio del tratteggio le di- chiara evidentemente derivanti dalla forza del colore e non dell'ombra. Se dunque l'incisore vuol dare un'esatta e compita idea dei dipinti 33i eh' egli intende pubblicare colP arte sua ^ non Aeh^ he in verun conto trascurarne il valore delle tìnte di qualunque natura elle siano; senza dì che non potrà mai ridurre il suo disegno alla forza ed aO' armonia precìsa dell' archetipo , alla quale esse contribuiscono in tanta parte , e che è voluta in oggi ben giustamente nelle stampe dall'uso e . daUa ragione. Dopo queste utili avvertenze non saprei abba- stanza raccomandare all' incisore ciò che altrove ho indicato già dì passaggio, cioè la scelta più giudiziosa nelle opere da illustrarsi col suo bulino. Abbiamo già osservato quanto V arte incisoria, quale si vuol trattata a' tempi nostri , sia lenta e penosa in ogni parte della sua esecuzione* Ora aggiungo 9 che limitata essendo l'umana vita, e più limitato il tempo in cui le fisiche e le morali circostanze permettono all' artista il libero ed as- siduo esercizio della sua professione, le produ- zioni dì ciascun incisore non fatte pittorescamente e per ischerzo, ma di lavoro bene studiato e digerito, sono sempre numerabili, ^asce da ciò la somma convenienza di non perdere a lungo un tempo quanto breve , altrettanto più prezioso intorno a cose indegne di tanta fatica, e di tutto impiegarlo in opere meritevoli dell' universale approvazione. Consideri l'incisore , che le sublimi 332 come le triviali composizioni ^ le belle come le brutte forme , quanto all^ artificio del bulino , co- stano eguale il tempo e la fatica ; che anzi ne' pan* neggiamenti segnatamente eseguiti dai buoni mae- stri dal vero , gH verrà assai più facile e naturale r andamento prospettico del tratteggio, che non in quelli segnati ad arbitrio dai pittori manieristi, il che ho provato io stesso le cento volte; essendo che in quelle pieghe naturali e giuste, le quali se vere fossero, fin dove la forma dell'abito il consente , si potrebbero dispiegare e distendere , supposto il panno leggermente coperto di rette linee parallele ed equidistanti, gli presenterebbe quasi di sua natura la giusta ordinanza de'tagU più o meno ravvicinati, o discosti più, o meno retti, o sinuosi a seconda del bisogno. Raffaello da questo lato è assai più facile ad incidersi nel gran genere d'intaglio, che lo stesso Correggio, Tintoretto, Galliari, Pietro da Cortona, Rubens ed altri - molti , i quali ne' loro panneggiamenti assai più che in altre parti della pittura, o sa- grifìcarono la verità al bell'effetto del chiaroscuro, o troppo fidando nel loro ingegno e nella facilità loro, li trattarono , non dirò pure di reminiscenza, ma di mero capriccio. Consideri inoltre, che i difetti dei dipinti riprodotti nelle stampe sono sempre attribuiti all'imperizia dell'incisore, e dove 333 gli amatori e gli stessi intelligenti dell'arte a fronte deU' originale, o sia per rispetto al nome dell'autore, o pel fascino del colorito, o per favorevole posizione del quadro , o per tutt'altro motivo incensano gli stessi errori , o per lo meno ammutoliscono ; si ergono poi in giudici inesora- bili colla stampa alla mano, e potendola a tutfagio scrupolosamente esaminare , vanno cercando il nodo nel giunco , e condannano T incisore (come dissi) all'ignominioso titolo di meccanico arti- giano, e digiuno d'ogni buon gusto e d'ogni in- telligenza del disegno : a ciò poi si aggiunga , che estesissima essendo la diramazione delle stampe, la maggior parte degli amatori non può per la di- stanza de' luoghi confrontarla coli' originale, ond' è che l'incisore tenterebbe in vano scolparsi sull'ine- sattezza dell'archetipo da lui prescelto. Ma dov' è quel dipinto così perfetto , il quale , considerato con occhio disappassionato, non mo- stri fra niòlte bellezze inawertentemente sfuggiti alla mano più severa alcuni evidenti errori ? Noi li troviamo non che in Leonardo, in Michelangelo, in Raffaello , ma negli stessi greci artefici maestri del più alto sapere. Come dunque potrà l'inci- sore, anche in mezzo alla scelta più sagace, evitare la taccia di scorrezione, che dagli origi- nali fedelmente in ogni lor parte tradotti può 334 ricadere inevitabilmente sopta di lui ? Ecco il mio consiglio. Se in un'opera da incidersi la massa dei difetti è superiore a quella delle bellezze ( il che non succede mai ne' classici dipinti ) , sarà prudenza abbandonarne tosto il pensiero; se al contrario pochi difetti sono coperti da moltissime bellezze , allora è da distinguere nuovamente : o tali errori sono di composizione e gravi , tralasci pure d' occuparsene , giacché tradirebbe la verità , se ascrivesse all'autore del quadro i cangiamenti da lui fatti in una parte tanto essenziale; o i pochi errori sono di semplice esecuzione, e con poche modificazioni correggibili, allora calcolate prima le sue forze, ed appoggiato alle teoriche e pratiche cognizioni del disegno , non tema d'accingersi all'intaglio ponendo mano ad una giusta correzione contro il divieto di que' fana- tici, i quali il tacceramio sicuramente di profa- natore , e quasi di sacrilego ; ma che riconoscendo poi nella stampa que' difetti, che nell'originale non s'attentano d^ indagare , sarebbero i pruni a ritorcerli con disonore sopra di lui. Ho già deà;o più sopra , che la prima dote del- l'incisore, e la massima prima regolatrice d'ogni sua traduzione debb' essere la fedeltà più scru- polosa al carattere dell'autore; ma al carattere dico, non ai difetti accidentali e parziali, che 335 lo stesso autore avrebbe forse emendati , se ne fosse stato avvertito e convinto. Il falso giro prospettico di ima testa, la tròppa grossezza o piccolezza d'upa mano o d'un piede, l'inesatta inserzione di un muscolo , Y eccessiva profondità di una piega posta sul rilievo delle membra , e simili cose , quando non siano errori costanti in un dato autore , non ne costituiscono mai il ca- rattere e lo stile. Che si direbbe , se un tradut- tore di un' opera letteraria trovando nel suo archetipo un errore accidentale di grammatica di sintassi, per non mancare di fedeltà ne sostituisse a beUo studio un altro nella propria lingua? È un vero assurdo il pretendere che un disegnatore abitualmente corretto debba far dop- pia forza a sé medesimo per farsi espressamente scorretto ; tanto sarebbe in lui l'urto al buon senso ed il disgusto, ch'io non so, se anche volendo vi potrebbe riuscire. Havvi il caso in coi la stessa servilità è necessaria, ed è quando si tratta di mostrare i progressi d'un autore in par- ticolare, o dell'arte in generale; allora importa di attenersi scrupolosamente ai difetti proprj del tempo; ma nessun incisore valente si occupa di simili opere , le quali generalmente si fanno a semplici contomi. Quando l'incisore prende a pubblicare un'opera meritevole in complesso del 336 8UO lavoro 9 intende egualmente d^ illustrare T opera stessa 9 e di eseguire una stampa esente per quanto può da ogni macchia, il che non può ottenere senza qualche modica riforma. Io voglio bensì ch'ei sia traduttore fedele delle opere classiche, ma lo voglio saggio artbta, non servile copiatore. Tale fu tra gU altri Gerardo Audran, dalla cui mano per comune giudizio i bei trionfi d^ Ales- sandro nulla perderono dello stile di Carlo Le Brun , ed acquistarono ad un tempo quelF energia d'esecuzione che T insigne pittore lasciò deside- rare. Potrà dunque colla scorta del vero riformare quegli errori parziali, i quaU non di rado neUe opere anche de'classici maestri s'incontrano, dif- fidando saggiamente delle lodi ampollose , profuse su di esse dagli scrittori entusiasti, e della cieca prevenzione del volgo passata quasi in retaggio 0, e riflettendo, che quantunque ammirabili, furou uomini che le produssero. Ponga mente però, non quelle apparenti alterazioni siano piuttosto bellezze a lui sconosciute, poste a grand'arte, e correlative (*) Avviene sovente, che gli abitanti d* alcune città, ove fi trovi on quadro anche mediocre dipinto da un loro concittadino, ne facciano sperticati elogi: Tamor municipale va confermandoli da padre in figlio quasi, dissi, per retaggio. L* incisore non debb** essere troppo credulo a simili opinioni. 337 al tutto, ed il caso non sia quello del contatto degli estremi, per cui talvolta a prima giunta sembra timidezza la maggior purità del contomo, licenza T energia deir espressione, stravaganza la sublimità del concetto. Avverta essere vizio degli artisti frequentissimo tutto veder difettoso ciò, che non è conforme al modo loro d'operare. Dubiti pertanto del proprio giudìzio , non isdegni V altrui parere, né passi mai alla correzione, se prima consultata non abbia la natura, ed in più d'un individuo; e sappia poi tutto condonarsi a quel- r artefice , il quale spinge la fedeltà fino a ripro^ durre i difetti del suo archetipo ; ma nulla esser\'i di più ributtante, quanto l'ignoranza sfrontata, che volge in peggio , pretendendo migliorare. Tale sìa in somma la sua riforma, che gli autori stessi di quelle tele preziose, se pur vivessero ^ volendo essere giusti, gliene dovessero saper grado. Non a caso ho qui detto colendo essere giu- sti: poiché ben di rado può l'incisore sperare, che alcun pittore vivente non che mostrarsegli grato, tolleri siffatte emende senza amara rimo- stranza, e ciò non tanto pel naturale orgoglio mal sofferente delle altrui correzioni, che non sempre e non in tutti prevale alla ragione ed al convincimento, quanto per forza d'abitudine, la quale convalida gli errori , e fa sì , che all' occhio a2 338 dell^ operatore il difettò medesimo preiida perfino r aspetto della grazia e della bellezza. Saia per- tanto non vano consiglio alF incisore d' impie- gare meno ch'ei possa il suo bnlino intomo ai dipinti degli autori viventi; poiché non solo per le antedette ragioni incontrerebbe forti rimproveri per qualonqu^benchè modico e ™pe Jo c^ giamento v' introducesse ; ma volendo pure essere scrupoloso imitatore, se anche ottenesse il pub- blico suffragio , non eviterebbe quasi mai Tamara loro disapprovazione. Imperocché, come il fami- gliare difficilmente trova esatta somiglianza ne' ri- tratti delle domestiche persone creduti identici dai semplici conoscenti , perché sempre vi ravvisa qualche parte mancante di quelle infinite modifi- cazioni costituenti la loro fisonomia, che il con- tinuo conversare con esse ha impresso nella sua immaginazione; così Fautore d'uri* opera pittorica avendo presente alla sua fantasia ogni minuto ac- cidente del suo lavoro, non può non riscontrare nella traduzione calcografica notabili differenze. Non è d'Angelica Kauffman^ scrisse indispettita quella celebre pittrice sotto la prima prova d' una incisione di Raffaello Morghen , tratta da un suo dipìnto , sotto la quale era già posto il nome di lei : eppure T incisore non avea osato di farvi il ben- ché minimo cangiamento: eppure chiunque vede la 339 stampa, ed abbia veduti alcuni quadri d^ Angelica, non esita punto a riconoscervi lo stile di lei, pri- ma di leggervi il nome : vi si scorge chiaramente il saggio , ma freddo suo comporre , V armonico , ma freddo chiaroscuro , le care, ma fredde grazie , i giusti, ma timidi contomi, i leggieri, ma triti panneggiamenti, lo stile in somma tutto suo, leggiadro in vero, ma commisto a certo che di muliebre, che sempre eguale all' incirca ella portò da' suoi primordj fino alla tomba. Quel- la stampa, se non è il capolavoro del valentis- simo calcografo tuttor vivente, è però sempre assai pregevole ; né meritava da lei certamente così umiliante ripudio. Ma nel mentre che tutti vi rìconosceano Y Angelica , Y Angelica sola ad onta dell' indole sua dolcissima s' incpiietava di non specchiarvisi tutta. Accolga pertanto il giovane incisore quest'opportuno suggerimento, estraneo in vero all'oggetto di perfezionarlo nell'arte, ma tendente a guarentirlo dalle spiacevoli conseguen- ze d'una crìtica mordace e spesse volte ingiusta (*). (*) AvTcrto però ch^ io qqi non intendo parlare che dei quadri storici o mitologici composti ed eseguiti dai pittori viventi, sui quali pur troppo le mie riflessioni posano giustamente: quanto ai ritratti, io stesso ho deviato più d^una volta dalle indicate precau* «ioni; poiché volendo estendere tati massime anche a questo genere di pittura (genere in cui T incisione riesce più vantaggiosa alla società 340 Munito dì queste massime , e convinto che il disegno, come d'ogni arte liberale , cosi è T anima dell'incisione, si slanci pure il giovane artista nella difficile e lunga carriera da tanti illustri calcografi precorsa, sicuro, che quando alla natu- rale dÌBposìzione d' ingegno , d'occhio e di mano unisca r esercizio costante nel disegno e nell' in- taglio , non vi sarà difficoltà eh' egli noa giunga a superare. Avverta bene però che molti vi sono di scarso ingegno , i quali credono possedere quel- la disposizione che non hanno , ed altri molti in- gegnosissimi i quali guastano la migliore loro disposizione per falso esercizio. Ad iscansare siffatto inganno giova prima cono- scere alcuni indizj infallibili della buona disposi-- zioiie pel disegno di cui parlo , ed alcune norme sicure per ben regolarne l' esercizio. Se l'iniziato s' arresta volontieri a contemplare le opere d' arte; se per vederne quante può meglio non risparmia tempo e fatica, ciò non dimostra in lui che una forte inclinazione compagna sovente, ma non ohe ia qualunque altro) , converrebbe che V incisore prefiggesse di non voler intagliare alcun ritratto» e rinunciasse così a qnanto 'v^ha di meglio per far valere i vessi del bulino > essendo che novantanove ritira tti sopra cento che s^ incidono, sono dipinti da piilori viventi » e rappresentano persone o tuttor vive » o da poco tempo defunte. 34t sempre 9 delia vera disposizione; ma ben disposto all'uopo è colui 9 che non dirozzato ancora soffer** masi più sui buoni che sui mediocri dipinti , che trova facilmente la corrispondenza dell' imitazione col vero , ne scopre le sproporzioni , ne indica le naturali bellezze; che pronunzia il rappresentato di un ritratto anche poco somigliante , che ricono* sce r autore di un quadro di cui ne abbia veduto qualch' altro , che senza scjuadra o perpendicolo giudica sulla minima declinazione d'una linea oriz* zontale o verticale , e senza compasso segna con poco divario le divisioni d'una linea per metà^ per terzo o per quarto (*). Quando il principiante, consultando sé medesi- mo, trova d'avere in tutto od in gran parte tali elementi , non ha ( come già dissi ) che a ben dirigere l' esercizio dell' arte per avere ( giusta r espressione di Michelangelo ) le seste negli oc- chi , cioè per ottenere quella sicurezza d' occhio , che è la prima base indispensabile del disegno (^) È provato che quelli, i quali non hanno sortita nascendo tale disposizione d* occhio, per quanto ingegno vantar possano in altre parti dello scibile umano, non solamente non possono riuscire a simili prove di giustezza d^occhio; ma servendosi anche del compasso , o d^altra qualunque misura , sogliono cadere in errore : come chi non è nato per sentire al momento qualunque pìccolo squilibrio , non potrà mai danzare sulla corda tesa , anche con lunga asta pesante fra le mani. 34a pittorico. A tal fine un metodo infallibile da me in mancanza di buon maestro immaginato , e ne^ miei primordj e dopo vantaggiosamente sperimentato , è quello di procurarsi qualche buon contomo trat- to dai migliori maestri ; lucidarlo dapprima con carta trasparente per intero , indi trasportare una piccola porzione del detto lucido sulla carta sopra la quale si vuol disegnare, e copiare il rimanente a puro occhio senza Tajuto di misura alcuna; poi contro il lume sovrapporre al fatto contorno il primo lucido , sicché le prime linee rìlucidate colle sovrapposte coincidano perfettamente. È chiaro che tosto denno apparire nel loro grado maggiore o minore i seguiti deviamenti , i quali , ripetuta più volte la stessa operazione , potranno dal giovane disegnatore essere evitati, se non del tutto, almeno con istretta approssimazione. Ei troverà con questa pratica, che d'ordinario dove più si pecca la prima volta , si pecca ezian- dio la seconda e la terza, eccedendo o mancando, o più a destra, o più a sinistra, o più per largo , o più per lungo, difetto che una volta ricono- sciuto costante, è già per metà emendato. Con questo mezzo ei sarà più sicuro di non cader neir inganno , che se lo stesso Raffaello redivivo amorevolissimamente il correggesse. 343 £ quanto dico intorno a questo metodo sem- plicissimo per avvezzare T occhio a copiare in giusta proporzione i contomi , sia dai disegni dei valenti pittori , sia dalle stampe più esatte « vale anche pei contorni dei dipinti e deUe statue. Se non che pei dipinti piccoli poco giovando la carta diafana (particolarmente quando sono sopra fondo scuro), il disegnatore vi applicherà un cristallo leggermente velato con acqua di gomma 9 sicché la matita rossa vi possa lasciare facilmente V im-* pronta, e per le pitture di maggior dimensione, come pure per le opere statuarie, potrà far uso del traguardo pittorico, unico mezzo di lucidarle, non servendosi però ( come dissi ) di questo sus- sidio, che per rettificare il resto del contorno^ ch'ei dee fare a puro occhio disegnando nella po- sizione medesima in cui ha posto il traguardo O. {*) lì traguardo h semplicissimo: una base di legno di circa un piede e mezzo parigino, fissa sopra questa una cornice alta e larga più o meno secondo la grandezza del contomo» che si vuol fare, in essa un cristallo sul quale sia stesa acqua di gom-- ma dal lato dello spettatore ; un bastoncino fisso parimente nella base sormontato da una laluinetta di metallo grande come uno scudo , che abbia un piccolo pertugio , per cui il disegnatore veg- ga il cristallo sul quale debbe segnare i contorni del quadro , che vede fuori del cristallo medesimo; ed un piccolo congegno per alzare od abbassare il detto pertugio. Si fissa la macchinetta sopra una tavola solida , e fisso essendo il pertugio , con un poco disat- tenzione i contorni del quadro si puonno fare esattisiimi. 344 Ora io suppongo il disegnatore calcografo evi- dentemente dotato dalla natura di tutta la buona disposizione per le arti imitatrici, e per assidua e ben regolata pratica giunto finalmente ad una giustezza d* occhio ed ubbidienza di mano irre- prensibili. Ma è egli ben certo di ^ conservarsi a lungo in quella linea media tra T eccesso ed il difetto, in che consiste il vero bello pittorico? Pur troppo si è veduto più d'un sole delle nostre arti sfolgorare di vivissima luce sul mattino, e velarsi d' ingrati vapori prima di giugnere ali* oc- caso. Né mal fondata è V opinione di molti , che se immatura morte noi preveniva , tanto era forse per avvenire allo stesso principe della pittura > il quale in brève spazio di vita già ben tre volte avea cangiato di stile con sempre crescente ener- gia. £ anzi provato che al vizio del troppo vanno assai più soggetti i grandi che i mediocri ingegni. Perocché T incessante smania per T ottimo inge- nera in essi certa qual nausea per T usato, e certa quale tendenza al nuovo, che avvalorata dalla mobilità ed irritabilità della lor fibra intol- lerante di sempre eguali oscillazioni, li porta insensibilmente a tentare diversi modi, che più atti siano a rianimare la loro eccitabilità. E sì frequente variare in questi ingegni prediletti dalla natiura é ben cagione che salgano talora ad alta 345 meta, sintanto che (com^ esser denno i giovani artisti ) sono timidi e diligenti ; ma se gimiti a buon punto 9 non sanno a tempo ristare, è cagione altresì che trascorrano inavvedutamente d' eccesso in eccesso, e, quel che è peggio, nella persua- sione di sempre più migliorare. Aggiungasi Y ir- refrenabile vivacità della loro immaginazione pre- dominante mai sempre sulla fredda ragione , per cui più facilmente abbracciano erronee massime sotto l'aspetto di filosofiche verità , altra cagione di stravaganze pittoriche assai peggiore della prima. Né basta a guarentimeli la più felice attitudine a ben fare ed il più assiduo esercizio nell'arte, senza il soccorso di sanissima logica riluttante, ove fia d'uopo, all'autorità di alcuni scrittori estranei alla professione , ma ingegnosis- simi 9 sui quali posa a' tempi nostri la quasi generale opinione. Le belle parole d'ideale, di sublime , di grandioso , di severo , di fermo , di robusto , e le altre di nobile , di leggiero , di mor- bido , di trasparente , di facile , di spiritoso e tante altre ancora o mal intese , o troppo ampiamente accolte 9 quanti non hanno spinto alla più ardita e strana licenza , i quali già trattavano con mano sapientemente timida il bello schietto della natura? Non ripeterò io qui quanto più sopra ho detto sull'impotenza dell'occhio nostro nel discoprire 346 i difetti, in cui esso stesso ha parte, tollerando e predilìgendo anzi per effetto d'' abitudine ciò« che al guardo comune riesce insopportabile: Pad- dotto esempio delle donne che s'imbellettano basti a porci in avvertenza. Dirò soltanto, che la pecca per difetto , prodotta ordinariamente da timidezza, può negli artisti ingegnosi e riflessivi facilmente emendarsi mediante ben regolato stn« dio sulla natura e sulle opere de' migliori maestri, e mediante la facilità d^ operare che dalla pratica stessa dell'arte deriva ; ma il vizio per eccesso, non mai disgiunto da presunzione , se è invete- rato, riesce inemendabile, crescendo anzi col crescere dell'età ; non esservi per conseguenza altro rimedio, fuorché nell'esame della propria inclinazione riconoscerne i primi segni. Il primo sintomo si manifesta sempre nella noncuranza, indi perfino nel disprezzo che spiega l'artista per quelle opere classiche adorne di vaga semplicità, che già venerava un tempo e pren- deva ad imitare : chi avvezza il palato a' piccanti manicaretti trova necessariamente insipide quelle vivande prette e naturali, di cui lodava dapprima il dilicato sapore. Ora a questo indizio funesto sia egli attentissimo, se gli cale dì rimediare in buon punto a peggiori disordini. Cominci egli pertanto dal ricordare alcuno di que' dipinti , che da secoli 347 ottennero V ammirazione costante degP intelligenti dell'arte, e ch'egli stesso ad occhio ed a mente vergine ha esaminato nn tempo e pienamente approvato; ritorni di quando in quando, anche per largo intervallo di tempo, a contemplarlo, e dica allora a sé medesimo: il quadro finché non sia svanito per ingiuria del tempo, o rico- perto da mano profana non muta stile sicura- mente ; dunque tutto ciò che a me parrà scoprirvi d'^inesatto e di spiacevole, che prima non ho scoperto, verrà dal cangiamento in me seguito nella maniera di vedere nell' arte ; e siccome dal consenso de' secoli e da me stesso un tempo fu reputato di squisitissimo gusto e di corretta ese- cuzione; così il non trovarlo tale adesso mi è prova indubitata d'aver io cangiato in peggio. Ecco la bussola per riconoscere in sì vasto mare la giusta direzione ed il proprio travianlento. Ma vuol egli accertarsi di più da qual lato e di quanto abbia traviato ? prosegua a specchiarsi nel suo prototipo. Se le figure gli sembrano troppo svelte , dica pure eh' ei pecca nel tozzo , e vice- versa; se troppo timidi i contorni, nell'esage- rato; se troppo morbidi, nel duro; se troppo decisi 9 nel bambagioso; se troppo forte il chiaro- scuro, nel debole; se troppo trasparenti le om- bre, nell'opaco; e così tant' altre parti dell'arte 348 enumerando. Gonchìuda in fine che quanti difetti ei vi travede, sono altrettanti difetti suoi proprj in senso contrario , e tali opposti difetti in lui sono precisamente in quel grado maggiore o minore, in cui gli sembrano essere nel suo esemplare : bilancia sicurissima, la cui elevazione da un lato segna in pari grado Y abbassamento dall^ altro. Con questo genere di confronto potrà ciascuno chiarirsi da sé medesimo sulla vera sua situa- zione nelFarte, senza ciecamente sottomettersi agli autorevoli giudizj de' precettori preoccupati non di rado essi stessi da vizj particolari, e senza affidarsi ai consigli degli emuli non sempre sin- ceri e benevoli. Tropp' altre cose mi rimarrebbero a dire in- torno all'importanza del disegno, di questo prin- cipio e sostegno d' ogni arte liberale non mai abbastanza conosciuto in tutte le sue modifica- zioni; ma i molti libri di pittorica istruzione, * incominciando dagli aurei precetti di Leonardo da Vinci , possono servire di guida all' incisore non meno che al pittore. Una parte interessante il solo incisore, e non per anco trattata, è quella che riguarda la meccanica esecuzione d'un di- segno finito e destinato all' incisione. Molti sono i mezzi praticati a tal uopo. Se ne fecero col- la matita rossa, colla piombina, colla pietra di 349 Spagna , coi pastelli neri di Frància, coir acquerello di bistro, coir inchiostro della China, semicolorìti , e coloriti del tutto a guisa di miniatura. E fra questi varj mezzi s' adoperarono eziandio diversi modi tendenti ad un medesimo fine; quindi al- cuni preferirono il tratteggio ^ altri la granitura; questi usarono la preparazione collo sfumato] o, quelli il tocco vergine della matita ; gli uni stet- tero per la carta alquanto tinta, coprendo con biacca le parti illuminate, gli altri per la carta bianca, riservando ad essa i maggiori tocchi di luce, come stanno precisamente nelle stampe. Premesso che il disegno di cui si parla sia ese- guito colla dovuta intelligenza, al che fare i mezzi meccanici nulla influiscono, è fuor di dubbio che , quanto alla meccanica operazione, quel disegno sarà preferibile per la calcografia, il quale sarà condotto e per diligenza, e per fu- sione di tinta , e per valore di chiaroscuro a quel grado almeno cui dovrà essere portata la stampa. Ora è evidente , che la matita rossa e la piombina non potendo giungere alla forza degli oscuri d' un quadro all' olio , cui la stampa può benissimo aspirare, non possono essere impiegate vantaggio- samente, che in rappresentazioni tenute espres- samente leggiere di tinta, spaziose di lume, e sopra fondo di nuda carta, o appena coperta da- 35o l^ggier tinta in qualche parte. Ho veduto in Roma alcuni disegni a matita rossa di Poilly , e molti pure ne ho veduti tlel vecchio Frey^ dai quali trassero le stampe loro^ e so anzi che quest'ul- timo giustificava la scelta di questo suo procedere, adducendo, che siccome le tinte d'ordinario risultano sempre più forti neUa stampa di quanto appajono sul rame, era d'uopo che l'incisore regolasse il suo lavoro sopra un disegno più leggiero di chiaroscuro 9 perchè non venisse poi troppo nera la stampa: ragione apparentemente giusta, ma nel fatto smentita dalle sue stesse produzioni, le quali, sebbene assai valutabili per l'esatta conservazione del carattere originale dei suoi prototipi ; pure mancano appunto della forza necessaria del chiaroscuro , perchè pesanti sempre vi sono le mezze tinte » e non sostenute , com' era d'uopo, da scuri più vigorosi. Quanto ai disegni di matita piombina ne ho veduti molti in Lione, con mia non poca sorpresa, di mano del celebre Boissieu, le cui stampe d' al- tronde sono piuttosto eccedenti che mancanti di nero; se non che que' disegni essendo tutti di sua composizione , non è da stupire , se fatte le pri- me prove d'un rame, egli non vincolato alla giusta imitazione d'un dato originale sì unifor- masse al tuono che gli presentava la prova, e 35i riducesse il lavoro incisorio ad una forza di tinte ben diversa da quella del suo disegno : quindi soggiacque a due operazioni, dove bastava una sola. Migliore mezzo per avvicinarsi, se non giù- guere al tuono d' una stampa vigorosa , è quello della matita nera di Spagna , chiamata oltramond pietra d'Italia; ma questa pure, quantunque se ne trovi di sufficientemente nera, non è mai tale da sostenere il confronto dei maggiori scuri d'un quadro alF olio , e torna assai meglio per disegnare dei dipinti a fresco, i quali riescono sempre di lor natura meno vigorosi. Prima che si trovassero da Conte di Parigi i suoi pastelli neri di gradazioni differenti, questa matita di Spagna era la sola di cui giovar si potessero gì' incisori ne' loro disegni , rinforzando i tocchi d'ombra più forti con acquerello di nero fumo preparato senza gonmia. Ora che l' uso della matita artificiale di Fran- cia per r ubbidienza sua alla mano e per la sua nerezza divenne quasi generale, anche quella di Spagna pe' disegni calcografici è quasi del tutto abbandonata. Perocché, oltre all'essere men nera dell'altra, ha il pessimo inconveniente, che quan- do si voglia preparare il disegno collo sfumato] o, a fine di coprire nelle ombre il bianco della 35a carta, sì presta bensì a questa operazione, ma per un certo che di saponaceo che in sé con- tiene , toglie poi alla carta la facoltà di ricevere facilmente i tocchi posteriori necessarj alla ri- duzione ; quindi o bisogna lavorare colla punta della matita sulla carta vergine, ed allora sot- tostare alla tinta ingrata e grigia che risulta nelle tinte scure dai non coperti bianchi intersti- zj della carta fra la granitura od il tratteggio; oppure volendo evitare tale sconcio, preparare prima la massa ombrosa con acquerello, o con proporzionata sfornatura di matita francese , indi continuare T esecuzione colla matita di Spagna, nel qual caso tanto fa di terminare anche il di- segno co^ mezzi stessi adoperati nella prepara- zione, cioè col pastello di Francia, il quale stu- pendamente riesce. Non è però da escludersi totalmente in simili disegni la matita di Spagna. Questa in alcune mezzetihte , segnatamente delle carnagioni , riesce opportunissima producendo una granitura più te- nera e più trasparente a guisa di miniatura , quan- do però vi sia già una proporzionata sfumatura fatta con quella di Francia, e quando le punte di quella di Spagna siano scelte fra le più dure e non cenericce , il che di rado si combina. Im- porta però che V uso di questa matita sia limitato 353 alle dette mezzetìnte chiare, giacché in quelle più scure, oltre ad un tuono più freddo, produr-- rebbe facilmente un lavoro pisto e stentato. In generale sarà di graiide sussidio al dise«- gnatore il far oso di quando in quando di pen- nelli morbidi di varia grandezza, e con quelli asciutti, come si trovano, passare leggermente sopra il fatto lavoro: cosi si vengono ad unire vie meglio le tinte , e vien tolto quel di più della granitura non aderente alla carta , che suol la- sciare la matita di Francia. Questo mezzo però vuol essere praticato sobriamente , mentre Y abuso renderebbe il disegno moscio è snervato; quindi gii ultimi tocchi da noi detti risolutufi dennò lasciarsi vergini ed intatti da ogni posteriore ope- razione del detto pennello. Molti vi sono i quali preferiscono il tratteggio della matita alla granitura , ed i pittori , segnata- mente quando hauino incarico di far disegni per gr incisori, si recano a dovere di farli tratteggiati nell'opinione, che l'incisore possa meglio trovarvi l'andamento del suo tratteggio. Ma il tratteggio pittorico ben rade volte , ed in pochissimi casi può servire di norma all' incisore nel gran genere , es- sendo tutto lìbero ed arbitrario e non mai calcola- to; anzi diverrebbe stentato e disgustoso in un di- segno quel tratteggio di matita, il quale camminasse a3 354 colle regole imprescindibili pel tratteggio del ba- lino. E la ragione sta in ciò, che nel disegno, se anche il tratteggio non sia perfettamente equi- distante , o sia incrociato ora ad angolo retto , ora troppo obbliquamente , per la naturale granitura della matita può facilmente essere ridotto in modo dà non variare sensibilmente la tinta che ne ri- sulta; dove all'opposto il taglio del bulino, es- sendo infinitamente^ più netto e preciso , se non è regolato a fine d'ottenere sullo stesso oggetto rappresentato la stessa incrociatura ed equidi- stanza , produce tinte differenti e talvolta ingrate, impossibili a ripararsi senza cancellar totalmente e rifare. La migliore qualità d'un disegno fatto per incidersi è F intelligenza , la finitezza, la precisione e l'armonia, sia poi all'acquerello o alla matita, a tratteggio od a granitura poco monta per l'incisore. £ poiché cadde parola sui disegni all'acque- rello, non credo inopportuna intorno a questa pratica dell' arte qualche osservazione. In quanto a me, sebbene famigliare mi sia l'uso del pen- nello ne' piccoli e grandi lavori di miniatura, pure ne' varj disegni da me stesso eseguiti per le mie incisioni ho preferito servirmi della matita per due ragioni : in primo luogo , perchè ne di- segni alla matita occorrendo qualche successivo 355 cangiamento , riesce più facile il cancellare e ri-- formare ; in secondo , perchè le cose di tocco espressamente ruvido , quali sono i terreni di primo piano , gli alberi , i massi di pietra , ecc. , risultano più vergini e d^originale impronta colla matita, che col pennello. Non tacerò per altro che per ridurre in certe parti alla maggior fini- tezza i miei disegni ho costumato di farvi Tultima operazione coi pennelli di miniatura , servendomi deir acquerello d^ inchiostro cinese , onde evitare la noja di ridurre acutissima ad ogni istante la punta della matita. Non è men vero però che, anche ne' disegni a tutto acquerello , si possa con diligenza togliere parte del già fatto , e rifare a dovere., quando la carta sia bene scelta ed abbondante di colla in modo , che si possa raschiarla dolcemente senza pericolo di sollevarne il pelo, come avviene nella velina di buona fabbrica inglese ; per le quali cose non dubito, che un esperto disegnatore possa prevalersi con eguale successo d' ognuno dei mez- zi, che Farte gli somministra, a seconda del suo gusto, e più della sua abitudine. E sono sceso a tali osservazioni, le quali per avventura sembrar potrebbero di poco momento; ma per condurre un buon disegno calcogra- fico, sono in sostanza importantissime, a fine % d^ agevolare vie meglio a chi si dedica alT arte nostra la via di prima riuscire anche per buona pratica diligente e corretto disegnatore, onde, come di molti avvenne, ed anzi della maggior parte di que* che trattarono il bulino , non si getti un tempo infinito ed un^ immensa fatica, facendo pompa soltanto di nitide linee calligrafiche il più delle volte mal applicate alFuopo, e trascuran- do o sfigurando nel tempo stesso ogni pittorica bellezza. Ed a meglio convincere T incisore della somma necessità di conoscere fondatamente il disegno , basti quest' ultima incontrovertibile pro« posizione da me stesso troppo sovente compro- vata, cioè che nel gran genere d^ intaglio, in* ceppato esso nel suo operare dalla più lenta e nojosa esecuzione, e dal continuo calcolo del suo penoso e difficile artificio , debbe incontrastabU-* mente possedere in molti gradi vera intelligenza e squisito gustò pittorico , per lasciarne un grado solo nella sua stampa. mim 357 IDEA. DEL fiELLO. F in qui nel raccomandare ai giovani incisori r esercizio imprescindìbile del disegno , e nel sug- gerire in quali parti preferìbilmente convenga ad essi studiarlo , ho presa specialmente per norma l'imitazione del vero, prima base del disegno medesimo; ma sarà sempre imperfetto quel disc* gnatore , il quale , oltre le forme del vero indivi- duale, non conoscerà fondatamente anche quelle del vero complessivo, da cui si cava la scelta, e dalla scelta il bello. In quali purgate lìnee di contomo , ed in quali modificazioni di chiaroscuro questo bello si rac- chiuda, la massima parte dei più valenti pittori Gessò d' esistere senza saperlo , e senza pure curar di saperloi. E se tanto avvenne ai pittori , i quali più direttamente hanno bisogno di questa impor- tantissima cognizione per vie meglio allettare i loro commettenti od i compratori dei loro dipinti; che non doveva accadere agV incisori , già da gran tempo destinati a non essere per lo più , che sempUci traduttori delle opere pittoriche? E veramente sotto questo aspetto sembra che r incisore nell'attuale sua posizione dovrebb' es- sere dispensato dallo studio di questa sublime 358 parte del disegno, la quale esige lunghissima fatica d'osservazioni, di misure e di confronti, bastando per esso il possedere la necessaria giu- stezza d'occhio, attenzione ed obbedienza di mano per trasportare fedelmente ne' suoi disegni dispo- sti per l'intaglio lo stile di que' pittori ch'egli s'accinge ad illustrare. Ma tale raziocinio, in apparenza giusto, si fa erroneo in sostanza e pericoloso. Perocché l'incisore non potrà mai riprodurre esattamente il suo originale senza pri- ma penetrare ben addentro nello spirito dell'au- tore , né mai identificarsi con lui , se prima non acquisterà in tutto od almeno in gran parte le medesime cognizioni. E sappia a tale proposito, che nelle arti del disegno, per quanto sia egli dotato d'ottima vista, non potrà mai vedere che grossolanamente ed imperfettamente quelle cose , delle quali non co- nosce quanto basta teòricamente e praticamente l'indole, l'ufficio e la conformazione; non tras- fondere nel suo disegno l' espressione dell' origi- nale , se ignora i tratti che la costituiscono ; non dare eleganza, se non ha istituito ripetuti con- fronti del vero col vero , e del vero scelto colle più belle greche sculture. Sappia che quantunque la massima parte dei classici dipinti non sia for- mata sulle regole del bello , pure per la naturale 359 avversione al brutto, questo bello medesimo in molte parti di tali opere, quasi non sapendolo i loro autori, frequentemente si manifesta; che per conseguenza ignorando in quali forme si racchiuda, troppo difficilmente colla sola e quasi meccanica imitazione di ciò che vede potrebbe esprimerlo incidendo. Che poi sarebbe di lui , se dovesse disegnare ed incidere le migliori opere di Raffaello, di Poussin, di Mengs e d^ altri, i qaali o per naturale inclinazione , o per fondato principio mirarono sempre al bello ? Che , se do^ vesse intagliare le più sublimi statue greche, nelle quali tutto è natura , ma natura «celta com-» plessivamente colla più grande sagacità, le cui forme non si trovano mai combinate in ogni parte nel vero individuale? È dunque indispensabile che il disegnatore calcografo non meno del pittore e dello scultore conosca quanto può megKo le forme costituenti il bello umano , quali ci pervennero dalle divitie greche sculture, e come assai probabilmente que' sublimi ingegni con perspicace operazione di mente dalle forme più alterate del vero traes- sero quelle del bello. Le quali cose, per non ridire in diverso modo il già detto, si troveranno esposte nel seguente discorso da me pronunciato (molt'anni sono) nella pubblica adunanza della 36c nostra Accademia > in occasione dell* annuale di^ stribuzione dei premj (*). Eccolo. a Altra volta in simile circostanza ho ragie» nato contro alcune erronee massime, non ha guarì introdotte a pregiudizio delle arti piii di* rettamente imitatrici del vero» e segnatamente della pittura 9 e confutatele il meglio che per me 81 potesse, io terminava il mio discorso racco- mandando agli studiosi più freno che stimolo, calcolassero le forze dell' arte e le lor proprie , di certi scrittori entusiasti diffidassero , ed a wer- tissero bene , non forse la ricerca smaniosa d* uà bello più chimerico che ideale li deviasse dallo studio e dalla indispensabile conoscenza del bello naturale, unica base d'ogni altro genere di bel- lezza (**). Non vi pesi, diceva loro, indagar la {*) Qaesto fa nel 1814; se ne stamparono allora non molte copie, ed al presente pochissime se ne trovano in commercio. (**) Questa parola ideale ^ sul declinare del passato secolo introdotta nel linguaggio delle belle arti da Winckelmany fu ripetuta energicamente da Lessing, da Sulzer, da Hengs, dalle Enciclopedie e quindi da Milizia e da moIt*altri artisti ed altrettanti scrittori d^arte fino a'^nostri giorni. Quelli che la intesero nel muo proprio significato rispetto alle arti ne trassero grande vantaggio : un Mengs, un Canova, un David, un Appiani ed altri parecchi seppero per tal modo frenare la naturale tendenza alPesagerato , indussero col loro esempio gli artisti a ragionare, e purgarono r Europa da quello stile manierato che a quel tempo era porttto 36t natura ne' suoi medesimi difetti e nelle estreme caricature: da questi estremi fra loro opposti vi > all^'eccetso. Qaelli aU^opposto che k presero in senso più stretto e metafisico , credendo miseramente che tatto ÌI rappresentabile pit- torico cavar si potesse dal loro eerebro, e dalle idee che in sé mochinde senza consaltare il vero né individuale, né complessivo , fecero cose tanto stravaganti e d'an nnovo genere d^ insalsa ma- niera, che neir intenzione di trovare il bèllo pinsero T inanimato ed il mostruoso. Qoesti , dissi , cercarono nn bello più chimerico che ideale* Strettamente parUndo, qnesta voce (intendo dire dell* ideale) dà Inogo air interpretazione di ciò che vorrebbe dire , ma non lo cBeo ; anzi applicata alle arti imitatrici , e presa nello stretto suo senso diventa insignificante ed assorda, giacché fa rinascere la rancida questione già spenta^ delie idee innate, non ammettendo per simili idee alcana preventiva sensazione. Meglio paò chiamarsi questo bello, che si disse ideale, col titolo dì bello scelto ; scelto prima sagacemente ed accnratamente nella varia natara, poi scelto nella scelta stessa, e modificato giusta la qualità della rappresen- tazione. L*ApoUo di Belvedere non fu modellato e scolpito di pura fiintasia , né creato dalle idee innate ; ma studiato prima sul Tero, formando nn tutto delle parti più belle che Partefice sco- priva nella più bella greca gioventù; dunque é formato sul bello non ideale, ma scelto. Lo stesso dicasi della Venere Medicea. Al certo non si trova individualmente nn complesso di tante bellezze in nna giovane; ma nella quantità d* ignudi d^ambo i sessi, che mi venne fatto di copÌ£r<* y ho par trovato molte parti in più d*uaa femmina simili alla Tenere, come in più d*un maschio ne ho trovate simili air Apollo; anzi, se deggio credere al giudizio d*altrì valenti artefici , da me chiamati airesame , talvolta migliori ; poiché Topera divina delPumana conformazione , quando é bella in qnalche sua parte, lo é assai più di qualunque amana imitazione. Se mai questo bello scelto e composto si volesse chiamare ideale per la reminiscenza, la riflessione ed il criterio che dee 36a segna essa quel ponto medio , in cui sta la bel<- lezza, come la linea retta fra la concava e la convessa. Questa mia proposizione , in allora per obbligo di brevità soltanto indicata 5 è q[uella appunto ch^io prendo in oggi a dimostrare. Ed altri forse prima di me può avere concepita ed anche manifestata simile idea, ch'io non so; ma so bene che da molt'anni immaginata, spe- rimentata ed applicata da me in tutte le occor- renze alle varie modificazioni del bello , rispose sempre soddisfacente a segno , eh' io inclino a credere, che non altro principio movesse i Greci stessi a stabilire sul bello umano que'loro canoni inconcussi , i quali furono rigidamente ed in tutto osservati dai loro sommi artefici, e perfino dai meno esperti fra questi si trovano in alcune parti seguiti costantemente. irta porre Fartista nella scelta delle parti e nelrapplicasione di queste al tutto costitueate il bello (nel che senza dubbio ha moka parte la mente) 9 risponderò che le più forzate composizioni pittoriche e le più arbitrarie forme dei manieristi sarebbero sotto questo aspetto più ideali d* assai , siccome parti della guasta loro fiuitasia e fuori del naturale. Altro è che una pittura od una statua siano ragionate, altro che siano ideali. Fra qtlanti parlarono d* ideale intorno alle opere pittoriche o statuarie, M. Quatremère de Qnincy scrisse, non ha molto, su di ciò più moderatamente e sensata- mente. L^ ideale inteso in questo modo può stare benissimo nel lin- guaggio delle arti, e poiché questa voce è già in corso, Igsciamofau 563 y> Non V* ha persona vìvente , se non è affatto stupida o cieca nata, la quale o presto o tardi, con maggiore o minor forza , giusta la varia tem«- pra , r età , le circostanze , non senta Y impero della umana bellezza. Quest'idolo affascinante, innanzi a cui sembra che tutta si pieghi Fuma* nità, noi coltivatori delle belle arti T incensiamo, per cosi dire , a doppia mano e come uomini e come artisti. Ma questo - dominatore portentoso de' nostri affetti come può mai definirsi o come si dee rappresentare? Analizzato dai filosofi risulta ora una lontana immagine della Divinità, ora una semplice esclusione del brutto , ora un' ester- na mostra del buono, ora effetto, ora cagione d'amore , ora la linea serpeggiante della varietà , ora il centro dell'unità, ora ( e con più ragione ) la proporzione armonica delle parti col tutto. Misurato poi dagli artisti in varj tempi, presso varie nazioni, per varie abitudini e prevenzioni, e sotto il giogo della volubile moda^ che altro è mai, fuorché un nuovo Proteo moltiforme? Da Giotto al Perugino ebbe nome di bellezza tale semplicità di forme , che durezza era piut- tosto e vera meschinità. L'ingegno trascendente di Michelangelo non potendosi fra quelle timide linee contenere, trattolle più ardite e ricrescenti, e parve collocare il bello nel fiero e nel muscoloso. 364 Correggio all'opposto 5 non meno ardito » ma d'in^ dole dolce e graziosa, mirò al bello per linee sinuo^ se, ove il convesso ed il concavo si bilanciassero; ma sebbene colla vaghezza delle tinte , col soave declinar delle ombre e colU armonia vigorosa di queste e di quelle gran parte ne ottenesse, il fé* consistere troppo spesso in una eccedente gran^ diosità di alcune forme, in attitudini leziose ed in iscorci forzati e bizzarri. Tiziano, il Veronese ed altri molti trovarono bello qadtmqae fosse U vero. Rubens lo pose nel polputo , il Parmigianìno nel lungo coUo e neUe lunghissime figure, Rem- brandt e Ribera neir ispida salvatichezza e nella più rugosa vecchiaia, e cosi di tant' altri, i quali 10 confusero di leggieri col gigantesco, coirercU'- leo, col difficile, col nuovo, collo stravagante. 11 grande Urbinate vivace per natura e leggiadro, corretto nel contomo , espressivo nelle fisonomìe e nelle attitudini, castigato nello stile, vi s' accostò più d' ogni altro ; ma fu ben lungi dal poter emu- lare in* questa parte que' sommi greci maestri , i quali soli diedero nel segno , e dai quali egli medesimo . quel più , che seppe , attinse* » Perchè mai tanta disparità d'opinioni e di gusto sopra una qualità che agisce si vivamente sui nostri sensi e sulFanimo nostro? Perchè que'fi- losofi non esaminarono il bello dal lato dell'arte» 365 né qaeglì artisti dal lato della filosofia; perciò i primi, volendo ridurre ad un solo principio tutte le cose le quali diconsi belle, cercarono oltre natura un bello astratto, essenziale, assoluto; i secondi, privi di norma stabilita per conoscere il vero bello, e paghi dì secondare il loro gusto individuale, ch'essi credevano forse universale, si limitarono ad un bello puramente ad essi re- lativo. Gol doppio soccorso dell' arte e della filo- sofia tentiamo, se ci vien fatto, di trovare una soddisfacente nozione di cjuanto si va cercando. » Fu già questione, se un oggetto piacesse perchè era bello, o fosse bello perchè piaceva. Imbarazzati i filosofi dall'assurdo in cui cadevano , giudicando il piacere come causa e non effetto della bellezza, rigettando la seconda proposizione, ' stettero per la prima. Eppure entrambe sussistono del pari. Perocché , se piace un beli' oggetto , egU è senza dubbio perchè ha in sé le qualità proprie a destare in noi tale piacevole sensazione ; il che vuol dire , piace perchè è bello ; ma non può dirsi mai bello , se prima non ha prodotta in noi tale piacevole sensazione; in una parola bello è per noi perchè piace. La prima parte suppone un bello assoluto dotato delle prerogative necessarie per piacere ; la seconda dà luogo ad un bello re- lativo e dipendente dal maggiore o minor piacere di cui l'uomo è suscettivo. 366 In appoggio di che cade V altra giustissima pro- posizione : che né a tutti piace ciò che è bello, né tutto è bello quel che piace: ed è provata con ciò la fallacia e la varietà del gusto degli uomini ne'giudizj sì negativi che positivi sulla bellezza ; giacché » se tutti avessero squisito gusto ed ottima disposizione a sentire, e piacerebbe a tutti ciò che è bèllo assolutamente, e ciò che loro piacerebbe, sarebbe veramente bello. Troppi sono i Mida che preferiscono T aspro flauto di Marsia alla melodiosa lira d'Apollo, e ben pochi i Paridi che porgono il pomo d'oro alla vera Dea della bellezza. L'artista filosofo non cura il gusto grossolano e guasto di costo- ro, i quali giudicano del bello, come il cieco de' colori ed il sordo de' suoni, e nulla quindi è per lui l'idea d'un bello in questo senso re- lativo. » Ma il bello è relativo in altro senso, cioè alla specie ed alle circostanze dell' oggetto : e questo bello varia all'infinito: e quanto è bello nell'uno, si fa mostruoso combinato nell'altro: questo bello s'estende dall'alto cielo agli abissi del mare, dall'uomo all'insetto, dall'aquila alla farfalla, dal platano rigoglioso all' umile erbetta : comprende tutta la natura visibile , non eccettuate le produzioni dell'ingegno umano, e secondo 367 alcuni le stesse azioni morali. In tanta- congerie di cose differentemente belle si perderebbe la mente del filosofo e Tocchio dell'artista, sé alla prima confusione v non subentrasse un semplicis- simo raziocinio: non poter essere tutte belle in pari grado quelle cose, le quali sono differente- mente belle, e per conseguenza dover esservi una bellezza fra queste comparativamente supe«- riore alle altre. Cerchiamola ad esempio de' Greci nella specie nostra, e la troveremo tipo e fonte d'ogni altra relativa bellezza , bellezza primaria. Sospenda il filosofo la sua approvazione , l' artista me l'ha già accordata. » I greci artisti rappresentarono con forme scelte complessivamente nella specie umana le loro divinità, e fra queste la stessa Dea della bellezza : giudicarono dunque nulla esservi di più bello della bella umana struttura. Non cosi pensarono alcuni di que' filosofi in ciò appunto scostandosi dalla verità. In un dialogo platonico dice Ippia essere una bella vergine quanto v' ha di più bello, anzi lo stesso bello per cui le cose son belle. Non era già il sofista che così parlava, era l'uomo sincero nell'esame delle proprie affe- zioni. Socrate non consente, e gU dimostra, che una bella puledra è bella essa pure , quantunque di beltà a quella vergine inferiore : poi volto alle 368 cose soprannaturali, viene provando , dover essere una Dea tanto almeno più bella d^essa vergine, quanto la vergine della puledra. Noi che riguar- diamo ora le Dee di Socrate e di Platone non più che nn parto o della greca polìtica, o dell* umana fantasia ^ concederemo di buon grado ad Ippia la malcontrastata verità della sua proposizione , ecm- verremo per lo meno, che la bellezza umana sì maschile che femminile nell'età perfetta è la maggiore che da noi si conosca, se maggiore per noi è quel bello , il quale . produce maggior impressione sull'animo nostro. » E che sia in noi maggiore F impressione del bello della nostra specie sovra d' ogni altra cosa che pur bella si dice, è manifesto, non per gF in- finiti esempi d'ogni tempo che inutilmente ad- durrei dove niuno ne dubita , ma per chiarissimo argomento che ne fa legge naturale imprescindi- bile. Imperocché la natura per fomite dell'umana riproduzione ci diede l'amore, per fomite del- l'amore ci die la bellezza. Quindi è che, sebbene le stesse differenti età dell'uomo offrano alcune bellezze lor proprie ed anche piacevoli assai, non sono mai paragonabili alle attrattive sedu- centi di c[ueir età fiorente e vigorosa predisposta al grande scopo della natura. Cl'istessi prodigi d'amore, onde la storia ridonda, soqo, strettamente 1 • 369 parlando, prodigi di questa primaria bellezza, non applicabili in verun caso alle bellezze d'ogni altra specie o circostanza. Piace nell'innocente fanciullo la soave ilarità delle grandi (*) pupille, quel naso ritondetto e non ancora sviluppato, la rosea freschezza delle gote e delle labbra, T in- genuità del sorriso , la candidezza de' primi denti , la corta chioma leggermente inanellata e dorata , la trasparenza della cute e la tenera adiposità delle piccole membra, l'incerto camminare e per- fino Io strano e rapido movimento. Piace all' op- posto nel vecchio sano e venerando la maestosa lentezza de' suoi passi e de' suoi gesti, l'impo- nente canizie della scarsa chioma e della lunga barba , il volto universalmente rubicondo , il folto sopracciglio , ond' è coperta quella parte che più (*) Per Fabitadine da me contratta di fare sempre nuove osservaauoni sai vero, Uo scoperto in mille casi, che nei fanciulli le papille sono più grandi di quanto dovranno esserlo , quando saranno adulti ^ come in questi, di quanto lo saranno in vec- cbiaja. Perocché le nostre pupille (e per pupille intendo non solo il centro visivo, ma ben anche quel cerchio colorato che lo circonda ) vanno insensibilmente diminuendo anche quando le altre membra aumentano. Chi osserverà una madre col suo bambino in braccio, e confronterà le pupille delPuna con quelle dell^ altro, yerifieherà Tasserzione. Che se in qualche caso ciò non seguisse, come rare volte m*è occorso di vedere, sarà prova che le pu- pille di quel bambino deano riuscire assai piccole, quando sarà giunto air età della madre. ^4 370 8of&e le ingiurie del tempo» Talta e lucida fronte sede del consiglio, il naso rilevato e cartilaginoso, r aspetto non vivace , ma sereno , e quel tutto che spira calma e gravità , ed impone rispetto e riverenza. Ma quanto v'ha di bello nel primo non è che il presagio di ciò che debb' essere , nel secondo è V indizio di ciò che è stato. Tutte dun* que le bellezze relative alle altre età deiruomo non sono , dirò così , che rifrazioni di quella bel- lezza adulta , le cui forme difficilissime a rappre* sentarsi col pennello o collo scalpello , invano io tenterei descrivere con parole , che la favella noi presta. » Fu certamente all' aspetto di tali forme , che nella pienezza della soddisfazione e nell'entu- siasmo della compiacenza pronunciossi la prima volta questo nome di bello , il quale fu poi ap- plicato più o meno freddamente ad altri mille oggetti, secondo che si riferivano più da vicino o da lontano a quel primo tipo maraviglioso, donde parti la scossa prepotente , che poi fu detta amore, ed al qual tipo solo appartiene propria- mente il titolo di bello, come il titolo di lumi- noso appartiene propriamente al sole, benché prodigato a tanti altri oggetti i quali risplendono per lui , o ci ricordano in qualche modo il suo immenso splendore. 371 » A questa mia proposizione sembra opporsi il giustissimo detto d'Eraclito: che la più bella delle scimie è tuttavia deforme : e potrebbe al- cuno SQggiungere , che anzi dovrebb* essere la più bella dopo la specie umana, stanti le predette ragioni; mentre nessun animale si ravvicina più di questo alFuomo e nella struttura e nel movi-* mento, e nella stessa intelligenza. Ma la più bella delle scimie è tanto più lontana dal riferirsi al tipo deir umana bellezza , quanto ricorda più da vicino Fumana deformità. Né dico io già, che dalla maggiore o minore somiglianza colla umana struttura emerga negli altri oggetti maggiore o minore bellezza ; che in allora Y uomo più brutto , essendo per identità di specie più simile alPuomo bello d' ogni altro estraneo oggetto , sarebbe più bello nella sua deformità, che un bel cavallo od un bel cane : dico sibbene quelle cose essere più o men belle , le quali si riferiscono più da vicino o da lontano alla bellezza umana, non alla sola umana conformazione, ed in cui è più o meno da noi sentita quella qualità costituente il bello , che per Y anzidetta legge di natura sentiamo più vivamente che altrove nella bellezza della specie nostra , cioè la più esatta convenienza delle parti col tutto e del tutto col fine. » Questa duplice convenienza per cui le cose sou belle, se va unita alle produzioni dell'ingegno umano, per afl^tà di principio abbella la pittura, la scultura , Y architettura , la musica , la poesia , r eloquenza , le quali felici produzioni sono esse pure tanto più belle , quanto più o direttamente per la via de' sensi, o indirettamente per mezzo deir immaginazione rappresentano o ricordano il primo tipo deirumana beUezza. » I pittori e gli scultori possono più diretta- mente rappresentare questo modello, e il deg- gion anzi, se pure lor cale di suscitare negli occhi e neir animo dello spettatore quell'estatica com- piacenza, che lo sforza ad ammirare le opere loro, desiderarle, ricercarle. Ma come trovarlo mai nella natura , la quale , onde evitare forse la troppa somiglianza per cui fra di loro confonde-» rebbersi le genti, se ognuno fosse perfettamente bello, modificò in mille guise l'opera sua, sce- mandone od alterandone la venustà delle forme ? Nella natura soggetta a tante infermità che la scompongono, alle passioni che la deturpano, alle abitudini che la trasmutano ? Si scorge , è vero, in gran parte come operasse la mano di- vina per dare alla macchina umana questa mira* bile convenienza. In tutte le linee perpendicolari indusse varietà continua, nelle orizzontali continua 373 simmetrìa. Seppe variare la simmetria, ordinare la varietà (*). Le membra destinate ad egual fine fece eguali, a fine diverso, diverse» Né mai più di due essendo le membra ad egual fine destinate , volle che Fumana simmetrìa non eccedesse il doppio. E perchè i moti eccentrici e concentrici servono a fine diverso, non simmetrìzzò fra di loro le linee componenti il contomo di ciascuno delle doppie membra isolate ; ma bensì la linea esterna delFuno coir estema delF altro, F interna colF interna ; ed anzi essendo i detti moti fra di loro opposti, fin dove la varietà verticale il com- porta, al contorno concavo da una parte oppose dalF altra il convesso. Tanto lice all' artista filo- sofo scoprire nell'esame dell'umana struttura, ed è ovvio il dedurre che quel corpo sarà indubita- tamente più bello, dove saranno più identiche le linee della simmetria, più armoniche quelle della varietà. » Facile a concepirsi, sebbene assai difficile a praticarsi, è questa identità di simmetria. Chi però mi segna il giusto limite di quella armonica (*) Variare la simmetria, cioè, fatte dae parti orizzontalmente simmetriche, variare di forma lango la linea verticale tutte le altre orizzontalmente duplicate ed eguali fra di loro \ ordinare poi questa varietà verticale vuol dire disporla in tal ordine , cbe una forma succeda all^altra gradevolmente e con una specie d* affinità. 374 varietà che è uno dei primi elementi della bel* lazza? Ad una voce gli artisti tutti mi rispon- dono : i greci esemplari. Né io m' oppongo. Ma piegheremo noi ciecamente la jfronte alla servile imitazione delle opere di que'maestri, noi se- guaci malfermi dell'orme loro, non emulatori del loro profondo raziocinio, e del preventivo loro esercizio? Non cercheremo ragione di quanto han fatto, né ci faremo ad indagare i principj dond'essi partirono^ e la via che li condusse a tanta perfezione? » È noto come il pittore d* Eraclea traesse la biellezza della famosa sua Elena ( origine di tanti guai, e di tante prodezze) da cinque fra le più avvenenti donzelle di Crotone : tale era senza dubbio la costante pratica di tutti i mi- gliori artefici di quella nazione, maestra non ancor superata d'ogni sapere; prima però con- correvano in Sicione per apprendervi sul canone di Policleto le regole ineluttabiU della vera bel- lezza, e muniti di questa norma tornavano con sicurezza di non errare nella scelta delle parziali bellezze sparse nelF imperfetta natura : senza di ciò, abbandonati al loro proprio gusto incostante e fallace , avrebbero talora prescelto il men bello e fors' anche il brutto, come dei moderni s'è detto, e la Venere Anadiomène d'Apelle non 375 altro era fotse per riuscire , che la mtìta eiEgìe della sua amata Campaspe. » Io ignoro pienamente questa lor norma qiìal fosse:» poiché gli storici ed i poeti. Contenti di magnifìcare energicamente la bellezza , Fèspres-» sìone e gli eflfetti straordinarj di queMipinti o di quei marmi, trovarono sterile argomento lo scendere a quelle regole miimziose, che taùto nondimeno contribuirono alla perfezione dell^arte ; una però ne conosco semplicissima, la quale, ben osservata », ci conduce agevolmente a trovare la bellezza umana sotto le forme stesse che ri- scontriamo nelle più belle statue antiche. y> La natura quanto avara di bellezze, tanto fu prodiga d'imperfezioni. Nella moltiplicità di queste ( tranne le mostruosità portate dalla nascita, o cagionate da mòrbi e da altri estranei accidenti ) non v*ha forse difetto, di cui non siavene un altro in varj gradi opposto. V* è V uomo svelto ed il tozzo ;» il magro e T adiposo, lo scarno ed il muscoloso; faccia lunga e larga; occhi piccoli e grandi, socchiusi e spalancati, ascendenti e di- scendenti , sporgenti ed incavati ; sopracciglia fol- te e scarse ; orecchie staccate ed aderenti ; naso aquilino e rincagnato; labbra grosse e sottili; mento appuntato e tondo , rilevato e rientrante ; e così tutte le umane meiQbra trascorrendo. Or 376 ... io cosi ragiono: due opposte imperfezioni non puonno sussistere , che per eccedenza o per man- canza. Togliamo all'un?i ciò che eccede, aggiun- giamo all' altra ciò che manca , ed equilibrandosi entrambe , cesserà in esse ogni deformità. E per non «stendere a molte cose il nostro argomento , che troppo strigne il tempo, prendiamo ad os- servare quella parte che sta nel centro dell' umana fìsonomia, e tanto contribuisce al carattere di lei. » È cosa nota ai lippi ed ai tonsori , die i Greci fra le sì varie e talor pure gradevoli for- me di naso, di cui la natura abbonda, prescel- sero la retta per rappresentare in ambo i sessi la bellezza adulta. Se in una estesa quantità d' in- dividui adulti esamineremo gli estremi opposti difetti dei loro nasi, ci si presenterà in egual copia il naso aquilino , cioè colla canna gibbuta e colla punta adunca , ed il naso rincagnato , cioè colia canna incavata e colla punta rimontante. Or segni l'artista da un lato il profilo del naso aquilino, dall'altro lato quello del naso rinca- rato , e segni questi profili in tutta l'alterazione di forma non fuori del naturale , che suol trovarsi in parecchi individui adulti : vi frapponga tant' al- tri profili di naso, quanti bastino per passare gradatamente dall'aquilino al rincagnato, e troverà aver segnato nel meszo il retto profilo del naso 377 greco*. £ questa operazione si bene risponde ad ogni modificazione del bello, che applicata alFetà fanciullesca non presenta già il naso retto, ma in quella età moltissimi essendo i nasi rincagnati ed appena sporgenti, pochi i retti, aquilino quasi nessuno , o ben leggermente , ne risulta per me-*» dia proporzionale e come bellezza di circostanza un naso modicamente rincagnato; e per lo con^ trarlo nell^età senile, in cui si veggono assai copiosi i nasi fortemente aquilini , pochi i retti ^ quasi nessuno rincagnato alla foggia delF età pue-* rile, la linea media ci dà un naso moderatamente aquilino. » Quanto s^ è detto del naso può facilmente appli* carsi alle altre parti del volto e del corpo umano (*), (*) Esercitaadosi Tartisu a trovare queste linee medie fra r eccesso ed il difetto nelle singole parti del corpo umano» av-^ Yezzerà talmente Tocchio al bello, che colla sola ispezione di pia disegni) presi nelU stessa attitudine da varj modelli viventi, ne trarrà facilmente un bello naturale complessivo. Se riuniti alcuni artisti (giacché le pubbliche accademie, per la sola ragione che ciò non si è mai praticato , non ammetteranno mai questo metodo ) si procureranno tre o quattro modelli viventi scelti il più possi- bilmente fra i migliori ohe si possano trovare, ed air incirca della medesima età e costituzione di membra, e più particolarmente della medesima altezza , e ne porranno uno in anione per un tem« pò determinato, indi nella medesima attitudine, e stando il dise- gnatore al suo posto , se ne porrà un altro , poi si farà lo stesso col terzo e col quarto in modo che ciascun disegnatore ne tragga 24 • 378 e ad ogni altra specie e circostanza dì tempo, di luogo e di fine in tutto ciò che concerne alle dimensioni ed alle forme de' corpi : potrebbe pure valére pei colori di essi corpi, se gli estremi opposti fossero entrambi difettosi ; ma se la tinta bruna nelle carnagioni è difetto , non lo è punto la bianca ; se lo è il pallore delle guance* e delle labbra , non lo è il sanguigno ; se il bianco crine o le pupille grige son brutte» non lo sono le nere pupille e la nera capellatura. » Solo rimane ad osservarsi , che da simile operazione emergerebbe precisa la bellezza delle statue greche , se venisse praticata fra le greche contrade , nel supposto che quella nazione non abbia fisicamente tralignato : non può uscirne che il men brutto fra gli Etiopi od i Calmucchi; né può derivarne una bellezza in ogni parte perfetta Quattro disegni sulla medesima azione , e nel medesimo pmito di Veduta, 8^ accorgeranno tutti nel disegnare il secondo modello in quali parti sia migliore del primo , in quali altre peggiore , a cosi consecutivamente disegnando gli altri due. Se poi dai qnattrs nudi , che avranno disegnato , ne fiiranno un quinto lontano dal vero, e prendendo le parti migliori di quelli, non che consultando in molte parti i gessi delle più celebri statue antiche , ne for- meranno un' bello, che disegnando, come si fk, il nudo per tutta la vita nelle accademie, non era loro possibile d* ottenere. Tanto può il confronto ; e questo confVonto ripetuto sopra nuovi modelU di nuova scelta, ed avvalorato dalle proposte norme di cavare il bello dal brutto, condurrà F artista a perfezione,* 379 fra noi 9 i quali portiamo tuttóra segni visibili delle vandaliche incursioni. Se non che queste nostrali imperfezioni rimarrebbero nell'anzidetta operazione si poche e si lievi , che di buon grado verrebbero condonate in quelle opere, in cui la risultante somma delle nazionali bellezze fosse dagli artisti nostri scrupolosamente conservata. » , Tutta la difficoltà di questa regola consiste nello stabilire più che si può giustamente i due estremi difetti nella maggiore loro opposizione fra la medesima specie e colle medesime circo- stanze, avendo riguardo non alla sola qualità, ma alla quantità comparativa dei medesimi , se- parandone i composti, ed ammettendo qualun- que, benché forte alterazione , la quale stia nel- r ordine naturale, e sia in corrispondenza con altre parti dello stesso carattere , escluso sempre ogni sconcerto o mostruosità O, E sarà cosa (*) È qai necessaria uoa spiegazione , non meno che Tannessa tavola dimostfatiya. Nella quantità straordinaria di ritratti eh* ebbi occasione di £sre tanto in disegno , quanto in miniatura , ho scoperto che in mezzo alP infinita varietà delle umane fìsonomie la natura conserva assai frequentemente un ordine ammirabile fra le sin- gole parti del volto \ sicché dato , per esempio » un naso aquilino e di carattere dantesco ( v. fig. 9 e £g. A9), gli occhi non vi si trovano quasi mai turgidi e grandi ; ma alquanto depressi ed in- cavati: il segmento della palpebra sensibilmente distante dal ciglio: la caruncola lagrimale ricurva verso il naso 3 il sopraccigliò piut* tosto piano , e poco distante dalF occhio : gli occhi stessi non mai 38o opportuna d^ incominciare Y operazione sulle sole dimensioni , indi progredire alle forme, e per ascendènti verso Taiigolo «sterno, ma o piani, opptfrfe verso raiH gole.' stesso disceadenti : là' fronte. ]poco larga. • rientrante verso il sincipite : piccoli i zigotnatìci e poco sporgenti : la bocca vi- cina al naso i il labbro saperlo re alquanto sottile : alquanto largo e spòrgente T inferiore: appuntato e rilevato il mento t stretta e lunga la faccia: protratto T occipite. — * ÀlP opposto, se il naso è rincagnato , e di carattere socratico ( v* fig. i e fig. 3o) « allora gli oc- chi sono d^ ordinàrio sporgenti e di forma quasi rotonda : il segmento della palpebra assai vicino al ciglio : il sopracciglio alto e rimon- tante dai lati estèrni : la fronte - larga , rilevata e ibnda : rilevato pure il sincipite : la bocca sporgente e distante dal naso : i lab-» bri tumidi , ed il superiore più grosso per lo più delP inferiore i larghi e prominenti i zigomatici i tondo, corto e rientrante ti mento : l' occipite depresso : la faccia larga : e po€o sentiti i piani delle ossa e delle cartilagini.. '*.,.'- * Si può dire che la natura ha divise le. fisonomie ornane in diversi ordini di sua particolare architettura. Finora , ad onta di lunghe ed infinite inie esser vazioùi e meditazioni intorno a <}aesia materia, non mi venne fatto di^ poter concretare e classificare con sicurezza questi ordini nella giusta loro qualità e .quantità i sono però convinto dell* esistenza di queste varie classi di fiso- nomia e della corrispondenza quasi costante in natura delle sin- gole parti ' fra di loro > che la costituiscono ; qnandò ^rò qneste classi non siano composte di Yarie in nnasola ,' ed anche di dna fra di loro opposte^ il che è .peggio > « noi^ di rada avviene i e questa corrispondenza di parti è si rigorosamente mantenuta per- lo più dalla natura nelle ^sonomie non composte, die quando io trattava la miniatura, essendomi stato portato: no ntsMto di un bel vecchio bene eseguito in Francia^ ;il dni mento- e la Jioccs, per imperizia di chi lo aveva in deposito', neir asciogaie una goccia d^acqna oadutavi,. erano-del tutto Spariti ^ (io; potuto, senza i . Il» I » I .■ J , t 't f, /■* «» 1" », 4. s. e. j. B. a 'a a. a. r7. a. co tten^ . Miti ifi/^.-Jfi'/irriMf lAu maU t/^'W.'aivwtM^jtK%i^a ^j* forte alterazione , la quale stia nelP ordine naturale, e sia in cor- 9t rispondenza con altre parti dello stesso carattere, m 383 » Tale è la norma che io vi presento in oggi^ giovani artisti , come bussola che può guidarvi direttamente a rintracciare il bello nelle infinite sue modificazioni ; ma là bussola è del tutto inu- tile a chi non conosce la nautica e la geografia , e similmente sarà superflua per voi questa norma, se non vi porrete in grado di ben conoscere le varie specie sulle quali può cadere il bello, e segnatamente la nostra e le sue varie circostanze , il che importa sanissimo criterio ed osservazione indefessa sulle infinite variazioni ed alterazioni delle forme. Ah forse non a caso né per bizzarra fantasia segnò il Vinci quelle tante che noi di- ciamo sue caricature ! , » Gli esposti principj esigerebbero lunga e particolare spiegazione, e ben più assai che la propostami brevità e T indole stessa di questo mio ragionamento non permettono. Voi potrete a tutt' agio , premesse le necessarie investigazioni , applicarli partitamente ai singoli casi , verificarne gli effetti, classificare, eccettuare, aggiungere. A me basta cosa utile certamente, e a mio ere- dere nuova, per lo zelo delle nostr'arti avere messa in campo. » 384 V incisore nodrìto di queste massime non solo sentirà più d' ogni altro ^ disegnando ed incidendo, quanto v' ha di più bello nel suo prototipo ; ma se per caso il prototipo stesso (come sovente avviene anche nei classici dipinti) fosse bello soltanto per ingegnosa composizione, per forza ed armonia di colorito e di chiaroscuro, per facilità o fusione di pennello, e mancasse poi di gentilezza o di severità di forme ^ troverassi in grado, anche vo- lendo serbare la più scrupolosa fedeltà , di meglio rappresentarlo ne' suoi medesimi difetti^ Perocché succede generalmente agrimitatori , i quali s'affida- no senz' altra norma agli occhi propr j ^ di mancare alle bellezze che T archetipo presenta .^ ed all'op- posto d'accrescerne sciauratamente i difetti. Ma quel disegnatore calcografo, il quale per sicuro principio conosce le belle forme che siano, e le trova alterate nel suo originale, prova tanto disgusto, che non può procurarselo maggiore, for- zando di più r alterazione del dipinto. Siccome poi è riconosciuta F impossibilità di fare un di- segno, e molto meno un intaglio perfettamente in ogni sua parte simile al dipinto da cui s'in- cide ; poiché r autore stesso del quadro può bensì migliorarlo, ma non ripeterlo strettamente iden- tico ; così per quanta accuratezza l' incisore v' im- pieghi , dovendo a mal suo grado scostarsene più 385 meno, è ben conveniente, che, approfittando delle acquistate cognizioni sul bello , volga queste piccole inevitabili differenze piuttosto in meglio, che in peggio, e rappresenti per tal modo, più che il dipinto, lo stile ed il carattere del dipintore. Egli è incontrastabile che non può ben distin- guere fino a qual grado siano alterate le forme d' un dipinto , se non chi sa per certa scienza da quali moderate e rigorose linee emerga il bello ; conseguentemente non può ben conoscere siffatti aberramenti, se non chi saprebbe giustamente cor- reggerli. Quale sia pertanto F importanza d'acqui- stare a tutta possa questa cognizione del bello, che è r uhima ad acquistarsi dall' artista , se pure per ripetuti confronti fra gli estremi opposti di- fetti della natura, e per lungo studio sui migliori greci esemplari giunge ad acquistarla , parmi ab- bastanza dimostrato. Il consiglio di Fiacco ai poeti è qui pienamente applicabile sì ai pittori, che ai disegnatori nel genere di storia. Vos exemplaria grceca Noctumà sversate manu^ sversate diurna. FINE. NOTIZIE BIOGRAFICHE DI GIUSEPPE LONGHI RACCOLTE DA FRANCESCO LONGHENA. NOTIZIE BIOGRAFICHE DI GIUSEPPE LONGHI MJCCOLTM DA FRANCESCO LONGHENA. 39:2 numjoscritd , ho i^edutx> che a pochissimi si riducono quelli tendend al fine principale per cui rrd furono consegnali. Egli contando ruxivraìmente sopra alcwù armi di i>ua a/i^?erare senapa di quanto era ccpace la sua mente per prometterne P effettuamento ; e quindi soltanto nel suo pensiero at^et^a da gran terreo predisposto il tutto , senza averne potuti} operare ancora la materiale esecuzione. Fra quesd in pece ho tros?ato , a confortarmi alquanto del dispiacere ch^io provan^a per la mancanza deiprimi, un brevissimo manoscritto di dodici pagine in co- loruia, con questo tìtolo = Alcune esatte Notizie biografiche di Q. Longhi = ch^ egli medesimo scni^eua U i3 ottobre l83o. Questo manoscritto ha richiamato sopra di sé tutta la mia attenzione; e spedendo ch'esso, come che troppo informe e rude per essere cosi pubblicato , tuttoi^ia e per ^esattezza cronologica con cui pi sono indicate regqlccrmente tutte le opere da ad eseguite, e per la naturale semplicità con cui vi sono esp(h ste le altre notizie , senza neppur una di quelle os- seriazioni che possoru) spargere qualche parziaU dubbiezza a danno del {veridico espositore; wdendo, 393 dico , ' che tale manoscritto potestà sentire opportuna^ mente. di guida a riunire insieme le nodzìe appar^ tenend alla i^ua di questo grande artista, mi sono determinato . a senserie ed a pubbUcade. A tale scoprimento , che non parrà certo di poca impor- tanza, ho cercato daggiugnere tutte quelle ricerche le quali potei^arto concorrere a render meno imper- fetto il mio lan?oro , e che mi riuscivano facili , me- diante la fiducia e l' amicizia , onde rrù onomno gU eredi del Cat^aliere, col quale ho cu?mo la fortuna di vvi?ere famigliare per qualche anno. Non ho oi^wto uutenzione di scrivere né un Elogio storico y né una Vita propriamente detd , che vi Olerebbe voluto maggior tempo , e magffori cogni- zioni delle mie; ma solo ho mirato a dare quelle semplici esatte notizie che varranno sempre ad essere di fondamento a qualsiasi valente scrittore cormazio- ncde od oltremontano che volesse onorare merita^ mente il nostro chiarissvito Italiano. Se io avessi mai ottenuto ciò ^ sarei contentissimo d^a^ere per tal modo tributato alV amicìzia, secondo le mie forze, una doverosa teswnordanza (F ammirazione e (Tuf- fetto, che tu ad ogni modo, cortese lettore, vorrai 394 aggradire e confortare , se non per doro ^ almeno per la buona volontà, con cui penne dettcua. Scfpi vwere per te e pé tuoi amai. Di Milano^ il %6 fehhrajo i83i. F. Longhena. Ar;;i^[^\3L'n'aiu,i).h^:Lìi.:E:u:Ki.i.E Aivr:[ • » «t ' . . 1 à L NOTIZIE BIOGRAFICHE DEL Cav. GroSEPPE LONGHI. G, 'lusBBKB LonGHi nacque Taimo 1766, a*" di i3 d*Qttobre, nelT amena città di Monza, a tre leghe da Milano, dove trovasi una reddenza Imp. e Reale, adoma d^un superbo parco , e dove siede un capitolo di Canonici depositar) della corona di f erro j la quale serviva anticamente air incoronazione dei Be hoaàmtiié Ebbe a getiitori (jarlo Francesco Looghi, onorato n^o^iante di seta, e Cecilia Carooni, i quali ave<* vano avuto quattro figliuoli, e tutti, per f agiatezza di cui essi godevano, poterono educare eccellentemente. Possedendo in £amìglià un beneficio ecclesiasticb di privato diritto , lo destinarono a Giuseppe, al qual fine venne vestito degli abiti clericali ;' é ricevuta dalle cure paterne e dalle scuole della sua patria la prima- educazione, alFetà di 8 anni fu collocato da prima nel seminario di Celana sul Bergamasco, quindi nel patrio, e poscia in quello di Milano a seguirvi gli stnd j , ne* quali si segnalò per tutto il loro corso fino ali* età di 20 anni. Fra gli altri maestri^ lo guidarono nelle scolastiche discipline Stefano Bonsignori, che di poi fu Vicario Capitolare di Venezia, e mori non ha guari Vescovo di Faenza; ed il celebre Antonio Mussi , eloquente e profondo ragionatore , il 396 quale professò quindi le lingue Creca ed Ebraica nell^Uni* Tersità di Pavia, e mori Bibliotecario nell* Ambrosiana di questa città, famosa pei molti codici di cui T arricchì il suo fondatore Cardinal Federico Borromeo* Il Mussi alle tante sue rare qualità di spirito unendo quella d^una grande propensione per le belle arti» e segnatamente per la pittura, eh* egli stesso nelle ore d*ozio esercitava non senza buon successo, s* accorse che il giovanetto Giuseppe aveva una tendenza irresistibile pel disegno. Questi in fatti ne* momend di ricreazione in vece di giocare come gli altri facevano, si ritirava nella sua camera a copiare colla penna delle stampe, da solo riusciva a far ritratti a* suoi colleglli con molta somiglianza, empiva di figure i libri destinati alF istru- zione letteraria e scientifica ; ed un giorno condusse col car- bone sulla parete d'un portico il ritratto somigliantissimo d*un inserviente, e di già disegnato con tanto gusto, che sebbene venisse la parete imbiancata parecchie volte, fu per molti anni conservato. Il Mussi, volendo ajntare queste naturali disposizioni , prestò al suo allievo buone stampe e buoni disegni, perchè da migliori originali meglio potesse imparare; ed anzi volle egli stesso dirigerio, mostrandogli quegli errori in cui cadeva copiando (i). Terminato eh* ebbe il corso de* primi stndj dell* umane lettere, cioè, e della filosofia, quel genio naturale che in lui si era manifestato collo svilupparsi della ragione, e (i) Fra le diverte stampe che gli procurò il Mutai, quelle dei celebre WiiU e di Maison occuparono principalmente i tuoi ttudj d"* allora : e non tara difficile air avveduto ottervatore il riconotcere nell' incitione che fece il Longhi di poi del Genio della Musica una ttretta relazione, in quanto air artificio incìtorio, col taglio ^ onde il Masson operò la Cena in Emaus dal Tiziano, ttampa denominata la m^pe de Masson pel maravigUoto ar- tifizio con cui teppe eteguire la tovaglia. 397 contro il quale non v* erano né ostacoli , né autorità che lo potessero vincere, avea di già creata in Giuseppe una iminaginazione si attiva per le arti imitative delle beUeasze della natura, e fomentata una passione cosi ardente per lo studio del disegno, che determinossi a lasciare le discipline ecclesiastiche nelle quali dovea proseguire aUa teologia , ed osci del seminario nel 1786, dopo d* essersi cimentato ad incidere due mezze figure air acqua forte, ond'^ebbe dal suo professore incoraggianti dimostranze di soddis&zione (i). Il padre suo , uomo di molto ingegno e di specchiata ret- titudine, rispettò la indisposizione del figlio pel sacerdozio; aia non annuiva alla scelta del suo stato , né voleva ad alcun patto ch'egli abbracdasse la professione che s^eva prefissa, giudicando da quanto gli era occorso di vedere in alcuni artisti idi sua conoscenza, che avrebbe consumato tutto il suo patrimonio^ faticando inutihnente e rendendosi a carico degli altri fratellL Avrebbe quindi amato che approfittando degli studj letterarj e scientìfici, in che erasi fatto onore, avesse applicato piuttosto alle leggi, aDa medicina, alle mate- matiche, od almeno in ajuto della famiglia al commercio della •età, ciò che al figlio più dispiaceva. Non era già che il padre fosse contrario alle belle arti , ed insensibile alle loro attrattive ; che anzi molti quadri di quando in quando com- perava con scelta giudiziosa; con che, senssa saperlo, avva* lorava Y inclinazione del figlio ; ma le sue o[^8Ìzioni eraiio al creder suo dirette al ben essere del figlio medesimo, to- gliendolo da una professione, la quale non soleva riuscir vantaggiosa se non forse a pochissimi. ' Costretto pertanto il nostro autore a scegliere alcuna delle professioni proposte dal genitore, pensò che la legge, la (i) Foron queste: una piccola Madonna^ così detta del dente ^ dal Far-' migianiiio ; ed uoa Vecchia , mezza figura. 398 medicina e la matetnatica importavano , lunghi e direni •tndj per ben riuscire, ed escludevano necessariamente qoa» lunqne ulteriore esercizio nel disegno ; e che il commercio all'opposto era pia presto in^parato, e potrebbe lasciargli ogni giorno qualche ora per disegnare o dipingere; diede pertanto a questo apparentemente la preferenza, e cominciò ad esercitarsi nell'' aritmetica , nella calligrafia e nella lingua francese: coee che, tranne T ultima, quanto presto apprese, altrettanto presto per difetto d* abituale esercizio avea poi dimenticate. Non dimenticò mai per altro neppure nn istante di coltivare la naturale sua inclinazione, che anzi rapite insuperabilmente dalla violenza del genio, mentre faceva credere al padre di assecondare i suoi voleri, stabiliva dì già nel segreto dell'animo suo di non lasciare ad ogni costo quella carriera che corse di fatto con tanta rinomanza* ' Intanto il padre attivo per natura e laborioso, dopo qualche tempo, lasciò al figlio più agio che non isperava, d*eserci«^ tarsi nelle sue gradite occupazioni. La prima sua intenzione era per la pittura; quindi, oltre T indefessa applicazione al disegno, si diede avidamente alla lettura della storia jntto» rica, per mezzo della quale scoperse quali ra^irt ebbero luogo fra i pittori per farsi laj^o presso i eommettenti, e quanto molti scrittori estranei alla professione abbiano con- tribuito a stabilire le più assurde massime sotto F apparenza di filosofiche verità. Considerò che il pittore per essore adoperato bisogna che corteggi i ricchi suoi concirtsdini ^ ciò che di rado può farsi senza bassezza e senza servile adulazione. Conchiuse in fine che la incisione in rame era fra le belT arti la più indipendente , perchè riguarda per lo spaccio de' suoi lavori tutto il mondo incivilito ; perchè non ha .bisogno delle altrui commissioni , scegliendo lo stesso artista quelle opere che vuole illustrare; perchè finalmente il commercio delle stampe essendo estesissimo , è al disopra 399 «To^ rìgjuro e ^offà nudig^ deirazioiie (i): per lo cke, giunto or mai a queU*età in. cui dovca detennmarsi ad una utile occupazione pei tutto il restante di sua vita, si decise risolutamente per Tarte della calcografia, e tutti diresse li aaot stnd| a questo fine» . Ojca non sapeva più come faratedere al padre, che vo^ lesse egli attendere al commercio, dacché sapendo dipendere la perfezione di quMt* arte da una grande conoscenza e fk-^ ciUtà del disegno, gli era pur uopo procurarsi un abile maestro che. lo gpùdasse. Questa circostanza gli opponeva il |»ù forte ostacolo, perchè dovendo necessariamente di^ pendere da* suoi genitori , gli avrebbe disgustati in modo da contristarlo apertamente* In tanta lotta senti Giuseppe tutta la forza della sua volontà, e decìdendosi a far senza del maestro, dimostrò col fatto quanto sia vero che la natura contrariata nelle sue inclinazioni rende lo spirito inventore per sapervi maggiormente trionfare. Egli di fatto, presa questa riseduzione, supplisce da sé agl'insegnamenti d^un precettore col procurarsi buoni contorni tratti dai migliori maestri^ lucidarli da prima per intero, indi trasportarne una piccola porzione sidla carta che si vuol disegnare, e copiare il rimanente ad occhio puro , senza Y ajuto di misura alcuna; e sovrapponendo di poi al fatto contomo il primo lucido, vedeane da sé i seguiti deviamenti Con questa pratica ripetuta più volte costantemente addestrò da sé stesso e rocchio e la mano a quella sicurezza di esecuzione, che il più abile maestro non gli avrebbe meglio insegnata (2). (l) Vedi il suo trattato «uUa CaUogreifia proprìamenie detta, ecc., cap. II ireno la fise , pag. 34 e seg. (i) Vedi r opera citata, cap. VI verso la fine, pag. 343. =: Fra li diversi contorni che procurossi a suo vantaggio nel seguire questo metodo, ricordiamo che lucidò un S. Gerardo dipinto a fresco dal Luino nella 400 Studiò da 80 medetinio la prospettiva lineare, quanto iuista al disegnatore di figure oinaoe, volle eonoscere le propor- zioni dell'* umana struttura registrate nei libri d^arte cke s^era procurato» e de* quali ha posseduta sempre una suflB-' ciente collezione : scelse di quando in quando a modeUì alcuni giovani e robusti ccmtadini, disegnandoli in varie attitudini ; apprese sui libri anatomici l'osteologia e la mio- logia, e si rese familiare Tanatomica nomenclatura, al qual fine frequentava anche di quando in quando V ospitale , stu- diando e disegnando le preparazioni eh* ivi nel campo santo toglieva dai cadaveri il Moscati; studiò pure il carattere e r indizio esterno delle passioni : e se non potè allora con queste pratiche superare tutte le difficoltà che insbrgono a perfezionarsi nella scienza per quanto importa alle arti del disegno, si scolpi la teorica dell* arte, per cosi dire, nel- r animo àncora fresco de* suoi primi studj , in maniera da non cancellarsi più ; per cui fino d* allora era già provveduto abbondantemente di quelle cognizioni die rendcmo degno di questo nome T artista prima di meritarselo coBa pratica. Ma più di tutto eserdtossi nel tratteggio di penna , calco- lando che quando poi venisse istrutto nel mani^giamento del bulino e della punta non avrebbe che ad efifettnare sul rame col ferro que* tratti medesimi che esprimeva colla penna Basilica di S. GioTanni di Monia, di cui oltre al contorno tratte anche dae ditegoi , il primo della ttetta grandessa del dipinto con tutti i goatti (at- tivi dal tempo ^ T altro più in piccolo finitittimo , ambtdue alla matita che contervanti pretto gli eredi. Ricordiamo pure varie figure del Martina <£ 5. Agata ^ dipinto a fretco nella toppretta chìeta della atetta Santa in Monza dal Gay. Maztacchelii , volgarmente il Morazzone. In quetto tempo SU'* incirca operò eziandio due beUittimi ditegni aUa matita, uno tratto da Angelica Kauffiuann, rappretentante la Religione ; l'altro da Guido Reni^ rappretentante la Maddalena^ etittentt tuttora pretto gli eredi. "401 tuHa pergamena 9 in che rìnsciva mirabilmente (i). Uno di questi suoi disegni fiitto presentare da Ini stesso ad un il- lostre personaggio austriaco gli procurò d^ essere nominato nel 179I9 senza cercarlo , il primo di qnegli allievi (a), cui il Governo elesse col beneficio d* una pensione a frequentare la scuola d'incisione, dalla munificenza sovrana di Leopoldo II instiiuita nelVanno precedente, ed affidata a Vincenzo Vangelisti toscano , allievo di Ville e dimorante in Parigi. Lusingato il padre da questo favore del Governo, senza approvare però il partito cui s'era dato decisamente il figlio, gli concesse di frequentare per qualche mese in via di prova quella scuola; e Io lasciò partire per Milano, dove la sua dimora dovea poi stabilirsi per sempre. (1) Nella Biblioteca priyata del Buca litta conBerrasi un esemplare mano- scritto del poema tartaro del Casti adorno dei ritratto dello stesso ^ e di tre vignette aliegoriclie d** Amorini stupendamente eseguiti eolia penna dal no* stro autore fino da quand* era ancora in seminano , dove li vide a hx9 PAb. Giulio Ferrano^ ehe gli era oondisoepolo. Presso gU eredi trovami pure alcuni di questi disegoi, fra* quali abbiamo grandemente ammirato quello che esegid con tutta la magia delTarte nel 1786 dalTa fresco del Morazsone già ricordato^ rappresentante il Martirio di S, Agata, con quin- dici e più figure di varia grandetta ^ tra. cui le principali sono di 8 pollici circa ) con fondo di fid>brìcati e paesaggio in lontananza ^ e con una gloria dT angeli che frammetto alle nubi offrono dalTalto la corona e la palma dei martìrio alla Santa. Questo disegno alto x piede parigino e pollici 7, e largo i piede, pollici 4 e linee 4 ▼arra sempre a proyare >il genio straordinario di cui la natura avea dotato nascendo il nostro autore. Gli stessi eredi consterrano pure una Madonna della Seggiola da Ra£&ello che il Longhi disegnò prima della S. Agata. Un^ alnra Madonna della stessa composizione , ma più piccola , passò nelle mani dei Cav. Somariya : un S, Girolamo^ mezza figura, dai Lanfranchi, conservasi presso il celebre pittore Migliara; ed un 8, Giovanni nel deserto da Bafiaello fu venduto alla casa Tefhnein di Parigi. (2) Questi allievi furono G. Longhi, Giuseppe Benaglia, Giovanni Boggi^ Capitano Saverio^ Faustino Anderloni, Giuseppe Gozzi ^ Carlo RampoldL 4oa, Goixit)m cosilisboi vod^ il nostro! antère neU^'entrare alla scuola del Vangelisti deliberò assolutamente di non nscime se non per darsi tiitto all'incisione, nel cni esercizio die segno bta presto ebe ìquestf arte doveagli essere famigliare. Nel 1792 incise a bulino un pezzo d^ aquila per commiasìone del celebre professore Giocondo AlbertoUi, da Ini stesso disegnata sul vero (i)b Frequentava in pari tempo la acnola di disegno ndl* Accademia stessa sotto la direzione di Giu- liano Traballesi toscano, pittore per giustezza d'occhio a nessun altro secondo; e sotto quella di Giioseppe Franchi scultore carrarese. Il Lon^i s'accorse ben tosto che fra questi due suoi maestri di disegno v'era gran disparità di opinione, e che il primo era nemico irreconciliabile dd secondo, talché per non trovarsi insieme entrambi sì nella scuola del nudo., come in quella de' gessi lo scultore aveva suggerito ed ottenuto dal Governo che ciascuno alternati- vamente vi &cesse da solo la sua settimana, il che a grave danno degli studenti si fa tuttora. E qui non è da tacere che il nostro autore, durante la settimana del pittore^ aveva portato a buon punto il disegno d'un busto, ed era stato da questo encomiato molto alla presenza de' suoi condisce* poli, i quali tutti erano stati guadagnati dal partito dello scultore. Costoro non tardarono punto a ripetere a questo quanto aveano udito ; il perché al prìncij^iare della prossima settimana, essendo il detto scultore sceso à fare la sua vi- sita, e soffermatosi presso il disegno del nuovo suo scolarci volendo egli per ispirito di contraddizione trovarvi pure qualche parte biasimevole, e non trovandola, s'attenne a cose generali ed insignifìcanti. Questo tratteggio^ diss'egli, (i) Questa stampa fa parte della collezione ornamentale pubblicata da questo illustre caposcuola ^ ora emerito professore d** oruamenti ucll' Ac- cademia di Milano. 4o3 si bene impanato e fuso- è nullo per la pera scienza déWarte, Vedete Id quel grande^ qud nobile^ quel sublime che si trova in questa testa? quello dovete rappresentare^ e Sffidare delle lodi che qualche uomo tripiale che non ha mai pensato al*' T ideale ed aU espressione id avrà con^artite. c= Perdoni , si^ gnore^ s'io mi fo ardito di rispondere alle proposizioni di lei.»., quel grande^ quel nobile^ qud sublime cK élla vede in quel inulto non si può imitare su questa carta^ che per mezzo d esatto contomo e d! esatto chiaroscuro^ ed a dò non %f è risposta: abbia dunque la bontà d^ indicarmi con questo matitatojo dove sono entrato od uscito pia del dovere nd contorno^ dove ho ecceduto o mancato nei chiaroscuro, ss? Ahi quando siete guL si persuaso del vòstro sapere^ che non volete correzioni y io mi ritiro , né vi correggerò mai più in awe* mre. = E che! ho io parlato arabo? Le porgo il madtatojo^ ni alzo dal mio posto , ond ella vi n ponga a sedere per correggere i miei difetd , ed ella conchiude eli io non vogftio correzioni? Le sarò grato se mi lascerà in balia di me me* desimo. n buon aomo non era effettivamente in grado di por mano a quel disegno; poiché qoanto al contomo non co- nosceva die certe linee convenzionali, e quanto al chiaro- scuro n era afiEntto digiuno , come accadepal più degli seul« tori: quindi fu ben contento il nostro autore d'essere stato da tale maestro totalmente abbandonato. Intanto ei prog^rediva nell' esercizio del disegno coUa guida di Giuliano Traballasi e del celebre pittore Andrea Appiani , col quale aveva stretta particolare amicizia, e visse sempre affezionatissimo ; e frequentando questi pure in quel tempo le scuole dell' Accademia , giovò nou poco col? esempio suo e colla sua erudizione ai proprj condiscepoli, i quali, ter* minata la scuola, lo seguivano quasi quotidianamente nei suoi passeggi, e profittando de^suoi ragicHiamenti intorno 404 alle arti fiicevan tesoro di utili cogniùonL Quindi a poco a poco cessò nelI^Àccadeima Tiiiflaeiiza nocevoledel Fian- dìi\ e fu rimesso nella dovuta stima di tatti il Traballesi, le coi semplici massime e giuste, a quanto ne diceva il Longhi stesso, gli servirono costantemente di guida. Verso la 6ne dello stesso anno intraprese a proprie spese un viaggio per Roma, onde perfesionarsi sulle opere di Ka£Eeiello ì di Giulio Romano , di Michelangelo e di tanti altri valenti maestri, siccome fece nelle stanze Vaticane, nella Sistina , nel palazzo Farnese e nella cosi detta F«ne* 8Ìna, in S. Luigi de^ Francesi ed in S. Pietro in Montorìo, ov* era allora il famoso quadro della Trasfigurazione. Riprese più metodicamente gli stndj anatomici (i) in compagnia di alcuni allievi de^più celebri pittori allora viventi in qudla capitale , e sotto la direzione d^ un abile chirurgo neir ospi- tale di S. Spirito. Trasse un disegno finito da on quadro del Guido rappresentante il Cenio detta Musica^ che avendo legato Cupido ad un albero gli brucia il turcasso (a), dise- gno eh* egli intagliò poi in Milano nella scuola del Vange- listi, e pubblicò nei 1794. Ritornato in patria al suo prediletto esercizio, conside- rando che molti de' suoi più valenti predecessori furono rapiti da morte immatura, trovonne la cftnsa nella nocevo- lissima attitudine del corpo loro ndl* atto del lavoro, secondo Fuso comune di allora del cuscinetto; e sforzando T in- gegno suo a porvi riparo^ inventò una nuova macchinetta (i) Fu allora e Vegli difegnò con aomma diligenza t precinone catta le parti del corpo umano ^ aggiugnendovi la loro riapettÌTa nomenclatura i Bieche questa raccolta di disegni avrebbe potuto servire di testo per un corso regolare di questo studio importantissimo ai giovani artisti (a) Questo disegno eseguito alla matita venne ceduto al padre Felice Caronni, il quale lo vendette in Ungheria. 4^^ denominata da lai tapolino mobile per gU incisori in rame* La mise tosto in c^ra lo stesso suo professore Vangelisti; adottaronla tutti gli artisti, gli metitò T approvazione del- l' L R* Accademia di . Vienna , e fu premiata dalla Società patriotica di Milano , cui ne presentò la descrizione e il di- segno (i). Già fin da quest'ora cominciava a pubblicare opere cal- cografiche che attestavano lui esser già maestro e non più scolare, e potevano di già gareggiare con quelle del suo professore. Mostrò una gran forza di bulino in un S. Gi^ rolamo a mezza figura, ch^'egli incise nel 1795 da un quadro di Daniele Crespi, valente pittor milanese del secolo XVII, posseduto dal signor Appiani di Monza. Per la prima volta pubblicò nel genere libero un piccolo ritratto del Rembrandt con turbante , sopra un disegno portogli da un suo amico , che Tavea tratto da un dipinto del Rembrandt istesso ; e con- temporaneamente r abate Conti gli fece incidere il ritratto dell'abate Pellegrini ^ celebre ecrittor mantovano allora vi- vente. Convinto che Pesercizio contìnuo del disegno dovea creare Tabìle incisore, per rendersi famigliari le forme del vero, facea di quando in quando qualclie ritratto a matita d"* alcun suo amico senza veruna ricompensa ; ma in breve tempo fu talmente assediato da questi suoi amici per avere i loro ri« tratti , che troppo tempo perdeva a danno dell* esercizio cal- cografico ; e quel che è peggio , non potendoli tutti conten- tare, si procurava in compenso dei nemici. Quindi instando sempre il padre di lui che abbandonasse V intrapresa carriera per darsi a stndj, secondo lui, più proficui, e negando (i) Questa descrizione e questo disegno trovansi pubblicati nel tom. Ili degli Atti della stessa Società patriotica V anno 1793 ad utilità degli artisti non meno che dell^ arte medesima. a6 4o6 perfino di dargli ulteriori snssidj (i)^ deliberò di mettere un preazo a tali ritratti, e trovò tosto chi di buon grado vi si sottomise. Salito di già in grandissima rinomanza nelT arte di far ritratti (a) , tale e tanto in breve fn il profitto che ne trasse per la facilità onde li sapeva ese-* goire in poche ore, che non ebbe più bisogno dei soccorsi patemi , rinunciò anche totalmente alla pensione del Governo, e per poter soddisfare alle numerose inchieste abbandonò anche la scuola del VangelistL Non volendo per altro ab- bandonare del tutto r esercizio delF intaglio , die mano in quel tempo alla nota sua stampa della Galatea da un qua- dretto deir Albani di sua proprietà (3). (i) Non poteva disporre allora che della pensione di cinquecento lire milanesi che gli somministrava il Governo. (a) Con questo metodo di apparare il disegno egli aveva acqiustato una giustezza d"* occhio straordinaria; poiché dipendendo la perfetta rassomi- glianza d'*un ritratto dalle forme, dal collocamento dei tratti calcolati, per cosi dire, geometricamente, dail^ap^ le itsu negli occhi , s^era talmente abituato a questa rigorosa giustezza, che T esecuzione era diventau un giuoco per lui. Fu veduto più volte, per accontentare qualche amico, prendere la matita, ed in una sola mattina disegnarne il ritratto, eseguito con molto spirito e d^'una rassomiglianza sorprendente. n sig. Sergent Marceau vide il suo, che il Longhi legato a lui in amich- aia gli fece nel i8i5 in una mattina. Fra i numerosi ritratti che etegniva allora alla matita, sono pregevolissimi quelli del dott. ijrce|llazzi di danzo, a cavallo — quello della madre del chiar. signor Felice Bellotti — della moglie del generale Ga£Earelli — di quella del signor Appiani di Monza ^ delT ingegnere Giuseppe Merli -—di Donna Giuseppina Appiani, nata Stri- gelli^-del professore Siro Borda, inciso da B.* Bordiga nel i8l8<— del signor Giuseppe Sandrini — del padre e della madre dell'* autore presso gli eredi «^ detl^ autore stesso all^ età di 35 anni — del professore Gioc. AlbertoUi — - della Yiceregina Amalia, tutti presso gli eredi — del pro- fessore Rosaspina, presso il signor Gonte Paolo Tosi di Brescia -— della celebre Catalani , presso F. Longhena , che fu anche inciso , ecc. ecc. (3) Fu venduto da lui stesso molti anni dopo al signor Artaria di Manlieiin , ne&^oziante di stautpe. 407 Ma crescendo incredibilmente le conunissioni pei ritratti , ed aumentandone il prezzo, qaest* intaglio non progrediva gran £itto; e «ioconie parecchi di qaesti commettenti gli d il quale mara- TÌgliò gli stessi artisti per la magia dell'arte onde fu eseguito alla matita» Conservasi presso gli eredi. (t) Questo disegno eseguito alla matita, della grandeiza della stampa conservasi presso gli eredi, unitamente alP altro che gli serve di riscoo- tro, rappresentante il ritratto delP egregia signora Marietta Longhi, nata 417 affetto che gli veniva inspirando il sno dolore • Pane e Siringa che fogge gli abbracciamenti di questo Dio gli fornirono il soggetto d'un disegno di sua composizione, eh* egli intagliò poscia in quest^anno: quando pure incise il ritratto in busto dell* Imperatore d* Austria da un dipinto di Natale Schiavoni. Nel 1 8 1 5 disegnò ed incise per Y edizione dei 6o illustri Italiani il ritratto di Michelangelo Buonarroti, cui estimano gP intelligenti il più bel ritratto inciso dopo quelli dei Nanteuil, dei Drevet, degli Edelinck; anzi vi trovano in questo tutto il bello di quelli (i). A questo serve di riscon- tro il ritratto di Dandolo^ antico Doge di Venezia, che il Longhi, alternando il lavoro dello Sposalizio, incise nel i8l6 per la stessa edizione , dal disegno di Teodoro Matteini pittor Ghizzoni, moglie dello stesso e cognau del nostro autore. =3 Eccovi il Soneuo da lui composto ed inciso sotto al ritratto del perduto fratello: Vanno trascorse, che da me diviso Morte ti volle , e lo potea sol marte , Né trovo ancor ^ che il tempo mi conforte ^ E tomi al labbro il naturai sorriso : Anzi nel duolo , che m,' ha il cor conquiso , Levassi in me la fantasia più forte : E quel labbro y e quel ci^io^ e quelle smorte Tue guance, e tutto mi dipinge il viso. Or io l' effigie del fraterno aspetto , Qùal da tenace imaginar risulta, A conservar coli' arte mia vC affretto: Si che da me delineata, e sculta Di reverenza, e di pietade oggetto ^ Per volgere d^ età non resti occulta, G. Longhl. (i) Tous les portraits graivis de Michel^Ange sont pormi ceux de la col" lection Corsini, qui en rèunit plus de trente «siile. Les meilleurs de Michel" An£e soni ceux qui oru été gravés par Morghen et Longhi • • . Histoire de '* 4i3 veneziano (i) , quantunque lo eseguisse a tagli lìberi , ma con più diligenza condotti di quelli del Rembrandt. Ndl 1817 lasciò per poco lo Sposalizio per incidere il ritratto di Giorgio Washingto n » nella collezione dei cento uomini illustri d'*ogni nazione intrapresa da Nicolò Bettoni, e rimasta al fascicolo a5. Negli anni i8i8e 1819 non attese che a terminare il gran rame dello Sposalizio ^ che pub- blicò nel i8ao. Die principio nel 1831 ad intagliare una Sacra Fami^ia da Raffiiello , eh* egU stesso aveva disegnato nove anni prima (a). Veduto da lui per accidente un ritratto di Lady Burghersh e d*nn suo figlio dipinto da Tommaso Lawrence, ne cominciò F incisione nel iSaa, e d'una tale maniera, che se non vi fosse sotto inciso il suo nome, non si giudicherebbe opera di quella stessa mano che aveva intagliato lo Sposalizio di Maria e varie altre opere dal Sembrandt. Il tuono del colorito, la purezza dei contorni ed una certa trasparenza che dominava generalmente net quadro (3) gF inspirarono una nuoya maniera di tratta- giare ottimamente adattata senza stravaganza, e conservante il far semplice del suo modello : lo che vien detto in più luoghi del suo Trattato sulla Calcografia una vera tradu- zione. Per r amorosa espressione di contentezza posta nel k peinture en Italie par M. B. À. A., Paria 1817, tom. a, pag. 414, nota = II disegno di questa stampa passò nelle manir dei signor Nicolò Bettoni; ed il Longhi Tavea tratto da uno piti grande quasi al naturale, mandatogli da Roma dal già lodato signor Tom. Minardi , il quale conser- tasi ancora presso gli eredi. (l) Lo stesso che fece il disegno della Cena di Leonardo da Pinci ^ per r incisione del Norghen. Restò il disegno in proprietà dei Bettoni. (1) Questo disegno alla matita della stessa grandezza della stampa con- servasi dagli eredi. (3) Trovasi a Firenze in casa di Lord Burghersh^ ambasciatore di S. M. Britannica presso il Granduca di Tosca,na. 419 volto della madre egli intitolò quésta stampa le Delizie materne (i). Incise pare il ritratto di C. C. di Negro ^ da un dipinto della signora Bianca Millesi (2) : e mentre con- tinuava r incisione della Sacra Famiglia dal Sanzio, ridusse a termine e pubblicò nel 1823 quella delle Delizie (3)« I ■■ M ll ■ !■ «I ■■ Il ■ ■■■■ ■■■■■l.ll I I—. Il, I ■ i» (i) Lo che volle esprimere con questi versi incisi sotto alla stampa: Sorrìdente il labèro dice; Animato esprìme il rì^io, Cke non hai maggior contento , No» momento più felice , Che stringendo al seno il figlio , Amorosa genitrice» (a) Questo ritratto fu posto in fronte ad un quaresimale in versi, che fece stampare in Genova io stesso signor Gian Carlo di Negro, patrizio genovese , per commissione del quale era stato inciso , e presso cui trovasi pure r originale della signora Bianca Millesi, amica del nostro autore. Questa celebre donna, divenuta presentemente sposa del dottore Mojon in Genova, ha coltivato con onore la pittura e con ^ual gusto le belle lettere ; ed in ogni luogo del suo soggiorno ha lasciato sempre di sé la più lusinghevole e grata memoria nelT animo delle più distinte persone. (3) In questi due anni 1822 ,e i8a3 lavorò eziandio due vaghissimi disegni di tutta sua composizione, i quali non devono essere dimenticati nelle memorie di questo grande uomo. Rappresenta il primo gli A/norì di Giove e Calisto^ il quale venne dato dagU eredi dell^ autore al signor Mi- chele Bis! , presso il quale si trova : esprime T altro la Mòrte del Me Be- rengario avvenuta in Verona^ che tuttora conservasi {nresso gli eredi. Nel mezzo d'Anna stanza che serve di passaggb al Duomo il Re Berengario in atto di fuggire a forza da tre congiurati che lo assalgono armati di pugnale che stanno già per conficcargli nel corpo, forma il gruppo prin- cipale della composizione : la sorpresa dell'* assalito , il furore degli assali- tori, le posture di queste quattro figure, le movenze sforzate di ciascuna, la giustezza degli scorci , il risentimento de"* muscoli , V esattezza dei con- torni, la verità di due torsi nudi, la diligenza dovuta nell"* estremità , r espressione giustamente sentita in ogni parte sono cose tutte che ren- dono preziosissima quest* opera. A destra veggonsi due persone che scor- tavano il Re alla chiesa con fiaccole accese in mano , e retrocedono : a 420 Si mise ad intagliare nel 1824 la Madonna Mjago^ìa formato rotondo da un suo disegno della stessa grandezza della stam- pa (i), tratto da un quadretto di eguale dimensione^ composto da LecMiardo 4a_¥ipci e dipinto dal suo allievo Marco d Qg- giono ; la quale pubblicò neir anno seguente. Questa stampa rappresenta la Vergine col Bambino ed il piccolo S. Gio- vanni in aflFettuosissime attitudini ed in amenissima situa- zione, in cui si vede un lago vicino che servì a denomi- uame la stampa ; sotto alla quale spiegò Tartista con pochi versi il soggetto medesimo e f intenzione del pittore {2). U amatore intelligente avrà di che maravigliarsi al certo , vedendo la delicatezza del lavoro e T armonia deir insieme, e la meraviglia crescerà qualora si sappia che ad eseguire col bulino tanti prodigj impiegò Y autore pochissimo tempo. Nel 1826 dovendo pubblicare il signor Giuseppe Marri, allievo di lui ^ una Madonna col dwoto , centinata per tra- verso, tolta dal dipinto di Leonardo da Vinci esistente in Roma a S. Onofrio, il Longhi vi fece diverse correzioni e varj cangiamenti. Sul finir di quest' anno medesimo incise una Testina di donna a taglio libero da un disegno di Gerardo manca un cherico che uscito aui limitar delT ingretio , sta per ritorcerò gli òcchi spaventato e sorpreso da quel miserando spettacolo. Questo di- segno fu eseguito sulla carta tinta alT acquerello e lumeggiato di biacca | ed è lungo x piede parigino, alto pollici 9* (i) Questo disegno alla matita trovasi presso gli eredi. (2) Eccone i versi: Mentre sorreggi il pargolo A benedire intento, E al Precursor, che adoralo Dolce s^exzeggi il mento : Del tuo candore^ o Verone ^ Di santa pace vnago Splende sereno l'aere. Dorme tranquillo U lago. 4^1 Doa possedato dallo stesso; ed intagliò anche il ritratto in basto orale dell* esimio pittore Andrea Appiani j dipinto, dallo stesso (i); pros^ui T intaglio della Sacra FamigUa óa, Raffaello, coi attese tutto Fanno 1827^ e terminò nel se- guente per conto de^ signori Pagni e CL di Firenze , dove fu pubblicata. Intanto s* occupava pure - neir intaglio della Madonna del velo di RaflEaello s<^ra un disegno diligentis- «imo preparatogli per eccellenza dal signor Vincenzo Raggio, e tratto dal dipinto posseduto dalla £euniglia de* signori Brocca in Milano, dalla quale n* ebbe Y incarico: e siccome il ge- nere libero del Rembrandt parca che formasse per lui un sollievo nell^ arte , occupavasi interpolatamente ad intagliare nna testa di Vecchio con barba ^ quasi cieco per gli anni, da un quadro dello stesso da lui posseduto, e che lasciò terminato solamente alFacqua forte, ma d'Anna verità espres* siva che fa maraviglia. Cominciò anche V intaglio del famoso Giudizio wumersalé di Michelangelo , che divise in due rami separati per poterli meglio operare senza danno della com- posizione , e continuando negli stessi lavori incominciati per tutto il 1829 e i83o, onde la Madonna del velo avea già quasi ultimata a quest* epoca , andavasi avvicinando al ter- mine della calcograGca sua carriera. . Intanto che per tali opere rendeva celebratissima la sua vita incisoria , dividendo il tempo tra le sue private occupazióni (i) Quett* originale ritratto trovasi presto T egregia signora Bianca Millesi, di già ricordata^ cui lo diede Appiani stesso in attestato di sincera stima ed anùcisia; e eh** ella non ha voluto cedere aUe istanze del fu direttore della galleria di Firenze. Da questo trasse il Longhi un disegno ^ che deve possedere il signor Antonio Burocco di Milano , per conunissione del quale venne eseguita F incisione, la quale dev** esser posta in fronte alla raccolta delle pitture del celebre Appiani, che si stanno incidendo da varj sui disegni stupendamente eseguiti da Michele Bisi, da Giuseppe ^Lirri e da altri* 27 delFarte e le paUdiche della acaola, non dimendGava gli •tadj che ingentiliscono F animo e rendono chi li ed» dva caro ed apprezzato* La poesìa e le lettere collo scodie continuo delT arte soa e della pittura erano il sollievo pria* cipale , onde alternava le calcograBdie occnpazionL S crive r m leggiadramente in versi, meglio ancora in prosa. Pareodii di quelli indiritti ad alcuni de* suoi scolari serv ir ono otti- ouimente a richiamarli alTesattessa dell* arte, da cui paieano deviarsi; altri indirizzati agli amici, o recitati, od andie improvvisati fra loro, valevano a scnoterii alFuopo, a li- crearli sero[Nre della più sentita compiacenza (i)» Pubblicò (i) Oltre ai Tcni che abbiamo riportati qua e là parUndo delle cose a'*iioatrì particolari cui aveano relaaone , tperiamo che non aaranno leggitori queft^ altri che qui riferiamo, tcrìtti dai notao autore: IL CANE DI FROTOGENE. Nuova tremenda imagfne, Pro9a del suo vaiare, Pingea greco pUtore D'un arrabbiato con: D'Yalta valor: se memore\ Imaginar sincero Dovea segnare il vero Anco dal ver lontan. Già la vii coda a strascico, E U raèbufato dorso , E i denti schiusi al morso Ti fean rabbrividir ; Cbe al fier sogguardo e torbido, Al grinxo muso attratto. Al minaccevol atto Parca dal quadro uscir* Hirabil' opra f A compieiia L' indizio sol mancava Della spumante bava. Che sempre investe ii ver; Ma ahimè! per queauo d dedU Tornasse «dt opra is tessa ^ Mai non gfi venne espresse^ Conforate al suo voler, Alfin contro la tavola Indispettito e stanco , Intriso ancor di bianco B suo peanei gittà , E dall' urtar fortuito Della gittata piuaui Dipinta allor la spuma, Qual la voka restò. Stupk, che pia vaUssegli U» accidente strano. Che la maestra auuto, E tanto suo sudore E disse: Oh! come a pingere Periai can the s'adùu Importa pria che d* ira Avvampi il dipintor. 4^3 colle stampe due discorsi accadónicai, iotòrno alla pittura^ il primo nel 1807, al bello ^ il seoondo nel 1814; ne^qnali «limostrò clie se valentissinio era nella pratica delTarle sua, non meno ralente era nelle teoriche eog^izioni ad essa attenenti. Scrisse la .Vua di Michelangelo nel 1816 cobi tntta queir energia . di sentimento e di colorito che voleva r altissimo soggetto: ed in occasione che la riconoscente ammirazione de^ concittadini innalsava nel i8a6 un ben ilovnto monumento alla memoria del grande Appiani, ne stampò r orazione panegirica tntta piena di giusto seatimento ^■■■^Bi«ri»«nM«MM«ia««»i Sopra il modo di viver sano e longaineitte SONETTO. Dell'estremo malor sappi ^ mortale. Che delle fasce il germe in te s'tmnida. Né ad estirparlo d'Esculapio vale^ La discorde fra sé turba omicida. Pur se più a lungo respirar, ti cale « Saggia moderazion prendi per guida ; Di passioni origine faide Amiìzion dal cor per sempre snida. Di Venere^ di Bacco il triste e f etto Non proverai^ né d'ira o ùwidia pile. Ove il bisogno e la ragion consulti. Pia tardi allor sul vigoroso aspetto il tempo scolpirà ruga senile, E vedrai de' tuoi figli i figli adulti, A donoa cbe falsamente vantavagU fedeltà e costaaisa in amare senza a esseme chiesta EPIGRAMMA. Quando nessun tei chiede; A che Prine mi vanti JDs materia d^ amor tua rara fede ? Diirtmi piuttosto / se puoi dirlo , a quanti , Che a te volsero il piede , Giurasti una tal fé traditi amanti ? 4^4 e di pura amicizia. Sollecitato da^suoi amici esegui alcuni disegni in litografia di tutta sua invenzione e composizio* ne (i); e non ricusò mai d* assecondare le frequenti e nu- merose sollecitazioni a £ur disegni per onorarne V Album delle più distinte persone, che a tal fine il ricercavana Nel i8ao viaggiò per Firenze a far stampare T impareggiabile suo intaglio dello Sposalizio da Raffaello, dove soggiornando più mesi beavasi nella contemplazione delle classiche opere raccolte in ({uelle gallerie, nelle quali passava il maggior tempo a riscontrare il suo intendimento nelle arti, a rin^ forzare la sua dottrina; ed era la delizia di tutti i dotti, che ne cercavano la conversazione. Di là passò a rive- der Roma, dove famìgliarmente usando colF immortale Ca- nova, rivisitarono insieme i monumenti delle arti, sui quali ragionando amendue liberamente con quel buon gusto e (i) Ricordiamo fra questi la Casta Susanna coi Vecchioni , ed una Af adanna. Sotto ad una prova della Casta Susanna che teneva appesa nel suo ttur né aCfettazione in mezzo ad una preziosa scelta di quadri e ad una raccolta dei capo« lavori della calcografia, che acquistò a gran prezzo^ Ri- spettoso con tutd, non fu mai ossequioso oltre il dovere questi la poteste guidare alla meta cui tendeva; consiglio che lascioUe scritto sul tavolino dove lavorava in questi versi: Se per essere pittrice Imeneo seguir non lice : Tu puoi iiòera serbarte Soffocando ^mor coltane; Ma se r arte n' è il vàcoh , Non ha scampo il tuo perìcolo, (i) Nel principio della sua carriera, quando ancora gli contrastava il padre di correrla liberamente , e trovavasi in bisogno di mezzi , fu ri- cercato con grande istanza, perchè reincidesse le lascivie delP Are tino, intagliate già da Marcantonio ; ma egli negò assolutamente di farlo ; e ■end sempre questo onesto dovere fino al termine della vita. 43o con nessuno: sdegnò sempre fl mendicar protesioni, il cat- tivarsele col corteggiare. Dotato d'una memoria prodigiosa , sapeva conversando si felicemente ricordare a tempo passi diversi de* Classici latini e italiani , che rendea brillante ógni suo discorso. Ddle sue ricchezze fiiceva parte a chi B^avea bisogno con una liberalità ingenua: e conoscendo come la ristrettezza de* mezzi inceppava sovente la carriera delle arti che certuni avrebbero potuto trascorrere onore- volmente, pre veni vali co* soccorsi, senza che avessero il rossore di chiedere o di ringraziare. La sua franchezza e schiettezza di animo procurarongU Todio d* alcuni podiis- simi pili da lui stesso beneficati per ogni guisa : ma d^animo grande e generoso come era li guardò con compassione e senza sdegno sapeva dimenticarli* Sincero cristiano, suddito integerrimo amò saviamente la patria in ogni vicissitudine^ e seppe cosi conservarsi sempre rispettato , amato ed ammi- rato da tutti i buoni. Le persone più dotte, gli artisti più celebri concorrevano a gara alla sua amicizia: Canova, Bossi, Appiani 9 Matteini, Lamberti, Paradisi, iSanoja, Moscati, Bodoni, Monti, Stradco, Tamburini, Volta, Franceschinis , Pindemonte, la Kaufmann e TAlbany con molti altri fra i morti; Morghen, Toschi, Rosaspina, Denoyers, Qnatremère de Quincy, Fabre, Lawrence, Francesconi, Giordani, Lam- predi, Camucini, May, Cicognara , Aglietti, Tambroni, Scarpa, Benvenuti fra i vìvi; e tanti altri senza numero legati a lui per la professione , per gV Istituti e per le Accademie cui apparteneva , andavan lieti e contenti d* es- sergli famigliari. Fu membro del collegio dei Dotti e della Società patriotica di Milano, era decorato delF ordine della corona di ferro, di quello Costantiniano di Parma, membro dell'Istituto di scienze, lettere ed arti di Milano, di Parigi e de' Paesi Bassi , ascritto alle Accademie di belle arti di Milano, Firenze, Torino, Parma, Perugia, Carrara, Vienna, 43 1 Monaco, Berlino, Danimarca, Tilna e socio delF Ateneo Bresciano. , In tanta perdita ne lasciò il conforto d^una scuola fio- « rente delle più belle speranze , e fra gli allievi suoi di già saliti in gran fiima nn Giovùa Gwnwa^Ua e nn Pietre Aur- derloìdy che gli tengon dietro più da vicino, e poscia un Michele JBisij un Samuele Jen^ nn Paolo Coronide un Giuseppe Cozzi y nn Filippo Caporali^ un Ado Fioroni ed altri, i quali tutti, se forse non varranno a riempiere il vóto ch*egU lasciò , varran certamente a sostener X arte in quello splen- dore in cui r ha lasciata lo spento maestro ! IL FINE. 432 ELENCO DEGLI ALLIEVI CHE APPRESERO L'ARTE DELL'INCISIONE SOTTO Il Cav. GIUSEPM: LONGHI. Primi dUievi uscid già ddla scuoia. Criaseppe Cozzi — Paolo Caronni — Michele Blsi — Pietro Aa- derloni — * Carlo Rampoldi — Antonio Giberti ( morto ) -^ Anrelio Colombo — Giovica Garavaglia, professore a Pavia •— Ernesta Legnani Bisi — Laigi Bridi — Carlo della Rocca — Samuele Jesi — > Antonio Locatelli — Girolamo Scotto — • Ado Fioroni — - Giovanni BelloU — Giuseppe Tonelli — Giacomo Folmer — > Giovanni Bo- sisio ( morto ) — Caterina Piotti Pirola — Filippo Caporali , pro- fessore a Cremona -— Giuseppe Marri, professore a Faenza -» Giuseppe Ongari -» Giacomo Felsing, professore a Darmstadt — - Altini Ignazio. AUievi atiuaJmerUe ammessi nella Scuola d incisione secondo l'ordine deUa loro ammissione. Borde Carlo Maria, di Brescia. . Soster Bartolomeo, di Valdagno. Beretta Giuseppe , di Monza. Tognola Luigi, di Milano. Ghinzoni Fenelone, ivi. Ferri Felice, di Lugano. Bonaldi Giovanni, di Brescia. 433 Bonatti Giuseppe , di Bassano. Alfieri Aarelio, di Milano. Farruggia Giovanni, di Malta. Berselli Giovanni, di Modena. Ballerò Giovanni, di Genova. Moretti Giacomo, di Milano. Lodigiani Soipione, ivi. Speltìni Vespasiano, di Cremona. Gallina Sigismondo, ivi* Artaria Claudio, di Como. Magonio Giuseppe, di Milano. Camera Giuseppe, ivi. Aspiranti. Cardinali, di Milano. Deutker, di Yisbaden. Serotini, di Yenezia. 434 ELENCO DELLE STAMPE INCISE DAL GAT. GIUSEPPE LONGHL Queste sono vendSM ancora presso t erede sig. Curio Francesco Looghi, U quaie ne possiede pure i rami. JVladoima del dente» dal Parmigianitto ( primistimo tentadyo air aoqna forte ). Il Genio della Musica, da Guido RenL S. Girolamo , da Daniele Crespi. Ritratto del Rembrandt, piccolo con turbante, da lui medesimo. Vecchio con barba, mezza figura oyale, dallo scesso. Etiope, mezza figura ovale, dal Rubens. Ritratto incognito, da incognito autore. Borgomastro, dal Rembrandt. Mussulmano, dallo stesso. Madonna, da Carlo Dolci. Ritratto del Rembrandt con turbante, dallo stesso. Testina, a capriccio. Fumatore , a capriecio. Yeccliierella, dal vero. Testina di Socrate. Altra testina» da Gerardo Don. Un vecchio, dal Rembrandt. Deposizione di Cristo nel sepolcro, dal Crespi. Decollazione di S. Gio. Battista, da Gerardo Doti} detto delle NottL 435 GaUtea, dall' Albani. Pane e Siringi, a caprìccio. Ritratto di Già Battisu Longhi, ano fratello. Ritratto del regnante Imperatore d'Anstria. Lo Sposalizio di Maria Vergine, da Raffaello ( di questa ha ritoc- cato il rame )• Le Deliaie materne, dal Lawrence. La Madonna del lago, da Leonardo da Vinci. Filosofo detto in eontemplasione, dal Rembrandt (da Ini diretto e terminato )• Detto in meditazione, dallo stesso (come sc^ra ). La Visione d'Ezechiello, dal Sanzio ( come sopra ). Altro ritratto del Rembrandt con cappello, da questo ( come sopra). Madonna col divoto , da Leonardo da Vinci ( come sopra )« Sacra Famiglia, dal quadro di Raffaello posseduto dai signori Brocca in Milano. Stampa rappresentante trenta teste di varie età e diverse forme. Giudìzio universale, da Michelangelo ( la parte superiore come si trova , e forse pubblicherannosi alcune prove anche della parte inferiore )• VendibiU presso t erede ^ senza possederne i rami. Maddalena, dal Correggio ( per contp dell^Artaria e G. di Manheim )• Altra S. Famiglia, da Baffaello (per conto del Pegni e G. di Firenze). Che non si trovano pendibiU presso t erede. Vecchierella , mezza figura ( primissimo tentativo ali* acqua forte )• Una tesu d* aquila , da un disegno delT AlbertoUi. Ritratto deli* abate Pellegrini, mantovano. Detto di Napoleone alla battaglia d*Arcole. Detto di Napoleone da porsi in fronte al Godice. Detto di Napoleone colla corona di ferro in testa. Detto del Principe Eugenio. 43d Ritratto di Giorgio Washington. Detto del Salfi napoletano. Detto di Giancarlo di Negro, patrizio genovese. Detto di un officiale ungherese. Detto di Michelangelo Bnonarroti. Detto di Enrico Dandolo, Doge di Venezia. Detto di Andrea Appiani ( per conto del iignor Barocco )• Cinque pezzi ^ dali* Appiani , rappresentanti la battaglia di Marengo. Uno detto rappresentante il Tempo colle Parche. Il Trionfo di Scipione > dal Nattini. S. Giuseppe col Bambino , dal Reni. La Visione d* Ezeohiello , dal Sanzio ( pel Museo di Parigi ). n Filosofo in contemplazione, dal Rembrandt (come sopra). Detto in meditazione , dallo stesso ( come sopra )• Il buon Samaritano, dallo stesso ( come soptfa ). - L^ Annunzio ai Pastori , dal Flink ( come sopra ). Riposo in Egitto ( per conto deirArtaria e C. di Manheim ). ERRORI. CORREZIONI. Fag. i5 scannellatara » 36 nota Luigi IV » 198 ramandola » 282 nell* amandola 3» 281 3» 343 » 376 » 382 » 345 fia 9 373 eimipeiria puQnno ^^i scanalatura » Luigi XIV la a mandorla nella a mandorla » 3» ponno » sia 9 simmetria , ossia rìpetizìoQe di fo^rma FA5853.3 u 3 2044 033 517 343 NOT TO LEAVE FINE ARTS LIBRARY